Stati europei de facto

Non tutti saprebbero elencare gli stati europei senza fare alcuna omissione. Sono tanti e non mancano alcuni tranelli disseminati qua e là, in particolare nei territori a est. Tra le possibili impreviste sorprese ci sono gli stati definiti de facto.

Uno Stato a riconoscimento limitato, de facto, è un territorio la cui sovranità è riconosciuta a livello internazionale solo da alcuni Stati.

Questi stati non rappresentano solo una curiosità; sono l’espressione delle più recenti evoluzioni geopolitiche del continente e la testimonianza di come la geografia sia una materia alquanto complessa e solo apparentemente definita. Sono tutti a est, poiché le ultime grandi trasformazioni europee sono state la dissoluzione dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia; trasformazioni che continuano a produrre conseguenze. Oggi, in Europa, si possono contare sei stati de facto: Transnistria, Cipro del Nord, Kosovo, Ossezia del Sud, Abkhazia e Nagorno Karabakh. Il futuro di tutte queste nazioni è incerto e, per alcune, la definizione dei confini è ancora oggetto di conflitti anche se a bassa intensità. Nuovi stati de facto potrebbero aggiungersi all’elenco, potrebbe, ad esempio, capitare per il Donbas, mentre, quelli esistenti, potrebbero vedersi riconosciuti dalla Comunità Internazionale e diventare Nazioni a tutti gli effetti, oppure, potrebbero ottenere l’annessione alla nazione che riconoscono come legittima erede del loro territorio. In fondo, forse, è proprio come la pensa Pennac …

È per sistemare la storia che si incasina la geografia

Daniel Pennac

Tra tutti la Transnistria suona come lo stato più improbabile. Si tratta di una modesta striscia di terra incuneata tra la Moldavia e l’Ukraina. Dichiaratasi indipendente nel 1991, nel 2014 ha chiesto, ma non ancora ottenuto, l’annessione alla Russia seguendo l’esempio della Crimea. La capitale è la città di Tiraspol.

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Tiraspol, la capitale della Transnistria (Foto Wikimedia Commons, autore)

Storicamente la Transnistria è un’enclave russa dentro la Repubblica di Moldova: alla dichiarata indipendenza seguirono due anni di guerra che terminarono quando il governo di Chişinău ammise l’impossibilità di sconfiggere un popolo ben armato e finanziato dalla Russia. L’economia di questo stato si basa sull’esportazione di acciaio e armamenti prodotti negli stabilimenti ereditati dall’Unione Sovietica. Definita il “buco nero d’Europa”, questa nazione è anche il luogo ideale per ogni traffico illecito e viene considerata il paradiso delle mafie che qui prosperano. Il futuro della Transnistria è alquanto incerto e forse legato a quello del Donbas nell’attuale Ukraina …

Da Bruxelles, i burocrati dell’UE la vedono come il buco nero d’Europa, un Centro per il lavaggio del denaro sporco, di traffico di esseri umani e il commercio illegale di armi, traboccante di aneddoti epici del sottobosco criminale, fuori portata dal raggio di azione della legge internazionale […] la considerano una distorsione temporale che riporta all’epoca della vecchia Unione Sovietica

Da Atlante dei Paesi che non esistono. Alla scoperta di 50 nazioni che non hanno confini di Nick Middleton (ed. Rizzoli)

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Transnistria, due eloquenti simboli nazionali (Foto: Creative Commons, autore: Dylan C. Robertson)

Il Kosovo è lo stato de facto che gode del più ampio riconoscimento. Ben 111 dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite hanno pensato di riconoscere questa piccola repubblica che ancora la Serbia continua a considerare illegittima. La sua indipendenza di fatto, arrivò nel 1999 dopo l’ultima guerra jugoslava e a seguito dell’ennesima repressione serba che, questa volta, fu soffocata da un deciso intervento della NATO.

Pristina
Pristina, statua in onore di Bill Clinton (Foto Wikimedia Commons, autore: Marco Fieber)

Il Kosovo era la regione più povera dell’ex Yugoslavia. Ancora oggi l’economia è particolarmente debole e basata prevalentemente sui commerci. La popolazione è per il 92% di etnia albanese. Un quinto degli abitanti, in tutto poco più di due milioni di persone, vive nella capitale Pristina.

Kosovo: The Young Europeans
Kosovo, I Giovani Europei (Foto: Creative Commons, autore: Tony Bowden)

Dichiaratasi indipendente nel 1983, la Repubblica Turca di Cipro del Nord è lo stato de facto più antico d’Europa. Solo la Turchia ha riconosciuto questa nazione che occupa il territorio a nord est dell’isola mediterranea. Greco-ortodossi e turchi si sono contesi per decenni il dominio dell’isola di Cipro anche attraverso interminabili e sanguinosi conflitti. La sua recente storia ha rappresentato l’ultima espressione delle difficili relazioni tra Grecia e Turchia.

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Cipro del Nord (Foto: Wikimedia Commons, autore Athena Lao)

La capitale è Nicosia Nord, città che è divisa dalla linea di confine tra i due stati così come in Italia lo è Gorizia, nel Friuli Venezia Giulia, tra Italia e Slovenia. A Cipro del Nord vivono circa trecentomila persone dedite prevalentemente all’agricoltura che è l’unica attività economica rilevante. In molti quotidianamente attraversano il confine per lavorare a Cipro dove l’economia è più fiorente.

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La Bandiera della Repubblica Turca di Cipro del Nord (Foto: Creative Commons, autore: Dan Nevill)

Per l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia il discorso diventa alquanto difficile. Entrambe fanno parte dell’incredibilmente complicato mosaico etnico caucasico dove, ancora oggi, le trasformazioni geopolitiche sono particolarmente evidenti. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica iniziò la prima guerra di indipendenza dalla Georgia delle due regioni, guerra che terminò nel 1993 e che comportò la concessione a entrambe di una forte autonomia. Insieme alla guerra vi fu anche l’epurazione dei georgiani dai due territori. Nel 2008, lo strano conflitto che coinvolse l’Armata Rossa inviata da Putin a tutela delle due etnie che denunciavano l’aggressione da parte dei georgiani, portò finalmente all’indipendenza dei due territori.

L’Ossezia del Sud è situata nel versante meridionale della catena montuosa del Caucaso Alto. La sua capitale è Tskhinvali dove vive gran parte della popolazione che conta solo 55.000 abitanti. Pastorizia e agricoltura sono l’unica risorsa economica del paese. L’economia è comunque debole e dipende in via esclusiva dalle sovvenzioni della Russia. Nel 2017 è previsto il referendum per sancire la richiesta di annessione alla Russia come regione dell’attuale stato confederato dell’Ossezia del Nord.

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L’Ossezia del Sud vista dalla Georgia (Foto Creative Commons, autore Orientalizing)

La storia dell’Abkhazia è praticamente la stessa dell’Ossezia del Sud. Anch’essa, dopo il conflitto del 2008, ottiene l’indipendenza e viene riconosciuta dalla Russia che ne tutela l’integrità territoriale. La popolazione è di 240.000 abitanti che vivono in prevalenza nella capitale Sokhumi. Prima del conflitto del 1993 vivevano altre 250.000 persone di etnia georgiana che furono costrette a abbandonare il territorio a seguito di quella che è stata definita la pulizia etnica dei georgiani in Abkhazia.

Sokhumi
Abkhazia, monumento nella capitale Sokhumi (Foto: Creative Commons, autore: Marco Fieber)

L’Abkhazia confina con la Russia e con la Georgia, mentre a ovest è bagnata dal Mar Nero. L’economia è molto debole e basata quasi esclusivamente sull’agricoltura. La sua posizione la rende particolarmente attiva nei commerci con la Turchia dove la diaspora abkhaza è molto numerosa. Come l’Ossezia del Sud, anche questo stato è fortemente sovvenzionato dalla Russia.

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Abkhazia, spiaggie sul Mar Nero (Foto Creative Commons, autore: Mikesub)

La situazione più calda la troviamo nell’ultimo stato de facto, il Nagorno Karabakh. Incuneato tra l’Armenia e l’Azerbaijan questo territorio, abitato quasi esclusivamente da armeni, ha subito le conseguenze più drammatiche dell’intero processo di desovietizzazione. Conteso tra azeri e armeni, tra il 1991 e il 1994, le due etnie scatenarono una sanguinosa guerra civile che causò la morte di trentacinquemila combattenti e quasi centomila feriti. Ancora oggi, lungo la frontiera, vi sono saltuari scontri tra i due eserciti.

Nagorno Karabach
Chiesa armena nel Nagorno Karabach (Foto: Creative Commons, autore: RNW)

Nel Nagorno Karabach la popolazione ammonta a 140.000 abitanti, più di un terzo dei quali concentrati nella capitale Stepanakert. L’economia è in lenta ma decisa ripresa grazie agli aiuti della diaspora armena e al recente sviluppo di alcuni settori industriali, in particolare quello dedicato alla lavorazione di diamanti e gioielli. Anche il turismo si sta lentamente sviluppando ed è in previsione la riapertura dell’aeroporto della capitale rimasto chiuso dagli anni della guerra.

Stepanakert, Nagorno-Karabach
Stepankert (Foto: Creative Commons, autore: Timon91)

Letture suggerite

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Atlante dei Paesi che non esistono. Alla scoperta di 50 nazioni che non hanno confini

Autore: Nick Middleton
Editore: Rizzoli
Anno: 2015
Pagine: 232
Formato: rilegato
Lingua: italiano

 

Transnistria. Un reportage fotografico di Gughi Fassino

Ossezia del Sud (2008)

Kosovo. La guerra in Europa. Origini e realtà di un conflitto etnico

Kosovo. Buco nero d’Europa

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