Lui è tornato, film 2015

La fugace apparizione nei cinema italiani del lungometraggio Lui è tornato è stata una bella e inattesa sorpresa. Aspettavo questo piccolo evento cinematografico con una certa impazienza poiché il binomio cinema tedesco e Adolf Hitler non può che suscitare una forte curiosità …

Per tre giorni, dal 26 al 28 aprile, in 190 sale cinematografiche, la pellicola del giovane regista tedesco David Wnendt, il titolo originale è Er ist wieder da, ha finalmente fatto conoscere al pubblico italiano quello che in Germania è stato un vero e proprio film-evento.

La mia generazione rischia di dimenticare il passato. Bombardati da un mare di informazioni e nozioni, si fa fatica a sviluppare senso critico e a leggere il presente con coscienza

David Wnendt

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Trama e svolgimento sono decisamente semplificati: siamo nel 2014, “Lui” torna e lo fa semplicemente risvegliandosi in un quartiere residenziale della sua amata Berlino. Per la precisione, il luogo del risveglio è quello dove vennero sepolti i resti del corpo arrostito del Führer nelle vicinanze del famoso bunker che fu la sua ultima laconica residenza. Da questo incipit, tutto il seguito del film si muove attorno alla domanda: cosa accadrebbe se tra la gente cominciasse a comparire nuovamente Adolf Hitler? Che effetto farebbe la sua presenza? Quali opinioni esprimerebbero i tedeschi e i molti turisti che visitano la capitale tedesca?

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Tra realtà e finzione, tra recitazione e incontri realmente accaduti e documentati, le diverse scene fanno divertire, pensare e forse anche un po’ recriminare il fatto che la produzione non sia stata allo stesso livello di un’idea che si dimostra da subito estremamente efficace e stimolante.

Risvegliatosi, il Führer inizia a vagare e a prendere atto di quanti cambiamenti hanno trasformato la sua Germania nei settant’anni trascorsi dalla sua morte. Tra questi, alcuni sono per lui sconcertanti come la tragica scoperta che la nazione polacca esiste ancora. Hitler prende anche atto che la Germania è caduta nella rete della democrazia e del fatto che a presiedere il governo è una donna che ha lo stesso appeal di “un salice piangente”. Molte sono le scene dove si sorride e spesso si ride proprio e in particolare quando vediamo Adolf alle prese con la quotidianità più schietta come la relazione con il personale, regolarmente multietnico, delle lavanderie, la ricerca di una casella email disponibile trovando già occupata quella composta dal suo nome e cognome, oppure la necessità di procurarsi del denaro che porterà nuovamente il Führer a cimentarsi con la pittura.

La narrazione segue il corso degli eventi che seguono il fortuito incontro di Adolf con un fotoreporter che individua il potenziale comico di colui che ritiene essere il sosia del famigerato dittatore. Ne seguirà la folgorante e inarrestabile carriera televisiva del redivivo Führer come protagonista di un programma itinerante dove non mancherà di esprimere le sue tradizionali idee, ovviamente, aggiornate e perfezionate.

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La gente spreca un mezzo grandioso per la propaganda come la tv per guardare dei cuochi cucinare

Da “Lui è tornato”

La sceneggiatura è liberamente tratta dal best seller di Timus Vermes, Lui è tornato, uscito nel 2012 e qui da noi edito da Bompiani. Il libro è stato un vero e proprio caso letterario con più di due milioni di copie vendute nella sola Germania. Ugualmente il film ha riscosso un incredibile successo al botteghino nei cinema d’oltralpe ottenendo il record di incassi tra le uscite degli ultimi anni. Tutto ciò dimostra quanto la figura del Führer sia ancora oggi capace di attirare la curiosità e l’interesse del pubblico, me compreso. In questo caso, ciò che ci spinge a andare al cinema è il desiderio di vedere Adolf muoversi all’interno della società contemporanea, di vedere come reagisce a ciò che costituisce oggi il nostro modo di vivere e, sopratutto, di sentirlo mentre imperterrito esprime le sue idee che, ne siamo certi, susciteranno reazioni di scherno o di sconcerto. Ciò che scopriamo guardando questo lungometraggio, tuttavia, ci porta ben oltre la semplice soddisfazione di queste aspettative. Non aggiungo altro perché prima o poi vi capiterà certamente di vedere il film e di addentrarvi nelle molte citazioni, metafore e riflessioni contenute in questo piccolo capolavoro.

Lo spettatore va avvisato che in Lui è tornato non viene dipinto il ritratto, ancorché ironico, del Führer, bensì quello della Germania contemporanea, delle sue incertezze, delle sue paure e di una non ancora definitivamente sopita attrazione per possibili soluzioni radicali a questioni che diventano sempre più complesse e, ai più, indecifrabili come quelle relative all’immigrazione. “Lui” diventa un innesco che con una insospettabile efficacia, riesce a portare alla luce convincimenti e atteggiamenti che in molte occasioni ci lasciano tanto divertiti quanto esterrefatti.

Da sottolineare al splendida interpretazione dell’attore italo-tedesco Oliver Masucci che riesce a rappresentare “Lui” senza mai cadere nella trappola della eccessiva caratterizzazione. Il personaggio arriva al pubblico come “possibile” e questo è ciò che fa la differenza nel corso dell’intero lungometraggio. Non si deve nascondere un certo trascinarsi del film durante la seconda parte, ma questo mockumentario o, in italiano, finto documentario, viaggia comunque a un livello decisamente alto e le riflessioni che faremo durante e dopo la sua proiezione ne diventeranno la definitiva testimonianza.

Quando vi capiterà, guardatelo!


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Er ist wieder da
Anno di produzione: 2015
Lingua: disponibile in italiano
Regia: David Wnendt
Soggetto: l’omonimo romanzo di Timur Vermes
Produzione: Germania
Interpreti/Personaggi principali: Oliver Masucci/Adolf Hitler, Fabian Busch/Fabian Sawatzki, Katja Riemann/Katja Bellini

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