Documenta 14, Kassel – Il nostro reportage parte III

Se avete letto la prima parte e la seconda parte del nostro reportage, seguiteci nella visita delle ulteriori mostre della prestigiosa esposizione internazionale d’arte Documenta di Kassel che nel 2017 è giunta alla quattordicesima edizione. Questa volta saranno maggiori le delusioni rispetto alle illuminazioni, ma non mancheranno comunque nuovi e imprevisti stimoli…

La galleria nuova nuova

Ci spostiamo a nord del centro e raggiungiamo l’edificio delle poste centrali (Neue Hauptpost) dove è insediata l’estemporanea Neue Neue Galerie (il secondo Neue nasce dal fatto che a Kassel c’è già una Neue Galerie…). L’edificio è in stile brutalista, cupo, materico, desolante: sembra essere il luogo ideale per la sezione della mostra che abbiamo letto essere dedicata alle opere più controverse. Non volevamo fare i completisti di un evento articolato in ben trenta sedi, ma l’idea di qualche inatteso shock culturale ci ha fatto uscire dal centro per raggiungere la Galleria Nuova Nuova. Il risultato? Una mezza (e forse qualcosa di più) delusione…

Il pubblico di Documenta presso la Neu Neu Galerie

Iniziamo con l’artista norvegese Máret Ánne Sara che espone una tenda composta da duecento teschi di renna caribù (quella nord americana) e una collana nuovamente composta da teschi di renna questa volta riprodotti in miniatura partendo dalle ceneri delle ossa dell’animale nordico. Opere dai molti possibili significati: ambientalisti, animalisti, ma anche culturali poiché non manca il riferimento all’antico uso “spirituale” delle ossa da parte delle sottomesse comunità indigene nord americane. Nella macabra tendina, ciascun teschio presenta un foro di proiettile  ricordandoci l’innaturale origine della collezione.

Máret Ánne Sara – Pile o’ Sápmi (dettaglio)
Máret Ánne Sara – Pile o’ Sápmi

La monumentale collezione di lingotti di metallo ferroso dell’artista americano Dan Petermann richiama l’attenzione sui processi di riuso delle materie prime, sull’impiego del calco di tradizione classica e sugli scambi economici basati sulle unità di misura che qui prendono la forma di pesanti ciottoli concavi. Opera molto ambita dal pubblico, ma, per noi, decisamente pesante da digerire e fonte di una incontenibile voglia di uscire dalla Galleria Nuova Nuova

Dan Peterman – Kassel Ingot Project (Iron)
Dan Peterman – Kassel Ingot Project (Iron)

Chiudo con il video multicanale Atlas Fractured dell’artista di origine londinese Theo Eshetu (attualmente attivo a Roma) che si sovrappone a ogni altra opera esposta presso la Neue Neue Galerie per la sua straordinaria efficacia visiva e per la magnifica sonorizzazione. Sicuramente l’opera cardine dell’esposizione… Enormi volti che da sfocati diventano nitidi e nuovamente sfocati interagiscono con il disegno realizzato nel telo per la proiezione e rappresentano l’inconsistenza delle presunte differenze tra civiltà mentre scorrono nei sottotitoli citazioni tratte dagli scritti di Hannah Arendt e dalle opere filmiche di Charlie Chaplin. Efficace.

Theo Eshetu – Atlas Fractured
Theo Eshetu – Atlas Fractured

Going underground

Rimasto intatto il desiderio di immergerci nel mondo dell’arte underground ci rechiamo nello spazio espositivo più inedito della mostra teutonica. Raggiungiamo il piazzale antistante la stazione, entriamo in un container e, dal suo interno, attraverso una botola, scendiamo le occultate scale (elettriche, ma non più funzionanti) che ci portano al terminale dei due binari della non più attiva stazione sotterranea della città. Siamo nella Ehemaliger Unterirdischer Banhof che per l’occasione diventa la KulturBahnhof, uno spazio che gli appassionati dei luoghi dell’abbandono non potrebbero che percorrere a bocca aperta trascinati di qua e di là da infinite e decadenti suggestioni. L’uscita avviene percorrendo i binari sino all’esterno e poi girando intorno alla nuova stazione. Lo puntualizzo perché chi guarda le persone entrare nel container (dall’esterno non può vedere la botola e le scale) potrebbe pensare che queste, lì dentro, finiscano per misteriosamente sparire…

Interno della Ehemaliger Unterirdischer Banhof
Interno della Ehemaliger Unterirdischer Banhof

Nel sottosuolo troviamo una mostra decisamente dimessa, ma due video installazioni ci offrono l’occasione di giustificare la visita. La prima, The Course of Empire del video artista francese Michel Auder, è un video a 14 canali dove le immagini (riprese con un IPhone) scorrono insieme ai testi (sono le citazioni degli autori James Baldwin, Donna J. Haraway, Arthur RimbaudAlexander von Humboldt) dando vita a un’opera fortemente narrativa e immersiva, ma anche caotica, disturbante, violenta e perfettamente integrata nell’oscuro tunnel che la accoglie. Monday del collettivo di artiste donne del Sudafrica, iQhiya, è un’installazione realizzata con video e banchi di scuola che prevede anche estemporanei interventi performativi. Il tema è quello della violenza che il filmato rappresenta mostrando una classe di alunni che, inizialmente silenziosi e in ascolto della lezione, si alzano in piedi, urlano e attaccano il loro insegnante. Una spontanea eruzione di aggressività che risulta nuovamente disturbante e nuovamente perfettamente collocata nell’oscurità…

Michel Auder – The Course of Empire
iQhiya – Monday

Un giorno in Mongolia

Accorgendoci troppo tardi di quanto sarebbe stato opportuno seguire un percorso logico per diminuire le distanze da percorrere, approcciamo spavaldi il tragitto che ci riporta nella Friedrichsplatz dove ci dedichiamo all’osservazione del pubblico di una mostra a tal punto ambita che a visitarla sono praticamente tutti: anziani, anziani da soli, anziani in compagnia, famiglie, bambini, scolaresche, giovani studenti, gruppi di amici e amiche, coppie, coppie stanche, coppie sorridenti, gente normale, gente eccentrica, persone eleganti, elegantissime, dimesse, alternative, punk e poi ci sono gli stranieri come noi che rappresentano una modesta quota dei visitatori e che per lo più vanno su e giù come bambini in un luna park… Finita la pausa entriamo nel Museo di Storia Naturale, il Naturkundemuseum im Ottoneum dove una sola opera ci mette nella posizione di interessati visitatori.

Visitatori di Documenta a Kassel
Visitatori di Documenta a Kassel

One day of Mongolia dell’artista mongolo Nomin Bold è un quadro (acrilico su tela) che fotografa la vita di un’intera nazione riproducendone con maniacale minuziosità innumerevoli aspetti senza mancare di sottolinearne alcune contraddizioni. Davanti a quest’opera ci si può letteralmente perdere tra infinite storie e aneddoti e personaggi e in particolare quelli femminili che, a conti fatti, sono i più frequenti…

Nomin Bold – One day of Mongolia
Nomin Bold – One day of Mongolia (dettaglio)

Cultura sepolcrale

Abbiamo ancora del tempo (le mostre chiudono alle otto di sera) e facciamo marcia indietro per entrare nel Museum für Sepulkralkultur, l’originale museo dedicato alla cultura sepolcrale, dove, quanto esposto per l’evento Documenta ci lascia del tutto indifferenti (forse solamente perché avevamo già fatto il pieno di opere, riflessioni, denunce e stranezze), mentre approfittiamo con grande interesse della originale mostra stabile che ci informa sulle antiche e moderne pratiche per il trattamento dei defunti differenziate per epoca e religione. Luogo ripetutamente menzionato nelle guide sulle mete più curiose della terra (partendo dalla seminale Atlas Obscura), il museo è straordinariamente interessante e affronta il tema attraverso una tale vastità di informazioni, oggetti e immagini da farci raggiungere “allegramente” l’ora per un meritato aperitivo prima del rientro nella nostra periferica pensioncina…

Collezione stabile del Museo della Cultura Sepolcrale di Kassel
Collezione stabile del Museo della Cultura Sepolcrale di Kassel
Collezione stabile del Museo della Cultura Sepolcrale di Kassel

 

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