Il campo di concentramento di Natzweiler-Struthof in Alsazia, Francia

La visita ai memoriali posti nei luoghi dove i nazisti realizzarono i loro famigerati “campi”, consente di conoscere da vicino le brutali pratiche di un regime che estremizzò sino al parossismo il concetto di intolleranza. Gli stessi luoghi, tuttavia, aprono anche delicate questioni relative alla “memoria” e alla sua fruizione; prendiamo il caso del memoriale di Natzweiler-Struthof che si trova in Francia e più di preciso tra i monti Vosgi, in Alsazia …

La visita dell’unico campo di concentramento realizzato in Francia dai nazisti si svolge in modo ordinato. L’entrata al campo corrisponde curiosamente a quella “originale” dove transitavano i detenuti; proprio lì, infatti, sotto la scritta Konzentrationslager Natzweiler-Struthof, avviene lo strappo del biglietto, operazione che consente di varcare il cancello di ingresso.

Il biglietto si acquista nel centro documentazione che è posto qualche decina di metri più a monte e che si presenta tramite una architettura dovutamente rigida e asettica. Il centro documentazione offre una didascalica e limitata panoramica sui principali campi di concentramento coevi a quello di Natzweiler-Struthof. Una volta corrisposte le 6,00 euro, il visitatore può quindi avviarsi direttamente verso il “campo” vero e proprio.

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Il memoriale del campo di Natzweiler-Struthof si raggiunge con una certa difficoltà poiché è posto tra le montagne della catena montuosa dei Vosgi e lungo un percorso stradale decisamente tortuoso. La sua fortuna in termini di turisti raccolti e, di conseguenza, di biglietti “staccati”, stà nel fatto che si trova in prossimità del noto Memoriale d’Alsazia-Mosella che è un vero e proprio concentrato di storia moderna offrendo un decisamente scenografico percorso didattico sulla complicata storia moderna della regione.

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Anche qui, come in molti altri memoriali, non è stato possibile lasciare a “ciò che rimase” il compito di testimoniare “ciò che accadde”. Si pensò, invece di ricostruire alcune baracche, quattro per la precisione, oltre al cancello di ingresso e al palo per le impiccagioni che mostra anche una corda penzolante con tanto di nodo scorsoio. In una delle baracche è stato nuovamente inserito il forno crematorio e accanto ci sono le docce che, visto il luogo, non possono che risultare decisamente sinistre. Poiché la camera a gas fu realizzata all’interno di una anonima casa contadina posta due chilometri più a valle, quelle docce, tuttavia, sono semplicemente delle docce…

Ci sono altri due oggetti inquietanti posti nelle stanze prevalentemente vuote che compongono le baracche. Il primo è il tavolo per il dissezionamento dei cadaveri, l’altro è il “cavalletto per le bastonate”, in tedesco, pruegelbock. Il primo, in particolare, rimanda l’attenzione del visitatore alle attività di ricerca medico-sanitaria che si svolgevano in questo e in altri campi e che comportavano l’utilizzo dei detenuti come cavie per realizzare esperimenti tanto raccapriccianti quanto deliranti.

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Il campo di Natzweiler-Struthof è stato un campo di lavoro prevalentemente dedicato ai prigionieri di guerra e ai molti partigiani, spie e eversivi che la conquista dell’est e lo scarso consenso ottenuto all’ovest, via via producevano. L’esposizione museale pone l’accento sugli internati francesi e sul loro tragico destino. In realtà, il campo ricevette prevalentemente detenuti polacchi, sovietici e tedeschi che vennero impiegati, prima, nella vicina e preziosa cava di granito rosa, ragione della realizzazione del campo nella località di Natzweiler, e successivamente nelle attività industriali che furono avviate nei dintorni come quelle degli stabilimenti Krupp, AdlerDaimier Benz.

Due sono gli episodi più spesso citati tra tutte le scelleratezze che accaddero nel campo. Nella primavera del 1943, dal campo di sterminio di Auschwitz, vi furono tradotti 86 ebrei che vennero immediatamente uccisi nella camera a gas. Furono richiesti per la grottesca ragione che l’istituto anatomico universitario tedesco necessitava di un numero sufficientemente indicativo di ossa per realizzare la collezione antropologica sulle diverse razze umane.

L’altro episodio è la fucilazione di quattro donne che fu eseguita il 6 luglio 1944. Tutte e quattro appartenevano all’organizzazione a guida britannica, Special Operations Executive, che compiva azioni di spionaggio e di coordinamento delle attività partigiane in territorio francese. Questo secondo fatto ha il compito di dimostrare al pubblico l’esistenza e le gesta di un’opposizione fiera e impavida…

Insieme ai visitatori “liberi”, l’area è spesso rumorosamente frequentata dalle scolaresche che vengono anch’esse, in qualche modo, deportate all’interno del memoriale. Poiché il livello di attenzione degli scolari è nullo, la loro presenza finisce inesorabilmente per trasformarsi in una insopportabile distrazione per chi, invece, è interessato alla visita.

Nell’insieme la visita è sufficientemente proficua anche se, ci sono alcuni aspetti che rendono l’insieme poco espressivo e coinvolgente. Dicevo della necessità di pagare un “inopportuno” biglietto per l’ingresso, dello strappino che opera ironicamente proprio in coincidenza del cancello che si apriva ai deportati e della presenza un po’ forzata di alcune strutture e oggetti “incaricati” di rappresentare gli aspetti più truculenti della vita nel campo. Ci sono poi le scolaresche che restano avulse dal contesto e, infine, c’è anche un malcelato intento “politico” che si esprime nell’enfatizzare il comportamento onorevole di alcuni dissidenti dimenticando di raccontarci quello disonorevole della maggioranza…

A questo link trovate il sito ufficiale del memoriale.

Tutte le foto sono state realizzate da noi a giugno 2016 e sono disponibili in modalità Creative Commons cliccando qui

Letture suggerite

71UZftjG5nLNecropoli di Boris Pahor,
Copertina flessibile: 280 pagine
Editore: Fazi; prima edizione (1 gennaio 2008)
Collana: Tascabili
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8881127199

Campo di concentramento di Natzweiler-Struhof sui Vosgi. L’uomo che vi arriva, una domenica pomeriggio insieme a un gruppo di turisti, non è un visitatore qualsiasi: è un ex deportato leggi di più

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4 thoughts on “Il campo di concentramento di Natzweiler-Struthof in Alsazia, Francia

  1. Ho letto il tuo articolo con molta attenzione e sono rimasta (nuovamente) scottata dalle vicende che hanno toccato anche la Francia.
    Ho avuto modo, qualche mese fa, di visitare il Campo di concentramento a Berlino. Un’esperienza impressionante che, a quanto pare, non si discosta molto dalla tua.
    Mi chiedo continuamente cosa è passato per la testa a queste persone.
    Con quale coraggio hanno commesso queste atrocità?

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    1. Ciao Cristina, l’Europa è tragicamente disseminata di luoghi come questo … Sachsenhausen (che credo sia quello che tu hai visitato) e Natzweiler, tra l’altro, nella loro “brutalità”, sono tra i campi dove le pratiche punitive, rieducative e discriminatorie, erano relativamente e sottolineo relativamente, “moderate”, rispetto a quelli polacchi … Andandoci possiamo capire, commemorare e riflettere … meglio sarebbe se tutto ciò potesse avvenire in silenzio …
      Ti rigrazio moltissimo della visita e del tuo commento!

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