Tra i fantasmi del ghetto di Třebíč

Nella Moravia del Sud, in Repubblica Ceca, non molto lontano dalla città di Brno, una località all’apparenza insignificante ospita una nutrita comunità di ebrei che se ne vanno su e giù lungo le strette vie del “loro” ghetto anche se, in realtà, non si tratta di persone poiché non hanno alcuna fisicità. A Třebíč, infatti, il visitatore si trova per lo più alle prese con individui e situazioni che non ci sono e questo fatto è decisamente insolito e merita di essere approfondito …

Třebíč è una località poco ridente che abbiamo raggiunto con l’intento di visitare uno dei più antichi e meglio conservati cimiteri ebraici d’Europa (XV sec.) e uno dei più antichi e meglio conservati ghetti ebraici d’Europa (XV sec.). In preventivo, avevamo messo qualche possibile suggestione, ma la cosa ci è un po’ sfuggita di mano poiché durante tutta la visita non abbiamo incrociato nessuno. Intendo nessuno di vivo, perché i morti, invece, erano tutti li …

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Trebic, Czech Repubblic - Jewish Ghetto

Il quartiere ebraico di  Třebíč è collocato in uno spazio relativamente chiuso poiché ben delimitato dal colle Hradek, dal fiume Jilhava e dal complesso della Basilica di San Prokopa. Il quartiere ha tutte le caratteristiche del tradizionale ghetto europeo che qui possono essere apprezzate in modo esemplare grazie al suo ottimo stato di conservazione. Delle 123 abitazioni che costituivano il quartiere etnico destinato agli ebrei, infatti, ne sono rimaste in piedi ben 119.

Trebic, Jewish District

Trebic, Jewish Ghetto

Passeggiare all’interno dell’antico ghetto è un’esperienza suggestiva che facilmente trasporta il visitatore dentro la complicata e arzigogolata storia centenaria della comunità ebraica di questo paese della Moravia. Si tratta di una storia affascinante e ricca di spunti anche se maledettamente triste perché si è svolta con ostinata continuità all’ombra della sua tragica fine. Beh, non è proprio corretto dire fine, ma ci siamo andati proprio vicino… 

Trebic, Jewish district

Alcune vie sono così strette e contorte che diventa facile disorientarsi anche perché ci si può facilmente perdere nell’ascolto dei propri passi, oppure, nell’osservazione di alcuni dettagli che da insignificanti finiscono per diventare sorprendentemente interessanti. Gli angoli incavi di alcuni edifici, ad esempio, che ci raccontano di quanto fosse sentita l’esigenza di “recuperare spazio” nelle affollate vie di un quartiere che per molti secoli non potè espandersi oltre i limiti prestabiliti. C’è poi la questione delle porte e delle porticine che richiede una forte immaginazione nella ricerca di una spiegazione plausibile per la loro apparente incongruenza.

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Come sempre accade quando visitiamo luoghi simili, abbiamo finito per trovare poco interessanti e persino decisamente superflue le note storiche riportate qua e là in astruse tabelle. Le “note ai margini” inserite nelle placche metalliche avvitate alle pareti delle case, infatti, tentano inutilmente di trasformare il luogo in un museo a cielo aperto indicando questa o quella sinagoga (due sono infatti le sinagoghe presenti anche se una è stata poi trasformata in una chiesa ussita, ma chi erano poi questi ussiti?), la scuola ebraica o la sede del rabbinato (che si possa chiamare così?). Ignorandole, invece, ci si può dedicare alla contemporaneità del quartiere che, curiosamente, è anch’essa antica…

Il fatto è che non sapremo comunque come la comunità di Třebíč trascorreva le sue giornate, quali intense discussioni si facevano su delicate questioni teologiche o cabalistiche (si può dire così?), quali odori se ne uscivano dalle cucine (cipolla? Aglio?), quale musica si suonava durante i festanti matrimoni e quali curiose espressioni facevano i volti dei rabbini nel momento che qualcosa finiva per prendere una brutta o semplicemente insolita piega, intendo qualcosa di relativamente futile, non certo quando ebbero inizio le deportazioni perché quella storia, per ora, è meglio ignorarla …

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C’è poi la intrigante questione che per quanto impegno ci si possa mettere nel guardare attraverso le finestre non si scorge mai qualcuno o semplicemente la stanza che vi sta dietro. Ma chi ci vive dentro? C’è un dentro?

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Risalendo le strette vie si raggiunge la sommità del colle Hradek dove si trova l’antico cimitero ebraico che il freddo e la brina avevano predisposto per noi nel modo più coreografico e suggestivo.

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Strano il fatto che ogni volta che la data di morte riportata nelle lapidi anticipa il 1941 o supera il 1945 si finisce per provare un certo sollievo. Chiaramente alla indistinguibile cenere (di chi era questa o quella manciata di cenere?) non si dà sepoltura e tanto meno ciò accade se chi dovrebbe occuparsi della cosa è anch’esso un mucchietto di cenere. Il turista, tuttavia, a volte, si lascia tradire da pensieri poco logici. Tra le tombe, almeno tra quelle da noi esaminate, solo una riporta una scritta così odiosa che a stento abbiamo trattenuto un certo senso di nausea, anche se, qui, a Třebíč, bisogna fare molta attenzione a non confondere la realtà con ciò che si può vedere e toccare…

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Tutte le foto sono state da noi realizzate a dicembre 2016
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