Lipsia mon amour!

Lipsia è una città magnifica, ricca di spunti e in grande evoluzione. Conveniente al punto da risultare la città più economica dell’Unione Europea, Lipsia, è decisamente una meta consigliata. Ecco cosa suggeriamo di visitare per non restare immobili in una città che richiede un certo dinamismo …

1.Il Monumento alla Battaglia delle Nazioni

Nei dintorni del centro storico di Lipsia, dal 16 al 19 ottobre 1813, si svolse l’imponente Battaglia delle Nazioni: qui, una compagine multinazionale con in prima linea Russia, Prussia, Austria e Svezia, affrontò e sconfisse Napoleone. Vi parteciparono seicentomila soldati e ne morirono poco meno di centomila. Una battaglia di tali proporzioni richiedeva un grande monumento commemorativo.

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Ingresso al Monumento alla Battaglia delle Nazioni (Foto: Looking for Europe 2016)

Proprio dove sorgeva il comando di Napoleone, tra il 1897 e il 1913 venne realizzato il monumento più alto d’Europa, il Völkerschlachtdenkmal, Monumento della Battaglia delle Nazioni. La dimensione della struttura è iperbolica a partire dall’altezza che supera i novanta metri. Anche la sua denominazione è monumentale, comprendendo ben 22 lettere! Inaugurato in occasione del centenario della battaglia, il monumento passò indenne o quasi, gli anni dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale e, ugualmente, gli anni della Repubblica Democratica Tedesca, quando ne fu tollerata l’esistenza essendo dedicato anche ai valorosi combattenti russi. Visitarlo significa prendere atto della sua imponenza e mettere piede lì dove Napoleone venne definitivamente fermato nelle sue brame imperiali. Ci si può passeggiare intorno e si può persino entrare e salire sino in cima. Accanto al monumento trovate il Forum 1813, un museo dedicato alle complicate manovre militari della Battaglia delle Nazioni. Per gli appassionati di fotografia, il suggerimento è di andarci di pomeriggio per poterlo fotografare non in controluce.

2.Karl-Liebknecht-Straße

Prendete la mappa di Lipsia, cercate l’area centrale della città, quella delimitata dal ring che corrisponde alle antiche mura: a sud di questa troverete il lungo viale titolato a Karl Liebknecht. Si tratta di un’ampia prospettiva disseminata di murale, bar, negozi e locali notturni dove si svolgono le serate più alternative della città. Frequentare questa via significa entrare in uno spazio autentico, rilassarsi in un locale frequentato esclusivamente dai locali e fare qualche acquisto …

Per non disperdere troppe energie camminando in aree poco significative, suggeriamo di raggiungere il numero 43 che corrisponde all’angolo con la via Shakespearestrasse. Qui, in corrispondenza del locale LaBoum, vedrete un curioso edificio decorato in modo decisamente giocoso.  Proseguite a sud fino al numero 74 dove il Caffé Puschkin segna una tappa necessaria anche per una ricca colazione secondo l’invidiabile consuetudine teutonica della frühstück (menù colazione).

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Lungo tutto l’ampio viale, gli appassionati di architettura potranno trovare interessanti edifici con stili che vanno dal barocco, all’art nouveau, per poi aggiornarsi alle esigenze funzionali degli stabili industriali costruiti a inizio novecento e, infine, ai rigidi criteri dell’edilizia socialista. Le attività commerciali sono particolarmente curate e fiere della loro indipendenza rispetto ai soliti flag store che hanno invaso e sterilizzato il centro storico. Tra le molte proposte suggeriamo la piccola boutique Pussy Galore che si trova al numero 52 e che propone originali e curiosi abiti donna e borse. Entrando nel cortile corrispondente al numero 36, si trova il negozio di abiti in stile “anni che furono” Mrs Hippie. Suggeriamo di andare al Mrs Hippie anche per vedere le belle opere di street art che decorano l’intero cortile.

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Insegna della boutique Pussy Galore (Foto Dage 2016)

Lungo il viale Karl Liebknecht, di fronte al palazzo decorato al numero 43, c’è un interessante reperto degli anni della DDR che merita un approfondimento. Si tratta dell’insegna pubblicitaria luminosa che nel 1973 venne accesa per pubblicizzare la gastronomia Löffelfamilie, Famiglia con il Cucchiaio. In tempi recenti, dopo anni di abbandono, l’insegna è stata parzialmente ripristinata per mantenere vivo il ricordo di una stranezza in un mondo, quello socialista, dove la pubblicità non era necessaria. Si tratta di un elaborato e innovativo gioco di luci a neon che comportò un notevole lavoro di progettazione e realizzazione. Il risultato fu d’esempio anche per gli omologhi impianti realizzati nella scintillante Las Vegas degli anni settanta. A questa insegna storica è dedicato anche un sito web e una raccolta fondi per consentirne il completo ripristino. Per gli abitanti del capoluogo sassone si tratta di una memoria particolarmente cara.

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L’insegna La Famiglia con il Cucchiaio (Foto Dage 2016)

3.Aria fresca a Plagwitz

Karl Heine Straße, Zschochersche Straße, Baumwollspinnerei e più in generale il quartiere di Plagwitz rappresentano la più discussa e ammirata novità di Lipsia. Sono la nuova frontiera di una città in grande trasformazione dove il tema della riqualificazione e della rigenerazione urbana sono affrontati in modo straordinariamente efficace e interessante.

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Edificio industriale rigenerato a Plagwitz (Foto Dage 2016)

In città si discute molto se è più cool la Karl Liebknecht Strasse oppure se lo è il quartiere di Plagwitz. Di sicuro, quest’ultimo rappresenta il luogo più dinamico di Lipsia dove sono in atto numerose sperimentazioni e, dove, il recupero di enormi impianti industriali sta assumendo la forma di una vera e propria sfida fatta di locali, gallerie d’arte, studi di architettura, case editrici, sale cinematografiche estemporanee, street art e spazi pubblici per la felicità di chi ama correre, andare in bicicletta, oppure, in barca. Sì, perché a Plagwitz scorre il canale Karl Heine che un tempo offriva la forza motore per gli impianti industriali, oggi, invece, propone un curioso diversivo a chi decide di affittare un’imbarcazione e trascorrere un pomeriggio remando tra i mattoni rossi a vista dei muri degli antichi opifici.

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Capannoni industriali riqualificati lungo il canale Karl Heine (Fto Dage 2016)

La visita può iniziare dall’antico cotonificio Leipzig Baumwollspinnerei oggi convertito in uno spazio dedicato all’arte, al cinema, agli incontri e alla street art. Qui, si può passeggiare incuriositi dalle molte decorazioni, oppure, dalla qualità architettonica degli stabili dove l’azienda distribuiva i suoi processi produttivi. Lo spazio è immenso, la Baumwollspinnerei impiegava 2700 persone e aveva la più importante filatura europea per volumi e capacità degli impianti. From cotton to culture, dal cotone alla cultura, è quanto promette l’ente che gestisce l’area, oggi denominata Spinnerei, e che promuove infinite iniziative come si può constatare nel sito web dedicato.

I due viali Karl Heine Straße e Zschochersche Straße, insieme al canale Karl Heine, delimitano un triangolo che può diventare un vero e proprio triangolo delle Bermuda per i visitatori più curiosi e dediti alla frequentazione di locali e negozi originali. Lo diventano anche per gli appassionati di fotografia e di architettura industriale. Nell’area, il parcheggio è libero, ma può essere raggiunta con i pratici anche se poco convenienti tram (2,50 euro a tratta). Poi bisogna camminare su e giù lasciandosi guidare dalle molte attrazioni.

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Negozio in Zschochersche Strasse (Foto Dage 2016)
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Street art a Plagwitz (Foto Dage 2016)

4.Museum der bildenden Künste 

Non so da dove iniziare per presentare questo magnifico museo e galleria d’arte. Partiamo dal contenitore. La sua notevole dimensione, 7.000 metri quadrati di spazio espositivo, offre al visitatore uno spazio enorme che dà la sensazione di essere decisamente sovradimensionato. Le aree di collegamento tra le diverse sale sono ampie al punto che chi soffre di agorafobia potrebbe sentirsi le gambe tremare. L’ascensore è più grande del salotto di casa nostra, mentre le porte sono così alte che, da lontano, la maniglia sembra posizionata a altezza bambino. A prima vista si potrebbe quasi pensare che le opere esposte siano un semplice contrappunto alla struttura. Dopo qualche passo all’interno delle sale espositive, tuttavia, la percezione cambia e ci si rende conto di quanto questi volumi contribuiscano alla valorizzazione dei quadri e delle sculture esposte.

Der bildenden Künste, Museo - Lipsia 2016

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Interno del Der Bildenden Museum, il museo delle arti figurative di Lipsia (Foto: Dage)

Il soggetto dell’esposizione stabile è la modernità. Due artisti sono esposti con particolare fierezza e con la più ampia selezione di opere: il pittore Max Beckmann e il pittore e scultore Max Klinger entrambi tedeschi e entrambi nati proprio a Lipsia. Ci sono poi gli espressionisti tedeschi del gruppo Die Brücke e altri interessanti dipinti. Non sono molte le opere esposte, ma sono tutte estremamente significative e, in alcuni casi, letteralmente sbalorditive come la Statua di Beethoven di Max Klinger o il dipinto Foto di Famiglia di Max Beckmann. Per informarvi sulle mostre e sui molti eventi che animano il museo cliccate qui.

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Max Klinger, statua di Beethoven, Museo Der Bildenden Kunste (Foto Dage 2016)

5.Goethe!

A Lipsia è possibile incontrare Goethe: il giovane Goethe, quello che tra il 1765 e il 1768, all’età di diciassette anni, studiò diritto nella città sassone. E’ possibile incontrare anche i personaggi, Mefisto compreso, del suo Faust. Ovviamente ci si deve accontentare di immobili statue, ma è già qualcosa … Perché ciò avvenga bisogna cercare all’interno del ring, nel centro storico, la piazza Naschmarkt che si trova alle spalle della più grande Marketplatz. Qui, di fronte all’antica sede della borsa della città, un magnifico edificio in stile barocco, vedrete la statua bronzea del sommo poeta “figlio della Germania”. La riproduzione lo vuole in giovane età con un dovizioso abito in stile rococò mentre sta passeggiando con, in mano, un libro tenuto stretto. E’ il Goethe delle prime poesie, quello che, mentre suo padre lo voleva avvocato, aveva già deciso di diventare poeta.

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Statua di Goethe a Lipsia (Foto Dage 2016)

A sud della stessa piazza, si entra nel Mädler-Passage, la più celebre e anche la più frequentata galleria commerciale. Qui, i visitatori si accodano per essere immortalati insieme al Dottor Faustus e all’infido Mefistofile riprodotti in una delle statue più famose di tutta la Germania. Noi abbiamo partecipato a questo rito collettivo che vuole il turista fotografato con la mano sul piede del Dottor Faustus.

Ed ho studiato, ahimè, filosofia,
giurisprudenza, nonché medicina:
ed anche, purtroppo, teologia.
Da cima a fondo, con tenace ardore.
Eccomi adesso qui, povero stolto;
e tanto so quanto sapevo prima.

Dal Faust di Johann Wolfgang von Goethe

Le statue sono inserite in corrispondenza della scalinata che porta all’ingresso alla storica Gasthaus Auerbach che Goethe ha reso celebre ambientando al suo interno una scena del Faust. Fu una fortunata menzione e ancora oggi, per questa ragione, il locale gode di una invidiabile fama. La citazione è decisamente curiosa, perché vuole il Dottor Faustus cavalcare una delle botti della cantina grazie all’aiuto di Mefistofile. Va detto che il locale ha subito varie trasformazioni e che quello che oggi si può visitare è il frutto di una ricostruzione avvenuta a inizio novecento.

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Il Maedler Passage con la statua di Faustus e Mephisto (Foto: CC, autore: pixelchecker)

6.Un memoriale particolarmente evocativo

All’angolo tra la Zentralstraße e la Gottschedstraße, a due passi dalla celebre Chiesa di San Tommaso o Thomaskirche si trova il magnifico memoriale agli ebrei deportati della città di Lipsia. 140 sedie disposte nello spazio dove sorgeva la più prestigiosa Sinagoga di Lipsia che fu abbattuta durante la Kristallnacht, ricordano il drammatico destino degli ebrei ai tempi delle persecuzioni e poi della Shoah. Sono 140 per riprodurre, in scala uno a cento, il numero dei membri della comunità ebraica della città sassone che negli anni venti contava 14.000 persone. Nel 1945, a guerra terminata, a Lipsia vivevano solo 15 ebrei.

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Particolare del memoriale agli ebrei di Lipsia (Foto Dage 2016)

Il memoriale è decisamente evocativo e particolarmente efficace nella sua straniante immobilità. Suggeriamo questa visita perché è il luogo ideale per commemorare le vittime di tanta furia genocida e perché raramente si può trovare una testimonianza così significativa. Potete approfondire questa meta su questo link.

7.DDR

Tentati dalla Ostalgie? Di sicuro il museo dedicato alle deliranti e maniacali attività della famigerata STASI, la polizia segreta della Repubblica Democratica Tedesca, rimetterà in gioco questa vostra fascinazione. Si tratta del Museum in der “Runden Ecke” ospitato nel palazzo che dal 1950 al 1989 è stato la sede distrettuale della polizia politica socialista diventata a buon titolo la più conosciuta al mondo. Al suo interno il visitatore rimane confuso perché è complicato capire come sia stato possibile alimentare per un periodo così lungo una struttura tanto imponente quanto ciecamente dedita a pratiche investigative e persecutorie così assurde.

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Museo “Runden Ecke”, la valigetta dei travestimenti … (Foto Dage 2016)
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Museo “Runden Ecke”, il sistema delle intercettazioni (Foto Dage 2016)

La valigetta con il travestimento lampo per diventare un improvvisato e innocuo muratore, l’obbiettivo che consente di fotografare attraverso piccole fessure, la grottesca collezione di panni intrisi del sudore dei sospettati, messi in barattoli sottovuoto sono solo alcuni esempi di quanto questo museo espone. Ci sono anche le macchine che consentivano di aprire la posta studiate per aprire migliaia di lettere ogni giorno …

Cercavo il museo della Stasi nella Runden Ecke, il palazzo dagli “angoli arrotondati” che aveva ospitato gli uffici della Stasi […] Feci un giro all’interno. Tutte le scrivanie erano esattamente così come erano state lasciate la sera in cui i manifestanti presero l’edificio – in un ordine da brivido. I telefoni a disco stavano a coppie. Le macchine distruggidocumenti erano state tirate fuori dal retro dopo essere scoppiate all’ultimo disperato tentativo della Stasi di far sparire le carte più compromettenti.

Da C’era una volta la DDR di Anna Funder

Devo avvisare il visitatore che il museo è particolarmente dimesso e mantiene uno stile alquanto casereccio, ma è solo al suo interno che si può vedere il lato oscuro del regime socialista che proprio a Lipsia ricevette la più potente spallata a seguito della rivoluzione pacifica o Rivoluzione Silenziosa. L’ingresso è gratuito e è disponibile un audioguida anche in italiano. Noi lo abbiamo scoperto all’uscita dopo aver faticato non poco per capire quanto scritto nella sola lingua tedesca.

8.Augustusplatz

Prima di entrare nella Augustusplatz, prendetevi un attimo di pausa per riposare la mente e gli occhi, gli occhi sopratutto. Augustusplatz è una delle piazze più grandi d’Europa, si trova lungo il ring di Lipsia e si sviluppa nel lato del centro storico. Ci sono due modi per visitarla: semplicemente attraversandola prendendo atto della presenza di numerosi edifici di ogni fattura, dimensione e funzione, oppure dedicarsi alle singole architetture cercando in questo modo di ricomporre un quadro così frammentato. Se si sceglie la seconda soluzione, si metta in conto la necessità di un certo impegno perché questo spazio ha attraversato le svolte degli stili architettonici e più in generale la storia moderna sommandone i diversi risultati.

Non tutti, ma gran parte degli edifici sono stati ricostruiti dopo i bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale che hanno devastato questa piazza e più in generale la Germania. Curioso il fatto che la sola chiesa rimasta intatta della città, la Paulinerkirche, si trovasse proprio qui in Augustusplatz. Quella che possiamo vedere, tuttavia, è la sua ricostruzione perché l’originale fu abbattuta nel 1968 dal regime socialista della Repubblica Democratica Tedesca poiché la religione con i suoi simboli e luoghi di culto era considerata alla stregua di una pericolosa sostanza stupefacente.

Il ragionamento dei dirigenti della SED fu semplice e brutale: Lipsia andava domata, educata alla nuova dottrina e brutalmente sottomessa per evitare che i retaggi del suo fertile passato potessero intralciare la marcia trionfale del socialismo. E colpendo la Paulinerkirche colpirono l’intera città.

Da “C’era una Volta il Muro” di Matteo Tacconi

La ricostruzione post bellica è avvenuta in diverse epoche e l’ultimo intervento, quello più discusso e forse più discutibile, è stato progettato e realizzato nei primi anni duemila. Anche la denominazione della piazza è stata più volte modificata: a inizio Novecento era Augustusplatz, poi, nel 1928, il governo socialdemocratico della città pensò di cambiarla in Karl-Marx-Platz, poi, di nuovo, fu cambiata in Augustusplatz perché così decisero i nazisti, quindi, tornò a essere Karl-Marx-Platz per volontà dei socialisti della DDR, infine, con l’unificazione delle due Germanie nel 1990, viene nuovamente nominata Augustusplatz. Per la verità poco è cambiato per gli abitanti di Lipsia che hanno continuato a chiamarla sempre e solo Augustusplatz.

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Torre Panoramica di Lipsia (Foto: Creative Commons, autore: cammaert)

A sud di Augustusplatz si eleva quello che è diventato landmark della città e che corrisponde anche al grattacielo più alto di Lipsia. Si tratta della Torre panoramica o City-Hochhaus. Fu costruita tra il 1968 e il 1972 per integrare gli spazi della vicina sede universitaria e inizialmente fu denominata Torre dell’Università. Successivamente il palazzo è stato venduto dal governo a una banca d’affari, la Merrill Lync, che lo ha ristrutturato e trasformato in sede per uffici. Alto 142 metri è stato per qualche anno l’edificio più alto della Germania. La sua forma è alquanto insolita. L’architetto, un cero Hermann Henselmann, si ispirò alla forma di un libro, dove il lato più corto, quello più facilmente visibile dalla piazza, viene interpretato come il dorso, mentre i due lati più lunghi come le pagine aperte. L’interpretazione più frequente è, invece, quella di un dente. Effettivamente, guardando dal basso il grattacielo, la sua sommità sembra proprio un dente aguzzo. Ironicamente veniva chiamato “dente del giudizio”. E’ possibile salire in cima alla Torre Panoramica pagando un biglietto di 3,00 euro.

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Facciata dell’Augusteum (Foto Dage 2016)

L’espressione “ma cosa gli è saltato in mente” trova spesso una naturale applicazione di fronte all’architettura post-moderna, ossia quella contemporanea. Lo fa certamente di fronte all’ultimo nato di Augustusplatz, l’Augusteum. Si tratta della ricostruita sede dell’edificio principale dell’università di Lipsia e della Paulinerkirche, la chiesa di San Paolo. Ricostruzione terminata nel 2012 e secondo il progetto dell’architetto olandese Erick van Egeraat. Si discute molto sulla sensatezza di tale architettura che presenta una facciata dominata da ampie vetrate interrotte da irregolari elementi verticali realizzati in cemento. L’idea è stata quella di riprodurre l’aspetto dei due antichi edifici, uno demolito dalle bombe alleate e l’altro dalla ottusità dei burocrati socialisti, in una versione alquanto sintetica e al limite dell’astrazione. Chissà quale sarà il vostro giudizio …

Gewandhaus
La Sala Concerti Gewandhaus (Foto: Creative Commons, autore: Maggie Stephens)

I due edifici che occupano lo spazio centrale della piazza sono il Teatro dell’Opera e la Sala Concerti Gewandhaus. Entrambi sono la ricostruzione, ma su nuovo progetto, di quanto venne raso al suolo durante la guerra. Il primo fu inaugurato nel 1956 e il secondo nel 1981.

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Teatro dell’Opera di Lipsia (Foto: Creative Commons, autore: PercyGermany)

Gli appassionati di musica classica conoscono bene la Gewandhaus perché la sua orchestra stabile è una delle più celebri al mondo. Nel passato ha avuto illustrissimi direttori, tra tutti si possono citare Wilhelm Furtwängler e Felix Mendelssohn, mentre, oggi (scrivo a inizio 2016), il posto lo occupa l’italiano Riccardo Chailly. Le due architetture cozzano parecchio tra di loro, una è fedele ai principi della monumentalità in salsa sovietica, l’altra, al tardo modernismo architettonico socialista. Una scarpa e uno zoccolo!

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La Krochhochhaus (Foto Dage 2016)

Girando lo sguardo verso il centro storico, al numero 2 di Goethestrasse, si può notare la Krochhochhaus che non solo ha un nome particolarmente curioso, ma è anche un interessante edificio con un’architettura che unisce il rigore funzionalista a suggestioni veneziane. Direttamente ispirato alla Torre dell’Orologio di Piazza San Marco a Venezia, fu costruito alla fine degli anni venti e divenne il primo grattacielo di Lipsia. Il nome deriva dal proprietario, il sig. Kroch, facoltoso banchiere ebreo. In cima, sotto la campana e i campanari di bronzo c’è la scritta “omnia vincit labor” che, non so voi, ma a me mette sempre un po’ d’ansia …

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Panchina a Augustusplatz (Foto Dage 2016)

9.Rundling

A sud ovest della città, nel quartiere Lößnig, si può visitare un insediamento residenziale formato da tre anelli di edifici, ventiquattro in tutto, che si sviluppano a partire da un’ampia piazza circolare, la Siegfriedplatz. Si tratta di un interessante esempio di architettura tedesca degli anni venti: quella ispirata ai principi della Nuova Oggettività. Il nome di questi caseggiati è Rundling che deriva dal termine impiegato per rappresentare la forma primitiva di villaggio circolare, tipica degli antichi insediamenti slavi. Trovate più informazioni su questa meta su questo link.

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Il quartiere Rundling (Foto Dage 2016)

LETTURE CONSIGLIATE

71CvB1I+4kLC’era una volta la DDR di Anna Funder

Pagine: 250
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica. Saggi
Lingua: Italiano
Codice: ISBN-10: 8807884992

La stasi dietro il lavello di Claudia Rusch

Lipsia 1989. Nonviolenti contro il muro di Paola Rosa

C’era una volta il muro. Viaggio nell’europa ex-comunista di Matteo Tacconi

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