L’Ossario di San Candido

Prosegue la nostra visita ai memoriali e sacrari della prima guerra mondiale. Questa volta raggiungiamo un’opera minore eretta in epoca fascista seguendo le linee guida dell’architettura e del simbolismo dei monumenti di regime. Siamo nel Sud Tirolo, nella località di San Candido, dove, a poca distanza dal centro abitato, sorge l’omonimo ossario o sacrario inaugurato nel 1939…

Il Sacrario di San Candido visto da ovest

Dopo le visite ai sacrari di Monte Grappa (1935), di Redipuglia (1938), del Pasubio (1926) e di Caporetto (1938), a San Candido troviamo un’altra opera presentata con forme e linguaggi architettonici non figurativi, ma che affida alla sua espressività e monumentalità la commemorazione e la tradizionale esaltazione fatta dal regime ai caduti della Grande Guerra (1915-1918). L’opera ha anche un significato geopolitico poiché svolge il ruolo di immobile “sentinella” posta al confine…

Il costrutto è in ottimo stato di conservazione, ma la sua presenza è relativamente marginalizzata poiché è posto in un territorio dalle singolari e controverse caratteristiche etniche e sociali… Non vi sono indicazioni per raggiungerlo e solo saltuariamente vediamo il Sacrario di San Candido comparire tra le mete storiche promosse all’interno dell’Alto Adige (o Sud Tirolo). Visitarlo, in ogni caso, è semplice poiché si trova proprio lungo l’asse viario che dalla località turistica di San Candido raggiunge l’Austria (terminando a Lienz).

Particolare del Sacrario di San Candido
Il terzo gradone del Sacrario di San Candido

Vediamo ora nel dettaglio l’origine e significato del monumento. Come ogni altro sacrario militare di epoca fascista, anche quello di San Candido fu eretto a seguito del processo di smantellamento dei molti cimiteri provvisori sorti nell’immediato dopoguerra lungo il confine nord e nord orientale dove si svolsero numerose e cruente battaglie (il confine comprende 17 provincie che vanno da quella occidentale di Sondrio a quella orientale di Zara oggi in Croazia). Il progetto fu proposto e promosso dal Commissariato per le onoranze ai caduti in guerra.

Nel sacrario di San Candido furono tradotte le salme di 218 caduti italiani, quattordici dei quali ignoti, e dieci caduti austro-ungarici provenienti dai cimiteri militari di Bressanone, Mis e San Zeno di Montagna.

Particolare di uno dei loculi del Sacrario di San Candido

Ai sacrari italiani, il regime affidò il compito di commemorare i caduti di guerra, ma sopratutto quello di rappresentare la continuità tra l’esperienza bellica e il fascismo dando vita a una “pedagogia della guerra attraverso l’esaltazione dei soldati caduti per la patria”. I sacrari, pertanto, assolvevano un compito propagandistico esigendo architetture “magniloquenti” e “allineate”. Come accennavo sopra, poiché per lo più posti in terre di confine, i sacrari avevano anche lo scopo di diventare immobili e granitiche “sentinelle” da esibire al nemico.

Approfondiamo ora l’aspetto architettonico e simbolico del sacrario. Come numerosi sacrari e ossari italiani, anche la progettazione di quello di San Candido fu affidata all’architetto milanese Giovanni Greppi (1884-1960) e allo scultore milanese Giannino Castiglioni (1884-1971) autori, tra gli altri, di quelli del Monte Grappa, di Redipuglia, di Pian di Salesei, del Colle Isarco, del Passo Resia, di San Candido, di Timau, di Bezzecca, di Feltre, di Pola e di Zara.

La realizzazione architettonica dei sacrari si ispirò quasi sempre al monumentalismo celebrativo con un’impronta stilistica e simbolica romaneggiante tipica di molte opere del regime

Testo tratto dalla targa esterna al Sacrario di San Candido

L’architettura del sacrario o ossario italiano di San Candido è estremamente semplificata e data da un unico elemento costituito da tre gradoni (o gironi) circolari e concentrici alti ciascuno tre metri (il primo costituisce il basamento posto sul versante). Al centro del primo piano si trova una cappella che si raggiunge dal lato sud opposto all’ingresso. I gradoni sono realizzati in porfido e il secondo e terzo, si caratterizzano per il motivo a colombario che ne scandisce l’intera superficie laterale. La struttura è calpestabile nel primo e secondo livello.

I loculi sono singoli e identificati da una piastra metallica che riporta il nome, cognome e reggimento del caduto o la scritta “milite ignoto”. Si tratta di una evidente ripetizione del modello degli ossari, quello italiano e quello austro-ungarico, del Monte Grappa eretti quattro anni prima anche se, in quello di San Candido è più accentuato l’aspetto “difensivo” mostrandosi come un vero e proprio fortilizio o piccolo forte.

Il Sacrario di San Candido visto da est
memoriale e ossario di san candido
Il Sacrario di San Candido visto da sud est
Particolare del Sacrario di San Candido
Particolare del Sacrario di San Candido
Ingresso alla cappella e la scalinata sud del Sacrario di San Candido
Particolare della targa posta all’esterno del Sacrario di San Candido

Al sacrario o ossario di San Candido manca la medesima solennità conferita dalle proporzioni iperboliche e dalla maestosa scenografia dei coevi sacrari maggiori come quello del Monte Grappa e di Redipuglia. Rappresenta, in ogni caso, un’ottima occasione per fermarsi lungo il tragitto montano per commemorare i caduti della Grande Guerra e non solo…

Sempre in provincia di Bolzano sono disposti due ulteriori sacrari che potete trovare in corrispondenza degli altri due principali valichi alpini: il Sacrario militare di Passo Resia (1939) presso la località di Burgusio e il Sacrario militare del Colle Isarco (1937) posto nella omonima località.

Oggi questi monumenti sono luoghi della memoria, nonché occasione per riflettere sulla strumentalizzazione della guerra a fini politici e propagandistici da parte del regime fascista

Testo tratto dalla targa esterna al Sacrario di San Candido

Tutte le immagini fotografiche sono state da noi realizzate a novembre 2017 e sono disponibili in modalità Creative Commons a questo link

 

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