I brani della Rivoluzione Cantata

Una rivoluzione richiede un’adeguata colonna sonora e se si tratta di una Rivoluzione Cantata, la cosa diventa ancora più impellente. In questo articolo ho raccolto alcuni tra i brani più eseguiti durante le manifestazioni per l’indipendenza dall’Unione Sovietica dei popoli baltici di Lituania, Lettonia e Estonia. Ascoltiamoli insieme …

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23 agosto 1989, La Via Baltica (Foto: Wikimedia Commons)

L’indagine è stata decisamente complicata poiché i paesi baltici hanno un’imponente tradizione musicale e, durante la Rivoluzione Cantata (1987 – 1991), qualsiasi brano nella rispettiva, antica e faticosamente preservata lingua, diventò uno strumento di opposizione all’inviso regime sovietico. Entrare in un mosaico musicale così articolato richiede necessariamente un certo impegno e qualche conoscenza tra gli abitanti delle tre nazioni nord europee …

1.Bunda jau Baltija, Atmostas Baltija, Ärgake, Baltimaad

Il brano più ricorrente, anche nelle odierne celebrazioni commemorative della Rivoluzione Cantata, fu composto in occasione della Via Baltica, la lunghissima catena umana che da Vilnius a Tallinn mise insieme, mano nella mano, due milioni di persone che invocavano la libertà per la loro nazione. Poiché era il 1989, il brano ha le sonorità del rock melodico tipiche di quell’epoca. Il testo è multilingua: il titolo in lituano è Bunda jau Baltija, in lettone, Atmostas Baltija e in estone, Ärgake, Baltimaad. A esegurilo furono Žilvinas Bubelis, Viktors Zemgals e Tarmo Pihlap in rappresentanza delle rispettive nazioni.

Ogni anno, il 23 agosto, data simbolo della rivoluzione baltica, questo brano risuona ovunque nelle capitali delle tre nazioni.

2.Mu isamaa on minu arm

Una delle canzoni più importanti per gli estoni negli anni della rivoluzione è stata Mu isamaa on minu arm (la mia patria, il mio amore). Il brano è stato composto in occasione della prima edizione del festival corale di Tallinn del 1869. Nel 1944 venne nuovamente musicato dal compositore Gustav Ernesaks che ne ha realizzato la versione oggi più nota. Il testo è tratto da un antico poema estone. Poiché durante gli anni dell’occupazione sovietica non era possibile cantare l’inno nazionale, si iniziò a cantare questa versione che ne costituiva una variazione con molti richiami sia musicali che testuali.

Anche se le autorità sovietiche non consentivano l’esecuzione di brani in lingua non russa, alla fine di ogni festival dei cori, Mu isamaa on minu arm veniva regolarmente e spontaneamente cantata e con buona pace degli imbalsamati esponenti del regime dei Soviet. Oggi è ancora spesso eseguita ed è considerata l’inno non ufficiale del paese.

3.Brīvību Baltijai

Altro importante brano composto per sostenere la richiesta di indipendenza degli stati baltici fu Brīvību Baltijai del gruppo lettone hard rock, Opus Pro. Composto nel 1989, il brano ha un testo particolarmente esplicito poiché ripetutamente invoca la richiesta di libertà per le tre nazioni dominate dai sovietici. Per il popolo baltico, per anni “frustrato, picchiato, macellato” è arrivata l’ora di gridare “libertà dei paesi baltici”.

4.Dzimtā Valoda

La voce roca del cantante della band lettone dei Līvi caratterizza il brano Dzimtā Valoda. Prodotto nel 1986, il testo parla dell’importanza della lingua madre per un popolo. Più in specifico, si tratta di un inno alle lingue madri baltiche che i sovietici cercarono di cancellare proibendone l’uso pubblico. Anche in questo caso si tratta di un brano in stile hard rock melodico.

5.Manai Tautai

Manai Tautai è un brano folk scritto e cantato dalla cantante lettone Ieva Akuratere. Ieva lo eseguì anche durante il celebre festival della canzone di Liepaja, in Lettonia, nel 1988. Nell’occasione, il pubblico reagì commosso, alzandosi in piedi, applaudendo a lungo e lanciando fiori sul palco. Le numerose guardie sovietiche presenti in sala non poterono fare molto mentre le parole del brano, Alla Mia Nazione, commuovevano i presenti.

6.Eestlane olen ja eestlaseks jään

In Estonia, la Rivoluzione Cantata, è stata profondamente ispirata dalla voce di Alo Mattiisen che è ancora oggi riconosciuto come il “cantante dell’indipendenza estone”. Tra i suoi brani il più celebre è quello composto nel 1988 dal complicato titolo: Eestlane olen ja eestlaseks jään. Si tratta di un brano melodico che si presta anche a una interpretazione corale: il brano ideale per le esigenze di un popolo di cantori. Il testo dichiara l’urgenza per il popolo estone “fiero e bello” di riconquistare la libertà: la stessa libertà che il gli estoni guadagnarono nell’antichità in quella che Alo definisce, “la Terra Sacra”. In alternativa, c’è il supplizio di chi è costretto a vivere come dentro a una tomba …

7.Ne Tau Martynai

Alcuni anni prima della Rivoluzione Cantata, un gruppo musicale anticipò l’utilizzo della musica rock per raccogliere i giovani e farli riflettere sulla situazione politica del loro paese. Il gruppo è quello lituano degli Antis, una formazione composta da giovani architetti che, nata per scherzo nel 1984, divenne una band culto capace di raccogliere migliaia di ragazzi ai loro immaginifici concerti. Lo stile demenziale fece definire la loro performance come un “circo intellettuale”. Gli Antis furono un vero e proprio fenomeno e una memorabile, coraggiosa e irriverente formazione che accese la miccia della libertà con la sua musica.

A questa band è stato dedicato il documentario How we played the revolution della regista lituana Giedre Zickyte. Il documentario, sfortunatamente, non è ancora disponibile in italiano (scrivo a febbraio 2017).

Ascoltare i brani della Rivoluzione Cantata significa riportare alla luce uno degli eventi europei più importanti del Novecento. Significa anche conoscere più da vicino i popoli dei tre paesie baltici, la loro passione per la musica, il canto, le proprie tradizioni e la pace …

 

 

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