10 citazioni letterarie che vi faranno vedere Venezia con occhi diversi

Ci sono molti modi per visitare Venezia. Si può cercare la Venezia misteriosa, curiosa, silenziosa e appartata, oppure, semplicemente, la si può guardare con gli occhi di alcuni illustri scrittori …

Qui trovate alcune citazioni che vi faranno vedere la Serenissima con occhi diversi, buona visita!

Chi si inoltra in questa città non sa mai quale sarà la prossima cosa a capitare sotto i suoi occhi, o da chi verrà visto nel volgere di un attimo. Non si è ancora entrati in scena, che già la si abbandona per un’altra uscita. Queste brevi apparizioni sono di una teatralità addirittura spudorata, e al tempo stesso hanno in se qualcosa di cospiratorio: una congiura in cui si è stati coinvolti senza volerlo e a propria insaputa. Se si cammina dietro a qualcuno in un vicolo dove non c’è anima viva, basta appena affrettare il passo, ed ecco un brivido di paura correre giù per la schiena di colui cui stiamo alle calcagna. È facile per contro passare dalla parte dei pedinati.

Da Vertigini di W. G. Sebald

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Il pizzo verticale delle facciate veneziane è il più bel disegno che il tempo-alias-acqua abbia lasciato sulla terraferma, in qualsiasi parte del globo. […] È come se lo spazio, consapevole – qui più che in qualsiasi altro luogo – della propria inferiorità rispetto al tempo, gli rispondesse con l’unica proprietà che il tempo non possiede: con la bellezza. Ed ecco perché l’acqua prende questa risposta, la torce, la ritorce, la percuote, la sbriciola, ma alla fine la porta pressoché intatta verso il largo, nell’Adriatico

Josif Alexandrovic Brodskij

Eschenbach sedeva sulla panchina semicircolare a prua, il braccio appoggiato al parapetto, la mano levata a schermo degli occhi. I Giardini Pubblici rimasero indietro, la Piazzetta si schiuse ancora una volta in leggiadria principesca, e scomparve; poi venne la fuga solenne dei palazzi e dove il Canal Grande piega, apparve mirabilmente teso il marmoreo arco di Rialto. Il viaggiatore guardava e il cuore gli si struggeva.

Da La Morte a Venezia di Thomas Mann

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In talune regioni, come per esempio nel Tirolo, essere abbindolati nel commercio al minuto è così spiacevole, poiché per soprammercato al cattivo acquisto ci tocca la brutta faccia, e la grossolana ingordigia con essa, che s’accompagnano alla cattiva coscienza e alla sguaiata ostilità insorta contro di noi nel venditore truffaldino. A Venezia, invece, chi ci mette nel sacco gode di cuore della riuscita bricconata e non nutre alcuna ostilità per il gabbato, anzi è propenso e usargli una gentilezza e specialmente a fare quattro risate con lui, nel caso che quest’ultimo dovesse averne voglia. Insomma, anche per la birbanteria bisogna aver spirito e buona coscienza : è quasi una conciliazione del truffato con la truffa subita.

Friedrich Nietzsche, Aurora

Venezia è un posto dove morire in bellezza, ma non mi sono mai sentita così depressa come in questa città – questa è un’esagerazione, ma in ogni caso ti rinchiude e presto ti fa sentire come un uccello in gabbia.

Virginia Woolf, lettera privata a un’amica (1904)

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Era dunque scritto nel libro del destino, alla pagina mia, che l’anno 1786, la sera del 28 settembre, alle cinque secondo il nostro orologio, avrei visto per la prima volta Venezia entrando dalla Brenta nelle Lagune; e che poco dopo avrei toccato questo stuolo e visitata questa meravigliosa città di isole, questa repubblica di castori. Così, Venezia non è più per me, grazie agli dèi, una semplice parola, un nome vano, come quelli che così spesso han tormentato proprio me, nemico mortale delle parole vuote!
Mentre la prima gondola si accostava al nostro burchiello (ciò che avviene per trasportare più presto a Venezia i passeggeri frettolosi) mi son ricordato d’un mio antico giocattolo, al quale avevo forse pensato da vent’anni in qua. Mio padre possedeva un grazioso modello di gondola, che aveva portato seco dal suo viaggio in Italia; la teneva molto cara ed era convinto di fare anche a me un gran regalo permettendomi di trastullarmi con quella gondoletta. Così i primi rostri della lamiera luccicante e i felze neri delle gondole mi hanno salutato come una vecchia conoscenza, mentre rievocavo quella cara impressione della mia infanzia, che da tanto tempo non me era stata concessa.

Da Viaggio in Italia di Johann Wolfgang von Goethe

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Se dovessi cercare una parola che sostituisce “musica” potrei pensare soltanto a Venezia”

Friedrich Nietzsche, Ecce Homo

Ero a Venezia sul Ponte dei Sospiri; un palazzo da un lato, dall’altro una prigione; vidi il suo profilo emergere dall’acqua come al tocco della bacchetta di un mago (…) l’Oriente inesauribile le riversò nel grembo tutte le gemme in piogge scintillanti. Di porpora s’ammantava, e ai suoi festini presero parte monarchi e in dignità s’accrebbero (…) Cadono gli stati, languono le arti, ma la Natura non muore, né dimentica quanto Venezia le fosse cara, amena dimora d’ogni allegrezza .La festa universale, la scena d’Italia….

Lord G. Byron, Pellegrinaggio del Giovane Aroldo

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Ed ecco egli rivide l’ineguagliabile approdo, l’allucinante composizione di architetture fantastiche che la Serenissima offre allo sguardo incantato del navigante in arrivo: lo splendore leggero del Palazzo Ducale e il Ponte dei Sospiri, le colonne col Leone e il Santo sulla riva, la gloria dell’ala avanzata del tempio fiabesco, lo scorcio dell’arco con l’orologio dei Morì; e guardando, si disse che giungere a Venezia per terra, dalla stazione, era come entrare in un palazzo dalla porta di servizio, e che solo così, per nave, dal mare aperto, bisognava accostarsi alla città fra tutte la più inverosimile.

Da La Morte a Venezia di Thomas Mann

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Come una catena di scogliere di marmo ai piedi della quale si va a passeggiare la sera in barca per vedere il tramonto. Così le dimore disposte ai due lati del Canale facevano pensare a deì luoghi naturali, ma di una natura che avesse creato le sue opere con una immaginazione umana.

Marcel Proust, Albertine Disparue

Noi ripudiamo l’antica Venezia estenuata e sfatta da voluttà secolari, che noi pure amammo e possedemmo in un gran sogno nostalgico.
Ripudiamo la Venezia dei forestieri, mercato di antiquari falsificatori, calamita dello snobismo e dell’imbecillità universali, letto sfondato da carovane di amanti, semicupio ingemmato per cortigiane cosmopolite, cloaca massima del passatismo.

Da I manifesti del futurismo di Filippo Tommaso Marinetti

 

 

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