La Collina Sacra di Heilingenberg e il teatro nazista Thingstätte

In Germania, nei dintorni di Heidelberg, appena si imbocca la Heiligenbergstraße che conduce alla sommità dell’omonimo colle, dopo aver superato le ultime abitazioni che segnano il margine con il bosco, troviamo in rapida sequenza una fitta serie di segnaletiche realizzate con scritte a pennello su grandi pietre disseminate qua e là lungo il percorso. Curioso il fatto che ciascuna pietra offre un elenco alternativo di mete lasciando a quella successiva la ripetizione di alcune, l’aggiunta di altre e l’omissione di altre ancora. Tra quanto indicato, in ogni caso, non troviamo proprio l’obiettivo della nostra visita…

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Cosa può essere visitato nel colle di Heiligenberg posto nelle vicinanze di Heidelberg? Noi abbiamo come obiettivo la Thingplatz o Thingstätte che è una delle poche architetture del nazionalsocialismo ancora presenti nel suolo tedesco. Ci sono, tuttavia, molte altre attrazioni disposte nelle vicinanze come le antiche rovine del Monastero di San Michele (XI secolo) che incorporano anche i resti di un precedente tempio romano dedicato al dio Mercurio (Odino per i germanici). Più a valle ci sono le rovine di un secondo monastero, il Monastero di Santo Stefano (XI secolo) e accanto a queste si incontra una perfettamente conservata torretta di osservazione (XIX secolo). A poca distanza sorge una delle cinquantotto Torri Bismark o Bismarckturm (1903) presenti nel suolo teutonico. Nella collina, ma non saprei dove, si trovano anche le tracce di un’antica fortezza celtica (IV secolo a.C.). Niente di tutto ciò, tuttavia, ha una forma e uno stato di conservazione tali da farne un’attrazione capace di spostare i turisti dal magnifico centro di Heidelberg fino al colle di Heiligenberg.

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Abbiamo risalito la collina Heilingenberg per prendere atto di un’architettura che fu eretta tra il 1934 e il 1935 durante i primi anni della dittatura nazista e che consiste in un anfiteatro denominato Thingplatz o Thingstätte. Qui, si svolsero alcune feste di partito associate alla celebrazione dei fasti del passato germanico: fasti che il regime si sforzò di magnificare andando ben oltre il ragionevole. La cosa, tuttavia, giunse presto a noia anche agli stessi nazisti…

Heidelberg, Heiligenberg - Thingstaette

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Per meglio spiegare a cosa serviva il teatro bisogna introdurre il concetto del Thing, parola, questa, che nulla ha a che vedere con l’inglese e quindi con la “cosa”. I Thing  erano antichi raduni di tradizione nordico-germanica. Si svolgevano all’aperto e in contesti resi idilliaci dalla concomitante presenza di antiche rovine, colline, alberi secolari, rocce, corsi o specchi d’acqua e da uno o più miti a questi collegati. Giunti al potere, i nazisti vollero riportare in uso i Thing noncuranti di come la cosa, nel futuro, avrebbe fatto pensare più che altro a un forma di delirio collettivo. Durante i Thing si sarebbero svolte le rappresentazioni teatrali multidisciplinari dette Thingspiele.

Il tema delle rappresentazioni era quello della mitizzazione delle gesta germaniche e dei luoghi appartenuti alle “genti” di sangue germanico aderendo così a uno dei principi fondanti dell’ideologia nazista, quello del “sangue e suolo”. Le storie narrate erano estremamente semplificate dovendosi rivolgere al grande pubblico e spesso prevedevano il riscatto delle “genti” attraverso il ruolo salvifico di un abile condottiero, un Führer.

Prendendo il nome dai raduni degli antichi Germani, la riforma del teatro, iniziata nei primi decenni del secolo, era approdata a questa formula nazionalista e tribale in cui mettere in scena antichi cori e nuovi testi di carattere epico, ispirati alle prime battaglie delle camicie brune. I teatro tradizionale non poteva ospitare questo genere di rappresentazione, che aveva invece bisogno di una cornice immersiva, panica. Per questo motivo furono progettate centinaia di Thingplatzen o Thiingstaetten…

Da Memorie di Pietra di Gian Piero Piretto (ed. Raffaello Cortina, 2014)

 

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Perché i Thing e le relative Thingspiele potessero nuovamente svolgersi, c’era bisogno di predisporre dei teatri, i ThingstätteThingplatz appunto. Per volontà del ministro della propaganda Joseph Goebbels, la creazione e gestione dei teatri venne affidata alla organizzazione costituita ad hoc dalla complicata denominazione Reichsbund der Deutschen Freilicht- und Volksschauspiele e. V., ossia Alleanza del Reich per gli spettacoli popolari all’aperto che associava architetti e autori teatrali.

In Germania furono pianificati quattrocento Thingstätte, ma ne vennero realizzati solamente, per modo di dire, dodici(?) tra il 1933 e il 1939: tra questi, il più celebre e quello meglio conservato è il Thingstätte di Heidelberg costruito tra il maggio del 1934 e il giugno del 1935. Ciascun Thingstätte doveva sorgere in un luogo considerato cult per la storia e la magnificenza della nazione teutonica; la collina di Heiligenberg ad esempio. Tra Odino, Celti, Romani e Bismark, infatti, lì c’era da suggestionarsi con una certa facilità.

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Il progetto dell’anfiteatro fu predisposto dal poco noto Hermann Alker, un architetto che, dopo aver dimostrato una certa competenza in fatto di modernità, finì per aderire ai canoni dell’architettura nazista che trovò nel monumentalismo e nel neoclassicismo le formule più congeniali (almeno per quanto riguardò l’architettura di rappresentanza). Hermann Alker fu collega del più noto Albert Speer, quest’ultimo originario di Mannheim, città che dista solo 25 chilometri da Haidelberg.

Il thingstätte è posto su un avvallamento naturale ed è caratterizzato da una forma ellittica particolarmente pronunciata. La cavea, l’insieme delle gradinate, non prevede tribune o altre soluzioni atte a differenziare il pubblico. Le gradinate sono disposte su 56 file e terminano ai lati con due torri che avevano la principale funzione di sostenere i pennoni portabandiera. Alle spalle dell’arena si eleva un palcoscenico dalla forma essenziale e dotato di due scalinate poste alle estremità.

Proprio dal palcoscenico del Thingstätte di Heidelberg, il 22 giugno del 1935, il ministro della propaganda Joseph Goebbels fece il suo discorso inaugurale davanti a un pubblico di 20.000 persone (normalmente ne poteva accogliere 15.000). Nell’occasione, Goebbels definì il Thingstätte come “la vera chiesa del Reich” e anche come “il Nazionalsocialismo in pietra”. Magniloquente! Dopo il discorso di Goebbels ebbe inizio lo spettacolo che trovò nella celebrazione del solstizio d’estate il suo tema principale.

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Per gli anglosassoni è semplice descrivere l’effetto che questo teatro produce poiché hanno in uso l’aggettivo dramatic, aggettivo che non trova una esatta corrispondenza in italiano, ma che, se ve ne fosse una, sarebbe quella più adatta. L’impressione è quella di un luogo astruso, cupo e tragico: un luogo che difficilmente potremmo collocare nel tempo se non ne conoscessimo la storia. Sembra proprio che chi lo ha costruito lo abbia voluto già con le sembianze delle sue future rovine. Viene in mente la nota frase di Adolf HItler (ispirata alle più radicali idee del suo consulente Alber Speer): “lo scopo dell’architettura nazista dovrebbe essere quello di creare le rovine che saranno fra mille anni, e quindi di superare la transitorietà del mercato”, in questo caso, tuttavia, sembra che non si volesse pazientare per mille anni.

Il loro passato (quello dei Thingstätte) viene spesso celato dalle guide che si limitano a descriverle come la declinazione germanica del teatro greco.

Da Memorie di Pietra di Gian Piero Piretto (ed. Raffaello Cortina, 2014)

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Già nel 1936, l’anno seguente all’inaugurazione del anfiteatro di Heiligenberg, la gerarchia nazionalsocialista iniziò e perdere interesse per i Thing e i Thingspiele e, di conseguenza, per i Thingstätte. Hitler, da parte sua, non aveva mai avuto una particolare passione per il revival delle antiche pratiche germaniche e non diede il dovuto impulso alla cosa. Ci furono, inoltre, alcuni problemi di ordine pratico come gli alti costi di gestione, ma non solo. Presto, si constatò l’impossibilità di costruire rapidamente un numero così elevato di anfiteatri e ugualmente l’impossibilità di produrre un numero sufficiente di spettacoli teatrali coerenti con i temi tradizionali dei Thingspiele e con la specificità dei contesti per la messa in scena. Non ultimo, vi fu anche il fatto che in Germania per lo più piove e fa freddo, un clima che male si abbina all’idea stessa di teatro all’aperto. I Thingstätte vennero pertanto rinominati diventando semplicemente Feierstätten o Freilichtbühnen, teatri all’aperto. Nel 1937 lo stesso Joseph Goebbels cessò di sostenere il progetto.

Dopo la seconda guerra mondiale i thingstätte vennero per breve tempo nuovamente  utilizzati per dare spazio a vari eventi e concerti rock così come accadde anche per quello di Heiligenberg. Tra le memorie di questa seconda vita del teatro di Heidelberg ho trovato la curiosa copertina di una rara registrazione live (qui più informazioni).

il teatro all'aperto nazista di heidelberg
Immagine da Bear Family Records

Successivamente, tuttavia, anche nella semplice funzione di teatri all’aperto, i thingstätte sono caduti in disuso poiché disposti in luoghi isolati difficilmente raggiungibili, per l’assenza di adeguati impianti elettrici e scenografici e per una matrice ideologica divenuta invisa e difficilmente estirpabile…


Dove non diversamente indicato le immagini fotografiche sono state da noi realizzate a agosto 2016
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