Vilnius, Lituania – appunti di viaggio

Vilnius, la capitale della Lituania, è una città decisamente originale, accogliente, ricca di spunti e in continua trasformazione. Vilnius è una destinazione che consigliamo …

Il centro d’Europa, o quasi …

Vilnius, sino a pochi anni fà era un centro urbano decadente. Oltre alla dominazione sovietica e ai suoi ricorrenti effetti di degrado sociale e economico, la città ha risentito anche di un lento e faticoso processo di modernizzazione. Diversamente dagli altri due stati baltici, infatti, la Lituania non ha avuto uno slancio economico così improvviso e sostenuto a seguito della raggiunta indipendenza (1991). Anche la sua adesione all’euro è stata tardiva e si è realizzata solo nel 2015. Oggi, tuttavia, la città ha finalmente completato il processo di “rigenerazione” e lo possiamo constatare in ciascun quartiere, anche in quelli residenziali periferici.

Il riordino della città è avvvenuto anche grazie all’attività di un sindaco, giovane, intelligente e visionario: Arturas Zuokas. Tutti abbiamo visto le immagini particolarmente significative, di Arturas alla guida di un carroarmato che letteralmente schiacciava un’automobile posta in divieto di sosta. Qualche mese dopo, lo abbiamo visto sorridente lungo le vie, in perfetto ordine, della città. Ecco, forse è giusto partire da qui, dalla riuscita trasformazione di una città relitto in una capitale moderna e funzionale. Trasformazione che non ha dimenticato l’impiego di formule innovative, ironiche e, comunque, efficaci.

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Il centro geografico d’Europa, posto a 20 chilometri a nord di Vilnius (Foto: Wikimedia Commons, autore: Wojsl)

In fondo, Vilnius aveva anche una certa responsabilità verso l’intero vecchio continente. Non poteva certo sfigurare proprio il luogo che risulta posto nel centro geografico d’Europa. Per amor di precisione, il punto esatto è stato calcolato a venti chilometri a nord della città, ma si tratta di una sciocchezza considerando le svariate migliaia di chilometri che separano il Portogallo dagli Urali.

Miracolo nella Piazza della Cattedrale

L’ampia piazza dove sorge la Cattedrale dei Santi Stanislao e Ladislao è il punto di riferimento ideale per iniziare il tour della capitale. La cattedrale non è particolarmente attraente presentandosi con un’architettura tozza e all’interno decisamente austera. Il campanile, posto a una notevole distanza dall’edificio religioso, ha una forma insolita che curiosamente ricorda quella di un faro. In ogni caso, l’imponente mole del complesso lo rende un sicuro riferimento.

L’ampia piazza è un luogo molto frequentato e qui si svolgono gli eventi cittadini più importanti. Anche l’evento degli eventi che coinvolse tutte le tre repubbliche baltiche ebbe inizio proprio dalla Piazza della Cattedrale

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Vilnius, la Cattedrale dei Santi Stanislao e Ladislao (Foto: Dage 2014)

Il 23 agosto del 1989, la rivoluzione baltica, la cosiddetta Rivoluzione Cantata, ebbe uno dei suoi momenti più significativi: si trattò della catena umana che da Vilnius proseguì ininterrotta sino a Tallinn, in Estonia, a seicento chilometri di distanza. Parteciparono due milioni di persone, più di un terzo della popolazione, invocando la liberazione dalla illegittima occupazione sovietica. Mano nella mano, cantando, diedero vita a un evento a tal punto imponente che gli imbalsamati esponenti del regime sovietico non poterono che restare a guardare letteralmente basiti. Nella Piazza della Cattedrale una mattonella segna simbolicamente il punto dove la catena umana ebbe inizio. Non si può indicare dove è posta perché la tradizione vuole che il visitatore la deve cercare e, poi, una volta trovata, può persino ottenere la soddisfazione di un desiderio; per questo, basterà esprimerlo e, poi, compiere tre giri su se stessi a occhi chiusi. Una simpatica tradizione che mantiene vivo il ricordo di un evento pacifico e commovente. L’iscrizione sulla mattonella riportata la parola Stebuklas che significa, miracolo.

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La Via Baltica (Foto: Wikimedia Commons)

Sempre nella Piazza della Cattedrale, una statua in bronzo poggiata su un basamento in marmo alto tre metri e mezzo, ricorda il fondatore della capitale lituana: il mitologico Gran Duca Gediminas.

Nella prima metà del XIV secolo, Gediminas, ripercorrendo gli eventi di un suo complicato sogno che lo voleva alle prese con un lupo particolarmente sfuggente, fondò Vilnius a partire dalla Torre di Gediminas che ancora oggi rappresenta il landmark della città. La postura di Gedeminas immortalata nella statua è particolarmente insolita, sembra stia camminando a tentoni per evitare l’inciampo. Originale e curiosa, la statua fu realizzata nel 1996.

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Statua di Gediminas presso Piazza della Cattedrale (Foto: Dage 2014)

A est della Piazza della Cattedrale

D’estate, passeggiare all’interno del Bernardine Park è una delle esperienze più suggestive da fare a Vilnius. Qui si trovano splendidi giardini, fontane, parchi giochi e panchine per sedersi lungo il corso d’acqua Vilnia. Il nome Bernardine deriva dalla omonima chiesa posta all’ingresso del parco. È questo il luogo ideale per una pausa, uno spuntino o semplicemente per godere di una bella giornata di sole. Accogliente e molto animato, il Bernardine Park è perfettamente collocato tra il centro storico e due mete che richiedono una visita: la Collina delle Tre Croci e il quartiere Užupis .

Attraversando il Vilnia e poi seguendo lungo un sentiero, si sale sulla Collina delle Tre Croci (Trys Kryžiai): da qui si può godere di un magnifico panorama della città e si può vedere da vicino il monumento in stile modernista che rappresenta tre croci bianche. Come accade in tutte le nazioni dell’ex Unione Sovietica, anche qui i simboli religiosi sono espressione non solo della fede, ma anche della resistenza di un popolo alla sottomissione al regime che cercò di imporre il materialismo come esclusiva forma di pensiero. Guardare questo monumento significa sopratutto celebrare la vittoria di un popolo e della sua imperitura fede cristiana. Raggiungerlo significa compiere un breve pellegrinaggio, pellegrinaggio che avviene in solitudine perché in pochi decidono di salire sulla Collina delle Tre Croci preferendo la più comoda salita sulla vicina Torre di Gediminas.

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Vilnius, Collina delle Tre Croci (Foto: Looking for Europe)

Il monumento in cemento fu eretto nel 1916, durante l’occupazione tedesca nel corso della prima guerra mondiale. Fu eretto nel luogo, dove, secondo la leggenda, sei secoli prima, vennero decapitati sette monaci francescani. Colpevoli di questa scellerata azione furono i pagani locali anche se vi sono più versioni su come andarono le cose. In ogni caso, qui, nel 1636, furono poste a memoria, tre croci di legno che vennero poi sostituite dal monumento in cemento. Nel 1950 le autorità sovietiche fecero abbattere il monumento utilizzando cariche dinamitarde. Nel 1989, quando l’indipendenza della Lituania era prossima a realizzarsi, il monumento venne immediatamente ricostruito. La sua storia, per la verità, è un po’ più complicata, ma basterà sapere che si tratta di un simbolo particolarmente caro al popolo baltico e che qui, con le croci, si scherza poco, come testimonia anche la celebre Collina delle Croci nei dintorni di Siauliai.

Volendo scoprire un lato inatteso della città, mantenendo, tuttavia, non troppo alte le attese, si può decidere di fare due passi all’interno del quartiere Užupis. Questo è il luogo ideale per una sosta e per prendere atto di un’iniziativa sicuramente suggestiva: quella di creare una piccola repubblica informale fondata e amministrata da artisti. Un’iniziativa che dal 1997, fa di quest’area la risposta Lituana al più celebre quartiere Christiania di Copenaghen. Užupis significa semplicemente “l’altro lato del fiume”. Al suo interno regna la quiete, la street art, le galleria d’arte e alcuni caffè dove sostare placidi e incuriositi dal contesto.

Tutti hanno il diritto di morire ma non è un obbligo

Tutti hanno il diritto di fare errori

Tutti hanno il diritto di essere unici

Tutti hanno il diritto di amare

Tutti hanno il diritto di non essere amati

Tutti hanno il diritto di essere mediocri e sconosciuti

Tutti hanno il diritto di oziare

Alcuni articoli della Costituzione di Užupis

Il giorno della proclamazione della neonata repubblica, il 1° aprile, la dice lunga sul desiderio dei suoi padri fondatori di non prendersi troppo sul serio; l’idea era di trovare un tema comune per risollevare le sorti di un quartiere finito per molte ragioni in disgrazia. Passeggiando al suo interno si può leggere la costituzione incisa su una serie di targhe affisse in un muro di Paupio Street. La costituzione è stata tradotta in numerose lingue, italiano compreso. Ironico e intelligente, questo testo è una vera e propria installazione artistica.

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Vilnius, presso il quartiere di Uzupis (Foto: Wikimedia Commons)

In origine, Užupis era un’area marginale della città dove vivevano prevalentemente ebrei dediti all’artigianato e alla molitura dei cereali. Era anche il quartiere delle prostitute conosciuto come “quartiere bordello”. Durante l’occupazione tedesca della città, l’intera comunità ebraica fu sterminata lasciando l’area in stato di abbandono. Durante l’occupazione sovietica, Užupis finì per accogliere prevalentemente sfaccendati, ubriaconi, gente dedita al malaffare, senzatetto e, nuovamente, le prostitute. I sovietici distrussero l’ultima memoria del trascorso ebraico del quartiere, l’antico cimitero ebraico. Durante gli anni novanta, dopo la riconquistata indipendenza della Lituania, si insediarono molti artisti attirati dal basso costo delle residenze e dalla possibilità di partecipare a una comunità sempre più stimolante. Il 1° aprile del 1997 un gruppo di intellettuali e di artisti proclamarono l’indipendenza del quartiere dal resto della città fondando la Repubblica Indipendente di Užupis. Il gruppo era guidato dal regista e musicista Romas Lileikis. La trasformazione del quartiere ha dato il via a una più ampia riqualificazione che ha coinciso con un generale miglioramento delle condizioni di vita della città e del paese baltico. Oggi a Užupis si svolgono numerose mostre d’arte contemporanea, qui ha sede un famoso festival di moda e si tengono numerosi concerti e altri importanti e originali eventi.

A sud della Piazza della Cattedrale, i ghetti

I due ghetti, il Ghetto Vecchio e il Ghetto Nuovo, uno adiacente all’altro, costituiscono l’area più caratteristica e vivace della città. Qui si trovano numerosi locali, ristoranti, pasticcerie che ricordano l’antica tradizione prussiana, botteghe dei tipici abiti in lino, librerie e in generale i negozi più autentici del centro di Vilnius. Nel Ghetto Vecchio i vicoli acciottolati formano un complicato dedalo che offre un perfetto contrappunto agli ampi viali che caratterizzano il resto della città. Si percepisce un generale senso di rinascita che qui si manifesta nelle molte proposte dei giovani commercianti. Si percepisce anche un leggero straniamento certamente dovuto al tormentato passato di quest’ampia area …

Alcune mete all’interno dei due ghetti richiedono una menzione e un invito a sceglierle perché particolarmente caratteristiche. Iniziamo da Šnekutis, un locale frequentatissimo che offre birra locale e piatti incredibilmente sostanziosi a prezzi irrisori. Trovate questo piccolo paradiso nel Ghetto Nuovo in via Mikalojaus al numero 15 a soli trecento metri dalla Piazza del Municipio.

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Vilnius, Snekutis (Foto: CC, autore Bernt Rostad)

Nel Ghetto Vecchio ci siamo letteralmente innamorati del Mint Vinetu. Si tratta di una caffetteria che è anche un negozio di libri e dischi usati e di alcuni curiosi prodotti locali. Quieto e pacifico, il locale offre dei divanetti che richiedono una sosta prolungata e fatta di molte letture sorseggiando un tè in pieno relax. Ci siamo andati e poi ci siamo tornati anche perché gli altri locali del centro città tendono a essere spesso anonimi nella loro ricerca di uno stile moderno. In seguito, una nostra amica di Vilnius, ci ha voluti portare nel suo locale preferito e così ci siamo tornati una terza volta! Lo trovate in via Šv. Ignoto 16. Mint Vinetu significa “Menta Winnetou” …

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Vilnius, una delle molte curiose proposte del Mint Vinetu (Foto Dage: 2014)

Nel Ghetto Nuovo, percorrendo la via Rūdninkų si possono trovare alcuni curiosi negozi di abiti usati rimessi a nuovo e impreziositi: una tradizione molto consolidata a Vilnius. Lungo la stessa via, al numero 20, trovate il negozio di dischi e libreria più rinomato della città, il Rūdninkų knygynas.

L’Olocausto e la Casetta Verde

Prima dell’occupazione nazista (1941 – 1944), a Vilnius vivevano più di 100.000 ebrei, poco meno della metà della sua popolazione. Oggi se ne contano appena 4.000. Nei primi decenni del ‘900 erano attive 110 sinagoghe, oggi solo due. Durante l’occupazione, gli ebrei furono deportati nei due ghetti della città e, in seguito, sterminati (vi vedano ad esempio i fatti di Ponary). Melto attive nella esecuzone del massacro furono anche le unità della locale polizia lituana, la Ypatingasis Būrys. I numeri, i metodi e le volonterose complicità nazionali sono tali da produrre un senso di vertigine a chi decide di approfondire l’argomento: cosa che, in ogni caso suggerisco di fare, magari visitando anche la piccola e ben nascosta “casetta verde”.

Commemorare il genocidio degli ebrei a Vilnius non è così semplice come si potrebbe pensare. Il Museo dell’Olocausto posto nel viale Auku è relativo all’Olocausto Baltico, ossia alle deportazioni e alle uccisioni dei lituani per mano dei sovietici. La cosa può confondere.

Ci sono alcune timide testimonianze, come il manifesto affisso all’ingresso del Ghetto Vecchio che si può vedere entrando dal viale Pylimo. Il manifesto mostra i nazisti presiedere il luogo di deportazione e ghettizzazione.

Solo approfondendo, siamo venuti a conoscenza dell’esistenza della Casetta Verde che è il luogo dedicato alla memoria della tragedia degli ebrei baltici. Per trovarlo bisogna proprio incapponirsi e dedicarci del tempo. Chiedendo in giro su come raggiungerla, ci rimandavano tutti al vicino museo dell’Olocausto e solo setacciando il quartiere siamo, alla fine, riusciti a raggiungere questo piccolo, ma prezioso spazio espositivo. Dall’ampio viale Pamenkalnio prendendo una trasversale e ignorando l’assenza di alcuna indicazione ci siamo trovati finalmente davanti alla “casetta” e, solo sapendo che era colorata di verde, abbiamo capito che era quella la sede del museo. Nessuna insegna. All’ingresso si suona il campanello. Poi si entra e, chiaramente, all’interno è difficile incontrare qualcun altro. La raccolta di testimonianze non è molto estesa, ma in ogni caso consente di ricostruire il percorso che portò dalla ghettizzazione allo sterminio della popolazione ebraica.

Un consiglio, andateci cercandola al numero 12 in via Pamenkalnio

Un’ottima lettura per conoscere la vicenda degli ebrei di Vilnius è Gerico 1941. Storie di ghetto e dintorni, scritto dal triestino Igor Agramante. Suggerisco questa lettura poiché sono rarissime le pubblicazioni in italiano sulla storia dei paesi baltici e, il lobro di Agramante, ha il vantaggio di essere un testo monografico su una vicenda così importante e drammatica.

Il ghetto era un inferno. Fame, freddo, promiscuità, mancanza d’acqua, vestiario insufficiente, sporcizia, immondizia, umidità e muffa, cimici e scarafaggi. Stipati come bestie, fummo man mano selezionati e portati allo sterminio. Il ghetto era pensato come anticamera per la morte. Non tutti lo avevano compreso subito. Quasi ogni giorno qualcuno era portato a morire, ma nessuno sapeva quando sarebbe venuto il proprio turno. Come dice la Bibbia? “Io farò cessare il rumore dei tuoi canti e il suono delle tue arpe non si udirà mai più”

 

Da Gerico 1941 di Igor Agramante (ed. Bollati Boringhieri 2010)

 

La sinagoga corale di Vilnius

Una delle due sinagoghe funzionanti a Vilnius è la Sinagoga Corale che si trova in via Pylimo al numero 4. Fu costruita nel 1903 in uno stile eclettico ispirato al romanico, al moresco e all’art nouveau. La sinagoga sopravvisse all’occupazione nazista poiché fu impiegata come magazzino. Superò anche gli anni della dominazione sovietica quando fu adibita a officina meccanica. Recentemente è stata mirabilmente restaurata. Spesso, viene indicata come meta per onorare la memoria degli ebrei vittime del genocidio, in realtà, per questo, suggerirei di visitare il Memoriale di Ponary o la Casetta Verde. La Sinagoga Corale non è un memoriale, bensì un luogo particolarmente attivo e vivace che testimonia la vitalità della comunità ebraica di Vilnius.

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Vilnius, Sinagoga Corale (Foto Wikimedia Commons, autore FacemePls)

Della comunità ebraica di Vilnius e della sua curiosa, interessante e animata attività ho letto alcune descrizioni nel magnifico reportage, Genti di Dio. Viaggio nell’altra Europadella scrittrice e fotografa polacca, ma italiana di adozione Monika Bulaj.

Lunedì all’alba via Polimo (Pylimo), a Vilnius, risuona di un surreale canto di gioia. Sono gli ebrei che pregano aggrappati alle scale della sinagoga, avvolti in bianchi veli. I locali lo sanno: la scena si ripete anche il giovedì e il sabato, e gli scarsi passanti affrettano il passo, incapaci di capire che cosa ci facciano degli ebrei sulla strada che cantano fuori dal loro edificio di preghiera. Non sanno che la porta della Sinagoga Corale, con la sua facciata in stile moresco – una delle due sopravvissute delle cento sinagoghe che a Vilnius sono state bruciate, fatte esplodere, bombardate e spianate dai bulldozer – è sbarrata a tripla mandata. “È sbarrata perché gli ultimi ebrei di Vilnius hanno litigato su chi è il giusto rabbino e chi non lo è, e le nostre discussioni hanno sempre qualcosa di apocalittico”, ride il cantore Wulf … ” ma a chi possono interessare i litigi di una manciata di ebrei, in una città che con l’Olocausto si è liberata di metà dei suoi abitanti?”

Da Genti di Dio, Viaggio nell’altra Europa di Monika Bulaj (ed. Frassinelli 2008)

Eredità sovietica

I sovietici hanno dominato sui tre paesi baltici per quasi cinquant’anni. L’indipendenza è stata conquistata solamente nel 1991 con la rivoluzione denominata Rivoluzione Cantata. La voglia di libertà fu tale che a pochi giorni dalla proclamata indipendenza, in tutto il paese sparirono le numerose statue di Lenin e poi quelle degli altri membri della nomenclatura sovietica; sparirono anche le statue di contadini festanti, di operai fiduciosi e, in generale, ogni altra rappresentazione di un immaginario ideologico divenuto non solo obsoleto, ma anche simbolo di morte e di terrore.

Le sole a sopravviere sono le statue poste agli estremi del Ponte Verde sul fiume Neris che onorano convinti kolkhoziani e determinati operai. Dicevo sopravvissute, ma bisogna anche dire che nel 2015 sono state rimosse per eseguire dei non meglio precisati lavori di manutenzione. La cosa è un po’ sospetta e c’è chi dice che non torneranno più al loro posto con buona pace della comunità russa presente in città.

Tolte le statue, di sovietico resta ben poco, salvo qualche interessante edificio in stile socialista o modernista che crea un’interessante dialettica con l’architettura prevalentemente barocca del centro città. Il mio preferito è la Scuola Media Salomeya Neris che si trova in Vilnius Street. Fu realizzata in due momenti diversi, negli anni cinquanta fu edificata la sezione longitudinale concava in stile socialista reale, negli anni sessanta vennero aggiunti i locali della palestra e delle ulteriori classi in stile modernista. Un breviario dei due stili che, insieme al brutalismo, furono quelli prevalenti nel regime dei Soviet. Gradevole e molto accuratamente conservata.

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Vilnius, architettura modernista sovietica, sede della scuola Salomeya Neris (Foto: Looking for Europe 2014)

Un’altra interessante architettura del periodo sovietico è l’attuale Galleria Nazionale d’Arte, inizialmente edificata per ospitare il Museo della Rivoluzione. Coerentemente con il suo obiettivo iniziale, l’edificio è imponente e decisamente serioso. Lo caratterizzano tre enormi parallelepipedi sfalsati e una scalinata incredibilmente ampia: solenne, monumentale e in grado di produrre quel tipico spaesamento tanto caro agli architetti del regime. Realizzato nel 1980, è una delle realizzazioni più conosciute del post-modernismo sovietico. Anche questo edificio è stato perfettamente restaurato.

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La Galleria Nazionale d’Arte di Vilnius (Foto: Looking for Europe 2014)

Lo stile brutalista è ben rappresentato dal Palazzo dei Concerti e dello Sport di Žirmūnai. Costruito nel 1971 è un esempio particolarmente esplicito di quanto i sovietici amassero il cemento e di come riuscissero a metterne insieme incredibili quantità con forme spesso astruse. Le tribune di questo palazzo possono contenere fino a 4.400 persone; per la verità, dal 2006, il palazzo non è più aperto al pubblico a causa dei costosissimi interventi di restauro richiesti. Per ironia della sorte, proprio dentro questa icona brutalista sovietica si svolsero nel 1988 e nel 1991 le più importanti manifestazioni del movimento indipendentista lituano.

Il Palazzo dei Concerti e dello Sport di Vilnius è stato inserito anche nel libro bibbia delle architetture costruttiviste sovietiche: CCCP: Cosmic Communist Constructions Photographed (ed. Taschen) di Frederic Chaubin.

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Vilnius, Palazzo dei Concerti e dello Sport (Foto: Creative Commons, autore: G Travels)

Ci sono molti altri edifici sovietici che meritano attenzione e che possono essere individuati tramite apposite guide come quella che trovate gratuitamente pubblicata in internet seguendo questo link.

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Il Contemporary Art Centre riprodotto in un testo dedicato all’architettura lituana (Foto Dage: 2015)

Olocausto baltico

In Auku Street, al numero 2a, si trova il museo dedicato all’occupazione sovietica, il KGB Museum. Il palazzo fu la sede del tribunale della città, poi, durante l’occupazione sovietica, divenne la famigerata sede del KGB. Nei sotterranei sono rimaste conservate le claustrofobiche celle dove venivano rinchiusi i sospettati. La sala delle uccisioni è decisamente il luogo più tragico e, al suo interno, è proiettato un filmato che mostra come avvenivano le spietate esecuzioni. Nello stabile è allestita una mostra che racconta le diverse fasi dell’occupazione. Nel 2015 è stata aggiunta anche una modesta sezione dedicata al genocidio degli ebrei.

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Libreria dedicata all’Olocausto Baltico (Foto: Dage 2014)

Arte in città

Avevamo riposto grandi speranze nell’offerta dei musei e delle gallerie in una città così attenta alla cultura e così propensa a sostenere i propri artisti. In realtà, l’offerta, per quanto abbiamo potuto constatare, non è delle più memorabili.

Iniziamo dalla Galleria Nazionale d’Arte. Al suo interno c’è un’interessante collezione d’arte moderna e contemporanea esclusivamente lituana. Sono rappresentati più o meno tutti gli stili europei del novecento a partire dall’espressionismo che qui sembra abbia vissuto una stagione particolarmente fortunata. In generale, tuttavia, l’esposizione è decisamente limitata. Per conoscere le mostre temporanee seguite questo link.

Il centrale Museo d’Arte Lituana è decisamente stucchevole e raccoglie opere assai poco interessanti in uno spazio inutilmente ampio. L’esposizione lascia a desiderare producendo più che altro l’effetto di una disordinata raccolta, più che di una mostra.

Il Contemporary Art Centre che si trova a due passi dal municipio è, forse, l’istituzione più interessante. Lo stabile è in stile modernista e offre uno spazio infinito, 2.400 metri quadri, dedicato alle esposizioni temporanee. Seguendo questo link potete informarvi sulle mostre e sugli eventi in corso. D’estate, tuttavia, è chiuso. Mannaggia!

La mostra più interessante l’abbiamo inaspettatamente trovata all’interno dei locali dell’Accademia delle Belle Arti di Vilnius che si trova in via Maironio al numero 6.

Malgrado i limiti degli spazi espositivi istituzionali, si percepisce una generale apertura all’arte e alla creatività nelle sue infinite forme. I molti e decisamente ammirevoli murale (o si deve scrivere murales?), le omnipresenti statue , insieme alle innumerevoli gallerie d’arte, testimoniano una ben radicata vocazione. I risultati arriveranno. A proposito di statue, è possibile incontrare anche quella di Frank Zappa: dove si trova? Scopritelo voi …


Letture suggerite:

51ORQVmfE8LCCCP: Cosmic Communist Constructions Photographed

Copertina rigida: 308 pagine
Editore: Taschen America Llc; Mul edizione (5 febbraio 2011)
Autore: Frederic Chaubin
ISBN-10: 3836525194

CCCP: Cosmic Communist Constructions Photographed su Amazon.it

91mWXMDvGTLGenti di Dio. Viaggio nell’altra Europa

Copertina rigida: 328 pagine
Editore: Frassinelli
Autore: Monika Bulaj
ISBN-10: 8876849319

Genti di Dio. Viaggio nell’altra Europa su Amazon.it

41JrbfzK3-LGerico 1941. Storie di ghetto e dintorni

Copertina flessibile: 200 pagine
Editore: Bollati Boringhieri
Collana: Varianti
Autore: Igor Argamante
ISBN-10: 8833920224

Gerico 1941. Storie di ghetto e dintorni su Amazon.it

813yeqJPlnLAnime baltiche

Copertina flessibile: 480 pagine
Editore: Iperborea (27 aprile 2015)
Collana: Narrativa
Autore: Jan Brokken
ISBN-10: 8870915352

Anime baltiche su Amazon.it

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