In Germania sulle tracce dei putsch …

Durante le convulse manovre del recente tentato colpo di stato in Turchia ho subito pensato a altri due colpi di stato entrambi falliti e entrambi svoltisi in Germania: quello del marzo del 1920, il putsch di Kapp e quello del novembre del 1923, il Bürgerbräu-Putsch, il Putsch della Birreria o Putsch di Monaco. Entrambi tentarono di rovesciare la Repubblica di Weimar che, durante la sua breve vita, non riuscì a pacificare un paese infuocato da ideologie radicali che di frequente si esprimevano attraverso l’uso della violenza e spesso nella forma di vere e proprie risse da bar o, più precisamente, da birreria. Andò a finire che il futuro leader capì che era più conveniente scegliere la via democratica …

1923: riunione del partito nazionalsocialista nella birreria luogo del fallito colpo di stato
1923, durante una delle riunioni del partito nazionalsocialista nella birreria Bürgerbräukeller, luogo del fallito colpo di stato (Foto: Bundesarchiv, Bild 146-1978-004-12A / Hoffmann, Heinrich)

Se volessimo raggiungere il luogo simbolo del Putsch di Monaco, dovremmo andare lungo la Rosenhaimer Street e più precisamente al numero 15 di questo ampio viale dove sorgeva la Bürgerbräukeller una delle più grandi birrerie della capitale bavarese, oggi, tuttavia, non più esistente poiché nel 1979 l’edificio è stato abbattuto. Al suo posto troveremmo, invece, il centro culturale Gasteig e l’Hotel City Hilton. Troveremmo anche una placca posta nella pavimentazione, ma quanto inciso nel metallo non è in memoria del colpo di stato, bensì, di un altro fatto svoltosi in quella stessa birreria l’otto novembre 1939, esattamente sedici anni dopo il tentato putsch.

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9 novembre 1923, i membri rivoluzionari delle SA arrestano i politici socialisti di Monaco. Foto: Bundesarchiv, Bild 146-2007-0003

Il Putsch di Monaco fu un’azione decisamente rocambolesca e fu anche un’azione improvvisata poiché organizzata sommariamente tant’è che, durante il suo svolgimento, accaddero eventi che possiamo connotare come al limite del surreale: accadde persino che il congiurato decisivo per il successo dell’operazione si presentò in ritardo …

Raccontare come andarono i fatti è complicato e la cosa può comunque essere letta e approfondita in numerosi testi e siti internet. Fatto stà che i protagonisti, tutti eccetto uno, agirono come degli ebeti confondendo le idee ai molti spettatori presenti nella birreria e, poi, lungo le strade di Monaco. L’ideatore del putsch fu Adolf Hitler che ne fu anche il principale protagonista: solo lui, tuttavia, agì con la dovuta energia e capacità di calcolo, i suoi adepti e in particolare il suo “uomo chiave” Erich Ludendorff, invece, non avevano capito che un colpo di stato richiede una determinazione e una razionalità diverse da quelle richieste da una semplice serata in birreria. I toni farseschi dell’evento, in ogni caso, non impedirono il fatto che, durante gli anni della dittatura nazista, l’otto novembre divenisse comunque una data memorabile e quella prescelta per le più importanti celebrazioni del Partito.

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Nella foto i principali congiurati di Monaco (Foto: Bundesarchiv, Bild 102-00344A / Heinrich Hoffmann)

La rivoluzione nazionale è cominciata. Questo palazzo è ora occupato da seicento uomini in perfetto assetto di guerra. Nessuno può uscire dalla sala. Se non si ristabilisce immediatamente la calma ordinerò che una mitragliatrice venga piazzata sulla galleria. Il governo bavarese e quello del Reich sono stati rovesciati ed è stato costituito un nuovo governo provvisorio. Le caserme della Reichswehr e della polizia sono state occupate. L’esercito e la polizia marciano ora sulla città sotto la bandiera della svastica.

8 Novembre 1923: Monaco di Baviera, putsch della birreria. Discorso di Adolf Hitler alla Bürgerbräukeller

L’otto novembre 1939, per nuovamente commemorare il tentato putsch di Monaco, Hitler tornò nella Bürgerbräukeller dove fece un discorso memorabile. Più del suo discorso, tuttavia, ciò che resterà nella memoria, sarà, il fatto che, durante la sua permanenza, all’interno di una nicchia ricavata in una delle colonne poste nella sala principale della birreria, un certo Georg Elser, aveva abilmente e impavidamente posizionato una bomba a orologeria di portata esplosiva tale da garantire a se stesso e a buona parte del popolo europeo la fine della efferata e brutale leadership del Führer. Hitler, tuttavia, se ne uscì in anticipo e i morti dell’attentato tardivo, otto persone in tutto, non servirono a gran ché nell’intento rivoluzionario di Elser. A questo episodio si riferiscono le iscrizioni incise nella placca posta lungo la Rosenhaimer Street a Monaco.

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La Bürgerbräukeller nel 1939 dopo il tentato assassinio di Hitler (Foto: Bundesarchiv, Bild 183-E12329)

Durante la seconda guerra mondiale, i locali della Bürgerbräukeller non vennero daneggiati dai ripetuti bombardamenti alleati e questo edificio esisterebbe oggi in qualità di una delle poche testimonianze integre di un passato così tumultuoso: per ironia della sorte, invece, venne demolito nel 1979 nell’ambito di un piano di riqualificazione dell’area urbana di Monaco. Per la verità, una bomba alleata finì proprio per colpire la Bürgerbräukeller, ma se ne rimase lì, distesa, innocua e inesplosa.

L’altro putsch accadde in stretta prossimità temporale con la fine della Grande Guerra quando la Germania era alle prese con un conflitto civile che vedeva contrapposti i rivoluzionari della sinistra internazionalista ai nazionalisti di destra. Il timore che la Germania precipitasse nel medesimo abisso dove era da poco precipitata la Russia, scatenò numerose reazioni, putsch di Kapp compreso. Siamo a marzo del 1920, Wolfgang Kapp, funzionario della Prussia orientale e fondatore del Partito della Patria Tedesca si pose, insieme al genrale Walther von Lüttwitz, a capo di una sollevazione che per quattro giorni impegnò strenuamente le forze controrivoluzionarie. Decisiva fu la mobilitazione delle masse che avvenne nella forma di uno sciopero generale. Scarsamente appoggiato sia in ambito militare che civile, Kapp, dovette desistere e rifugiarsi nella vicina Svezia. Vi furono dei tafferugli e vi furono anche dei morti.

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Marzo 1920, gli scioperanti durante una manifestazione a Berlino contro il putsch di Kapp (Foto: Wikimedia Commons)
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I rivoluzionari di Kapp a Berlino, nel cartello l’avviso: Stop! Chiunque supera questa linea verrà fucilato (Foto: Bundesarchiv, Bild 183-J0305-0600-003)

Una testimonianza di questo evento si può trovare nei placidi e gloriosi giardini posti in prossimità del Cimitero Storico di Weimar, in Turingia e più precisamente davanti al suo ingresso. In questo caso si tratta di un monumento commemorativo, il Monumento ai Caduti di Marzo,  che fu dedicato alle vittime tra gli scioperanti che si opposero alle frange dei rivoltosi guidati da Kapp.

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La bandiera del Partito della Patria Tedesca alzata durante le convulse giornate del putsch di Kapp, (Foto: Bundesarchiv, Bild 119-1983-0007)

Il monumento fu progettato dall’illustre direttore della scuola multidisciplinare Bauhaus, Walter Gropius che lo volle realizzare esclusivamente in cemento e seguendo uno stile che lui stesso applicò per la prima volta: l’espressionismo astratto. Il prestigio di Gropius e la svolta materializzatasi in questo costrutto rappresenta, oggi, il principale motivo della sua relativa rinomanza. Come spesso accade in Germania, tuttavia, il monumento che possiamo osservare non è altro che una ricostruzione fatta nel 1946: una ricostruzione parziale poiché in scala ridotta. L’originale venne distrutto dieci anni prima, nel 1936, dai nazisti che utilizzarono, vista la mole, potenti cariche dinamitarde. Commemorare antinazionalisti filo-bolscevichi nella Germania nazionalsocialita? Nein!

Non possiamo immaginare il passaggio dalla rigida quiete della morte ad una nuova vita come qualcosa di diverso dal tendere verso un nuovo moto, con una nuova direzione

Dal saggio di Johannes Schlaf sul Monumento ai Caduti di Marzo trattto da “Gli anni dell’Avanguardia Architettonica in Germania”

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La prima versione del Monumento ai Caduti di Marzo (Foto: Wikimedia Commons)

A poca distanza da questo monumento riposa l’illustre poeta e drammaturgo Johann Wolfgang Goethe che dio solo sà come avrebbe commentato tutti questi fatti …


Letture suggerite

61lCXqljHRL Tecnica del Colpo di Stato di Malaparte Curzio

Copertina flessibile: 270 pagine
Editore: ADELPHI
Collana: Biblioteca Adelphi

Uscito per la prima volta in Francia nel 1931 grazie alla mediazione di Daniel Halévy (e in Italia solo nel 1948), immediatamente commentato da Trockij, bruciato dai nazisti sulla piazza di Lipsia e costato al suo autore l’arresto e il confino a Lipari per “manifestazioni di antifascismo compiute all’estero”, “Tecnica del colpo di Stato”, spietata dissezione delle varie tipologie di golpe e delle loro costanti, viene subito avversato da tutti. Sta di fatto che ancor oggi lo si legge d’un fiato: non solo per l'”attualità” della sua analisi di ingegneria politica, ma soprattutto per lo stile, insieme icastico e concitato, geometrico e visionario, dove Malaparte sembra assumere le cadenze di un allievo di Tacito. Stile che risalta in tutte le sequenze su trionfi e fallimenti del golpismo classico, a partire dalla violenta “campagna di stampa” con cui Cicerone smaschera la congiura di Catilina, ma che tocca l’acme nelle ricostruzioni dei colpi di Stato dei primi decenni del secolo scorso, come nelle pagine sulla imminente rivoluzione a Pietrogrado, con le “dense nuvole nere sulle officine di Putilow” cui si contrappone la nebbia rossastra del sobborgo di Wiborg dove si nasconde Lenin. E nella parte finale spiccano, ritratti con rara vividezza, i volti e le psicologie degli autocrati a capo dei vari totalitarismi: Stalin, Mussolini e Hitler.

717+NxON2qLPutsch! L’ascesa di Hitler di Richard Hansen

Copertina flessibile: 373 pagine
Editore: Odoya (1 ottobre 2015)
Collana: Odoya library

Prima del 9 novembre 1923 era facile che i giornali sbagliassero scrivendo il nome di Adolf Hitler, l’oscuro venditore di cartoline illustrate che aveva preso il posto del ferroviere Anton Drexler alla testa di un minuscolo raggruppamento di destra detto “nazional-socialista”

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