Lipsia, memoriale agli ebrei deportati

“È molto curioso, ma è così: si cammina nelle città tedesche e ci si sente l’odore dell’ebreo”: a queste parole dello scrittore di origine lituana Romain Gary ho subito pensato quando, a Lipsia, ho visitato il Memoriale agli Ebrei Deportati della città. Il memoriale è sorprendentemente efficace, evocativo e commovente. Centoquaranta sedie disposte ordinatamente su un basamento di cemento ricordano la comunità che la furia nazista cancellò ai tempi delle deportazioni e poi della Shoah. Le stesse sedie ci ricordano anche che lì sorgeva una delle sinagoghe di Lipsia, quella che durante la Kristallnacht, il pogrom antisemita che infuriò nella notte del 9 novembre 1938, venne distrutta…

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Dettaglio del memoriale agli ebrei deportati della città di Lipsia (Foto Dage)

Il memoriale si trova all’angolo tra la Zentralstraße e la Gottschedstraße, a due passi dalla celebre Chiesa di San Tommaso o Thomaskirche: si raggiunge semplicemente attraversando il ring e poi addentrandosi oltre per qualche decina di metri.

Le centoquaranta sedie sono disposte secondo l’orientamento della sinagoga che vi sorgeva. Si trattava della sinagoga più significativa e prestigiosa della città: fu realizzata nel 1855 in stile moresco così come numerose altre sinagoghe costruite durante la seconda metà del XIX secolo.

Il numero delle sedie rappresenta in scala uno a cento la comunità ebraica della città sassone che, prima dell’ascesa dei nazisti, contava circa quattordicimila persone. Il memoriale è straniante, immobile e silenzioso. Lo è anche durante una indaffarata giornata lavorativa quando molte persone e automobili passano lungo le due vie centrali che si incrociano proprio lungo i suoi lati.

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Memoriale agli ebrei deportati di Lipsia (Foto Dage 2016)
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Memoriale agli ebrei deportati di Lipsia (Foto Dage 2016)

Nel 1945, al termine della guerra, erano rimasti in città solamente quindici ebrei. Oggi, a Lipsia, sopratutto grazie all’immigrazione dai paesi dell’ex Unione Sovietica, vivono milletrecento ebrei. Oppure non è così e in realtà sono molti, molti di più. Come scrive Romain Gary, potrebbe essere che la città continui a essere abitata dalla sua antica e indaffarata comunità che ogni venerdì sera si raccoglie anche nella sua più importante sinagoga, quella in stile moresco…

Ci sono morti che non muoiono mai. Anzi direi che più li si uccide, più tornano. Prendiamo, per esempio la Germania. Oggi è un paese abitato interamente dagli ebrei. Naturalmente non si vedono, non hanno presenza fisica … ma come dire? si fanno sentire. È molto curioso, ma è così: si cammina nelle città tedesche … e ci si sente l’odore dell’ebreo. Si le strade sono piene di ebrei che non ci sono, è un’impressione veramente strana. Del resto c’è un espressione in yiddish che viene dal diritto romano: il morto si impadronisce del vivo. Ed è proprio così. Non voglio fare del male a un intero popolo, ma la Germania è un paese completamente ebraizzato.

Dal romanzo La Danse De Gengis Cohn di Romain Gary


 

 

 

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