L’infanzia di Ivan – Film, Russia (USSR)

Scrivere di un film di Andrej Tarkovskij non è semplice. Non è semplice perché l’opera del regista sovietico richiede una certa preparazione e una rodata capacità analitica: il suo cinema, tuttavia, è a tal punto europeo che non può mancare una sua citazione anche in questo blog. Provo, pertanto, a descrivere il magnifico lungometraggio L’Infanzia di Ivan.

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Il regista Andrej Tarkovskij (Foto Wikimedia Commons, autore Festival de Cine Africano de Cordoba)

Il film, il titolo originale è Ivanovo Detstvo, esce nel 1962 ed è il primo lungometraggio del regista russo: primo di una serie non molto articolata perché Tarkovskij è stato poco prolifico e ha realizzato unicamente sette film. Solo nell’Infanzia di Ivan il regista si riferisce direttamente alla storia e in particolare alla storia moderna del suo paese che, a quel tempo, era più di una nazione, era l’immenso Impero Sovietico. La sceneggiatura è tratta liberamente dal romanzo intitolato Ivan dello scrittore russo Vladimir Bogomolov.

Come il romanzo, anche il film non ha un carattere documentaristico: non ci sono specifici riferimenti alle circostanze belliche che costituiscono l’ambientazione della storia narrata: Tarkovskij è interessato a promuovere un messaggio universale non a descrivere un preciso evento. Possiamo solo dedurre che, quanto rappresentato, si svolge  lungo le coste dell’immenso fiume Dniepr, in Ucraina, durante l’inarrestabile avanzata sovietica a spese dell’esercito del Terzo Reich e più in generale della politica imperiale di Hitler. In particolare, possiamo ipotizzare che quanto narrato si svolga durante le giornate che precedettero l’offensiva della Armata Rossa che presto riuscirà nell’impresa di superare l’ostacolo naturale e di conquistare importanti e risolutive teste di ponte nel versante occidentale. Anno 1943.

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Il protagonista è il giovane Ivan che vede morire i genitori durante il conflitto e che si offre come volontario per compiere missioni esplorative al di là del Dniepr, in territorio nemico. Ivan attraversa il fiume con una chiatta, si muove di nascosto dietro le linee nemiche, raccoglie informazioni sulla dislocazione delle compagnie tedesche e sui loro armamenti, quindi le riporta  all’Armata Rossa. I suoi contatti sono il colonnello Grjaznov e il capitano Kholin, che si prendono cura di lui al punto che, il primo, si decide a adottarlo quando la guerrà sarà terminata e, nel frattempo, cercha, anche se inutilmente, di allontanarlo dai rischi delle sue imprese.

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Vediamo da lontano e in un’unica sequenza i militari della Wermarcht. Il film mostra quasi esclusivamente quanto accade tra le fila dell’esercito sovietico e poi lungo i margini paludosi del Dniepr. Solo una scena si svolge lontano dal fronte facendoci vedere lo stato di devastazione causato dal conflitto in un piccolo paese dell’Ucraina. Ci sono anche alcuni flashback che ci descrivono la vita di Ivan prima della guerra; una vita felicemente trascorsa insieme alla sua famiglia e ai suoi amichetti. In questi ricordi, le rive del fiume sono il luogo dove, con la madre, prendeva il sole e giocava spensierato. Poi arriva la guerra e con essa, la tragica e improvvisa fine della sua infanzia.

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Ivan è coraggioso e tenace, quando viene obbligato a lasciare il fronte per riparare nelle retrovie, fugge e torna indietro chiedendo di attraversare nuovamente il fiume per una nuova missione esplorativa. Al contrario di quanto ci potremmo aspettare da un film sovietico, tuttavia, Ivan non è un ammirevole eroe che combatte per il suo popolo. Il protagonista è psicologicamente disturbato e la sua volontà di agire è determinata dal desiderio di colpire chi gli ha tolto tutto non di combattere per la libertà del suo popolo. Ivan diventa l’eloquente espressione delle inevitabili storture che la guerra comporta sulle persone.

Se negli anni sessanta l’eccessiva estetizzazione e l’uso di un linguaggio irreale e onirico, poteva far suscitare, come accadde, molte critiche, oggi dobbiamo confrontare questo film con quella che è l’iperestetizzazione imperante nel cinema contemporaneo di narrazione delle drammatiche vicende storiche del Novecento. Solo così possiamo valutare l’Infanzia di Ivan in modo appropriato, distinguendo l’uso fine a se stesso di elaborate soluzioni visive e il suo impiego per rendere più “espressivi” momenti particolarmente evocativi e simbolici così come accade nella prima opera del regista russo. Mirabile la scena che coinvolge Kholin e la giovane responsabile dell’unità medica Masha. Scena che definisce il momento più lirico e esteticamente coinvolgente del film.

L’Infanzia di Ivan non è un film di guerra, ma un film sulle conseguenze della guerra. Poco conta se siamo sulle rive del Dniepr o, come alcuni riportano, sulle rive del Volga. Il nemico non si vede; vediamo, invece, gli effetti del sue azioni che potremmo collocare in qualsiasi altro contesto di violenza.

Nel 1962, L’Infanzia di Ivan vinse il Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia. Il premio venne assegnato ex aequo al film italiano Cronaca Familiare di Valerio Zurlini. Nel video della premiazione si nota una certa freddezza da parte del pubblico nell’accolgiere la notizia del Tarkovskij vincitore. Ci furono, infatti, alcune polemiche e a queste fece seguito anche una lettera aperta in difesa del lavoro del regista russo del filosofo francese Jean-Paul Sartre. Una vicenda tanto curiosa, quanto fortemente ancorata nel clima politico e ideologico dell’epoca.


SCHEDA DEL FILM

71tK9YnvOQL._SL1024_Regia: Andrej Tarkovskij
Attori principali: Nikolai Burlyayev/Ivan,
Valentin Zubkov/capitano Kholin, Yevgeni Zharikov/Galtsev, Valentina Malyavina/Masha
Anno: 1962
Durata: 95 min.
Produzione: Unione Sovietica
Disponibile in italiano: si

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