Dark places: un viaggio nei luoghi europei della memoria

I memoriali dei campi polacchi di sterminio, Pryp’jat’, la città fantasma nei pressi della centrale nucleare di Chernobyl, l’area dei raduni di Norimberga (la Reichsparteitagsgelände), il cimitero e il memoriale di Srebrenica-Potocari, sono solo alcuni dei luoghi che ci ricordano il lato oscuro della storia europea. Ve ne sono molti altri che possono essere raggiunti per dedicarsi alla memoria, al cordoglio e all’approfondimento di vicende che pietre, monumenti e desolanti paesaggi continuano imperterriti a raccontarci …

Qui di seguito trovate alcune tra le centinaia di destinazioni europee che non solo invitano alla commemorazione e al cordoglio, ma che costituiscono un potente innesco per chiunque volesse riflettere sulla storia e sulle sue frequenti tragiche derive …

La prigione di Patarei a Tallinn (Estonia)

Un tempo fortezza sul mare e dal 1920 prigione, Patarei è diventata il simbolo più truculento della repressione durante gli anni dell’occupazione sovietica dell’Estonia (1944 – 1991). Non solo luogo di detenzione, Patarei è stata anche teatro di efferate torture fisiche e psicologiche e di numerose uccisioni avvenute tramite impiccagione e fucilazione. Un luogo oscuro che porta con sé la memoria di un passato tragico e la espone al visitatore senza alcuna mediazione. Chi vi accede, la prigione è stata aperta al pubblico nel 2014, potrà percorrere i lunghi corridoi, visitare le celle, le stanze di isolamento, le docce, le torrette, la mensa, gli uffici, la sala impiccagioni e quella ancora più lugubre dove avvenivano le uccisioni tramite un colpo alla nuca. La prigione fu impiegata anche dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale per internare oppositori politici e ebrei. Per approfondire, seguite questo link

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Il Thingstätte di Heilingenberg a Heidelberg (Germania)

Thingstätte, ne sono stati realizzati quaranta nel suolo tedesco, sono gli anfiteatri che i nazisti vollero far costruire per dare un’adeguata sede alla celebrazione dei fasti del passato germanico. Quello meglio conservato è disposto nella collina di Heilingenberg nei pressi della città di Heidelberg. Chi visita questa architettura potrà prendere atto di un progetto tanto improbabile quanto delirante che le élite del partito guidate dal loro prolifico portavoce Joseph Goebbels, vollero subito attuare una volta conquistato il potere. Il Thingstätte è un eloquente simbolo di quanto fossero confuse le idee dei gerarchi nazisti. Per approfondire, seguite questo link

Heiligenberg, Thingstätte - Heidelberg, Germany

Birkenkopf, la Collina delle Macerie di Stoccarda (Germania)

L’antico centro storico di Stoccarda fu raso al suolo dai ripetuti e inesorabili bombardamenti alleati nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Per “apprezzare” nella sua immane portata la devastazione bellica che colpì la città tedesca c’è una meta decisamente eloquente: la collina Birkenkopf o Collina delle Macerie. Il rilievo, infatti, non ha origini naturali, bensì artificiali poiché fu questo il luogo scelto per ammassare buona parte delle macerie della città. Centocinquanta milioni di tonnellate di materiale sono state portate ai margini del centro di Stoccarda e successivamente ricoperte con la terra. L’insolita regolarità della collina e del sentiero che la risale insieme a alcune macerie rimaste “a vista” nella sua sommità, testimoniano la tragica “natura” della Birkenkopf e il suo significato …

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Tutte queste mete fanno parte delle destinazioni di quello che viene definito dark tourismDi antichissima tradizione, il dark tourismturismo della memoria sta nuovamente riscuotendo un crescente interesse da parte dei viaggiatori. Possiamo definire il fenomeno come: il viaggio o il soggiorno compiuti a scopo ricreativo o di istruzione che comprendono la visita a luoghi storicamente associati alla morte e alle tragedie. L’oggettiva rilevanza dell’evento associato al luogo visitato differenzia il dark tourism dal turismo nero o turismo macabro che riguardano semplici fatti di cronaca (ricordate le corriere che raggiungevano Avetrana?) o altri eventi e pratiche non classificabili come eventi storici.

La diga del Vajont in provincia di Pordenone

La visita alla diga del Vajont che si trova nella provincia di Pordenone presso il comune di Erto e Casso, consente di prendere atto di una delle più tragiche vicende europee relative allo sfruttamento incondizionato delle risorse ambientali. Il 9 ottobre 1963, la frana del monte Toc precipitò nel bacino del Vajont facendolo traboccare: le acque inondarono il sottostante paese di Longarone causando circa 2.000 vittime. Per ironia della sorte, la diga è rimasta per lo più intatta e oggi, è possibile percorrerne il coronamento partecipando alle visite guidate che hanno l’obiettivo di informare il pubblico sulla dinamica della vicenda e sulle sue drammatiche conseguenze per gli abitanti del territorio circostante.

Diga del Vajont, Erto e Casso

Sarajevo

Sarajevo è conosciuta principalmente per tre ragioni: due di queste sono drammatiche. Quella non drammatica sono le Olimpiadi Invernali del 1984 che ancora oggi sono celebrate come il momento più felice della città nella sua storia moderna. I due capitoli oscuri sono legati alla guerra. Il primo è relativo all’inizio della Grande Guerra poiché, proprio a Sarajevo ne venne accesa la miccia quando, proprio nel suo centro, fu assassinato l’erede al trono dell’Impero Austro Ungarico. Il secondo è relativo alle guerre nell’ex Jugoslavia durante le quali Sarajevo ottenne il tragico primato della città posta sotto l’assedio più lungo della storia moderna che durò circa quattro anni (1992 – 1996). L’incapacità della città di guarire dalle immani ferite e la persistente presenza di molte e cupe testimonianze del suo recente passato, fanno della capitale bosniaca una delle mete più oscure d’Europa.

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Il fossato di Babi Yar (o Babij Jar) a Kiev (Ucraina)

Tra il 29 e il 30 settembre del 1941, nei pressi di Kiev, in Ucraina, i nazisti massacrarono 33.771 ebrei. L’eccidio avvenne tramite fucilazione: gli ebrei vennero condotti fuori dalla città, ammassati e portati a piccoli gruppi davanti al fossato di Babi Yar dove furono colpiti uno a uno alla nuca e fatti cadere nella cavità naturale. Fu uno dei molti massacri compiuti a est durante l’invasione dell’Unione Sovietica, ma, tra tutti, quello di Babi Yar viene più spesso ricordato perché è l’evento simbolo delle esecrabili pratiche di eliminazione che anticiparono di pochi mesi la Shoah. Sempre a Babi Yar, furono realizzati numerosi altri eccidi che coinvolsero la minoranza rom, i nazionalisti ucraini, nuovamente gli ebrei della città, malati psichiatrici, dissidenti e membri del partito comunista. Oggi, a Babi Yar, sono stati posti alcuni memoriali in ricordo delle numerose vittime.

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Babi Yar nei dintorni di Kiev in Ucraina (Foto: CC, autore: Jennifer Boyer)

La ghost town di Belchite nei pressi di Zaragoza (Spagna)

Posta a cinquanta chilometri a sud di Zaragoza (Saragozza), la città vecchia di Belchite è oggi una vera e propria ghost town poiché venne definitivamente abbandonata dai suoi abitanti durante la civile spagnola (1936 – 1939). Nel paese, durante i mesi di agosto e settembre del 1937, si svolsero devastanti scontri tra le forze nazionaliste (fascisti) e quelle repubblicane (comunisti), il villaggio venne per lo più distrutto e chi lo abitava, dopo la fuga, non vi avrebbe più fatto ritorno. Le rovine della città sono aperte al pubblico che può visitare liberamente quello che rimane della città vecchia Belchite ...

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La città di Belchite (Foto: CC, autore: Carolina Valtuille)

La più accurata risorsa internet che ci consente di individuare i luoghi che furono teatro di importanti e drammatici eventi storici è il sito dark tourism che vi suggerisco di visitare. Il primo e unico testo monografico che definisce e descrive il turismo della memoria si intitola Dark Tourism. Scritto da J. John Lennon e Malcolm Foley e pubblicato nel 2000, il testo non è edito in italiano.

 

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10 thoughts on “Dark places: un viaggio nei luoghi europei della memoria

  1. Patarei è allucinante, ho avuto modo di vederla “off the records” nel 2012, quando non era ancora ufficialmente aperta al pubblico, ma si poteva visitare tramite guide private (anche lì ci sarebbe da aprire un capitolo a parte. Diciamo che questi tour non erano proprio il massimo della legalità e della sicurezza. A saperlo prima magari non avrei partecipato). Siamo riusciti a vederla grazie a un’amica di amici ed è stata veramente un colpo duro da digerire. C’erano ancora gli schizzi di sangue sulle pareti… da brivido, davvero. Tra l’altro ho saputo che è stata chiusa, ma non so esattamente per quale motivo. Tu sai qualcosa?

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    1. Grazie Giulia, sì, vedo che è stata chiusa alle visite (ma sembra solo temporaneamente e in vista di un futuro nuovo progetto espositivo)… noi ci siamo andati nel 2014 e ho letto il reportage di chi ci è stato nell’estate 2016, quindi la cosa è recentissima. C’è anche una petizione per riaprirla … trovi tutto su http://patarei.org/en/

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