Tallinn, Estonia – Castello e memoriale di Maarjamäe

Uscendo da Tallinn, seguendo il viale Pirita Tee, il lungomare che conduce a nord lungo la Baia di Tallinn, si trova l’ingresso al Castello di Maarjamäe oggi trasformato in un museo dedicato alla storia moderna estone. Proseguendo lungo Pirita Tee, a poca distanza, si incontra un vasto e straniante memoriale sovietico, c’è anche dell’altro, ma andiamo con ordine …

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Tallinn, Estonia – Il museo presso il Castello Maarjamäe (Foto: Dage 2014)

Il Castello di Maarjamäe

Il castello si presenta come una semplice residenza priva di fortificazioni. L’architettura è modesta e non vi sono elementi degni di particolare nota a parte la bassa e tozza torre che sovrasta l’ingresso. L’edificio ha subito numerosi interventi e trasformazioni: in origine zuccherificio, poi distilleria, nel 1820 viene acquisito dallo scrittore russo Nikolai Karamzin che lo trasforma in una sala d’incontro per i letterati e i notabili di Tallinn. Nel 1873, la proprietà passa nelle mani del conte di San Pietroburgo, Anatoli Orlov-Davydov che vi fece costruire l’attuale castello. L’area venne chiamata Marienberg o Maarjamäe in onore della moglie e della figlia del conte che si chiamavano entrambe Maria.

Nel 1937 il governo estone acquisisce la residenza che trasforma nell’accademia aeronautica militare. Nel 1940, con la prima invasione sovietica, il castello di Maarjamäe è occupato dall’Armata Rossa. Nel 1975 il palazzo viene nuovamente restaurato e diventa una delle sedi del Museo di Storia Estone. Nel 1987, al suo interno, viene allestito il Museo della Rivoluzione e il Museo della Repubblica Sociale Sovietica Estone. Dopo l’indipendenza della repubblica baltica, nel 1991, il contenuto del museo cambia profondamente ed è quello che oggi si può visitare.

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Presso il museo del Castello di Maarjamae (Foto: Dage 2014)

Il Museo di Storia Estone

Il castello di Maarjamäe ospita una delle sezioni del Museo di Storia Estone, l’Eesti Ajaloomuuseum. L‘esposizione descrive la storia dello stato baltico dalla prima guerra mondiale fino all’indipendenza ottenuta nell’estate del 1991. Insieme agli altri due paesi baltici, l’Estonia partecipa a tutti i grandi eventi del ventesimo secolo con il ruolo di paese subordinato agli appetiti, alle cieche ideologie e alle violenze di stato delle due grandi potenze europee, l’Unione Sovietica e la Germania. Solo a fine secolo, i popoli baltici, con coraggio, coesione e intelligenza riusciranno a smarcarsi e a diventare, finalmente, indipendenti.

Nel museo sono sviluppate le seguenti sezioni:

1918 – 1920: a seguito del trattato di pace di Brest-Litovsk tra la Russia rivoluzionaria e gli imperi centrali, cessa l’occupazione militare tedesca dell’Estonia. La Russia ne approfitta e occupa nuovamente il piccolo, ma strategico stato baltico. I movimenti indipendentisti estoni, tuttavia, erano pronti e desiderosi di riaffermare l’autonomia della loro terra: tra il 1918 e il 1920 combattono e vincono la guerra di indipendenza estone. Nel 1920 l’Estonia è riconosciuta indipendente.
1920 – 1939: l’Estonia è indipendente, fiorisce una florida economia mercantile e manifatturiera. Ben collegata con la Germania è destinata a diventare una Svizzera del nord Europa.
1939 – 1941: Il 23 agosto 1939, viene firmato il patto Ribbentrop-Molotov, la Germania e l’Unione Sovietica si spartiscono le aree di influenza assegnando i paesi baltici alla seconda. La spartizione è contenuta in una clausola segreta del patto. L’aggressione sovietica contro le repubbliche baltiche avvenne tra il 14 ed 17 giugno 1940. L’Estonia è nuovamente sotto il dominio della Russia. Iniziano le deportazioni, la russificazione, le uccisioni; questa volta è la Russia di Stalin a dominare e tutti coloro che sono in odore di tradimento, ancorché inermi, vengono epurati in quello che oggi viene chiamato “Olocausto Baltico”.
1941 – 1944: luglio 1941, la Germania dopo aver tradito il patto di non aggressione, occupa i paesi baltici. L’Estonia è ora sotto il dominio di uno stato in guerra con la Russia, dominio che cesserà con la controffensiva sovietica. L’unica nota di demerito al museo è la assenza di informazioni dettagliate su questo periodo.
1944 – 1989: torna l’Unione Sovietica, tornano le deportazioni, le uccisioni, la russificazione, la collettivizzazione forzata, le statue di Lenin ovunque e poi, finalmente, la Via Baltica. Nel 1986 inizia la Rivoluzione Cantata che accomuna lettoni, estoni e lituani. Il 23 agosto 1989, due mesi prima della caduta del muro di Berlino, una catena umana che si sviluppa da Vilnius a Tallinn dichiara ai sovietici e al mondo intero il desiderio dell’indipendenza dei tre paesi baltici: fu una manifestazione pacifica che segnò l’inizio della fine dell’occupazione illegittima dell’Unione Sovietica.
1989 – 1991: sono gli ultimi due anni della Rivoluzione Cantata che porterà all’indipendenza delle tre repubbliche baltiche dall’Unione Sovietica. Mai rivoluzione fu più pacifica e giusta.

La sala dei banchetti

All’interno del castello è conservata la sala dei banchetti che nel 1987 veniva decorata con un dipinto che corre lungo tutte e quattro le pareti. In stile neorealista, il dipinto raffigura operai, contadini e cosmonauti trionfanti, non mancano il volto rassicurante di Lenin e le sventolanti bandiere rosse. Non è possibile capire cosa ha spinto la Lonely Planet a qualificarlo come “splendido”, il dipinto è approssimativo, sgradevole e mal collocato all’interno della sala. Si tratta, tuttavia, di una curiosità, poiché, subito dopo la sua realizzazione, l’intera Unione Sovietica che vi veniva celebrata, iniziò a implodere su se stessa tradendo tutte le mirabolanti pretese di magnificenza del “tardivo” dipinto…

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Tallinn, Estonia – Castello Maarjamäe, sala dei banchetti (Foto: Dage 2014)

Una discarica post sovietica

Uscendo dal prezioso museo, girovagando nel parco circostante è possibile incappare, dietro un casolare abbandonato, in una sorprendente discarica tematica.
Qui sono state accatastate decine di statue sovietiche che, tolte dalla circolazione, non hanno trovato ancora una possibile sistemazione. Ci sono alcuni Lenin, convincenti e rassicuranti, che parlano ad un proletariato ingenuo a affamato di conoscenza. C’è uno Stalin disteso, con sguardo deciso e fiducioso, che, tuttavia, non guarda più davanti a sé, bensì guarda in alto, al cielo e invocando chissà cosa. L’armamentario sovietico è completo: ci sono anche i contadini festanti, i proletari ottimisti e i combattenti fieri che anche qui, in mezzo al nulla, continuano a issare la bandiera rossa.

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Statue sovietiche nel giardino del Castello di Maarjamae a Tallinn (Foto: Dage 2014)
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Statue sovietiche nel giardino del Castello di Maarjamae a Tallinn (Foto: Dage 2014)
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Statue sovietiche nel giardino del Castello di Maarjamae a Tallinn (Foto: Dage 2014)
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Statue sovietiche nel giardino del Castello di Maarjamae a Tallinn (Foto: Dage 2014)

Impossibile non ritrovarsi seduti sulla testa di Lenin, oppure in piedi sulla pancia di Stalin. Qui tutto è possibile e non ci sono controlli. Difficile trovare in città un altro luogo così eloquente sul recente passato del paese.

Il Mausoleo di Guerra di Maarjamäe

A qualche centinaio di metri dal castello, sempre lungo Pirita Tee, proseguendo a nord, c’è il Mausoleo di Guerra di Maarjamäe.  Si tratta di un complesso architettonico che nacque come cimitero di guerra tedesco-baltico e che, in seguito, venne modificato dai sovietici in memoria dei “loro” caduti della Seconda Guerra Mondiale che per loro fu la vittoriosa Guerra Patriottica. La modifica risale ai primi anni settanta.
Il complesso ha delle proporzioni impressionanti, è interamente realizzato in cemento ed è costituito da una lunga piattaforma orientata verso il mare a cui si aggiungono una tribuna e due elementi verticali uniti da una scultura in ferro. Il soggetto della scultura è indecifrabile. L’architettura impressiona, ma di fatto è insignificante e desolante. Si avverte una sostanziale indifferenza per la tragedia che coinvolse 20.000.000 di anime durante il conflitto con la Germania mentre, il protagonista, è l’amore per il cemento che qui è diventato una vera e propria incontrollabile passione.

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Tallinn, Estonia – Memoriale di Maarjamäe (Foto Dage 2014)
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Tallinn, Estonia – Memoriale di Maarjamäe (Foto Dage 2014)

Lo stato di conservazione del memoriale è pessimo: qui, infatti, la memoria diventa complicata da gestire. Come nel centrale Linnahall anche qui il cemento è il protagonista concreto e assoluto, ma la dimensione iperbolica lo rende ingestibile. Luogo di incontri celebrativi per la minoranza russa di Tallinn, per il popolo estone, il memoriale è solo un altro esempio della paccottiglia architettonica sovietica di cui, se potessero, se ne libererebbero all’istante.

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Tallinn, Estonia – Memoriale di Maarjamäe, la sezione dedicate alle vittime dell’esercito tedesco (Foto: Dage 2014)

In tempi recenti, dopo il ritorno all’indipendenza e con la fine dell’occupazione sovietica, l’altro memoriale, quello dedicato al rispetto e al ricordo delle vittime tedesche della guerra, è stato ripristinato dalle autorità estoni ed è ora riconoscibile dietro il complesso sovietico. Si tratta di un intervento simbolico, poiché il precedente memoriale costruito nel 1941, fu abbattuto per lasciare spazio a quello sovietico. Quello attuale sorge in un prato posto più a nord e, semplicemente, presenta tre croci realizzate in pietra con una targa commemorativa poggiata a terra. Qui, lasciandosi alle spalle il cemento, si può finalmente ricordare e riflettere.


Mappa


Letture online

Sito ufficiale del museo

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