Biennale di Architettura 2016 – Venezia, l’Arsenale

Quest’anno, all’Arsenale di Venezia, così come accade anche presso i Giardini della Biennale, i temi affrontati dalla Biennale di Architettura sono di interesse collettivo e pertanto comunque stimolanti: la visita è decisamente impegnativa, ma lo è perché si vorrebbe capire tutto e, se non addetti ai lavori, a volte, la cosa non è proprio immediata. Si tratta, in ogni caso, di un’esperienza che raccomandiamo, anche a chi, come noi, non è del mestiere …

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All’Arsenale abbiamo trovato più eventi concomitanti: l’esposizione collettiva, Reporting from the Front, coordinata dall’architetto cileno Alejandro Aravena, alcuni padiglioni nazionali e le iniziative collaterali come quella intitolata: Report from Cities: Conflicts of an Urban Age. La visita, come dicevo, è stata impegnativa, ma il bottino di informazioni, stimoli e proposte che abbiamo portato via con noi è stato decisamente cospicuo: andateci!


Qui a seguire alcuni progetti presentati all’interno della mostra collettiva Reporting from the Front.

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Per l’ingresso dell’Arsenale, Aravena ha progettato una sala allestita esclusivamente con materiali di recupero dalla precedente Biennale, quella d’arte del 2015. Si tratta di un’installazione realizzata riutilizzando le lastre di cartongesso per nuovamente rivestire le pareti, anche se, in questa seconda occasione, le lastre sono sovrapposte orizzontalmente. Il soffitto è allestito con una fitta serie di profili in acciaio. L’effetto complessivo è decisamente interessante.

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Curiosa l’idea inserire all’interno della Biennale d’Architettura tre tende tradizionali mongolie, le tende Yurta. Si tratta di un’installazione realizzata dallo studio Rural Urban Framework e la presenza di queste strutture è lo spunto per approfondire, attraverso i filmati proiettati al loro interno, il controverso tema della stanzializzazione e della concentrazione delle popolazioni nomadi nei centri urbani. Il progetto prevede anche la descrizione di alcune esperienze volte migliorare le condizioni di vita nei villaggi: esperienze che hanno il comune obiettivo di diminuire il flusso di migranti verso le grandi città.

Sono solo due i progetti di grandi e mirabolanti costruzioni che trovano spazio nelle Corderie dell’Arsenale e entrambi si fanno notare, più che altro, per questa sola ragione. Il primo è il progetto Matrex dell’architetto russo Boris Bernaskoni. Matrex è un edificio polifunzionale che oppone l’esterno a forma di piramide tronca, all’interno, dove troviamo un secondo immenso volume verticale che ha i contorni di una Matrioska, la tradizionale bambola russa in legno cavo; ricorda un po’ il mirabolante progetto di Fuksas per il Nuovo Centro Congressi di Roma …

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L’altro edificio è quello progettato dallo studio belga 51N4E e che è stato realizzato a Tirana in Albania. Le ragione della sua esposizione è dovuta al fatto che la base ridotta rispetto all’ingombro complessivo del grattacielo ha il pregio di ridurre il “consumo di suolo”: la forma da cilindrica, infatti, evolve ampliandosi e diventando quadrata nella sommità. C’è poi il valore aggiunto che questo edificio porta a una città che certamente non brilla per qualità architettonica.

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L’effetto speciale più coreografico della Biennale porta in nome di Lightscapes ed è proposto dallo studio Local Identity. Il tema è quello dell’utilizzo emozionale dell’illuminazione naturale e più in generale è quello dell’impiego delle risorse ambientali. Nella simulazione esposta, viene riprodotto quanto realizzato all’interno della immensa volta che è posta a copertura nella modernissima sede del Louvre di Abu Dhabi, dove una serie di fori realizzati nel tetto consentono alla luce di entrare nello spazio creando  l’effetto decisamente sorprendente e evocativo di una “pioggia di luce”. Va detto che il mirabolante museo prevede anche l’impiego di 21.000 metri cubi di cemento …

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Lo studio Anupama Kundo Architects con doppia sede a Madrid e a Tamil Nadu in India, propone una soluzione che a me ha decisamente colpito. Si tratta del progetto Full-Fill-House che viene esposto tramite un modello a grandezza reale consentendo al visitatore di apprezzarne pienamente le caratteristiche “contenitive”. L’idea è semplice; costruire con parallelepipedi che lasciano un lato aperto e diventando essi stessi volumi impiegabili.

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Lo studio giapponese Kengo Kuma & Associates è stato intelligentemente esposto in un’area di raccordo all’interno dell’Arsenale. Anche la sua proposta, infatti, è composta da una serie di soluzioni per connettere materiali di diversa natura al fine di renderli atti a una molteplicità di utilizzi. Una ricerca volta a recuperare tecniche tradizionali e materiali non comuni al fine di “contrastare la tendenza alla mediocrità e banalità dell’industria e dell’edilizia” …

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Sempre lo studio Anupama Kundoo Architects presenta alcuni interessanti e immaginifici progetti attraverso modelli in scala che appaiono come decisamente insoliti e curiosi. Sono tutti interventi a carattere sociale come quello relativo alle fiabesche case a cupola dell’orfanotrofio di Pondicherry in India.

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Nell’area esterna dell’Arsenale, troviamo alcuni interessanti “oggetti” e tra questi si fa notare il lavoro di Norman Fosters che propone in grandezza uno a uno il progetto per un droneport modulare. La struttura ha la funzione di base per i droni ed è pensata per offrire qualità architettonica anche a un impianto funzionale che diventerà sempre più diffuso. Il progetto è stato realizzato in Africa dove, questi micro-hangar, alloggiano i moderni velivoli che saranno impiegati per il trasporto di medicinali e altri beni di prima necessità in una nazione con notevoli complessità logistiche. Bisogna necessariamente approfondire


Tra i padiglioni nazionali presenti all’Arsenale, alcuni sono decisamente interessanti, altri particolarmente coreografici e evocativi: ecco una mia personale selezione.

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Il padiglione Turchia espone una sognante installazione dal titolo Darzana dove ,una fitta serie di materiali di recupero trovati presso la vecchia darsena del porto di Istanbul, viene assemblata per realizzare un’imbarcazione immaginaria. Il risultato è una composizione che fonde l’aspetto del tradizionale galeone veneziano con quello della galea turca. Sembra proprio che i turchi vogliano non solo approfondire i legami tra le due città, ma anche crearne di nuovi e più in generale che vogliano mettere al centro il tema delle comunanze culturali tra città, nazioni, continenti o, se si preferisce, civiltà: bravi!

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Il bello della Biennale è che spesso le proposte più curiose sono realizzate da nazioni insospettabili così come accade nel padiglione Singapore per il progetto, Space to Imagine, Room for Everyone. Lanterne immaginarie pendenti dal soffitto espongono numerose immagini fotografiche di spazi domestici vissuti e immortalati nella loro quotidianità. Le lanterne sono disposte in modo regolare per farci cogliere il parallelo tra la rigida pianificazione urbanistica e la spontanea e spesso precaria organizzazione delle abitazioni. Poetico e espressivo.

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Daily Design, Daily Tao – Back to the ignored Front è il titolo del progetto presentato all’interno del padiglione Cina. Il tema del recupero identitario attraverso lo studio e la ricerca delle antiche tradizioni architettoniche viene espresso simultaneamente attraverso i materiali, sia tessili che lignei, i modelli tridimensionali, le installazioni e i profumi che permeano lo spazio. Interessante, anche perché, la Cina che più spesso vediamo è quella dello smisurato proliferare di immense costruzioni industriali e residenziali.

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Il Bahrein propone una ricerca sull’alluminio come materiale dalle mille proprietà e dai molti aspetti di interesse. L’installazione è decisamente modesta, mentre la brochure che ha lo spessore di un vero e proprio libro e che viene distribuita gratuitamente è decisamente interessante.


Tra gli eventi collaterali, Report from Cities: Conflicts of an Urban Age, ha certamente il merito di informare in modo semplice, significativo e, pertanto, efficace.

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Alcune megalopoli e in particolare Città del Messico, Shanghai, Istanbul, Londra, Addis Abeba, San Paolo e Mumbai vengono descritte sulla base dei molti controversi aspetti che ha portato con sé l’imponente aumento della popolazione urbana. Il confronto avviene considerando gli stessi valori nel 1990 e poi nel 2015. La questione è decisamente rilevante perché l’aumento esponenziale degli abitanti è ancora in atto: qui l’urbanistica e l’architettura possono diventare un fattore determinate per porre rimedio alle molte storture create da questo fenomeno. C’è poi da approfondire il tema relativo al confronto tra le “soluzioni dall’alto” e le “soluzioni dal basso” … Potete conoscere nel dettaglio i contenuti di questo evento speciale cliccando qui.

Manca qualcosa? Si mancano molte altre proposte: alcune perché molto tecniche e al di fuori della nostra portata, altre perché, alla fine, bisogna comunque fare delle scelte.

La risorsa internet che habbiamo trovato più interessante per approfondire i temi e i progetti esposti alla Biennale di Architettura 2016? Decisamente lo speciale del magazine online Designboom che potete raggiungere cliccando qui (testi in inglese).

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