Mittelbau Dora, Germania – Dio benedica le loro anime

Mittelbau Dora è stato un campo di concentramento e di lavoro dove le condizioni di vita erano tali da rendere miracolosa la sopravvivenza di ciascun internato. Fu un campo dove il lavoro si svolgeva prevalentemente sotto terra perché ciò che si produceva doveva rimanere segreto e al sicuro dai bombardamenti aerei alleati. Mittelbau Dora e la sua tragica storia sono stati a lungo dimenticati e solo in tempi recenti, con la realizzazione di un imponente e cupo memoriale, ne è stata ricordata la vicenda. Siamo nei dintorni di Nordhausen in Germania, a sud della catena montuosa dello Harz e poiché siamo in Germania possiamo già stabilire chi ha costruito e amministrato questo campo con proverbiale scrupolosità e inumanità.

Il campo di concentramento di Mittelbau Dora in Germania
Mittelbau Dora, Germania (Foto Dage 2013)
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Memoriale di Mittelbau Dora, Nordhausen, Germania (Foto Dage 2013)

A Mittelbau Dora il lavoro e più in generale la vita dei reclusi, avevano come scopo esclusivo la produzione dei famigerati missili balistici V1 e V2. I nazisti riponevano grandi speranze su questi nuovi armamenti: avrebbero potuto, finalmente, colpire ovunque in Europa e causare tanti danni quanti sarebbero bastati per ottenere, se non la resa del nemico, almeno accettabili condizioni per il cessate il fuoco. Con questi strumenti si poteva portare la devastazione a Londra e forse anche a Mosca senza muoversi dalla Germania poiché erano teleguidati. Una vera e propria innovazione. Questi missili, in ogni caso, non furono mai così efficaci. Furono più che altro un abbaglio e non l’unico per gli strateghi militari del Terzo Reich.

Mittelbau Dora, Germania, testo commemorativo scritto da due visitatrici (Foto Dage 2013)

Dora

Al contrario degli altri campi di concentramento, quello nei dintorni di Nordhausen ha un nome gradevole. Dora, infatti, non fa pensare a qualcosa di oscuro e terrificante. Se qualcuno ci conducesse lì, non sapendo altro che il nome del luogo, forse, avremmo qualche speranza di essere, nel male, capitati bene. In realtà, Dora, è solo l’acronimo di Deutsche Organisation Reichs Arbeit, e, quando compariva la parola “Arbeit“, a quel tempo, c’era sicuramente da preoccuparsi. Mittelbau deriva, invece, da Mittelwerke, il nome dell’azienda che fu incaricata dei lavori di realizzazione di questo enorme cantiere sotterraneo. Enorme perché le sole due gallerie principali erano lunghe più di sei chilometri, c’erano poi quelle secondarie di collegamento.

Al suo interno si organizzò una vera e propria catena di montaggio che produceva missili alti 14 metri, dal diametro di 1.70 metri e pesanti circa 11 tonnellate. Tutto il lavoro fu affidato ai prigionieri. Qui vennero deportate circa 60.000 persone, prevalentemente prigionieri di guerra, oppositori politici e ebrei. 1.435 erano italiani.

Da sottoterra alla luna

Oltre ai prigionieri, a Mittelbau Dora operavano anche tecnici e scienziati. Il progetto dei missili balistici era innovativo e richiedeva ricerca, analisi e progettazione. Tra gli scienziati che vi operarono il più celebre fu Wernher von Braun: scienziato, ma anche volenteroso membro delle SS Wernher. La sua celebrità, tuttavia, non dipese dalla sua esperienza di progettista nazista. Dopo aver dismesso i panni di fedele ricercatore al servizio della causa del Terzo Reich, venne reclutato negli Stati Uniti per portare avanti nuovi programmi di ricerca missilistica e divenne il progettista responsabile del veicolo di lancio Saturn V, il super-propulsore che portò la missione Apollo sulla luna nel 1969. Nel 1975, Wernher, ricevette la National Medal of Science. Possiamo dire che il destino di quest’uomo è stato alquanto singolare. Dopo aver asservito il nemico e averlo fatto accanto a migliaia di poveracci che, invece, morivano e contemporaneamente cadevano nell’oblio, si consegnò agli americani e iniziò una seconda folgorante carriera.

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Perché buttare via le sue compentenze se potevano essere utili all’umanità? Questo il quesito che ci si pone davanti alla sua biografia esposta proprio all’interno del centro di documentazione di Mittelbau Dora. La mia risposta, un po’ di pancia, è che si possono salvare le competenze, ma non è necessario salvare la persona. Si poteva utilizzare Wernher fino a quando tornava utile, poi si poteva farlo sparire nel nulla, in una prigione qualsiasi… La mia simpatia e la mia medaglia, se ne avessi da distribuire, vanno, invece, a individui come Andrè Laorche, uno dei pochi sopravissuti di Mittelbau Dora che così ricorda la sua esperienza:

Io mio malgrado divento saldatore dell’arco. Il lavoro consiste in 12 ore passate a saldare sulla carcassa della V1 dei pezzi per unire due elementi di fusoliera, lavoro delicato e preciso. La mia ignoranza nel mestiere e il mio poco zelo nel realizzare un lavoro corretto, fanno in modo che le saldature siano le une più imperfette delle altre. Mi chiedo se questi V1 abbiano mai volato. Sicuramente non hanno mai raggiunto Londra.

Andrè Laorche

Chissà se la missione sulla Luna è servita a qualche cosa, di sicuro, invece, l’inesperienza e la scarsa voglia di far bene di Andrè Laorche hanno salvato molte vite. Forse, me lo auguro, un giorno, a Londra, comparirà una sua statua. Bravo Andrè!

Morte nel fienile

Nell’aprile del 1945, con gli americani alle porte, iniziò l’evacuazione dei prigionieri dal campo. L’evacuazione avvenne con una lunga marcia di circa 250 chilometri. Durante il tragitto molti morirono per fame, per sfinimento e per le percosse ricevute. In 1.016 morirono a Gardelagen, più o meno a metà strada tra Berlino e Brema, a 170 chilometri da Mittelbau Dora. A Gerdelagen furono portati all’interno di un fienile dove era stata precedentemente impregnata la paglia con la benzina. In seguito fu appiccato il fuoco. Chi cercava di scappare venne fucilato. In pochi riuscirono a fuggire e lo fecero scavando una fossa con le mani, un cucchiaio e la disperazione. Questa storia sarà ricordata come il Massacro di Gerdelagen (di questo episodio trovate più informazioni, in inglese, a questo link). La vicenda di Gerdelagen ricorda quanto raccontato nel film The Reader, dove, la protagonista. interpretata da Kate Winslet, svolse proprio il ruolo di aguzzina durante le lunghe marce e partecipò all’uccisione dei deportati avvenuta, come a Gerdelagen, appiccando il fuoco a un fienile dove erano stati internati.

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