Chi era Dagny Juel?

Chi era Dagny Juel? Ne avete mai sentito parlare? In realtà, non è poi così famosa, eppure è un personaggio decisamente interessante che, posso anticiparvi, avete già incontrato, non di persona, ovviamente. L’avete incontrata in una celebre rappresentazione pittorica che è il ritratto di una Madonna particolarmente espressiva e controversa, ma, posso garantirvi, non volgare. Questa Madonna ha il volto della occasionale modella Dagny. Devo, tuttavia, anticipare anche il fatto che Dagny è stata anzitutto la “sirenetta del Maialino Nero” e, come potete già comprendere, qualcosa di equivoco ha comunque caratterizzato questo personaggio …

Poiché è poco probabile che vorrete leggere di una persona a voi sconosciuta, vi mostro subito l’immagine della già citata opera pittorica che potrete immediatamente riferire all’immenso artista norvegese Edvard Munch. Più sotto, per il confronto, trovate anche la foto di Dagny il cui nome si pronuncia senza la “gn” nasale palatale.

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Madonna di Edvard Much (1894)

Dagny nasce in Norvegia l’8 giugno 1867. Nasce nella località di Kongsvinger posta a sud est del paese e a nord della capitale Oslo. Il padre è medico e Dagny è la seconda di quattro fratelli. Nel suo paese, ha la fortuna, oppure, in considrazione del suo destino, la sfortuna, di ricevere un’educazione aperta e moderna poiché è alunna della scuola fondata e diretta da una certa Anna Stang che ebbe un ruolo attivo nel movimento per i diritti delle donne norvegesi e nel movimento femminista del paese nordico. Dagny diventa una giovane indipendente alla ricerca di una vita non convenzionale: per questa ragione si lascia attrarre dalle arti e ancor più dagli artisti ed è alla continua ricerca di quei luoghi e situazioni che potevano offrirle i piaceri della vita bohémien tanto ambita dai giovani europei dell’epoca. Questa propensione la porta in Germania, a Erfurt, poi a Oslo (al tempo denominata Kristiania) e di nuovo in Germania e questa volta nella capitale culturale del paese, Berlino. A Olso conosce lo scrittore Hjalmar Christensen che la introduce nell’ambiente artistico nazionale e lì, ma la cosa non è del tutto certa, ha un primo contatto con Edvard Munch, i due si ritroveranno in seguito. Dagny viaggerà ancora molto e morirà proprio durante un viaggio, quello che la porterà più lontano.

A Berlino, per Dagny, la vita bohémien si realizza nel modo più completo e soddisfacente. Nella capitale, Dagny si trova a frequentare importanti artisti per lo più provenienti dai paesi scandinavi che si ritrovano nello stesso locale dove lei è l’habituè più ammirata: il Zum schwarzen Ferkel (Il Maialino Nero).

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Dagny Juel

Bionda, snella, elegante e vestita con una raffinatezza che forse intendeva mettere in evidenza la flessuosità del corpo, ma evitando di esaltare troppo il profilo delle linee …

(Adolf Paul)

Dagny finì per turbare l’intera comunità artistica scandinava e non solo; vuoi per il suo aspetto, vuoi per il suo stile di vita che era anche quello di una ragazza indipendente, dedita all’amore libero, all’assenzio che riusciva a consumare in grande quantità e a quello che oggi chiameremmo tabletop-dancing. A proposito dell’assenzio, ma lo avete mai provato? Se lo avete fatto potrete capire come mai tutti rimanevano a bocca aperta davanti alla incredibile capacità di Dagny di assumerne quantità inumane … Oggi, possiamo solo tentare di immaginare cosa Dagny finì per scatenare nelle fantasie di artisti solitari, introversi, provenienti da remote località nordiche che, di colpo, si trovavano davanti alla sua per nulla celata “flessuosità”.

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Edvard Munch

Nel 1893, Edward Munch era a Berlino (vi giunge a novembre del 1892) in occasione della sua seconda personale, la prima al di fuori della Norvegia, chiamata Il Fregio della Vita. Si trattò di una mostra di grande richiamo e popolarità voluta e organizzata dall’Unione degli Artisti di Berlino. In quel periodo, insieme all’amico e celebre drammaturgo svedese August Strindberg, al romanziere anch’egli svedese Adolf Paul e al poeta e occultista polacco Stanislaw Przybyszewski, Edward Munch era solito fermarsi allo Zum Schwarzen Frekel, un minuscolo locale che si trovava all’angolo tra le centralissime Unter den LindenNeue Wilhelmstraße. Questo locale diventò l’ambiente ideale per discutere d’arte, di filosofia e della condizione umana mentre fiumi di alcolici rendevano le indagini sempre più penetranti anche se, chissà se nuovamente decifrabili il giorno dopo … Nello stesso locale Dagny trascorreva le sue serate berlinesi e tutti e quattro gli artisti finirono per cedere alla tentazione rappresentata dalla giovane e affascinante bohémien. Ciò che ne conseguì furono tre storie d’amore e un matrimonio. Ne conseguì anche qualche reciproca, inevitabile e malcelata gelosia: gelosia che Munch immortalò in una delle sue sequenze pittoriche più celebri e intitolata appunto Sjalousi, Gelosia (1895).

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Chi è quel personaggio vestito con una mantella di colore blu che nel quadro Sjalousi, rosica mentre a poca distanza una poco definita e ancor meno vestita biondina amoreggia con un novello Adamo? Lei è chiaramente Dagny, lo si può asserire non tanto per questa versione, ma per le altre della medesima sequenza pittorica dove la sua immagine è più chiaramente distinguibile. L’amante non si può capire chi sia, forse Strindberg? L’uomo in primo piano, invece, potrebbe essere il polacco Przybyszewski, oppure lo stesso Munch: sulla sua identità, infatti, le opinioni sono discordanti.

Vi fu una storia d’amore tra Dagny e Munch? Si, ma non si trattò di una relazione ufficiale e fu comunque di breve durata. Munch, in ogni caso, continuò a farne la modella per alcune delle sue opere più controverse e magnifiche.

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Lo scrittore svedese August Strindberg

August Strindberg fu, del gruppo, il primo amante ufficiale di Dagny. Colui che sarà riconosciuto come il padre della letteratura scandinava moderna, ebbe una breve relazione con Dagny, relazione che durò solamente tre settimane. Strindberg diede alla giovane norvegese il nomignolo di Aspasia riferendosi a Aspasia di Mileto, concubina di Pericle dopo che il celebre ateniese ripudiò la moglie Callia. Dagny/Aspasia diventò anche il modello per la donna “distruttiva” di alcuni tra i suoi lavori più celebri come Inferno (1897), Bandiere Nere (1904), Il Chiostro (1892), Delitto e Delitto (1899). Insomma, una relazione breve, ma decisamente influente.

Aspasia o non Aspasia, fatto sta che, lo scrittore, immediatamente dopo questa relazione, sposò la giornalista austriaca Frida Uhl che sarà la seconda delle sue tre mogli. In realtà, a dirla tutta, Strindberg, prima di amoreggiare con Dagny già frequentava la Uhl e i più maligni dicono che la giovane norvegese servì allo scrittore come semplice “capro espiatorio” per sfogare le sue molte titubanze prima di affrontare colei che più bramava. A proposito di Strindberg, da pochi giorni è stato pubblicato il suo L’Arringa di un Pazzo, un testo decisamente eloquente per comprendere la complicata natura delle relazioni sentimentali di un uomo inesorabilmente in bilico tra attrazione e repulsione per le sue compagne e più in generale per le donne …

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Dagny Juel

Anche Adolf Paul si infatuò di Dagny che, tuttavia, finì poi per sposare il polacco Stanislaw Przybyszewski. Il matrimonio avvenne nel 1893. Przybyszewski, il cui cognome non si può in alcun modo pronunciare, è un personaggio decisamente controverso che fatichiamo a capire come possa aver dato l’idea a Dagny di poter essere un buon compagno di vita. Fatto sta che il polacco, durante il suo matrimonio, ne fece di tutti i colori fino a quando nel 1899 si decise a lasciare Dagny per un’altra donna che, guarda caso, era la moglie del suo migliore amico … Przybyszewski, d’altra parte, aveva l’irresistibile fascino dell’artista maledetto e fu uno scrittore prolifico e influente nella sua Polonia; in Italia è praticamente sconosciuto.

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Dagny insieme al marito Stanislaw Przybyszewski

Insieme a Przybyszewski, Dagny ebbe l’occasione di girare l’Europa e di frequentare importanti circoli letterari e artistici come quelli di Berlino, Parigi, Cracovia, Varsavia. La loro storia d’amore, d’altro canto, fu disastrosa e distruttiva. Non solo, la coppia si trovò anche a vivere in uno stato precario e di indigenza tale da costringere Dagny a impegnare persino i suoi abiti: entrambi si rifugiarono nell’alcolismo. Povera Dagny.

Dopo essere stata abbandonata dal marito, la giovane, si stabilì a Parigi sino a quando, nel mese di giugno del 1901, le capitò l’occasione di compiere un viaggio nella capitale della lontana Georgia. Tbilisi (al tempo Tiflis) sarà l’ultimo luogo raggiunto da Dagny. 

Le cose andarono più o meno così. Un certo Władysław Emeryk, invitò Dagny e il suo ex marito per un soggiorno a Tbilisi. Si dice che Emeryk, figlio di un ricco industriale, di origine russo polacca, fosse uno dei tre amanti che contemporaneamente frequentavano Dagny.  Dagny partì subito mentre Przybyszewski promise che li avrebbe raggiunti in due giorni; in realtà, sarebbe arrivato in Georgia un mese dopo. Al suo tardivo arrivo, tuttavia, il polacco non potè far altro che constatare il fatto che Dagny era stata uccisa. L’omicidio avvenne di notte, in una stanza dell’albergo Grand Hotel e con un colpo di pistola sparato dallo stesso Emeryk che, in seguito, utilizzò l’arma contro se stesso. Omicidio suicidio. Emeryk era stato respinto? Nella lettera che lascìò come spiegazione scrisse che Dagny non era di questo mondo … era l’incarnazione di una dea … lei era Dio …

Dimenticavo di dire che Dagny Juel è stata anche scrittrice di talento: scrisse alcuni romanzi e poesie, realizzà la traduzione delle opere del marito e di altri autori polacchi in norvegese e scrisse un saggio sul poco noto pittore norvegese Theodor Kittelsen detto l'”artista dei Troll”. Fatti i conti con le sue vicissitudini e con i suoi illustri compagni di vita, tuttavia, questo aspetto rimane inevitabilmente secondario.

Il corpo di Dagny fu sepolto l’8 giugno 1901, presso il piccolo cimitero Kukia a Tbilisi. La sua tomba è disposta in prossimità dell’ingresso principale del cimitero, vicino a una statua marmorea della Madonna.

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Statua della Madonna presso la tomba di Dagny Juel, cimitero Kukia di Tbilisi (foto: Go to Caucasus, autore: Eistein Guldseth)

Il brano del video di Blixa Bargeld che trovate nell’articolo è tratto dall’EP Songs Of Decadence: A Soundtrack To The Writings Of Stanislaw Przybyszewski (2013)

Nel 1976 è stato girato un film sulla vita della norvegese intitolato semplicemente Dagny. Si tratta di una produzione polacco norvegese mai edita in Italia. Qui sotto trovate la sequenza relativa agli incontri che avvenivano presso il locale Zum schwarzen Ferkel di Berlino.


Letture suggerite

81e9s2p0hflL’Arringa di un Pazzo di August Strindberg

Copertina flessibile: 284 pagine
Editore: Adelphi (2016)
Collana: Biblioteca Adelphi
Lingua: Italiano

Due libri, nella seconda metà dell’Ottocento, hanno scoperchiato la pentola dei rapporti sessuali e sentimentali con una immediatezza inaudita: “La sonata a Kreutzer” di Tolstoj e “L’arringa di un pazzo” di Strindberg, cronaca surriscaldata, irta, lacerante dell’attrazione-repulsione fra un uomo, Strindberg stesso, e sua moglie Siri von Essen. È l’autore, del resto, ad affermare “Questo è un libro atroce” sin dalla prima riga della sua Prefazione, che concluderà chiedendo al lettore di essere lui a emettere la sentenza, una volta che avrà acquisito una esatta “conoscenza dei fatti” quella che gli sarà fornita dalle pagine che seguiranno: una fervida arringa, appunto, che è insieme feroce atto di accusa e veemente autodifesa. I “fatti” esposti sono una esaltata passione amorosa, prima, e un inferno matrimoniale, poi, indagati e ricostruiti con ossessiva precisione, e con furibonda impudicizia. Questo libro, in cui il rapporto fra i sessi viene narrato e anatomizzato come una lotta a morte per la sopraffazione – e la cui prima edizione a stampa, per quanto edulcorata e smussata dal traduttore tedesco, subì un processo per oscenità -, non ha perso un grammo del suo carattere estremo, urtante, angosciosamente veritiero.

71uukahz77lFrammenti sull’arte di Edvard Munch

Copertina flessibile: 160 pagine
Editore: Abscondita (2014)
Collana: Carte d’artisti
Lingua: Italiano

Edvard Munch (1863-1944) è stato troppo spesso consegnato al mito di “artista dell’angoscia”, di “artista dell’urlo”, sempre sul ciglio dell’abisso, tra continui lutti familiari, tumultuose relazioni sentimentali, alcolismo e ossessioni demoniache. Tutto questo ha rischiato di mettere in ombra le infinite pieghe del suo stile pittorico, che ha aperto la strada non solo all’espressionismo, di cui Munch è cruciale iniziatore, ma a tutta l’arte contemporanea. La sua creatività complessa quanto lineare, istintiva quanto raffinata non è ovviamente soltanto lo specchio autobiografico di un esistenza divenuta emblema: è il frutto di un incessante, tormentoso tentativo di trasformare le proprie esperienze personali in intuizioni figurative di valore universale. Di questa straordinaria tensione è testimone, e fonte primaria, un vasto e tumultuoso corpus di scritti. Lettere, minute, appunti diaristici, opere narrative sono infatti la fucina in cui riversava le sue molteplici e feconde intuizioni …

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