Trieste alla rinfusa

Trieste non l’ho mai capita: ci vado da molti anni, ma, in verità, la conosco ancora molto poco. Quello che già so e quello che devo ancora scoprire sono il soggetto di questo post dove tutto è inevitabilmente messo un po’ alla rinfusa. Continuerò in ogni caso a integrarlo fino a quando, finalmente, potrò fare un po’ d’ordine e cancellare queste prime righe …

1.Un molo lungo 246 metri

Servono circa dieci minuti per percorrere il lungo molo posto in prossimità di Piazza Unità d’Italia. Si arriva in fondo e, se il clima lo permette, ci si può sedere su una panchina oppure nelle sue estremità con i piedi a penzoloni sull’Adriatico. Da qui, si può vedere un ampio settore del Golfo di Trieste, il Castello Miramare e, alzando leggermente lo sguardo, il monte Grisa e si capisce che è il monte Grisa perchè nella cima c’è uno strano costrutto trapezoidale che non lascia in alcun modo intuire la sua funzione (se volete sapere di cosa si tratta seguite questo link). Poi, voltando lo sguardo alle vostre spalle, ecco apparire Trieste da uno dei suoi punti di vista più sorprendenti.

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Trieste, il Molo Audace (Foto: Looking for Europe)

Questo lungo corridoio in pietra si chiama Molo Audace. Audace perché qui ci si può dichiarare a una ragazza e, con un’elevata probabilità, si può ricevere un si, oppure già un bacio. Almeno, così dicono. Audace, in realtà, perché così si chiamava la prima nave italiana che il 3 novembre del 1918, finita la Grande Guerra, attraccò nel molo che al tempo si chiamava Molo San Carlo. Andando ancora più indietro nel tempo, si scopre, tra l’altro, che questo molo nacque casualmente per una semplice tragica disavventura. Qui nel 1740 affondò la nave San Carlo. In seguito, al posto di rimuoverla, si pensò invece di utilizzare il suo relitto come piattaforma per costruire il molo che prese il nome della sfortunata imbarcazione. Da molti anni il Molo Audace viene esclusivamente utilizzato per passeggiare e per guardare il mare stando a 246 metri dalla costa e, magari, con una audace proposta in mente …

2.Piazza Unità d’Italia

Ci suono luoghi che non vale la pena di descrivere. Bisogna andarci e andandoci bisogna sapere che sarà la nostra predisposizione del momento a renderceli o meno accessibili nella pienezza della loro magnificenza. Così vale anche per Piazza Unità d’Italia.

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Trieste, Piazza Unità d’Italia (Foto: Looking for Europe)

Seduti in un caffè e, magari, proprio nel celebre e storico Caffè degli Specchi, possiamo trovare la situazione ideale per godere appieno di ciò che questa piazza ci può offrire. Da qui si possono ammirare i palazzi monumentali ottocenteschi con i loro mosaici, le torri, le statue e le molte sculture, oppure, si può volgere lo sguardo al mare dove la Piazza Unità d’Italia si affaccia per intero lungo uno dei suoi quattro lati.

Tornando ai palazzi, con una certa attenzione, si possono identificare i diversi stili, ma anche quegli aggiustamenti e quelle revisioni determinati dal tortuoso percorso storico compiuto dalla città di Trieste. Ci si può anche dedicare alle elaborate sculture della Fontana dei Quattro Continenti che è posta di fronte al municipio. Quattro continenti perché al tempo della sua realizzazione, nel 1754, non se ne conoscevano altri … Anche la storia di questa piazza può diventare uno spunto interessante: un episodio, in particolare, va menzionato.

Durante il Novecento, Piazza Unità d’Italia ebbe un momento di grande visibilità. Proprio qui si raccolsero più di duecentomila persone in attesa di vedere comparire sull’imponente palco costruito davanti al palazzo comunale, il Duce Benito Mussolini. Era il 19 settembre 1938 e l’Europa era a un passo dalla Seconda Guerra Mondiale.

Quando i problemi posti dalla storia sono giunti ad un grado di complicazione tormentosa, la soluzione che si impone è la più semplice, la più logica, la più radicale, quella che noi Fascisti chiamiamo totalitaria.

Discorso di Benito Mussolini a Trieste nel 19 settembre 1938

Il discorso non lasciò nessuno a bocca asciutta. C’erano argomenti sufficienti per dibattere per intere settimane. Ci fu anche l’annuncio di una svolta nella politica interna e in particolare venne annunciata la promulgazione delle leggi razziali che presto avrebbero discriminato la minoranza ebraica italiana.

È in relazione con la conquista dell’Impero, poiché la storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime.

Discorso di Benito Mussolini a Trieste nel 19 settembre 1938

3.Trieste letteraria

Joyce, Svevo, Saba, ma anche Rilke, Stendhal, Ivo Andric, Magris, Covacich, la Tamaro e Rumiz sono tra gli scrittori che hanno avuto un legame con Trieste. A pieno titolo, Trieste è una città letteraria.

Alcuni anni fa, l’ufficio del turismo, pensò persino di pubblicare delle mappe per guidare i turisti nella visita dei luoghi abitati o abitualmente frequentati dai più illustri degli scrittori che ho elencato. In tempi più recenti, sono poi comparse le statue di alcuni di essi: quella di Svevo in Piazza Hortis, quella di Saba in via San Nicolò e infine quella di Joyce sul ponte del Canal Grande.

In questo modo, il viaggiatore può trovarsi casualmente faccia a faccia con l’autore della Coscienza di Zeno, oppure con quello dell’Ulisse. Se, invece, incontra Umberto Saba, potrà decidere di entrare nella libreria posta di fronte alla sua statua. Si tratta della Libreria Antiquaria Umberto Saba che il poeta acquistò per semplice investimento nel 1919, ma che finì per diventare la sua seconda casa …

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Statua di James Joyce sul ponte del Canal Grande (Foto Dage 2016)

Per vivere appieno la trieste letteraria è raccomandabile fare una sosta nei famosi caffè storici triestini. Tra questi, quello che preferisco è il Caffè San Marco. Per descrivere il locale si può citare un suo assiduo frequentatore che è l’autore, tra gli altri, di Danubio, uno dei libri più complicati che mi siano mai capitati tra le mani. Si tratta di Claudio Magris che così racconta l’atmosfera del caffè San Marco:

Un arca di Noè dove c’è posto, senza esclusioni ne precedenze, per tutti

Claudio Magris

L’elegante caffè si trova in via Battisti al numero 18. Malgrado la sua storia, i decori in stile Jugendstil e l’eleganza dell’ambiente, i prezzi sono molto contenuti. Una delle sale è stata recentemente trasformata in libreria.

Caffè storico San Marco a Trieste
Trieste, Caffè San Marco (Foto Dage 2015)

L’altro importante caffè storico è il Caffè Tommaseo che si trova fronte mare in Riva Tre Novembre al numero 5. Anche qui la suggestione è quella tardo austro-ungarica, suggestione che aumenta se pensiamo a alcuni dei suoi assidui frequentatori del passato: Umberto Saba, Italo Svevo e James Joyce. Oggi, tuttavia, non è gestito in modo così accurato come ci si aspetterebbe, visti anche i prezzi che qui sono ben allineati al prestigio del locale. Ci sono poi il già citato Caffè degli Specchi di Piazza Unità d’Italia e il Caffè Pasticceria Pirona che si trova, in Largo della Barriera Vecchia al numero 12. Quest’ultimo, in particolare, era frequentatissimo da Joyce che abitava nella stessa via al numero 32.

4.Odilo Globocnik e la Risiera di San Sabba

C’è un altro triestino famoso. Famoso, in questo caso, per essere stato un attivo e volenteroso carnefice nazista. Si tratta di Odilo Globočnik nato a Trieste nel 1904 ai tempi dell’impero austro-ungarico. Di famiglia slovena, poi tedeschizzata, questo oscuro, viscido e brutale personaggio compie una folgorante carriera all’interno delle SS, diventando supervisore nella costruzione dei famigerati campi di sterminio polacchi di Bełżec, Sobibór e Treblinka. Per questa ragione divenne noto anche come “il boia di Lublino”.

Nel settembre del 1943, a seguito dell’occupazione nazista, viene trasferito a Trieste con il compito di occuparsi dei partigiani, dei dissidenti politici e degli ebrei. Il luogo simbolo del suo operato è il campo di concentramento della Risiera di San Sabba. Qui, tra gli altri, venivano raccolti i prigionieri in attesa dei convogli per Auschwitz.

In molti furono uccisi nel campo triestino e, a volte, anche tramite un semplice colpo alla nuca inferto con una mazza chiodata. Come ogni buon dirigente, Odilo, portò con se, a Trieste, i più fidati collaboratori e tra questi anche 92 membri del contingente che si occupava dello sterminio degli ebrei in Polonia. Nel 1945 Globočnik, di fronte all’avanzata degli alleati, fuggì in Carinzia dove fu poi catturato dagli inglesi. Nello stesso anno, finalmente, decise di suicidarsi. Per conoscere meglio la vita e le infami opere di questo criminale si può leggere il libro edito da Beit e uscito nel 2011: Il nazista di Trieste. Vita e crimini di Odilo Globocnik, l’uomo che inventò Treblinka.

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L’ingresso al memoriale della Risiera di San Saba (Foto: Dage 2016)

La Risiera di San Sabba è visitabile. Si trova in Via Giovanni Palatucci, al numero 5, vicino allo stadio e dietro il supermercato Famila. All’interno del memoriale è stato di recente inaugurato un ben allestito centro documentazione. Finalmente al visitatore è data la possibilità di seguire un percorso formativo e emozionale consentendogli di raccogliere molte informazioni sulla vicenda della Risiera di San Saba e più in generale su un periodo particolarmente complicato della storia moderna. Meriterebbe un plauso, ma il ritardo nella sua realizzazione resterà comunque imperdonabile.

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Esterno memoriale … (Foto: Dage 2016)

In merito a ciò che circonda il memoriale, invece, c’è ancora molto da recriminare. Ai quattro lati della Risiera si è costruito di tutto e nel peggiore dei modi. Vi faccio commentare questo penoso contesto dallo scrittore Mauro Covacich citando il suo Trieste sottosopra. Quindici passeggiate nella città del vento, libro che consiglio caldamente di acquistare prima di visitare il capoluogo giuliano.

Ci sono i fumi dell’acciaieria e delle altre industrie sullo sfondo. La muraglia cinese dei condomini. Le strutture arancione dello stadio nuovo che arrembano il cielo. Un parcheggio dove di solito si ferma il circo, quando passa. E poi altre forme grigie di urbanità marginale, povere concrezioni di periferia che paiono concepite per mimetizzare la cicatrice. La fermata più vicina è quella dell’ipermercato Famila, con le bocche numerate per lo scarico merci dei tir e il piazzale con le macchine a spina di pesce … a destra, la palestra Muscle Gym e il negozio di arredo bagni Idra, entrambi senza vetrine e finestre.

Da Trieste Sottosopra (ed. Laterza) di Mauro Covacich

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La Risiera di San Saba (Foto: Dage 2016)

5.Revoltella

Trieste offre un museo di grande interesse per gli appassionati di arte moderna. Il museo è ospitato nel Palazzo Revoltella e da questo palazzo ne trae il nome. Con gli ampliamenti realizzati mirabilmente a fine novecento (per l’esecuzione dell’opera ci vollero comunque ventotto anni, rispetto ai cinque previsti …), il museo aumentò la sua estensione comprendendo anche l’adiacente palazzo Brunner. Si tratta di una visita da non mancare anche perchè, il terrazzo panoramico che è posto al quinto piano, consente una meravigliosa vista dall’alto sulla città. Durante la visita ci siamo dedicati in particolar modo all’esposizione collocata dal quarto al sesto piano del palazzo Brunner, cosa che, in ogni caso, consigliamo di fare.

Museo Revoltella, Trieste
Il Museo Revoltella di Trieste (Foto: Dage 2016)

Qui, abbiamo ammirato, tra gli altri, Signora con cane di Giuseppe de Nittis, Autoritratto di Leonor Fini, Il velo azzurro di Glauco Cambon e Scherzo di Franz von Stuck. Eh la Belle Epoque! Come spesso accade a Trieste, tuttavia, anche questo museo risente di una gestione poco attenta e di personale alquanto scocciato. Mannaggia! In ogni caso andateci comunque: lo trovate in Via Diaz al numero 27 a poco più di dieci minuti a piedi da Piazza Unità d’Italia.

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Trieste, veduta della città dalla terrazza del museo Revoltella (Foto: Looking for Europe 2015)

6.Visita guidata alla Sinagoga

Trieste ospita antichi e importanti luoghi di culto dedicati a ben cinque tra religioni e confessioni. Qui si può anche visitare una delle sinagoghe più imponenti d’Europa che è la seconda per dimensione dopo la Sinagoga Grande di Budapest. L’edificio è chiamato indifferentemente la Sinagoga di Trieste o Tempio Israelitico. Questa sua stazza ci dice molto sull’importanza che la comunità ebraica ebbe in questa città: importanza che per note ragioni storiche è poi venuta drammaticamente meno. La sinagoga che si trova in Piazza Giotti a due passi dal Caffè San Marco, è un ottimo luogo per iniziare a esplorare la Trieste ebraica. Prendete nota degli orari e delle modalità per la visita che può avvenire, in ogni caso, solo la domenica mattina e con l’accompagnamento di una guida.

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Sinagoga di Trieste (Foto: Dage 2016)

Noi siamo riusciti a visitarla nel 2014 dopo vari tentativi perché oltre al giorno e agli orari, bisogna tenere conto anche delle feste ebraiche che sono molte. La guida ci ha edotti sulla storia di questa sinagoga e sulla sua architettura e lo ha fatto dribblando con ammirevole persistenza le molte domande sul periodo delle deportazioni fatte dagli altri partecipanti alla visita. Ho apprezzato molto questo approccio perché, in fondo, si è li per visitare un prestigioso luogo di culto e non per farsi raccontare una storia che dovremmo già ben conoscere. Per nostra comune fortuna, inoltre, a Trieste, la comunità ebraica esiste ancora, è attiva e spesso è anche decisamente indaffarata; non si tratta solamente del promemoria di un passato ancorché così drammatico.

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Particolare della Sinagoga di Trieste (Foto Dage 2016)

7.Religioni

Oltre al Tempio Israelitico, Trieste offre un vero e proprio labirinto religioso. Per avventurarvici basterà passeggiare nel centro città fra la cattedrale di San Giusto, la basilica valdese di San Silvestro e quella anglicana di San Michele, la chiesa serba di San Spiridione, quella evangelico luterana di via Galattico e quella greco ortodossa di San Nicolò. Questa varietà è una chiara testimonianza della tradizionale multietnicità di questa città. Multietnicità che è tipica delle città portuali, ma che qui è accentuata dalla storica appartenenza al complesso mosaico dell’Impero austro-ungarico.

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Particolare della facciata della chiesa di San Spiridone (Foto Dage 2016)

In un ipotetico concorso di bellezza, la confessione cattolica avrebbe, in ogni caso, il primo premio grazie ai magnifici mosaici inseriti nella Cattedrale di San Giusto: cattedrale che non tutti i turisti visitano perché arrivarci a piedi è un po’ complicato vista la pendenza dell’omonimo colle dove si trova. In ogni caso, suggerisco di farvi coraggio e di affrontare la salita anche perché l’intera area è molto interessante e caratteristica.

Unsung in inglese significa ignorato, non celebrato. Lo scrivo perché così la Lonely Planet aggettiva Trieste. La famosa guida turistica lo fa con le migliori intenzioni inserendo questa città tra le dieci mete al mondo meno conosciute, ma più meritevoli di essere scoperte. Trieste è la prima dell’elenco. Tra le motivazioni c’è quella che vuole Trieste conservare “un’attraente e elegiaco senso del passato”. C’è poi lo splendore asburgico, James Joyce, i caffè in stile viennese, la cucina centro europea e l’ampio lungomare in stile neo-classico. Per vostra conferma, leggete la classifica cliccando su questo link.

8.Foibe, uscendo dalla città

La questione delle foibe è particolarmente controversa. L’immediato secondo dopoguerra portò, più o meno in tutta Europa, il dramma delle epurazioni, deportazioni, vendette, uccisioni, razzie e violenze di varia natura. Vi contribuì la temporanea assenza di controllo, oppure, il controllo da parte di un regime vendicativo e propenso alla eliminazione del nemico, ancorché a conflitto cessato. Nei territori di confine la questione si fece particolarmente drammatica. Così fu anche per Trieste, dove la stagione delle vendette e delle epurazioni ha un luogo simbolo: Basovizza.

Si tratta di una località situata nei dintorni di Trieste che si può raggiungere facilmente sia in auto che con i mezzi pubblici (l’autobus è il numero 39 e parte dalla Piazza della Libertà). Qui è stato eretto un monumento e un piccolo centro di documentazione dedicato agli eccidi dell’immediato dopoguerra. Visitandolo si può conoscere la tragica vicenda dei massacri delle foibe, le profonde cavità naturali tipiche della roccia carsica, dove venivano occultati i corpi di coloro che per ragioni politiche o etniche furono ignobilmente ammazzati. Per approfondire la questione, trovate infinite informazioni su internet a partire dal sito internet ufficiale del memoriale di Basovizza. Non trascurate, in ogni caso, anche altre fonti perchè, va detto, la questione è irrimediabilmente controversa.

9.SS14, arrivando in città

A Trieste si può arrivare via terra o via mare. Meglio sarebbe via mare perché così è per ogni città che sta sulla costa. In ogni caso, anche per chi non è trasportato da un’imbarcazione, sempre che non stia viaggiando in treno, è possibile godere di un magnifico panorama che tiene insieme la città, la costa, il mare e il castello. Uscendo a Sistiana dall’autostrada, si può poi procedere in direzione Trieste lungo la Strada Statale 14 o Triestina. In questo modo vi troverete a percorrere la costiera che corre alta lungo le pendici del Carso offrendo per lunghi tratti una meravigliosa vista sul golfo di Trieste, vista che richiede più fermate e altrettante fotografie. Lungo questa strada, nella località di Grignano, c’è l’accesso al Castello di Miramare e da qui, la strada segue la riva in parallelo alla lunga passeggiata che tanto piace ai triestini, il lungomare Barcola.

10.Il Ghetto

Da Piazza Borsa, procedendo in direzione opposta al mare, la strettissima via Portizza, vi condurrà direttamente nel cuore dell’antico ghetto ebraico. Qui, girando nel circoscritto, ma comunque labirintico dedalo di vie e viuzze, troverete alcuni negozi di antiquariato, due librerie e sopratutto il locale giusto per voi vista l’ampia scelta. In questo quartiere, è inevitabile una sosta alla Rigatteria Di Laura e Claudio Di Pinto che si trova in Via Malcanton al numero 12. Si tratta di un negozio diviso in cinque stanze collegate da stretti corridoi dove sia le pareti che i tavoli espositori sono colmi all’inverosimile di libri, lampade, statuette in ceramica, cornici, quadri, orologi, dischi, vassoi, tazzine, cartoline e quant’altro una vera rigatteria può offrire.

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Il Ghetto di Trieste, la Rigatteria di Pinto (Foto Dage 2016)

Evviva! A Trieste c’è un locale fatto come tutti i giovani desidererebbero. Divanetti, wi-fi libero, pile di riviste e libri da sfogliare, interessanti mostre temporanee, bookstore  e sopratutto bella gente. Gestito con passione e una certa simpatia, al Knulp si più trovare il proprio angolo di pace nella città giuliana. Qui ci si può dedicare alla lettura, oppure, si possono osservare gli studenti universitari alle prese con i loro studi e con le loro faccende private. Un luogo decisamente autentico. Lo trovate in Via della Madonna del Mare al numero 7. Il Knulp è aperto tutti i giorni, domenica compresa.

11.Cosa fai lo butti?

A volte mi è capitato di dire a qualcuno che se proprio era intenzionato a buttare un oggetto, quasi quasi l’avrei portato via io. I triestini hanno fatto più o meno la stessa cosa con una enorme gru galleggiante alta 80 metri. Dismessa dalla Fincantieri, per chissà quale ipotesi di futuro impiego, Trieste ha deciso di adottare questo rottame che, nel 2015, ha compiuto la bellezza di ottantacinque anni. Esattamente come gli oggetti che ho ricevuto sottraendoli al loro destino di rifiuti, anche questa gru è rimasta inutilizzata e messa da parte nel primo spazio disponibile che si è riusciti a trovare, il molo IV del Porto Vecchio. Questo enorme costrutto metallico ha anche un nome che ben si abbina alla sua mole: Ursus.

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Trieste, la gru Ursus presso il Porto Vecchio (Foto: Looking for Europe 2015)

Il 2 marzo 2011, forti raffiche di bora, hanno fatto distaccare la piattaforma marina dai suoi ormeggi. Ursus finì in mezzo al mare in balia delle onde e senza alcun controllo intraprendendo la direzione Muggia con una velocità incredibile vista la sua stazza. Con molta fatica, i rimorchiatori sono riusciti a agganciarlo e a riportarlo indietro nel Porto Vecchio (guardate anche il video). Si tratta di una vicenda che è contemporaneamente ironica e poetica.

12.Il Quadrilatero di Rozzol Melara

Costruito tra il 1969 e il 1982, l’imponente complesso popolare ATER comunemente chiamato Quadrilatero o Alcatraz, rappresenta una delle costruzioni più discusse e discutibili presenti nel nostro paese. Il complesso si trova a nord est del centro, nel quartiere periferico di Rozzol Melara. Progettato seguendo le idee dell’architetto svizzero Le Corbusier e ispirato alla celebre Unité d’Habitation di Marsiglia, il Quadrilatero nacque per dare una abitazione a 2.500 persone offrendo loro non solo una casa, ma anche un’articolata serie di servizi, sia commerciali che sociali. L’obiettivo dei progettisti era di creare una città nella città. Il lavoro venne realizzato sotto la supervisione dell’architetto Carlo Celli su commissione dello IACP di Trieste. Visitare il Quadrilatero significa prendere atto di quella che oggi verrebbe definita Utopian Architecture, ossia, architettura utopica. Le aspettative dei suoi progettisti e committenti sono state, infatti, drammaticamente tradite dalla agghiacciante realtà di uno spazio decisamente cupo, astruso e decadente.

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Il Quadrilatero (Ater) di Rozzol Melara, Trieste (2016)

Quadrilatero (Ater) di Rezzol Melara a Trieste

La visita può avvenire raggiungendo il complesso da via Louis Pasteur dove è possibile trovare facilmente parcheggio. Possono essere liberamente percorsi i lunghi corridoi interni che seguono la pianta quadrata dell’edificio. Al suo interno, durante la nostra visita, non abbiamo percepito alcun rischio. Un suggerimento ai suoi abitanti: organizzate una visita guidata al complesso offrendo al visitatore i migliori punti di vista e un percorso logico della struttura; pensate voi a un prezzo, io avrei volentieri pagato per una guida …

13.Il Porto Vecchio

Il Porto Vecchio di Trieste è un luogo decisamente affascinante. La sua visita può avvenire liberamente e offre la possibilità di passeggiare tra i molti magazzini abbandonati nel placido lungomare che è frequentato solo saltuariamente dagli autoctoni che si dedicano alla pesca, al jogging, oppure, che lo raggiungono per intelligentemente fare le prime manovre di scuola guida. Lo stato decadente del Porto non deve far dimenticare la sua gloriosa storia che lo rese, durante il diciannovesimo secolo, uno dei più importanti al mondo: il settimo per traffico merci e il secondo in Europa dopo Marsiglia. Fu il collegamento marittimo privilegiato dell’intero Impero austro-ungarico grazie anche alla realizzazione della ferrovia che lo collegava direttamente a Vienna. Il successivo sviluppo del Porto Nuovo e l’incapacità di progettare un futuro per questa immensa area ne hanno segnato il laconico destino.

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Le sole ristrutturazioni sono avvenute nel Magazzino 26 e nell’antica Centrale Idrodinamica convertita in museo di se stessa. Il primo rimane pressoché inutilizzato, ma è comunque un esempio particolarmente interessante di archeologia industriale per la sua architettura, per le soluzioni strutturali e funzionali adottate e, infine, per la sua immensa mole con circa 30.000 metri quadrati di superficie. Il museo della Centrale Idrodinamica fa capitolo a sé, ma poco importa: è comunque improbabile riuscire nella missione di trovarlo aperto (non fidatevi degli orari pubblicati online) … Potete tranquillamente accedere al Porto Vecchio in automobile e parcheggiare gratuitamente al suo interno. La via da impostare nel navigatore è Via Porto Franco Vecchio. A piedi è possibile accedervi dal retro della stazione dei treni, la camminata dalla stazione sino al Magazzino 26 dura circa 20″. Per il 2021 è prevista la completa rigenerazione di questi spazi, ma scommettiamo che tutto resterà esattamente così come è oggi?

14.Il gasometro di Broletto

In via Bartolomeo d’Alviano, alle spalle del porto nuovo di Trieste, è possibile vedere l’enorme e cilindrica struttura dell’antico gasometro di Trieste. Si tratta di un impianto desueto poiché questa tecnologia fù, pochi decenni dopo l’inaugurazione dell’impianto, superata dai nuovi sistemi di immagazzinaggio e di trasporto dei gas. L’attività del gasometro di Broletto cessò definitivamente nel 1947 e, da quel momento, questa architettura decisamente originale è diventata un semplice cimelio. Oggi la si può visitare solo dall’esterno nel suo stato di completo abbandono.

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Realizzato nel 1901, il gasometro di Broletto serviva a immagazzinare il così detto gas di città, una risorsa energetica che era richiesta in quantità sempre maggiore da un abitato in forte sviluppo e che l’Impero austro-ungarico voleva dotare di tutte le infrastrutture necessarie per renderla moderna e funzionale. Per la spiegazione di cosa sia il gas di città, vi affido a questo link: per approfondire l’argomento, seguite questo link. Il visitatore va avvisato che un muro cinge tutto il complesso e non è possibile avvicinarsi. Trovate questo cimelio in Via Bartolomeo D’Alviano al numero 20.

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4 thoughts on “Trieste alla rinfusa

  1. Complimenti per questo interessantissimo post su Trieste che e’ una citta’ che io adoro dove ritornerei sempre….. secondo me e’ proprio quel “tutto che e’ messo alla rinfusa”, come dici te, la caratteristica principale della citta’ che la rende cosi’ speciale! Monia

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    1. Infinite grazie del tuo commento e del tuo ambito passaggio … ti auguro di poter nuovamente visitare Trieste e spero di averti dato qualche utile suggerimento … l’indagine, in ogni caso, continua … ancora grazie …

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