La straordinaria storia di Žanis Lipke

Quando si trattò di dimostrare la propria umanità, Žanis lo fece e basta. Scaltro, occasionalmente dedito al contrabbando, capace di mentire con proverbiale abilità, Žanis è l’antieroe per eccellenza, ma è anche colui che seppe agire per il bene mentre gli altri, per lo più, scelsero di seguire il branco affamato di carne ebrea …

La recente visita al magnifico memoriale dedicato ai coniugi Lipke ci ha portato a approfondire la vita di questo simpatico lettone che trasformò la sua piccola rimessa posta ai margini del porto di Riga, in un luogo salvifico dove, durante la seconda guerra mondiale, cinquantasette ebrei trovarono scampo dalle feroci pratiche persecutorie e genocide.

Qui sotto trovate la sintetica biografia di Žanis Lipke da noi liberamente tradotta (cliccando qui trovate la fonte). Seguendo questo link, invece, potrete conoscere il memoriale a lui dedicato che si trova a Riga nel quartiere di Kipsala …

Biografia di una persona giusta

Žanis Lipke nacque nel 1900 a Jelgava, una località posta a 45 chilometri a sud della capitale lettone. Janis, suo padre, era un contabile che servì nell’esercito lettone come fuciliere e cadde durante la prima guerra mondiale. La madre, Paulina, era casalinga e morì nel 1920. Žanis era un ragazzo intelligente e intraprendente. Oltre al lettone sapeva parlare il tedesco e il russo.

Nel 1919 Žanis diventò fuciliere presso il Reggimento della Letgallia, la regione situata nella parte più orientale del territorio lettone a nord del fiume Daugava. Ritornò a Riga nel marzo 1920. All’età di 19 anni Žanis incontrò Johanna Novicka al tempo diciassettenne. Il 3 ottobre 1920 i due si sposarono: avranno tre figli, due bambini e una bambina.

Dal 1926 al 1940 Žanis lavorò nel porto di Riga come stivatore. Durante questo periodo aderì al locale movimento comunista clandestino.

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Le banchine del porto di Riga nel 1900 (Foto: CC, fonte Library of Congress)

A maggio nel 1934, il colpo di stato di Kārlis Ulmanis pose fine alla breve esperienza parlamentare lettone e instaurò un regime autoritario che durò fino al 20 giugno 1940. Durante questo periodo Žanis offrì rifugio ai socialdemocratici e ai comunisti ricercati e perseguitati dal governo fascista. Il riparo offerto erano i magazzini del porto e le stive delle navi. È stato documentato anche il coinvolgimento di Žanis in attività di contrabbando e, per questa ragione, fu anche processato dal tribunale portuale.

Nel 1928, ottenne la patente di guida e acquistò un piccolo autobus che utilizzava per trasportare i passeggeri lungo la direttrice stradale Jelgava-Valmiera.

Dopo la breve invasione sovietica, nel 1941, la Lettonia è occupata dall’esercito del Terzo Reich. Al fine di trovare un lavoro durante l’occupazione nazista, Žanis terminò il corso di difesa antiaerea presso il centro militare tedesco di Riga. Successivamente iniziò a lavorare nei depositi della Luftwaffe chiamati i Magazzini Rossi, presso il Mercato Centrale non lontano dal ghetto ebraico di Riga. Negli stessi magazzini furono impiegati anche gli ebrei prigionieri del ghetto.

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Collaborazionisti lettoni durante un’operazione di rastrellamento degli ebrei a Liepāja, luglio 1941 (Foto: Bundesarchiv, Bild 183-B11441 / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de)
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Parata militare della legione lettone, 1943 (Foto: Bundesarchiv, Bild 183-J16133 / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de)

In breve tempo Žanis guadagò la fiducia dei suoi superiori e venne incaricato di occuparsi della preparazione degli ebrei per i lavori forzati. Questa situazione si dimostrò particolarmente favorevole per iniziare la sua missione di salvataggio. La prima persona salvata fu Chaim Smolyanski, un amico di famiglia che viveva con moglie e figli nel ghetto.

I compiti di Žanis includevano il trasporto dei lavoratori ebrei: a fine giornata lavorativa nessuno metteva in dubbio che li riportasse nel ghetto, quando, al posto di guardia, firmava il rientro di tutti coloro che erano usciti con lui la mattina. Nei primi tempi i controlli nel ghetto erano poco accurati, Žanis riuscì facilmente a risparmiare il rientro a diversi ebrei. Negli anni successivi, durante l’escalation bellica e l’avvio dello sterminio su larga scala, diventò molto più difficile e rischioso salvare gli ebrei internati nel ghetto e obbligati al lavoro forzato.

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La rimessa della famiglia Lipke dove, nell’interrato, venivano accolti gli ebrei posti in salvo (Foto: CC, autore: sconosciuto)

Molti amici di Žanis collaborarono nelle operazioni di salvataggio offrendo il loro aiuto nel trasporto, nella raccolta di cibo e vestiti e nel fornire temporaneo riparo. Alcuni offrirono rifugio nelle loro dimore di campagna a Dobele nei dintorni della capitale.

Žanis conosceva le debolezze degli aguzzini nazisti e per questa ragione portava sempre con sé denaro, sigarette e alcolici. Molto utile tornò la sua capacità di conversare amabilmente con guardie e poliziotti, Žanis conosceva bene la lingua tedesca e riusciva a mantenere la calma anche durante i momenti più difficili e le situazioni più rischiose.

Quando la guerra giunse al termine (dicembre 1944) e gran parte del territorio della Lettonia venne nuovamente occupato dall’Armata Rossa, Lipke lavorava nella rimessa dei mezzi del Ministero della Guardia Forestale e portava i fuoristrada da Kurzeme a Riga. A quel tempo, la sua attività umanitaria si concentrò sulla salvezza dei disertori della Legione Lettone (le milizie collaborazioniste lettoni) sottoposti dai sovietici a corte marziale.

Nell’immediato dopo guerra Žanis venne convocato più volte nel quartier generale della famigerata polizia segreta sovietica, l’NKVD, in via Stabu. In particolare, si indagava sul ruolo del figlio Alfrēdsche che, durante la guerra, scelse di collaborare con l’esercito tedesco insieme alle forze ausiliarie lettoni. Non solo, Lipke fu anche accusato di aver occultato oro e diamanti: gli inquisitori non riuscivano a credere al fatto che aveva salvato gli ebrei senza alcun ritorno personale.

Si racconta che in una di queste occasioni Žanis perse la sua pazienza e dichiarò che i comunisti sono dei criminali quanto i nazisti con la sola differenza che i secondi sparano alle persone guardandole negli occhi, mentre, i primi, lo fanno a tradimento, mettendole di schiena e mirando alla nuca. Lipke era certo che dopo questa trasgressione sarebbe stato punito, ma accadde l’opposto: venne rilasciato e mai più arrestato. Dopo diversi infarti, morì nel maggio del 1987 all’età di 87 anni.

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Riga, quartiere di Kipsala, memoriale a Žanis Lipke (Foto:: CC, autore: Ansis Starks)

Žanis ha sempre pensato che l’adoperarsi per gli altri non è altro che il compito di ciascun essere umano. A chiunque gli chiedesse quante persone avesse salvato, rispondeva “non li ho mai contati, ho salvato chiunque ero nella possibilità di salvare“. Sappiamo che furono cinquantasette gli ebrei che Žanis strappò dalla morte.

Nel 1977, Žanis e Johanna ricevettero dall’organizzazione dello Yed Vashem la medaglia ai Giusti Tra le Nazioni: il regime sovietico, tuttavia, non permise loro di ritirarla. In Lettonia furono insignite di questo riconoscimento 100 persone, i loro nomi sono scolpiti in un memoriale posto nell’area dove sorgeva la Grande Sinagoga Corale di Riga.

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Žanis e Johanna Lipke nel 1920  (Foto:  Yad Vashem)

Fonte:

Sito web Žanis Lipke Memorial, www.lipke.lv, liberamente tradotta

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