Il memoriale del campo di concentramento di Westerbork in Olanda

Nel 1942 l’Europa era a tal punto disseminata di campi di concentramento che c’era da prefigurarsi un futuro dove ogni luogo sarebbe stato, prima o poi, recintato e all’interno del recinto, per una ragione o l’altra, ci sarebbero finiti tutti, ebrei o non ebrei. Oggi, molti di quei campi sono stati trasformati in memoriali, memoriali che sono disseminati qua e là in tutti i paesi europei che furono occupati dalle armate tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale. Anche in Olanda troviamo alcuni memoriali e, tra questi, quello più noto è il memoriale di Westerbork …

Westerbork nacque come campo per rifugiati dove gli olandesi raccolsero molti profughi, prevalentemente ebrei, che fuggivano dalle grinfie del loro nemico etnico, la Germania nazista. Nell’estate del 1940, il famelico invasore si impossessò anche dei territori olandesi trovando in Westerbork il luogo ideale per insediare uno dei più famigerati campi di concentramento dell’Europa occidentale. Per la precisione, Westerbork fu un campo di transito o di smistamento, un Durchgangslager.

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Per gli ebrei già raccolti a Westerbork e per tutti gli altri ebrei d’Olanda (nel 1942 la comunità ebraica contava circa 140.000 persone) vi fu anche la sfortunata coincidenza di trovarsi a vivere in una nazione dove l’antisemitismo era ampiamente diffuso e dove la complicità con l’invasore era la regola, regola che solo saltuariamente venne tradita. Le lunghe code di turisti che quotidianamente si formano all’ingresso del museo posto nell’abitazione dove venne nascosta Anne Frank a Amsterdam, code che d’estate proseguono oltre la via Prinsengracht e sino a colmare anche l’intero piazzale di Westermarkt, sono formate, più che altro, da inconsapevoli e minuziosi ricercatori di rare testimonianze relative ai pochi comportamenti “virtuosi” di un popolo che, per lo più, agì seguendo la linea della cieca complicità con “il male”. I non molti visitatori che incappano nel campo di Westerbork, invece, prendono atto della prassi che in poco tempo travolse gran parte della comunità ebraica d’Olanda, Anne Frank compresa.

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Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Westerbork si trova a sud di Goringen, vicino alla città di Assen e non molto lontano dal confine con la Germania. Da qui gli internati furono per lo più trasportati nei noti campi di sterminio polacchi di Auschwitz e Sobibór, nel campo di concentramento tedesco di Bergen-Belsen o nel ghetto “modello” di Terezín o Theresienstadt nell’attuale Repubblica Ceca. Il “transito” coinvolse circa 107.000 individui e di questi, dopo la fine del conflitto, ne rimasero in vita solamente 5.200 per lo più, letteralmente “riemersi” dai soli campi di Bergen-Belsen e Terezín. I trasporti organizzati tramite i famigerati convogli ferroviari, furono 93.

In pochi mesi la popolazione di Westerbork si è gonfiata da 1000 a 10.000 unità. La crescita maggiore risale ai terribili “gironi d’ottobre” , quando, in seguito a una grande caccia dell’ebreo per tutta l’Olanda, il campo fu devastato da un’inondazione umana che minacciò di inghiottirlo.

Etty Hillesum, da Lettere 1942 – 1943, ed. Gli Adelphi

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Visita al memoriale di Westerbork

La visita al memoriale di Westerbork si svolge in modo decisamente ordinato. Il centro documentazione posto a circa tre chilometri di distanza, offre ogni informazione utile a collocare nel contesto storico i fatti svoltisi in quella località. Un percorso esclusivamente pedonale o, in alternativa, un secondo percorso transitabile in bicicletta, a piedi o tramite un efficiente servizio navetta, conducono al luogo esatto dove era attivo il campo di concentramento e di transito. Il tragitto a piedi, si compie in circa trenta minuti.

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Scegliendo, come abbiamo fatto noi, il percorso esclusivamente pedonale, si raggiunge il “campo” solo dopo aver preso atto della straniante presenza nella sua prossimità di un altro “campo”, un inatteso campo scientifico costituito da enormi radiotelescopi posti uno accanto all’altro e tutti orientati verso il cielo. La cosa, come dicevo, è decisamente straniante.

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Ciò che si può visitare a Westerbork è prevalentemente il frutto della parziale ricostruzione fatta a esclusivo scopo informativo. La ricostruzione seguì anche il successivo smantellamento di altri due campi realizzati nello stesso luogo. Il primo era destinato ai prigionieri di guerra e in particolare ai collaborazionisti olandesi. Il secondo, era destinato ai profughi Molucchi espulsi dai territori indonesiani nel corso del complicato processo di decolonizzazione. I Molucchi furono espulsi perché anch’essi accusati di collaborazionismo con il paese occupante che questa volta, tuttavia, era l’Olanda stessa.

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Alcuni monumenti realizzati all’interno dell’area recintata offrono finalmente l’occasione di commemorare le vittime e di concentrare l’attenzione su alcuni aspetti particolarmente significativi di questo luogo: uno in particolare è due volte raccontato tramite altrettante installazioni ed è quello relativo ai convogli ferroviari che rappresentavano quanto di più minaccioso potesse giungere alla vista degli internati. Si tratta di un binario interrotto con le rotaie distorte e orientate verso il cielo e di uno dei vagoni utilizzati per i famigerati trasporti posto al centro del campo.

Tra le molte singolarità di questo campo vi fu anche il fatto che proprio da qui, da Westerbork, partì l’ultimo convoglio per Auschwitz mentre, nella prossimità del campo polacco, già avanzavano inesorabili le armate sovietiche.

La locomotiva manda un fischio terribile, tutto il campo trattiene il fiato, partono altri tremila ebrei. In quei vagoni merci giacciono diversi bambini piccoli con la polmonite. A volte è proprio come se ciò che accade non fosse proprio vero.

Etty Hillesum, da Lettere 1942 – 1943, ed. Gli Adelphi

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Il monumento più esteso e più coinvolgente è quello posto sulla ex piazza d’armi ed è costituito dall’impressionante numero di 102.000 mattoncini di colore rosso, ciascuno a rappresentare una delle vittime transitate per questo campo. I mattoncini sono stati realizzati in ardesia ricordando la prassi che vuole che sulle tombe ebraiche non vengano tradizionalmente lasciati i fiori, bensì proprio le pietre. Ciascun mattoncino riporta nella sommità un simbolo che per gli ebrei è la stella di David, mentre, nel caso dei rom, anch’essi espulsi dal territorio Olandese, è quello di una fiamma. Alcune immagini fotografiche delle vittime corredano questo monumento che, in questo modo, diventa decisamente suggestivo.

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Tutte le didascalie e le voci che qua e là se ne escono dagli autoparlanti posti all’interno di colonnine installate nei punti chiave del “campo” sono pensate a esclusivo uso e consumo del pubblico nazionale: non è prevista la traduzione nella lingua inglese e in alcuna altra lingua. Per chi non avesse abbastanza informazioni in merito alla vicenda, suggerisco, pertanto, di non trascurare la visita al centro documentazione visto anche l’accettabile costo del biglietto di 4,50 euro. Se qualcuno, avesse, per chissà quale ragione, una certa confidenza con la lingua olandese, potrà ascoltare dalle citate colonnine la lettura di alcuni passaggi tratti dalle lettere e dal celebre diario di Etty Hillesum, anch’essa transitata a Westerbok.

La gente non vuole riconoscere che a un certo punto non si può più fare, ma soltanto essere e accettare.

Etty Hillesum, da Lettere 1942 – 1943, ed. Gli Adelphi

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

Westerbork, concentration camp - Netherland 2016

All’uscita, ci si trova di fronte a una vecchia casa in legno protetta da una suggestiva imponente copertura in vetro e acciaio: si tratta della residenza dell’ultimo e più noto comandante del campo, un certo Albert Konrad Gemmeker, che si occupò, tra le altre, di stabilire il destino di ciascun prigioniero. Questa abitazione è l’unica testimonianza originale mantenutasi relativamente intatta. La copertura è stata realizzata secondo il progetto dello studio olandese Oving Architecten.

Etty Hillesum, Edith Stein e Anne Frank furono le più celebri prigioniere di Westerbork: tutte e tre non sopravvissero alle loro “destinazioni finali”, ciascuna, tuttavia, continua instancabilmente e pazientemente a svolgere il ruolo di testimone di un passato così tragico e complicato.

Non è rimasta molta brughiera dentro al recinto di filo spinato, le baracche diventano sempre più numerose. Ne è rimasto un pezzetto in un estremo angolo del campo, ed è lì che sono seduta ora, al sole, sotto uno splendido cielo azzurro e fra alcuni bassi cespugli.

Etty Hillesum, tratto da Lettere 1942-1943, edizione Gli Adelphi

Tutte le fotografie sono state da noi realizzate a agosto 2016 e sono disponibili in modalità Creative Commons a questo link


 

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