Weimar, Germania – Il Monumento ai Caduti di Marzo

A Weimar, in Germania, un monumento particolarmente “rigido” e frastagliato nel suo controverso “nuovo moto” ci offre un’irrinunciabile occasione per riflettere sull’arte, sull’architettura, sulla storia e sulla politica …

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Il Monumento ai Caduti di Marzo, Weimar (Foto: CC; autore: Owen Brown, 2010)

Il monumento rappresenta proprio un grandioso cristallo, un simbolo incisivo e efficace che ci spiega in termini religiosi e di fede quel processo misterioso ed eterno che porta alla nuova vita.

Dal saggio di Johannes Schlaf tratto da Gli anni dell’Avanguardia Architettonica in Germania

Il Monumento ai Caduti di Marzo fu progettato Walter Gropius e venne realizzato nel 1922. Esempio dell’espressionismo astratto applicato all’arte (e all’architettura), l’opera commemora le persone che persero la vita durante la resistenza al putsch di Kapp. Il riferimento storico è confermato dalla asciutta iscrizione che possiamo leggere nel suo basamento: den Maerzgefallenen 1920 (ai caduti di marzo 1920).

L’opera fu inserita all’interno del Cimitero Storico di Weimar a pochi passi dalla celebre Cripta dei Principi dove sono sepolte le spoglie, tra gli altri, di Johann Wolfgang von Goethe. A Weimar, tra il 1919 e il 1925 era insediata la scuola di architettura, arte e design Staatliches Bauhaus fondata e diretta dallo stesso Walter Gropius.

Secondo il progetto, il monumento, doveva essere realizzato in pietra arenaria. Per gli elevati costi di realizzazione, tuttavia, si decise di impiegare il più economico cemento armato.

L’opera fu commissionata dalla Weimar Gewerkschaftskartell, l’unione dei sindacati di Weimar, a seguito di un concorso.

Il putsch o colpo di stato di Kapp fu posto in atto nell’immediato dopoguerra quando la Germania era alle prese con un conflitto civile che vedeva contrapposti i rivoluzionari della sinistra internazionalista ai nazionalisti di destra.

Il timore che anche la Germania precipitasse negli “abissi del bolscevismo” scatenò numerose reazioni e tra queste vi fu anche il tentato colpo di stato di Kapp.

La rocambolesca azione sovversiva fu messa in atto a marzo del 1920 quando Wolfgang Kapp, funzionario della Prussia orientale e fondatore del Partito della Patria Tedesca si pose, insieme al genrale Walther von Lüttwitz, a capo di una sollevazione che per alcuni giorni impegnò strenuamente le forze controrivoluzionarie.

L’azione fu animata da un gruppo di truppe delle Freikorps, organizzazioni paramilitari che sorsero in Germania dopo la fine della prima guerra mondiale.  Decisiva fu la mobilitazione controrivoluzionaria delle masse che avvenne nella forma di uno sciopero generale proclamato a partire dal 15 marzo. Scarsamente appoggiato sia in ambito militare che civile, Kapp, dovette desistere e rifugiarsi nella vicina Svezia.

Durante le convulse manovre rivoluzionarie vi furono dei tafferugli e anche dei morti che tra gli scioperanti furono nove. Il putsch si svolse prevalentemente a Berlino il 13 marzo 1920; Wolfgang Kapp riuscì a autoproclamarsi cancelliere, ma la sollevazione durò solamente 4 giorni.

Il Monumento ai Caduti di Marzo di Weimar è una delle poche testimonianze a memoria di questo evento.

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Marzo 1920, gli scioperanti durante una manifestazione a Berlino contro il Putsch di Kapp (Foto: Wikimedia Commons)

Due sono le versioni del monumento di Gropius, quella originale che venne demolita durante gli anni del governo nazista e quella frutto della sua ricostruzione avvenuta nel 1946.

La seconda versione è quella che possiamo vedere ancora oggi esposta nei giardini del Cimitero storico di Weimar. Entrambi i monumenti furono realizzati in cemento armato e a differenziarli è la sola dimensione poiché la ricostruzione fatta nell’immediato dopoguerra è in scala ridotta rispetto all’originale.

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Monumento ai Caduti di Marzo, versione realizzata nel 1922 (Fonte: Internet)

Il risultato fu una scultura in cemento assai astratta … intorno a uno spazio interno calpestabile si eleva su tre lati una forma spigolosa e frammentata che, stando al patrimonio formale prettamente espressionistico, pare scaturire dalla terra o abbattersi su di essa

Da Gropius di Gilbert Lupfer e Paul Sigel, ed. Taschen

Il monumento segue in modo esemplare le linee guida dell’espressionismo architettonico e artistico e segnò un passaggio importante nell’evoluzione dello stile del suo illustre progettista.

Osservandolo, possiamo vedere un prisma che ci ricorda un “grandioso cristallo” immobilizzato nel suo elevarsi “verso un nuovo moto, con una nuova direzione”. La complessa irregolarità del basamento trova giustificazione proprio nella tensione verticale del “cristallo”. Si tratta di un’opera originale, nuova, visionaria, ibrida, espressiva e simbolica che induce il suo fruitore a indagare sulle molte possibili associazioni di significato.

Non possiamo immaginare il passaggio dalla rigida quiete della morte ad una nuova vita come qualcosa di diverso dal tendere verso un nuovo moto, con una nuova direzione

Dal saggio di Johannes Schlaf tratto da “Gli anni dell’Avanguardia Architettonica in Germania”

Nel monumento ai caduti di marzo il puro fatto plastico è già pensato come un coagularsi e precipitare dello spazio per effetto del movimento: un movimento che, come si intende, non può essere azione o tragitto in uno spazio dato, ma soltanto rottura di una condizione di equilibrio,  deviazione da certe costanti, franare di piani obliqui e di slittanti pendenze.

Da Walter Gropius e la Bauhaus di Giulio Carlo Argan (ed. Einaudi)

Il riferimento a un fenomeno naturale fu un tema molto ricorrente nell’ambito dell’espressionismo astratto così come accade anche per il Monumento ai Caduti di Marzo che fa un uso simbolico del fenomeno della cristallizzazione e della formazione delle rocce.

Molto di frequente, la critica segnala come riferimento pittorico, una delle più celebri opere del pittore tedesco e esponente dell’arte romantica Caspar David Friedrich, l’opera è intitolata Mare di Ghiaccio.

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Caspar David FriedrichMare di Ghiaccio 1823 – 1824 (Immagine: Wikimedia Commons)

Nel film Metropolis di Fritz Lang del 1927, gli spettatori più attenti possono notare un esplicito riferimento all’opera di Gropius. Si tratta del basamento che sostiene un gigante gong d’allarme utilizzato dal personaggio di Maria per allertare i bambini della città sotterranea.

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Dal film Metropolis di Fritz Lang (Foto: Wikimedia Commons)

Come spesso accade in Germania, il monumento che possiamo oggi osservare è una ricostruzione (1946), in questo caso in scala ridotta, dell’originale. L’attuale dimensione non supera alla base i dieci metri per lato.

La prima versione fu distrutta nel 1936 dai nazisti facendo uso di cariche dinamitarde. La sua rimozione anticipò di un anno l’epurazione che venne posta in atto su tutto il territorio tedesco di tutte le testimonianze pubbliche della così detta arte “degenerata” (in tedesco entartete Kunst).

Chiunque ad esempio volesse giustificare i disegni o le sculture dei nostri dadaisti, cubisti, futuristi o di quei malati espressionisti, sostenendo lo stile primitivista, non capisce che il compito dell’arte non è quello di richiamare segni di degenerazione, ma quello di trasmettere benessere e bellezza. Se tale sorta di rovina artistica pretende di portare all’espressione del “primitivo” nel sentimento del popolo, allora il nostro popolo è cresciuto oltre la primitività di tali “barbari”.

Dal discorso di Adolf Hitler durante il congresso sulla cultura tedesca, 1935

Oltre all’aspetto stilistico, a determinare l’urgente della sua demolizione vi fu anche il significato politico dell’opera che commemorava i martiri di una resistenza interpretata come essenzialmente “filo bolscevica”.


Letture suggerite

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Walter Gropius 1883-1969 di Winfried Nerdinger

Copertina flessibile: 260 pagine
Editore: Mondadori Electa (2005)
Collana: Architetti moderni
Lingua: Italiano

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