La Collina Sacra di Heilingenberg in Germania

Nella sommità del colle di Heiligenberg, una anziana signora se ne stà placidamente seduta su una panchina e da questa panchina può osservare dall’alto la magnifica città di Heidelberg che si raccoglie tutta proprio davanti ai suoi occhi. Da quel punto, infatti, si vede chiaramente il celebre castello che è uno dei più famosi e visitati di tutta la Germania; si possono vedere anche le chiese dello Spirito Santo e di San Pietro, gli antichi palazzi rinascimentali e poi, il corso del fiume Neckar attraversato dal celebre Ponte Vecchio che conduce alla pittoresca Heidelberger Tor, la porta che, in antichità, costituì il principale accesso alla città. Ci sediamo accanto a lei e, dopo aver raccolto il suo benvenuto che ha la forma di un ben collaudato sorriso di circostanza, anche noi ce ne stiamo in silenzio a osservare il pesaggio e a rimettere in ordine le nostre idee …

Raggiungere la sommità del colle Heiligenberg è decisamente complicato e non ci sono informazioni univoche su come arrivarci. Il navigatore satellitare indica un tragitto improbabile trascurando proprio la strada che semplicemente risale il colle partendo già dalla prima periferia di Heidelberg. Alla fine, poiché anche su internet non c’è modo di trovare un’indicazione precisa, abbiamo pensato di provare a vedere se esiste a Haidelberg una Heiligenbergstraße affidandoci esclusivamente al fatto che le vie che se ne escono dalle città, spesso, portano proprio il nome della destinazione raggiunta. Una Heiligenbergstraße esiste ed è proprio la via che raggiunge la destinazione ambita.

Curioso il fatto che appena si imbocca questa strada, dopo aver superato le ultime abitazioni, quelle che segnano il margine con il bosco, troviamo in rapida sequenza una fitta serie di segnaletiche realizzate tramite delle anacronistiche scritte a pennello poste su delle grandi pietre disseminate qua e là lungo il percorso. Curioso anche perché ogni pietra offre un elenco alternativo di mete lasciando a quella successiva la ripetizione di alcune, l’aggiunta di altre e l’omissione di altre ancora.

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Cosa può essere visitato in questo colle? Noi abbiamo come obiettivo la Thingplatz o Thingstätte che è una delle poche architetture naziste ancora presenti nel suolo tedesco. Ci sono, tuttavia, molte altre “attrazioni” disposte nelle vicinanze come le antiche rovine del monastero di San Michele (XI secolo) che incorporano anche i resti di un precedente tempio romano dedicato al dio Mercurio o Odino per i germanici. Più a valle ci sono le rovine di un secondo monastero, il monastero di Santo Stefano (XI secolo) e accanto a queste si incontra una perfettamente conservata torretta di osservazione (XIX secolo). A poca distanza sorge una delle cinquantotto Torri Bismark o Bismarckturm (1903) presenti nel suolo teutonico. In questa collina, ma non saprei dove di preciso, si trovano anche le tracce di un’antica fortezza celtica (IV secolo a.C.). Niente di tutto ciò, tuttavia, ha una forma e uno stato di conservazione tali da farne un’attrazione capace di spostare i turisti dal magnifico centro di Heidelberg fino a qui.

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Noi, come dicevo, siamo venuti per prendere atto di un’architettura che fu eretta tra il 1934 e il 1935 durante i primi anni della dittatura nazista e che consiste in un anfiteatro denominato Thingplatz o Thingstätte. Qui, si svolsero alcune feste di partito associate alla celebrazione dei fasti del passato germanico: fasti che il regime si sforzò di magnificare andando ben oltre il ragionevole. La cosa, tuttavia, giunse presto a noia anche agli stessi nazisti …

Heidelberg, Heiligenberg - Thingstaette

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Per meglio spiegare a cosa serviva questo teatro bisogna introdurre il concetto del Thing, parola, questa, che nulla ha a che vedere con l’inglese e quindi con la “cosa”. I Thing  erano antichi raduni di tradizione nordico-germanica. Questi raduni si svolgevano all’aperto e in contesti resi idilliaci dalla concomitante presenza di antiche rovine, colline, alberi, rocce, corsi o specchi d’acqua e da uno o più miti a questi collegati. Giunti al potere, i nazisti vollero riportare in uso i Thing noncuranti di come la cosa, nel futuro, avrebbe fatto pensare più che altro a un forma di delirio collettivo. Durante i Thing si sarebbero svolte le rappresentazioni teatrali multidisciplinari dette Thingspiele. Il tema di queste rappresentazioni era, ovviamente, quello della mitizzazione delle gesta germaniche e dei luoghi appartenuti alle “genti” di sangue germanico aderendo così a uno dei principi fondanti dell’ideologia nazista, quello del “sangue e suolo”.

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Perché i Thing e le relative Thingspiele potessero nuovamente svolgersi, c’era bisogno di predisporre dei teatri, i ThingstätteThingplatz appunto. In Germania ne furono pianificati quattrocento, ma ne furono realizzati solamente, per modo di dire, quaranta tra il 1933 e il 1939: tra questi, il più celebre e quello meglio conservatosi è il Thingstätte di Heidelberg. Ciascun Thingstätte doveva essere posto in un luogo cosiderato come un luogo cult per la storia e la magnificenza della nazione teutonica, la collina di Heiligenberg ad esempio. Tra Odino, Celti, Romani e Bismark, infatti, qui, c’era da suggestionarsi con una certa facilità.

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Il progetto dell’anfiteatro fu predisposto dal poco noto Hermann Alker, un architetto che, dopo aver dimostrato una certa competenza in fatto di modernità, finì per aderire ai canoni dell’architettura nazista che trovò nel monumentalismo e nel neoclassicismo le formule più congeniali. Hermann Alker fu collega del più noto Albert Speer, quest’ultimo originario di Mannheim, città che dista solo 25 chilometri da Haidelberg.

Il teatro è posto su un avvallamento naturale ed è caratterizzato da una forma ellittica particolarmente pronunciata. La cavea, l’insieme delle gradinate, non prevede tribune o altre soluzioni atte a differenziare il pubblico. Le gradinate sono disposte su 56 file e terminano ai lati con due torri che avevano l’esclusiva funzione di sostenere i pennoni portabandiera. Alle spalle dell’arena si eleva un palcoscenico dalla forma particolarmente essenziale e dotato di due scalinate poste alle estremità. Proprio da questo palcoscenico, il 22 giugno del 1935, il ministro della propaganda Joseph Goebbels fece il suo discorso inaugurale davanti a un pubblico di 20.000 persone. Nell’occasione, Goebbels definì il Thingstätte come “la vera chiesa del Reich” e anche come “il Nazionalsocialismo in pietra”. Magniloquente! Dopo il discorso di Goebbels ebbe inizio lo spettacolo che trovò nella celebrazione del solistizio d’estate il suo tema principale.

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Per gli anglosassoni è semplice descrivere l’effetto che questo teatro produce poiché hanno in uso l’aggettivo dramatic, aggettivo che non trova una esatta corrispondenza in italiano, ma che, se ve ne fosse una, sarebbe quella più adatta. L’impressione è quella di un luogo astruso, cupo e tragico: un luogo che difficilmente potremmo collocare nel tempo se non ne conoscessimo la storia. Sembra proprio che chi lo ha costruito lo abbia voluto già con le sembianze delle sue future rovine. Viene in mente la nota frase di Adolf HItler “lo scopo dell’architettura nazista dovrebbe essere quello di creare le rovine che saranno fra mille anni, e quindi di superare la transitorietà del mercato”, in questo caso, tuttavia, sembra che non si volesse pazientare per mille anni.

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Già nel 1936, l’anno seguente all’inaugurazione del anfiteatro di Heiligenberg, la gerarchia nazionalsocialista iniziò e perdere interesse per i Thing e i Thingspiele e, di conseguenza, per i Thingstätte. Hitler, da parte sua, non aveva mai avuto una particolare passione per il revival delle antiche pratiche germaniche e non diede il dovuto impulso alla cosa. Ci furono, inoltre, alcuni problemi di ordine pratico: tre in particolare. D’apprima si constatò l’impossibilità di costruire rapidamente un numero così elevato di anfiteatri, poi, si constatò anche l’impossibilità di produrre un numero sufficiente di spettacoli teatrali coerenti con i temi tradizionali degli Thingspiele e con la specificità di questi contesti. Non ultimo, vi fu anche il fatto in Germania per lo più piove e fa freddo, cosa questa che male si abbina all’idea stessa del teatro all’aperto. I Thingstätte vennero pertanto rinominati diventando semplicemente Feierstätten o Freilichtbühnen, teatri all’aperto. Nel 1937 lo stesso Joseph Goebbels cessò di sostenere il progetto.

Dopo la seconda guerra mondiale i Thingstätte vennero per breve tempo nuovamente  utilizzati per dare spazio a vari eventi e concerti rock così come accadde anche per quello di Heiligenberg. Successiamente, tuttavia, sono caduti in disuso.

L’anziana signora che è seduta accanto a noi continua a osservare compiaciuta il panorama e così faremmo anche noi se potessimo smettere di pensare a tutte le rognose questioni collegate ai Thing e, più in generale, a una società che si trovò a riconoscere come accettabili e persino credibili espressioni a tal punto improbabili e farsesche.

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