Torviscosa

A poca distanza da Udine, in Friuli Venezia Giulia, un piccolo comune racconta una storia complicata dove tutto appare tanto interessante quanto grottesco. Forse grottesco non è l’aggettivo giusto, ma prima di decidere, leggete quanto segue …

Il comune è quello poco conosciuto di Torviscosa. Qui c’è una sola cosa che attira i pochi turisti che la frequentano: l’immenso impianto industriale e poi la cittadina operaia che fu costruita in prossimità dell’opificio. Ciò che li attira è la qualità architettonica dell’edificio che un tempo era animato da centinaia di operosi lavoratori e che oggi, invece, è solo marginalmente impiegato. Ma questa non è un’altra storia relativa al recente processo di deindustrializzazione, questa storia inizia nel 1937 quando si decide di realizzare nella campagna udinese una città così detta “di fondazione”: una “città azienda”.

Con l’espressione città di fondazione vengono identificati i nuclei urbani e abitativi nati non spontaneamente, ma sulla base di un precisa volontà politica e di un progetto urbanistico e costruiti nella parte fondamentale, detta nucleo di fondazione, tramite un intervento unitario di solito realizzato in tempi brevi e con una precisa conformazione geometrica spesso caricata di significati simbolici e modelli ideali

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La fondazione

La fondazione di Torviscosa fu il frutto dell’iniziativa di un mirabolante imprenditore e della sua temporanea “imperitura” fedeltà al partito fascista. Fedeltà che gli consentirà di realizzare un progetto industriale alquanto consistente. L’imprenditore si chiamava Franco Marinotti che a quel tempo era amministratore delegato del colosso della chimica nazionale Snia Viscosa. In questo territorio che il fascismo aveva tenacemente bonificato tramite più interventi e sino a quello definitivo del 1937, Marinotti fece costruire un importante insediamento agricolo e industriale per la produzione di fibre vegetali da cui ricavare la cellulosa per la produzione della viscosa che è una fibra tessile artificiale. Abnegazione, fede nel lavoro e nelle sue proprietà salvifiche, visione, capacità manageriali insieme a una ben comprovata fedeltà al partito unico, furono quanto Marinotti mise a frutto perché la realizzazione della “città azienda” si potesse compiere nell’arco di un solo anno. La sua statura manageriale fu tale che ci si può persino dimenticare che a quel tempo il regime economico era quello dell’autarchia che non prevedeva alcuna possibile concorrenza estera. Nessun concorrente quindi.

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Per correttezza, va detto che Marinotti ebbe la forza e il coraggio, anzi, direi, l’ardore, di prendere le distanze dal partito fascista. Lo fece un po’ tardi, ma meglio tardi che mai. Aspettò anche lui l’8 settembre del 1943 e più in generale aspettò lo sfacelo del regime che seguiva quello ormai ampiamente conclamato degli alleati d’oltralpe. Vice podestà di Milano e poi podestà di Torviscosa, Marinotti, a seguito della sua defezione dal Partito, subì una breve carcerazione, 21 giorni, da parte dei repubblichini. Andò in Svizzera e poi tornò in Italia dove subì il processo di epurazione che comportò la condanna a sei anni di sospensione dalla funzione di amministratore delegato. Ma siamo in Italia e dopo un anno tornò felicemente a capo del suo progetto industriale: progetto industriale che continuò a realizzarsi durante gli anni della Prima Repubblica all’interno di una “città azienda” platealmente ispirata all’ideologia fascista. Appeso il suo completo da podestà fascista, nascoste nel cassetto le fotografie che lo ritraevano insieme al suo beniamino Benito Mussolini, “il” Marinotti, continuò, indisturbato, a guidare l’azienda fino quasi alla sua morte avvenuta nel 1966.

Ma torniamo indietro di qualche anno e precisamente torniamo al 1938, quando, il 21 settembre, Benito Mussolini partecipò ai festeggiamenti inaugurali della Snia Viscosa. Nel suo discorso, il duce, ringraziò il “camerata Marinotti” perché grazie a lui era stato possibile compiere un importante passo nella direzione dell’autarchia. Il Duce era festante e parlava così come parlava quando aveva a tema questioni che lo eccitavano. Anche Marinotti era festante e lo vediamo dalle foto che lo ritraggono, nel suo abito nero da podestà, accanto a Benito. E poi, c’era anche il fatto che, tre giorni prima, il Duce, aveva annunciato le leggi razziali e l’inevitabile alleanza con i tedeschi. Insomma, tutto era fonte di grande eccitazione …

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Architettura industriale

La fabbrica e la “città azienda” furono progettate quasi per intero dall’architetto Giuseppe De Min che sarà ricordato esclusivamente per questo suo intervento. De Min fece un lavoro considerevole ispirando i propri progetti al monumentalismo di ispirazione neoclassica e al funzionalismo perché, in fondo, si trattava di una “città azienda”. Gli appassionati di archeologia industriale qui trovano un piccolo paradiso perché è tutto coerente, fabbrica, teatro, mensa, municipio e villaggio operaio. Un piccolo paradiso, ma con i cancelli chiusi. Non solo, se si decide di addentrarsi un po’ oltre se ne esce un personaggio alquanto irascibile che impone di indietreggiare. Cosa questa, che lascia alquanto esterrefatti perché la ripresa fotografica del visitatore occasionale è la sola funzione che si può oggi attribuire a questo spettro dei tempi d’oro dell’industria chimica made in Italy. La sola funzione, tra l’altro, che potrebbe in qualche modo giustificare le ingenti somme di denaro pubblico spese per eseguire vari lavori di restauro che questo edificio, nel tempo, ha richiesto.

Per maggiore precisione e per fare dovuta ammenda sulle imprecisioni relative all’attuale destinazione di parte di questi stabili e sulla ragione del così severo divieto di ingresso, vi invito, in ogni caso, a leggere il prezioso contributo che trovate qui sotto nei commenti, contributo che rappresenta un’ottima notizia per i lavoratori e anche per chi, come noi, vorrebbe curiosare e scattare infinite fotografie …

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Declino

Torniamo indietro nel tempo, ma velocemente perché la storia di questa azienda è alquanto complessa e particolarmente noiosa: inizialmente lo sviluppo della Snia Viscosa sembra inarrestabile, poi, negli anni settanta e in modo ancora più evidente, negli anni ottanta, tutto inizia a scricchiolare: cambiano le proprietà e pian piano si smantellano le varie linee di produzione che nel tempo si erano aggiunte. Accordi e scorporazioni sono così frequenti che anche una sintetica cronologia mette paura. Fatto stà che mentre si smantella si inquina, si inquinava anche prima, ma con il tempo la cosa avrebbe dovuto irregimentarsi verso il rispetto di nuove pratiche, leggi e regolamenti a tutela di questo pianeta. Senza autarchia, senza la libertà di sversare a piacere, senza la possibilità di sottopagare le maestranze e persino con il bisogno di fare degli investimenti, il progetto Marinotti si liquefà in un liquido alquanto maleodorante che ancora oggi è oggetto di vari allarmi ambientali. Intanto si spendono cifre da capogiro per gestire mobilità, casse integrazioni, sovvenzioni varie e poi ancora mobilità e casse integrazioni e sovvenzioni varie. La parola passa ai tribunali perché così è richiesto dalla procedura fallimentare e dalle numerose contestazioni ambientali. Oltre alle cause legali, restano comunque in piedi una serie di architetture pregevoli che varrebbe la pena rendere accessibili. In fondo pagheremo per chissà quanti altri decenni i danni già prodotti.

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Labor omnia vincit

Un fascista è un fascista e al fascista l’idea del “lavoro che rende tutto possibile” piace molto. Piace al punto che raramente riesce a desistere dalla tentazione di far iscrivere la celebre citazione di virgiliana memoria: Labor omnia vincit. A Torviscosa questa compare in un monumento cubico posto al centro della piazza. La scritta è realizzata con i tradizionali caratteri cubitali e, anche qui, diventa espressione di uno stile imprenditoriale di stampo paternalistico, stile che “il” Marinotti fece suo in modo emblematico. Nelle vesti di “padre imprenditore”, anche il poliedrico industriale fascista, a Torviscosa, non dimenticò di ricordare ai suoi operai che la loro fatica avrebbe reso possibile qualsiasi risultato. Sottolineo questa cosa perché ogni volta che leggo questa scritta mi viene un forte senso di nausea …

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To be continued …

Tutte le fotografie sono state realizzate da noi nell’estate 2015

 

 

 

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6 thoughts on “Torviscosa

  1. Grazie per questo piacevole contributo. Una precisazione: lo stabilimento di Torviscosa non è vuoto (e, spero, nemmeno destinato al decadimento), ma è tuttora in attività con due aziende: la Spin del gruppo Bracco (farmaceutica) e la Caffaro Industrie (chimica fine). Entrambe si occupano di produzioni “rischiose” e questo è il motivo per cui normalmente non è possibile entrare all’interno dell’area industriale. Lo scorso novembre, comunque, lo stabilimento è stato aperto al pubblico in via eccezionale per un fine settimana. Ci mandi il suo indirizzo mail e le faremo sapere nel caso in cui l’iniziativa venga ripetuta anche quest’anno.
    Bracco ha anche effettuato una ristrutturazione conservativa degli edifici in cui è insediata (per dettagli: http://corporate.bracco.com/it-it/bracco-worldwide/spin).

    Mareno Settimo
    Assessore alla Cultura del Comune di Torviscosa

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    1. La ringrazio molto, troverà dovuta ammenda nella parte riguardante l’attuale impiego dello stabile. Approfitto del suo invito e le chiederei anche dove poter inviare l’indirizzo email per eventuali future vostre iniziative …

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