Yerevan, Armenia – Appunti di viaggio

Yerevan è una delle città più antiche al mondo, l’eredità storica, tuttavia, non si può vedere. Ciò che si vede è una città di impianto sovietico con grandi viali, grandi parchi e architetture monotone caratterizzate dall’onnipresente colore rosato della pietra arenaria di cui il paese è ricco. Coerente, ma anche straniante. Non mancano, in ogni caso, molte attrazioni e una imprevedibile vitalità. Seguiteci nel nostro viaggio nella capitale armena …

La stessa valigia, arrivo a Yerevan

Per raccontare le dinamiche di una città e il carattere dei suoi abitanti conviene far riferimento a cosa accade durante le immancabili disavventure. All’ultima fermata del nostro marshutka, l’autobus collettivo in uso sia in Georgia che in Armenia, alla fine del viaggio da Tbilisi a Yerevan, una signora anziana non trova più la sua valigia. Ne trova un’altra simile, ma non è la sua. Persa. In realtà, la cosa non ha sollevato molto clamore; sono, invece, partite articolate e incomprensibili discussioni e svariate telefonate, poi siamo tutti tornati indietro di qualche chilometro. In una delle precedenti fermate ci aspettava una coppia di anziani che erano in viaggio con noi nello stesso marshutka e con in mano la valigia che per sbaglio avevano portata via confondendola con l’altra. Risolto. Quando si compra il biglietto, tuttavia, non si rilascia nessuna informazione, né nome e cognome e neppure il numero di cellulare. Come avranno fatto? Boh! Fatto sta che questa disavventura ci ha chiarito subito quanto in questo paese le persone siano estremamente pratiche e capaci di arrangiare soluzioni anche in situazioni così complicate. Abbiamo anche capito che qui è necessario farsi trasportare senza guardare l’orologio perché buona parte della giornata se ne va in attesa che il mezzo di trasporto parta o faccia delle deviazioni che più spesso riguardano consegne di prodotti vari.

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Yerevan, palazzo in stile modernista sovietico (Foto: Looking for Europe 2015)

Alexander Tamanyan

Yerevan o Erevan non è una città di fondazione, ma come tale appare. Il suo centro è stato progettato tramite un intervento unitario e con una precisa conformazione geometrica che si sviluppa a partire dalla imponente Piazza della Repubblica. Imponente, ma scandita da edifici uno uguale all’altro e nell’insieme insignificanti.

Yerevan è una città di impianto sovietico: il suo centro è stato interamente riedificato negli anni venti e, successivamente, è stato circondato da quartieri intensamente edificati con le anonime costruzioni tipiche dell’edilizia popolare sovietica, i soviet block: gigantesche e ripetitive strutture realizzate in cemento armato che il tempo ha reso inevitabilmente e irrimediabilmente decadenti. Solo in tempi più recenti si sono aggiunti alcuni alti palazzi in stile eclettico che non aggiungono alcun valore architettonico all’insieme. 

Yerevan è una città poco attraente, almeno, questa è stata la mia impressione, ma vale comunque la pena sperimentarne i percorsi unrbani e, attraverso l’insolito e un po’ sterile mix architettonico, guardare il monte Ararat, magari risalendo la scalinata del Cascade.

L’architetto che diede a Yerevan l’attuale caratterizzazione architettonica e urbanistica e che progettò tutti principali edifici e piazze fu Alexander Tamanyan. La sua opera è stata così apprezzata che ancora oggi rappresenta un preciso e insindacabile riferimento per tutto ciò che viene edificato nell’area centrale.

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Yerevan, Piazza della Repubblica (Foto: Looking for Europe 2015)

Il Forte delle Rondini

L’Armenia è un po’ come certi luoghi della Germania o della Polonia: ci si può andare per innumerevoli ragioni, ma non si può escludere dal viaggio una visita dedicata alla memoria del drammatico passato che ha accomunato questi e altri paesi. A Yerevan l’imponente Memoriale del Genocidio Armeno e l’annesso centro documentazione, rappresentano la destinazione ideale per ricordare il genocidio o, se si preferisce, il massacro degli Armeni. Si tratta di un complesso monumentale, suggestivo e straordinariamente concreto.

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Il Memoriale del Genocidio Armeno (Foto: Looking for Europe 2015)

Il Memoriale del Genocidio Armeno è innanzitutto un luogo di pellegrinaggio. Il suo scopo è quello di aiutare gli Armeni e ogni altro viaggiatore a ricordare e commemorare tutte le vittime del massacro perpetrato tra il 1915 e il 1923. Il monumento è stato eretto tra il 1966 e il 1967 nell’alta collina denominata Dzidzernagapert o Forte delle Rondini. Durante la visita troverete la spiegazione del significato della stele appuntita che misura in altezza 44 metri, delle dodici lastre di cemento rivestite di pietra e poste una accanto all’altra a disegnare una circonferenza e del fuoco eterno che brucia al centro del perimetro. La valenza simbolica di questi elementi e la loro contestualizzazione li rende a tal punto evocativi che i visitatori assumono naturalmente un comportamento rispettoso e commosso.

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Il Memoriale del Genocidio Armeno (Foto: Looking for Europe 2015)

Prassi vorrebbe che ai lati della piastra dove brucia la fiamma eterna vengano depositate delle rose in memoria dei morti. Durante la nostra visita un gruppo di viaggiatori italiani particolarmente ispirati e seguendo l’indicazione della loro guida, ha accuratamente disposto i fiori dopo una lunga preghiera.

L’architettura del memoriale è anche una delle espressioni più celebrate dello stile architettonico modernista sovietico. Fu eretto proprio su concessione delle autorità della URSS che a seguito di un’imponente manifestazione tenutasi nel 1965 in occasione del cinquantennale dal massacro, vollero concedere agli armeni un vasto luogo di commemorazione anche perché preoccupati per la crescente vocazione separatista. Il progetto fu realizzato dall’architetto autoctono Artur Tarkhanian. Il memoriale è illustrato anche nel libro fotografico di Frederic Chaubin, intitolato:  CCCP: Cosmic Communist Constructions Photographed

I sovietici avevano una ben comprovata vocazione per la realizzazione di spazi desolanti e concreti, vocazione che, in questo caso, ben si abbina alla natura e al significato del luogo.

Il complesso comprende anche un ampio parco denominato Parco della Memoria e un centro documentazione, il Museo del Genocidio Armeno, quest’ultimo inaugurato nel 1995. Al suo interno troviamo uno spazio ben progettato per accogliere e informare i visitatori. Fotografie, documenti e video raccontano nel dettaglio i massacri del 1896, del 1909 e poi il “genocidio” del 1915.

Yerevan sovietica

Non solo il memoriale posto nell’alta collina, ma tutta la città è decisamente caratterizzata dall’architettura sovietica. Entrando si attraversano interi quartieri formati esclusivamente dai soviet blocks che accolgono buona parte della popolazione della capitale (circa un milione di persone). Rarissime sono le nuove costruzioni. Per queste prevale lo stile eclettico che ancora deve evolvere verso quello moderno o post-moderno.

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Soviet block a Yerevan (Foto: Looing for Europe 2015)

Dall’invasione bolscevica del 1920 e fino al 1991, l’Armenia è stata parte della Repubblica Transcaucasica e poi, dal 1936, diventa la Repubblica Socialista Sovietica Armena. L’intero centro città venne costruito a partire proprio dal 1920. Ci si può dedicare con una certa soddisfazione all’architettura monumentale e poi a quella modernista sovietica anche se, non sarà possibile trovare alcun simbolo esplicito del regime dei soviet poiché tutte le statue e i monumenti commemorativi più espliciti sono stati abbattuti.

In Piazza della Repubblica, al tempo Piazza Lenin, ad esempio, sorgeva un’altissima statua di Lenin.  Il monumento fu smantellato nel 1990, un anno prima dell’indipendenza dall’Unione Sovietica, fatto questo, che la dice lunga su quanta era la voglia di disfarsi di un simbolo così ingombrante. La cosa curiosa è che, al suo posto, non troviamo la statua di chissà quale uomo di stato, filosofo o artista, bensì, uno schermo gigante dove chiassose immagini pubblicitarie stabiliscono che dell’epoca del socialismo forzato non è rimasta neppure una briciola di nostalgia.

Una cascata di cemento

La geografia di Yerevan è alquanto semplificata: per muoversi con facilità basta individuare l’asse centrale che parte dalla Piazza della Repubblica, passa per Piazza della Libertà, dove c’è il Teatro dell’Opera e raggiunge la monumentale scalinata Cascade. Quest’ultima è il luogo privilegiato della vita diurna della città. Qui ci sono molti caffè dove d’estate ci si può sedere per gustare una birra, un caffè armeno o una limonata. A Yerevan è inutile cercare un luogo appartato, non ve ne sono, qui, almeno, il traffico è interrotto dall’ampia piazza pedonale e da una immensa gradinata. Una gradinata che ha anche la forma di una cascata a più sbalzi con giardini pensili che ospitano all’aperto numerose sculture.

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Yerevan, la scalinata Cascade (Foto: Looking for Europe 2015)

Il monumento, già previsto nell’antico progetto di Alexander Tamanyan, è stato completato dopo l’indipendenza dell’Armenia e grazie al contributo di Gerald L. Gefesjian, un filantropo e collezionista d’arte appartenente alla diaspora armena che rilevò il progetto rimasto incompiuto. Grazie alla sua iniziativa, il Cascade è stato mirabilmente ripulito, adornato con aiuole lungo i due lati e l’intero complesso, compresi gli ampi spazi interni è stato trasformato in un museo e galleria d’arte moderna e contemporanea, il Cafesjian Center for the Arts. In cima al Cascade svetta il monumento eretto in occasione del cinquantesimo anniversario dei Soviet dell’Armenia. Forse perchè non così esplicita nella sua matrice politica e neppure così ingombrante, l’innocua stele è stata comunque conservata. 

Chi volesse salire nella sommità della Cascade, dovrà mettere in conto 572 gradini e 302 metri di dislivello, oppure, più semplicemente, potrà utilizzare le scale elettriche. Queste si raggiungono tramite l’ingresso posto sulla base a sinistra della scalinata e consentono innanzitutto di visitare i cinque livelli dove è disposta l’esposizione del Cafesjian Center for the Arts. Ricordate questa indicazione, perché 572 gradini sotto il cocente sole estivo armeno potrebbero rivelarsi fatali!

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Yerevan, dettaglio della Cascade (Foto: Looking for Europe 2015)

Victory Park e Madre Armenia

Se deciderete di risalire il Cascade, raggiungerete sommità il Victory Park dove potrete prendere atto della suggestiva statua di Madre Armenia. Si tratta di un monumento di tutto rispetto per  suoi 55 metri di altezza (la statua ne misura 20, il basamento 35) e parte della “serie” di opere realizzate in diversi stati durante l’epoca sovietica per onorare le madri del socialismo  Dopo la caduta del regime, le immobili “madri” sono state “rigenerate” nel loro significato simbolico per diventare le fiere madri protettrici delle rispettive nazioni.


Cafesjian Center for the Arts

Il nuovo Museo Gafesjian, allestito all’interno della struttura della Cascata, ospita una ricca collezione di opere d’arte e oggetti in vetro. La sua visita avviene salendo dall’interno i cinque livelli, poi, per ciascuno, si sale e si scende, si attraversa la fontana esterna, poi si torna indietro. Un po’ complicato, ma tutto a beneficio della possibilità di avere anche un ripetuto affaccio nei terrazzamenti del Cascade, anch’essi allestiti con statue e decorazioni artistiche. Tra le molte opere suggerirei di dedicare una certa attenzione al murale monumentale realizzato dal pittore Grigor Khanjyan, murale che fu commissionato per decorare il Cascade, ma che rimase incompleto al momento della morte dell’artista nel 2000.

Grigor Khanjyan (1926-2000), La Battaglia di Vardanank
Grigor Khanjyan (1926-2000), La Battaglia di Vardanank

La cosa interessante di questo murale è che racchiude in tre immagini più o meno tutta la storia dell’Armenia. Un Bignami pittorico che viene trattato con un rispetto e un’esaltazione forse anche eccessivi. In ogni caso ci si può perdere nelle mille figure rappresentanti ciascuna un’epoca, un evento, un regnante, un invasore, un santo e quant’altro possa aver segnato la storia dello stato caucasico.
Ci sono poi moltissime opere realizzate in vetro, la fotografia d’arte, Botero, che purtroppo non riesco mai a digerire, qualche interessante installazione e tante altre ottime ragioni per visitare questa galleria.

La piccola Persia

Fino al 1828 l’Armenia era territorio dominato dai persiani. Poi diventa parte dell’immenso Impero Russo. Non ci sono molti segni evidenti di questo lontano passato, Moschea Blu a parte. Questo magnifico luogo di preghiera fu costruito nella metà del settecento. Recentemente è stato ristrutturato con soldi iraniani nell’ambito di varie iniziative volte a confermare l’amicizia tra i due popoli. Oggi si presenta come un complesso religioso multifunzionale, accessibile senza alcuna difficoltà e alquanto interessante. La moschea serve come luogo di preghiera per gli islamici di confessione sciita e in particolare per la comunità iraniana di Yerevan. È l’unica moschea ancora presente a Yerevan e da quanto riesco a leggere, nell’intera Armenia. I lavori che a inizio Novecento portarono alla integrale ricostruzione della città, imposero l’abbattimento di sette delle otto moschee di Yerevan. Si salvò solo la Moschea Blu.

Yerevan
La Moschea Blu di Yerevan (Foto: CC, autore: Massanz 2015)

Durante la nostra visita pomeridiana abbiamo trovato tutto aperto e senza alcun controllo. Un signore ci ha chiesto da dove venivamo, poi, saputo che eravamo italiani, insieme alla moglie, ci hanno ringraziati per il nostro passaggio e ci hanno augurato una piacevole visita. Piacevole in ogni caso perché il giardino interno e i decori della cupola offrono la possibilità di una suggestiva divagazione dalla rigida architettura della capitale. Il complesso, oltre alla moschea comprende una libreria e una madrasa, il tradizionale collegio religioso islamico, composta da 28 piccole aule dove ricorre l’immagine, tra gli altri, di Khomeini. La moschea ha un solo minareto alto 24 metri.

Durante gli anni della dominazione sovietica, la moschea è stata privata della sua funzione di luogo di culto per diventare il museo di storia della città. È sempre sorprendente constatare come il comunismo sia riuscito a congelare prassi come quella religiosa che, subito dopo la sua fine, sarebbero state nuovamente praticate come se in settant’anni non fosse accaduto niente …

L’antico mercato al coperto

Di fronte all’ingresso della Moschea Blu, nel lato opposto del viale Mesrop Mashtots si trova l’antico mercato al coperto di Pag Shuka, nome che semplicemente significa, mercato al coperto. Chiamato anche Prospect Mall, ciò che colpisce è il suo ingresso con l’imponente facciata a arco decorata in stile art nouveau. Realizzato nel 1952 è considerato una delle architetture più importanti della città. Diciamo che essendo una delle poche costruzioni che non si ripetono nello stile monotono sovietico della città, si nota facilmente e si fa comunque apprezzare.

La cosa che fa un po’ storcere il naso è che il suo interno è stato recentemente trasformato in un anonimo centro commerciale. Per farlo hanno buttato giù l’antico capannone, ne hanno costruito uno anonimo e ci hanno ficcato dentro i soliti punti vendita fatti come ovunque sono fatti. Per questo c’è un po’ da recriminare. Da un lato questa modernizzazione non regge la concorrenza dei mega centri commerciali nati all’esterno del centro città, dall’altro è stata interrotta una tradizione di bancarelle stile suk arabo o bazar turco che, invece, oggi potrebbe attirare molti turisti. Seguendo questo link potete approfondire la recente storia del Pag Shuka.

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Pacchetti turistici

I pacchetti turistici vanno a ruba. Non c’è né bisogno, ma in ogni caso, i turisti preferiscono appoggiarsi alle agenzie locali per visitare i dintorni di Yerevan. Dintorni che più o meno corrispondono all’intera piccola nazione caucasica. La ragione è che comunicare è molto complicato perchè in Armenia, la seconda lingua è il russo, i turisti sono pochi e i mezzi pubblici di trasporto sono pressoché inesistenti. In ogni caso, muoversi a Yerevan e in Armenia è sorprendentemente semplice. Basta comunicare le mete a un tassista e per cifre realmente irrisorie ci si può far trasportare ovunque con la libertà di scegliere dove andare e quanto restarci. Oltre ai taxi ci sono gli onnipresenti marshutka che sono i minibus privati tipici delle tre nazioni caucasiche. Molte sono le stazioni di partenza che dipendono dalla direzione della loro destinazione. La migliore risorsa sul web che ho trovato per avere un quadro completo delle varie possibilità è su questo link. La metropolitana è minimale, ma funzionale, anch’essa eredità del regime sovietico che qualcosa di utile, in fondo in fondo, ha lasciato a questo paese. Non c’è ragione per affidarsi ai tour organizzati che come dicevo hanno dei costi veramente proibitivi e spesso richiedono delle vere e proprie alzatacce.


LETTURE SUGGERITE

Il miraggio della libertà. Storia del Caucaso

In viaggio coi Marshrutka. Da Baku a Yerevan nelle terre dell’Orda d’oro

Imperium

Armenia di Gilbert Sinoué

CCCP: Cosmic Communist Constructions Photographed di Frederic Chaubin


LINK

Modern Genocide: The Definitive Resource and Document Collection

Sito ufficiale del Cafesjian Center for the Arts

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10 thoughts on “Yerevan, Armenia – Appunti di viaggio

  1. Ho visitato Yerevan quest’estate e nel tuo post ritrovo molte delle cose che ho visto ben commentate … ottimi spunti e come giustamente dici, non è proprio il caso di fare un viaggio organizzato per raggiungere Yerevan e le altre mete dell’Armenia.

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  2. Anch’io sono stato in Armenia nel 2015. Ho ritrovato molto di quello che hai detto… se dovessi sintetizzare fino alla frase fatta la mia impressone di Yerevan è quello di enorme cattedrale nel deserto. C’è un abisso fra le steppe dell’Asia (le prime che ho visto, e finora le uniche, sarà per questo che mi hanno impressionato) e le città di provincia, piene di militari e di contadini e questo angolo di occidente (o di Russia, che comunque è molto più occidentale). Mi sono accorto anche di un’altra cosa: dietro i palazzoni, a cercare bene, si trovano resti della vecchia Yerevan, una chiesa antichissima e angoli cadenti e dimenticati malamente nascosti.

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    1. Molte grazie del commento. Yerevan lascia un po’ basiti forse anche perché quando si parla di Armenia ci si aspetta qualcosa di antichissimo, mentre arrivando nella sua capitale (o in qualsiasi altra località) si scopre che il grosso dell’edificato è di matrice sovietica … beh, comunque anche questa ha un suo fascino, o, almeno, predispone alla ricerca di antiche tracce nascoste, tracce che, forse, in altre città lascerebbero indifferenti … mille grazie!

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    1. Si Giulia, abbiamo fatto numerose visite … il monastero di Noravank è quello che ci ha maggiormente colpiti (si raggiunge tranquillamente da Yerevan in taxi/bus collettivo), ugualmente quello di Khor Virap, quest’ultimo è anche posto nella più stretta prossimità con il monte Ararat (si trova, tra l’altro, lungo la via per Novarank). C’è poi quello più celebre di Geghard, che è decisamente interessante (occhio che li è facile avere un svolta mistica …). Abbiamo visto anche altri monasteri, ma questi tre sarebbero ampiamente bastati … fai buon viaggio (e scrivi liberamente se pensi possa darti altre informazioni) … ti invidio … mannaggia …

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      1. Grazie per le info! A me piacerebbe fare Novarank e Khor Virap in un giorno, purtroppo non abbiamo tantissimo tempo a disposizione, in Armenia. Secondo te è fattibile? Purtroppo ricordo l’anno scorso nella Georgia occidentale la condizione delle strade e non era sempre ottimale. Però che posti fantastici… 🙂

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      2. Un giorno sarà ampiamente sufficiente … a Yerevan, vai dove ci sono più tassisti in sosta (ossia ovunque …) e chiedi di portarti a Novarank e Khor Virap … il prezzo sarà accettabile e durante il tragitto potrai dire all’autista di rallentare. Pagherai di più di un taxi/bus collettivo, ma quelle 10,00/20,00 euro in più ti permetteranno di fare la tua visita in tranquillità (e magari un magnifico pranzetto nel ristorantino posto in prossimità del monastero di Novarank). Occhio che comunque dalle fermate degli autobus ai monasteri bisogna prendere i taxi …

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      3. Bello, non vedo l’ora di partire! Sì, avevamo inizialmente pensato di prendere una marshrutka ma penso che alla fine opteremo per il taxi. Grazie mille per le dritte, ti farò sapere 🙂 un saluto, buon fine settimana!

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