Edifici abbandonati: ex Filatura di Torre di Pordenone

Interessanti esempi di archeologia industriale, oppure, semplicemente, immensi rottami, gli opifici abbandonati costituiscono un cospicuo patrimonio del nostro paese: un patrimonio che in alcuni casi vorremmo vedere valorizzato o rigenerato, in altri, raso al suolo per sfruttarne diversamente l’area occupata. Prendiamo, ad esempio, l’ex filatura di Torre di Pordenone, un tempo parte degli impianti della Società Anonima Cotonificio Veneziano, oggi, immenso e pericolante rottame. Conservarla o abbatterla?

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La storia del fabbricato ha inizio nel 1839, quando la ditta triestina Cotonificio Beloz Fratelli & Blanch scelse Pordenone per realizzare un importante impianto per la filatura del cotone. Numerosi corsi d’acqua offrivano la forza motrice necessaria, mentre, la vocazione industriale del territorio, assicurava manodopera e mentalità adeguate. La fabbrica entrò in funzione tre anni dopo, nel 1842.

Gli anni successivi furono anni di grande sviluppo e l’impresa, nel 1866, impiegava 649 dipendenti con una capacità produttiva annua di 20.000 fusi.

Dopo tre passaggi di proprietà, nel 1895, l’azienda venne ceduta al Cotonificio Veneziano che nel 1910 fece demolire i capannoni per costruirne di nuovi aggiornandoli alle rinnovate esigenze tecniche e funzionali. Il risultato fu un impianto di grande estensione, dove entrarono in funzione 82 filatoi a anello e 8 automatici.

Nel 1916 e nel 1917, due incendi distrussero parte dei fabbricati. Il secondo incendio fu provocato dai militari italiani durante la ritirata a seguito della disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917) per non lasciare in mano nemica l’opificio. La ricostruzione fu rapida e ne conseguì anche un ulteriore ampliamento. Altri tempi…

L’ultimo capitolo della vita dell’azienda pordenonese iniziò nel secondo dopoguerra quando venne acquisita dal gruppo SNIA Viscosa che garantì altri quarant’anni di esercizio dell’attività di filatura tessile. Nel 1984 l’impianto venne dismesso e cinque anni dopo, gli impianti vennero rimossi dal capannone. Nel 2017, trentatré anni dopo, l’edificio è ancora lì, abbandonato a se stesso e agli agenti atmosferici.

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L’ex filatura di Torre di Pordenone è solo uno dei molti grandi opifici abbandonati nella città di Pordenone. Nessuno di questi è mai stato rimosso o rigenerato (diversamente si è agito per isolati edifici di dimensione ridotta), mentre, nei dintorni, sono sorti nuovi capannoni industriali e nuovi centri commerciali e, per i secondi, sono già programmati ulteriori ampliamenti. Il riuso, avrebbe consentito di ridurre l’occupazione di suolo e di ridare uno scopo a strutture letteralmente marcescenti…

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Non è possibile capire a chi faccia capo la proprietà dei capannoni dismessi. Chiaramente, non è neppure possibile sapere qual’è l’incidenza del fabbricato e del suo lento decadimento sulla salubrità dell’area circostante e, in particolare, su quella dei corsi d’acqua che per molto tempo sono stati così generosi nell’offrire la loro “spinta”.

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In tempi recenti, il complesso è tornato a essere saltuariamente frequentato: questa volta, tuttavia, non più da laboriosi operai o da mirabolanti imprenditori, bensì da appassionati di fotografia o di architettura, dai writer e, più in generale, da chi non resiste alla tentazione di trascorrere del tempo tra i fantasmi del recente passato.

Trovate alcune interessanti immagini degli esterni del complesso nel sito web StillAlive. Nello stesso sito trovate anche un accurato reportage fotografico dedicato alla vicina area industriale dismessa del Cotonificio Cantoni, ex filatura di Cordenons.

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L’ingresso all’area non è espressamente vietato, ma è chiaro che la cosa non è legittima e, se proprio deve avvenire, lo sarà a completo rischio e pericolo dell’impavido visitatore.

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Gli stabili dell’ex filatura di Torre di Pordenone non hanno un particolare pregio architettonico, i soli elementi caratterizzanti, oltre alla ragguardevole dimensione del complesso, sono: la ciminiera con i mattoni rossi a vista, le ampie aperture vetrate e le colonne portanti realizzate in ghisa.

Chiaramente, la struttura non è più al passo con i tempi poiché obsoleta e rovinata dagli anni. Non sarà in alcun modo possibile affittarla o venderla considerando anche le ridotte esigenze di un centro urbano in fase di lento spopolamento. L’opzione della demolizione sembra essere la sola disponibile…

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Chi, per qualsiasi ragione, volesse visitare lo stabile dell’ex opificio di Torre di Pordenone non si metta alcuna fretta: il complesso resterà in queste condizioni per molto, molto tempo….

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FIDAPA Pordenone
Targa in memoria delle lavoratrici dei cotonifici di Pordenone presso Piazza Don G. Lozer a Torre di Pordenone (Foto: Looking for Europe)

Se i “luoghi dell’abbandono” vi appassionano e se volete conoscere l’interessante attività di una intelligente organizzazione che si occupa della loro valorizzazione turistica e culturale, seguite le numerose iniziative dell’associazione I luoghi dell’abbandono.

Tutte le immagini fotografiche sono disponibili in modalità Creative Commons a questo link

Altre risorse online 

Il Cotonificio Veneziano di Torre (documento pdf)

L’oppure – Le prime industrie pordenonesi: incontro con Luigi Mio


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