Germania, i fantasmi di Halberstadt

Non ci sono particolari motivi per visitare Halberstadt. A pochi chilometri c’è la pittoresca Quedlinburg e a sud, si sviluppa la catena montuosa dello Harz con il suo piacevole parco nazionale. La cittadina che conta quasi 40.000 abitanti, non ha un vero e proprio centro non ci sono attrattive degne di nota e anche le tipiche birrerie tedesche, qui, non si trovano facilmente…

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Le case a graticcio nel centro di Halberstadt, Germania (Foto: Dage 2013)

Le due chiese più importanti, la Chiesa di San Martino e la Cattedrale dei Santo Stefano e Sisto, sono tozze e disarmoniche, una la brutta copia dell’altra. Di sera, la città diventa spettrale, scarseggia l’illuminazione, le vecchie costruzioni perdono anche il fascino che i frontoni e la struttura a graticcio conferiscono alle antiche architetture del centro nord Europa, diventando semplicemente vecchie, storte e cupe. Si percepisce una sensazione di forte straniamento certamente alimentata dalla suggestione dovuta alla presenza di alcuni segni che rimandano a un passato difficile da interpretare, sopratutto qui a Halberstadt.

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Halberstadt, la Cattedrale dei Santo Stefano e Sisto (Foto: CC, autore: Michael Dernbach)

Halberstadt ha un passato complicato che non differisce da quello di ogni altra città tedesca, ma lì, si percepisce in modo particolarmente suggestivo. Si percepisce, perché non è corretto dire si vede o anche semplicemente si intravede: c’è, ma è come se fosse un fantasma, o meglio, come se fossero numerosi fantasmi e non solo di persone, ma anche di edifici (esistono i fantasmi degli edifici?) e più in generale di tutto ciò che costituisce una città.

Prendiamo ad esempio la Sinagoga di Halberstadt.

La sinagoga du Halberstadt

Halberstadt è stata per molti anni il centro dell’ortodossia ebraica in Germania. Nel 1933, quando a gennaio Hitler salì al potere, a Halberstadt vivevano più di 700 ebrei, tutti assoggettati a un drammatico destino.

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Halberstadt, Germania – la porta della Sinagoga di Halberstadt (Foto: Dage 2013)

Nel corso degli anni ’30 molte famiglie ebraiche decisero di emigrare a causa della crescente pressione economica e sociale esercitata dal regime nazista. Anche a Halberstadt, la notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 non fu una notte qualsiasi: come in ogni altra località della Germania, anche in questa tranquilla cittadina alle pendici dello Harz, infuriò il pogrom antisemita che verrà ricordato come Kristallnacht, la Notte dei Cristalli.

Anche La sinagoga di Halberstadt venne data alle fiamme: l’edificio sorgeva all’angolo tra le centralissime Bakenstrasse e Judenstrasse. Il luogo di culto era magnifico, fu realizzato nel 1712 in stile barocco, la cupola era alta al punto da sovrastare ogni altro edificio della città diventando per tutti un sicuro riferimento. Il fuoco che divampò, si poteva chiaramente vedere dalle finestre finestre di ciascun edificio a Halberstadt. Nei giorni a seguire, la comunità ebraica, dovette accollarsi i costi di demolizione dell’edificio incendiato. Dell’edificio è ora conservata unicamente l’antica porta.

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Halberstadt, Germania

Durante la Kristallnacht circa 40 ebrei furono deportati nel vicino campo di concentramento di Buchenwald. Nella stessa notte, i negozi e le case degli ebrei furono razziati. Anche qui a Halberstadt si poteva udire chiaramente il rumore acuto dei cristalli infranti delle vetrine.
Tra il 1939 e il 1942, circa 200 ebrei furono deportati a est, in Polonia, nessuno di loro fece ritorno.

Ancora oggi, lo spazio che ospitava la sinagoga è rimasto vuoto o, forse, seguendo l’idea un po’ sarcastica dello scrittore ebreo di origine lituana, Romain Gary, è sornionamente e invisibilmente occupato da centinaia di ebrei che ogni venerdì sera continuano a incontrarsi.

Ci sono morti che non muoiono mai. Anzi direi che più li si uccide, più tornano. Prendiamo, per esempio la Germania. Oggi è un paese abitato interamente dagli ebrei. Naturalmente non si vedono, non hanno presenza fisica … ma come dire? si fanno sentire. È molto curioso, ma è così: si cammina nelle città tedesche … e ci si sente l’odore dell’ebreo. Si le strade sono piene di ebrei che non ci sono, è un’impressione veramente strana. Del resto c’è un espressione in yiddish che viene dal diritto romano: il morto si impadronisce del vivo. Ed è proprio così. Non voglio fare del male a un intero popolo, ma la Germania è un paese completamente ebraizzato.

Dal romanzo La Danse De Gengis Cohn di Romain Gary

Operazione sardina

Nella tarda mattina dell’8 aprile 1945, Halberstadt viene distrutta, rasa al suolo, devastata. I bombardamenti alleati colpiscono anche questa piccola cittadina che non aveva alcuna rilevanza strategica e che pochi giorni dopo sarebbe stata conquistata con facilità dell’esercito degli Stati Uniti.
Scopro questa vicenda per puro caso, durante la visita non avevo trovato alcuna traccia di questa esperienza così assoluta. Non ci sono targhe commemorative, la ricostruzione non ha lasciato evidenze della distruzione, come a volte, anche se molto raramente, accade in altre città tedesche. Penso, ad esempio, alla chiesa di San Nicola di Amburgo che, a seguito dei bombardamenti, è diventata il simbolo della distruzione avvenuta. Il campanile, che è l’unico elemento che non fu abbattuto, oggi costituisce il drammatico memoriale delle incursioni aeree alleate. A Halberstadt, invece, la ricostruzione ha cancellato ogni memoria, o meglio, ha cercato di cancellare ogni memoria, dimenticandosi di quanto ciò che non è visibile possa comunque diventare evidente. Qualche anno dopo la visita, leggendo “Storia naturale della distruzione” di W. G. Sebald, più volte trovo citata Halberstadt, citazione che si deve allo scritto di un altro autore a cui Sebald si riferisce. Si tratta di Alexander Kluge, il regista tedesco, che ha anche pubblicato alcuni saggi e tra questi:  Der luftangriff auf Halberstadt am 8 April 1945, in italiano: L’incursione aerea di Halberstadt, 8 Aprile 1945. Kluege è tra i pochi testimoni che hanno raccontato gli anni delle incursioni aeree sui cieli delle città tedesche, il suo saggio è stato pubblicato nel 1970 e l’autore si riferisce in particolare alla cittadina dove viveva al tempo della guerra, appunto Halberstadt.
Nel suo testo troviamo di nuovo i fantasmi del passato che, questa volta, sono quelli dei tedeschi smembrati e arrostiti nei rifugi casuali che raggiunsero a seguito dell’allarme e delle prime incursioni aeree. Sono i fantasmi di chi si rifugiò nella cantina del cinema Capitol e che la signora Scharader, come ci racconta Kluege, trovò ridotti a poco più che cenere perché il rifugio non poteva proteggere le persone di fronte al tonnellaggio delle bombe che raggiunsero l’edificio soprastante. Sono anche i fantasmi di coloro che si ritrovarono letteralmente fritti lungo le strade per l’immenso calore scatenato dalla detonazione degli ordigni. Infine, i fantasmi di chi fu semplicemente schiacciato dai calcinacci mentre cercava riparo lungo le vie di Halberstadt.

Abbiamo visto che le persone improvvisamente bruciavano, si muovevano e subito dopo, cadevano a terra. Non c’era modo di salvarle. Anche la testa di mia moglie ha cominciato a bruciare. I suoi capelli avevano preso fuoco. Con la poca acqua che avevo con me in un secchio, sono stato in grado di spegnere i suoi capelli in fiamme. Ugualmente sono riuscito a raffreddare le mie mani e il viso. Mia moglie diceva: “non posso andare avanti. I miei piedi sono bruciati. Le mie mani …”. Insieme abbiamo superato le masse fuse di persone; queste masse erano composte da quattro o cinque cadaveri, si trattava probabilmente di intere famiglie che ci apparivano come mucchi di materia bruciata non più grandi di un bambino. Intorno a noi c’erano centinaia di persone. Tutto questo è accaduto in silenzio. Il caldo aveva asciugato la gola tanto che nessuno poteva urlare.

Henni Klank, un sopravvissuto ai bombardamenti di Amburgo del luglio 1943

Nell’incursione, l’85% di Halberstadt fu distrutto, centro storico compreso, da più di 550 tonnellate di bombe sganciate in meno di mezzora. Morirono 2.500 persone, solo 1.350 corpi furono poi identificati. Su 65.000 abitanti, 35.000 persero la loro casa in una città che scompari in pochi minuti. Circa 900 attività commerciali furono distrutte, furono distrutte anche tre scuole, l’ospedale, il teatro e i cinema.
Tre giorni dopo, l’11 aprile 1945 gli americani occuparono le macerie di Halberstadt.
Il bombardamento di Halberstadt avvenne durante l’operazione sarcasticamente denominata Operazione Sardina. L’obiettivo fu deciso all’ultimo, i duecento bombardieri erano diretti più a sud per colpire centri strategici come le fabbriche sotterranee dove si costruivano i missili V1 e V2, ma il tempo nuvoloso costrinse lo squadrone aereo a rientrare, non prima di aver sganciato le bombe sulla prima località che avrebbero incontrato, Halberstadt appunto. Ricostruendo la storia di questa località, ho pensato più volte alle parole di Sebald:

Tali sono gli abissi della storia: tutto giace alla rinfusa e, se si cala lo sguardo per arrivare in fondo, si è colti da un senso di orrore e vertigine

Da Storia Naturale della Distruzione di W.G. Sebald

Di tutto questo, come dicevo, non vi è alcuna traccia fisica …


Fonti

Holocaustianity

Press Chicago

Zeit


LETTURE CONSIGLIATE

41EonVkK0eL._SX311_BO1,204,203,200_Storia naturale della distruzione” target=”_blank”>Storia naturale della distruzione su Amazon.it

Autore: Winfried G. Sebald
Editore: Adelphi
Pagine: 149
Lingua: Italiano
Codice ISBN-10: 8845919234

 

 

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Hammerstein o dell’ostinazione. Una storia tedesca su Amazon.it

Autore: Hans M. Enzensberger
Editore: Einaudi (2008)
Pagine: 287
Lingua: Italiano
Codice ISBN-10: 880619349X

 

 

718k9t9LhoLLa fine. Amburgo 1943 su Amazon.it

Autore: Hans E. Nossack
Editore: Il Mulino (2005)
Pagine: 287
Lingua: Italiano
Codice ISBN-10: 8815105336

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4 thoughts on “Germania, i fantasmi di Halberstadt

  1. Bellissimo post! Anche noi abbiamo provato le stesse “sensazioni”, ora, leggendo quanto scrivi le possiamo comprendere … come voi, credo, anche noi abbiamo scelto di dormire a Halberstadt per puro caso (e perché costava meno) e passeggiandoci la sera abbiamo percepito qualcosa di stonato …

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