Weimar, Germania

Dopo aver visitato Weimar, sulla via del ritorno, è impossibile non trovarsi a elencare le personalità che in quella località hanno vissuto o a lungo soggiornato. Con grande compiacimento si possono nominare, tutti insieme: Wolfgang von Goethe, Friedrich Schiller, Franz Liszt, Richard Wagner, Friedrich Nietzsche, Lucas Cranach, Wassily Kandinsky, Paul Klee, Walter Gropius per citarne solo alcuni. Ci si sente comunque soddisfatti, si conoscano o meno le opere, il pensiero, il ruolo di ciascuno: il solo contatto fisico con l’antica abitazione, la scuola, il laboratorio, la tomba, la targa commemorativa o la statua è sufficiente a generare un suggestivo legame tra noi e loro. Weimar può ispirare chiunque e per questa ragione bisogna proprio andarci …

“… voglia dirci piuttosto se abbiamo molta strada per andare di qui all’Esplanade”.
“Ma no, signora, un’inezia! Da noi a Weimar non ci sono mai grandi distanze: la grandezza è tutta nello spirito”

Da Carlotta a Weimar di Thomas Mann

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Castello di Weimar, Residenzschloss (Foto: CC, autore: Allie_Caulfield)

Il rituale letterario

Per capire il significato odierno di Weimar è necessario soggiornare in un ostello e partecipare alla sua vita comune. Solo in questi luoghi, infatti, si possono osservare viaggiatori provenienti da tutto il mondo assorti nella lettura delle loro sgualcite e zeppe di appunti copie del Faust. La suggestione aumenta se si comprende che in quelle dimesse e frugali sale comuni si sta partecipando a un vero e proprio rito collettivo che non sappiamo quando ha avuto inizio o quando avrà fine. Noi, abbiamo persino incontrato una signora giapponese non vedente che leggeva un testo di Goethe trascritto in braille 

Si potrebbe pensare che, come il cibo, anche la letteratura o l’arte, si possano meglio assaporare lì dove queste sono state prodotte, oppure, si potrebbe pensare che la scrittura e la lettura richiedano una comune fonte di ispirazione affinché possano entrambe realizzarsi nel modo più completo e soddisfacente; ispirazione che la natura, il clima e l’architettura di una città inevitabilmente determinano.

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Weimar, monumento a Goethe e Shiller presso Theaterplatz (Foto: CC, autore: Jorbasa Fotografie)

La città di Goethe

Che Goethe sia il protagonista assoluto di Weimar lo si capisce subito: la sua abitazione è l’attrazione principale, così come lo è la sua tomba che è inserita nella Cripta dei Prìncipi nel centrale Cimitero Storico di Weimar. Nella piazza principale, la Theaterplatz, c’è una sua statua che lo vuole insieme a Friedrich Schiller, altro illustre Weimarer. Anche le numerosissime librerie fanno a gara a chi mostra l’edizione più prestigiosa o nella lingua più esotica dei testi di Goethe.

Intangibile magnificenza

I molti ostelli ci fanno capire che Weimar è anche la località ideale per le gite delle scolaresche germaniche. Non possiamo che immaginare gli studenti alle prese con la complessità dei molti fatti e protagonisti di questa località, li immaginiamo anche un po’ delusi da quanto poco, in realtà, ci sia da vedere e da visitare nella piccola cittadina. I segni di tanta gloria sono prevalentemente immateriali e si possono più facilmente respirare che toccare.

Il visitatore deve essere avvisato, a Weimar si va per prendere atto che esiste realmente una località così importante e gloriosa. Si passeggia lungo le sue vie fantasticando su impossibili incontri con i grandi compositori, letterati e artisti del passato, incontri che in realtà, in qualche modo, avvengono perché qui, in ogni caso, si finisce per conoscere questi maestri un po’ più da vicino.

Quattro passi a Weimar

Dal centrale castello di Weimar, si può scegliere di proseguire e passeggiare lungo il piacevole parco An Der Ilm, chiamato anche, il Parco di Goethe. Il giardino in stile inglese, è estremamente curato e armonioso, si tratta di un vero e proprio piccolo paradiso in terra, abitato, tra l’altro, anche dalle statue di Shakespeare e Franz Liszt. Oltre il fiume llm, si trova la visitatissima antica casa giardino dove Goethe si trasferiva durante la bella stagione. L’idillio di questo luogo è interrotto esclusivamente dalla presenza di un piccolo e austero cimitero sovietico risalente al 1945. Il cimitero ospita le tombe di 640 soldati dell’Armata Rossa morti durante il conflitto o successivamente a causa delle ferite. La decisione di collocarlo in questo parco è ancora oggi oggetto di critiche perché si crede che sia stata determinata dalla volontà degli occupanti di “macchiare” in modo indelebile la purezza di Weimar …

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Cimitero sovietico presso il parco An Der Ilm di Weimar (Foto: CC, autore: Adam Lederer)

Ogni visita a Weimar richiede un passaggio nel centralissimo cimitero storico, il Historischer Friedhof, dove, tra le altre, si trova la tomba di Goethe inserita nella Cripta Reale. All’interno del cimitero si trova anche la Cappella Ortodossa di Maria Magdelena dove è sepolta la Gran Duchessa Maria Pavlovna di Russia appartenente alla famiglia imperiale dei Romanov e, per matrimonio, Granduchessa di Sassonia-Weimar-Eisenach. All’interno del cimitero non ci sono indicazioni: il visitatore è obbligato a compiere vari tentativi prima di trovare le tombe illustri. All’ingresso, facendo una certa attenzione si può riconoscere il Monumento ai Caduti di Marzo.

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Cappella ortodossa presso il Cimitero Storico di Weimar (Foto: CC, autore: Daniel Mennerich)

La Repubblica di Weimar

Oltre ai suoi illustri abitanti, Weimar è famosa ovunque perché qui, nel 1919 si raccolse l’assemblea costituente che inaugurò la controversa, ma anche straordinaria esperienza della Repubblica di Weimar. Dopo la Grande Guerra, la sconfitta e una rivoluzione che stava per assumere i tratti di una vera e propria guerra civile, a Weimar, venne sancita la prima democrazia liberale in Germania. Non durò molto, ma ugualmente diventò un modello di democrazia parlamentare per l’intera Europa. Di tutto ciò non c’è traccia, ci si aspetterebbe qualche conferma tangibile che, tuttavia, non abbiamo in alcun modo trovato …

L’altra Weimar

Dopo la visita, facendo delle ricerche sulla storia della città, scopriamo che c’è stata anche un’altra Weimar, quella che Hitler visitò più di quaranta volte, che accolse una delle prime manifestazioni nazionali del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi e che durante la Kristallnacht, la Notte dei Cristalli, perse la sua sinagoga. Anche di tutto ciò non c’è alcuna traccia salvo il balcone dell’hotel Elephant (leggete più sotto).

Buchenwald, uscendo da Weimar

Uscendo da Weimar, lungo la strada che porta dalla cittadina alle principali vie di comunicazione si incontra il famigerato campo di concentramento di Buchenwald. Pensiamo di nuovo alle scolaresche che vorremmo poter lasciare questa località senza doversi confrontare con un passato così complicato da gestire, ma la visita al famigerato luogo di detenzione e di morte è inevitabile perché è proprio lì, in bella mostra, lungo la strada principale …


Quando Hitler soggiornava a Weimar, sceglieva il centralissimo Hotel Elephant al numero 19 della Marketplatz. Durante le sue permanenze, dal balcone che ancora caratterizza la facciata dell’edificio, faceva i suoi proclami alla gente che si radunava entusiasta riempiendo all’inverosimile la piazza. Questo accadeva già nel 1932.
Forse per compiacere l’illustre ospite o per semplice adeguamento alle nuove tendenze architettoniche, l’ingresso e i balconi, nei primi anni ’30, persero i decori art nouveau, trasformandosi in quelli più seriosi che ancora oggi si possono vedere, bandiere uncinate a parte. Non ci sono dubbi, invece, sulle ragioni dell’aggiunta della “Balconata del Führer” posizionata sopra l’ingresso principale.
Nello stesso albergo, nei decenni precedenti, soggiornarono, tra gli altri, Bach, Goethe, Schiller, Liszt e Wagner. Poi gli artisti della Bauhaus, poi Hitler. Dopo la seconda guerra mondiale l’albergo venne chiuso per alcuni anni, ma non prima di aver ospitato l’uomo simbolo della Guerra Patriottica dell’Unione Sovietica contro le armate del Reich, il generale Zhucov. Prima ancora è stato l’alloggio delle forze di occupazione americane. Sono gli stessi uomini che, a poca distanza da Weimar, aprirono le porte al famigerato campo di concentramento di Buchenwald.
A maggio del 1955 l’albergo aprì nuovamente, il primo ospite fu Thomas Mann che vi soggiornò in occasione della consegna del premio Schiller. Nello stesso albergo, Thomas aveva ambientato il suo romanzo Carlotta a WeimarNon è il suo capolavoro, anzi, ma in ogni caso è in una camera dell’Elephant Hotel che Carlotta, la protagonista, soggiorna e dove Mann ambienta gli interminabili monologhi che precedono il suo incontro con Goethe. Cercando informazioni su questo hotel, scopro che nessuno ricorda la ragione del suo nome.
L’albergo è ancora attivo e offre novantanove tra camere e suite, oltre a quattro moderne sale conferenza. L’Elephant Hotel è un albergo a cinque stelle e il ristorante ha una stella Michelin. I commenti su booking.com sono entusiastici, il prezzo, considerando tutto, è abbordabile, più o meno centoventi euro.
Nel sito internet, l’albergo non nasconde il suo glorioso passato, tralasciando, ovviamente, Hitler.

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L’Hotel Elephant di Weimar

Letture suggerite

Carlotta a Weimar di Thomas Mann

Bauhaus di Magdalena Droste

La Germania di Weimar. Utopia e tragedia

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