Estonia, 1968 – Arvo Pärt, Credo

Quando nel 1968 l’estone Arvo Pärt compose Credo, non solo dichiarò la sua nuova visione religiosa, ma diede voce a un’intera nazione, l’Estonia, che dal 1944 subiva l’occupazione sovietica…

Nel momento in cui il coro esplose, accadde una cosa incredibile. Ci guardammo, qualcuno con la mano davanti alla bocca, come bambini al tempo stesso spaventati e eccitati. Rimanemmo seduti! Anche se avevamo già capito che quella era la fine del comunismo e del materialismo, il ritorno alla nostra identità.

Da Anime Baltiche di Jan Brokken, commento di un partecipante alla prima dell’opera del 16 novembre 1968 nell’auditorium di Tallinn.

Ho scoperto Arvo Pärt per pura casualità. Nel disco della Deutsche Grammophon intitolato Credo, disco che ascolto con sorprendente regolarità, dopo la Fantasia Corale di Ludwig Van Beethoven, motivo dell’acquisto, inizia Credo, il brano per pianoforte, coro e orchestra di Arvo Pärt. Lo ascoltai inizialmente con scarso interesse e archiviai il brano come una semplice curiosità, una cosa in più che sarebbe rimasta dormiente nella mia discografia.

Tempo dopo, ascoltando altre opere di Arvo Pärt, come Fur Alina, Spigel in Spigel o Tabula Rasa, poiché così distanti musicalmente da quella prima esperienza con il compositore estone, rimisi Credo nel lettore audio per cercare un nesso. In realtà, non trovai alcuna relazione (né tematica, né espressiva, né stilistica) se non nel nome del compositore: almeno, così, mi sembrò. Ancora una volta archiviai il brano…

La Via Baltica, la catena umana che il 23 agosto 1989 unì due milioni di persone: da Vilnius a Tallinn, insieme, per chiedere la libertà dal regime sovietico.
La Via Baltica, la catena umana che il 23 agosto 1989 unì due milioni di persone: da Vilnius a Tallinn, insieme, per chiedere la libertà dal regime sovietico (Foto: Wikimedia Commons)

Dopo un po’ di tempo, sono venuto a conoscenza della storia moderna dell’Estonia che fu occupata tre volte a seguito della breve indipendenza pst-bellica (1922 – 1940). L’ultima occupazione durò 47 anni: terminò solo nel 1991, quando gli estoni ottennero l’ambita indipendenza dall’Unione Sovietica attraverso quella che sarà denominata la Rivoluzione Cantata.

Scopro allora che il 1968, anno della composizione di Credo, in Estonia, fu un altro anno di collettivizzazione e russificazione forzate: la religione era bandita, c’era il materialismo fatto di cemento (come quello del Linnahall) e di ferro e il ferro aveva per lo più la forma di Lenin immobilizzata nelle statue che anche nella piccola nazione baltica sorgevano ovunque. La censura eliminava ogni messaggio non allineato al pensiero unico.

Riascolto Credo e questa volta concentro l’attenzione sul coro e sul breve testo:

Io credo in Gesù Cristo. Voi avete udito che fu detto: occhio per occhio e dente per dente: ma io vi dico, non resistete al malvagio. Credo.

Matteo 5: 38-39

Decisamente un testo non allineato. Ma, non si trattò solo di questo. In Credo esplode anche una sconvolgente sezione dodecafonia che è l’arma che Arvo scelse subdolamente e con una certa arroganza di utilizzare contro il regime. Il regime reagì, ma le conseguenze non sono rilevanti. Ciò che conta è che in quel brano un intero popolo finì per riconoscersi: un popolo esasperato e desideroso di riconquistare la libertà. Questa volta e per questa ragione non archivio il brano.

Credo è una composizione estatica che da a chi l’ascolta la pelle d’oca, dalla prima deflagrazione del coro fino al placarsi dell’ultima nota; è breve, potente, trascinante anche per chi non crede

Da Anime Baltiche di Jan Brokken

Credo è una decomposizione e, poi, ricomposizione con l’aggiunta del cantato, del preludio nr. 1 in Do maggiore di Johann Sebastian Bach interrotto da una selvaggia e violenta sezione dodecafonica che trasforma l’orchestra sinfonica in un enorme ensemble di improvvisatori free jazz. Poi, di nuovo e finalmente, ritorna Bach. Il coro, in chiusura, ripete tre volte “Credo“. Almeno così, in sintesi, penso di poter descrivere il brano.

Il compositore estone Arvo Pärt
Il compositore estone Arvo Pärt

L’ordine, l’armonia e la fede sono state interrotte dal caos, ma poi, di nuovo, tornano le note del preludio di Bach e con loro il coro e con il coro l’ordine, l’armonia e la fede. Credo.

La prima di Credo, eseguita il 16 novembre 1968 nell’auditorium di Tallinn, creò non pochi guai a Arvo Pärt. Le autorità cominciarono a perseguitarlo e a censurare le sue composizioni. Il compositore si chiuse in un silenzio che terminerà solamente alla fine degli anni settanta (a tornare sarà l’Arvo del primo tintinnabuli…). La Radio estone giustificò la censura dicendo che il brano richiamava alla mente Gesù Cristo. Non solo Gesù Cristo, ma in Credo c’è anche la serie dodecafonica che l’establishment sovietico considerava come la quintessenza della decadenza occidentale. Per cinque anni Arvo rimase senza lavoro, ma, come dicevo, le conseguenze non sono rilevanti, tutto era già cambiato…


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