Stati europei de facto

Non tutti saprebbero elencare gli stati europei senza fare alcuna omissione. Sono tanti e non mancano alcuni tranelli disseminati qua e là e in particolare nei territori a est, dove, tra le possibili impreviste sorprese ci sono gli stati definiti de facto

Uno Stato a riconoscimento limitato, de facto, è un territorio la cui sovranità è riconosciuta a livello internazionale solo da alcuni Stati.

Gli stati de facto sono il risultato delle più recenti evoluzioni geopolitiche del continente e testimoniano quanto la geografia politica sia una materia complessa e solo in apparenza definita. Sono tutti a est, poiché le più recenti grandi trasformazioni dell’assetto statuale europeo sono state la dissoluzione dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia. Due trasformazioni che continuano ancora oggi a produrre conseguenze.

In Europa, si contano sei stati de facto: Transnistria, Cipro del Nord, Kosovo, Ossezia del Sud, AbkhaziaNagorno Karabakh. Il loro futuro è incerto e, per alcuni, la definizione dei confini è ancora oggetto di conflitti anche se a bassa intensità (come quello tra azeri e armeni nel Nagorno Karabakh).

Nuovi stati de facto potrebbero aggiungersi all’elenco (potrebbe, ad esempio, capitare per la regione ucraina del Donbass), mentre, quelli esistenti, potrebbero vedersi riconosciuti dalla Comunità Internazionale e diventare Nazioni a tutti gli effetti, oppure, potrebbero ottenere l’annessione alla nazione che riconoscono come legittima erede del loro territorio (si legga oltre).

Conosciamoli uno ad uno…

Tra i sei, la Transnistria si presenta come la realtà statuale più improbabile. Si tratta di una modesta striscia di terra incuneata tra la Moldavia e l’Ucraina. Dichiaratasi indipendente nel 1991, nel 2014 ha chiesto, ma non ancora ottenuto, l’annessione alla Russia seguendo l’esempio della Crimea. La capitale è la città di Tiraspol.

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Tiraspol, la capitale della Transnistria (Foto Wikimedia Commons, autore)

Storicamente la Transnistria è un’enclave russa dentro la Repubblica di Moldova. Alla dichiarata indipendenza dello stato orientale seguirono due anni di guerra che terminarono quando il governo di Chişinău riconobbe l’impossibilità di sconfiggere un popolo ben armato e ben finanziato dalla Russia. L’economia del piccolo stato si basa sull’esportazione di acciaio e armamenti prodotti in stabilimenti ereditati dall’Unione Sovietica. Definita il “buco nero d’Europa”, la Transnistria è anche il luogo dove si realizza ogni forma traffico illecito e viene considerata il paradiso delle mafie. Il suo futuro è incerto e forse legato a quello del Donbass nell’attuale Ucraina …

Da Bruxelles, i burocrati dell’UE la vedono come il buco nero d’Europa, un Centro per il lavaggio del denaro sporco, di traffico di esseri umani e il commercio illegale di armi, traboccante di aneddoti epici del sottobosco criminale, fuori portata dal raggio di azione della legge internazionale […] la considerano una distorsione temporale che riporta all’epoca della vecchia Unione Sovietica

Da Atlante dei Paesi che non esistono. Alla scoperta di 50 nazioni che non hanno confini di Nick Middleton (ed. Rizzoli)

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Transnistria, due eloquenti simboli nazionali (Foto: Creative Commons, autore: Dylan C. Robertson)

Il Kosovo è lo stato de facto che gode del più ampio riconoscimento. Ben 111 dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite hanno pensato di accettare formalmente l’esistenza della piccola repubblica che la Serbia continua ancora oggi a considerare illegittima. L’indipendenza di fatto del Kosovo, arrivò nel 1999 dopo l’ultima guerra jugoslava e a seguito dell’ennesima repressione etnica posta in atto dai serbi che, questa volta, fu soffocata da un deciso intervento della NATO.

Pristina
Pristina, statua in onore di Bill Clinton (Foto Wikimedia Commons, autore: Marco Fieber)

Il Kosovo era la regione più povera dell’ex Yugoslavia. Ancora oggi la sua economia è debole e basata prevalentemente sui commerci. La popolazione è per il 92% di etnia albanese. Un quinto degli abitanti, in tutto poco più di due milioni di persone, vive nella capitale Pristina.

Kosovo: The Young Europeans
Kosovo, I Giovani Europei (Foto: Creative Commons, autore: Tony Bowden)

Dichiaratasi indipendente nel 1983, la Repubblica Turca di Cipro del Nord è lo stato de facto più antico d’Europa. Solo la Turchia ha riconosciuto l’indipendenza alla nazione che occupa il territorio a nord est dell’isola mediterranea. Greco-ortodossi e turchi si sono contesi per decenni il dominio dell’isola di Cipro anche attraverso interminabili e sanguinosi conflitti espressione delle storicamente difficili relazioni tra Grecia e Turchia.

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Cipro del Nord (Foto: Wikimedia Commons, autore Athena Lao)

La capitale è Nicosia Nord, città che è divisa dalla linea di confine tra i due stati (così come in Italia, ad esempio lo è Gorizia, nel Friuli Venezia Giulia, divisa tra Italia e Slovenia). A Cipro del Nord vivono circa trecentomila persone dedite prevalentemente all’agricoltura che è l’unica attività economica rilevante. In molti quotidianamente attraversano il confine per lavorare a Cipro dove l’economia è più favorevole.

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La Bandiera della Repubblica Turca di Cipro del Nord (Foto: Creative Commons, autore: Dan Nevill)

Per l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia il discorso diventa complicato. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica iniziò la prima guerra di indipendenza delle due regioni dalla Georgia, guerra che terminò nel 1993 e che comportò la concessione a entrambe di una forte autonomia. Contemporaneamente al conflitto fu posta anche in atto una epurazione dei georgiani dai due territori. Nel 2008, lo strano conflitto che coinvolse l’Armata Rossa inviata da Putin a tutela delle due etnie che denunciavano l’aggressione da parte dei georgiani, portò all’indipendenza rimasta tutt’oggi de facto dei due territori.

L’Ossezia del Sud è situata nel versante meridionale della catena montuosa del Caucaso Alto. La sua capitale è Tskhinvali dove vive gran parte della popolazione che conta solo 55.000 abitanti. Pastorizia e agricoltura sono l’unica risorsa del paese la cui economia dipende quasi in via esclusiva dalle sovvenzioni ricevute dalla Russia. Nel 2017 era previsto un referendum per sancire la richiesta di annessione alla Russia. Alla fine, ci si è limitati a un referendum per cambiare il nome dello stato caucasico che è diventato Sud Ossezia-Alania richiamando i fasti dell’antico regno di Alania

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L’Ossezia del Sud vista dalla Georgia (Foto Creative Commons, autore Orientalizing)

La storia contemporanea dell’Abkhazia è praticamente la stessa dell’Ossezia del Sud. Anch’essa, dopo il conflitto del 2008, ha ottenuto l’indipendenza con il solo riconoscimento da parte della Russia che ne tutela l’integrità territoriale. La popolazione è di 240.000 abitanti che vivono in prevalenza nella capitale Sokhumi. Prima del conflitto del 1993 vivevano altre 250.000 persone di etnia georgiana che furono costrette a abbandonare il territorio a seguito di quella che è stata definita la pulizia etnica dei georgiani in Abkhazia.

Sokhumi
Abkhazia, monumento nella capitale Sokhumi (Foto: Creative Commons, autore: Marco Fieber)

L’Abkhazia confina con la Russia e con la Georgia, mentre a ovest è bagnata dal Mar Nero. L’economia è molto debole e basata quasi esclusivamente sull’agricoltura e sui finanziamenti ricevuti da Mosca. La sua posizione la rende relativamente attiva nei commerci con la Turchia dove la diaspora abkhaza è molto numerosa.

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Abkhazia, spiaggie sul Mar Nero (Foto Creative Commons, autore: Mikesub)

La situazione più calda la troviamo nel sesto stato de facto, il Nagorno Karabakh. Incuneato tra l’Armenia e l’Azerbaijan il territorio montano abitato quasi esclusivamente da armeni ha subito le conseguenze più drammatiche dell’intero processo di desovietizzazione. Conteso tra azeri e armeni, tra il 1991 e il 1994, le due etnie vi scatenarono una sanguinosa guerra civile che causò la morte di trentacinquemila combattenti e quasi centomila feriti. Ancora oggi, lungo la frontiera, vi sono saltuari scontri tra i due eserciti.

Nagorno Karabach
Chiesa armena nel Nagorno Karabach (Foto: Creative Commons, autore: RNW)

Nel Nagorno Karabach la popolazione ammonta a 140.000 abitanti, più di un terzo dei quali concentrati nella capitale Stepanakert. L’economia è in lenta, ma decisa ripresa grazie agli aiuti della diaspora armena e al recente sviluppo di alcuni settori industriali, in particolare quello dedicato alla lavorazione dei diamanti e dei gioielli. Anche il turismo si sta lentamente sviluppando ed è in previsione la riapertura dell’aeroporto della capitale rimasto chiuso dagli anni della guerra.

Stepanakert, Nagorno-Karabach
Stepankert (Foto: Creative Commons, autore: Timon91)

 

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