Visitare Trieste: guida ai luoghi più e meno noti della città

Trieste è una città ricca di luoghi di interesse, di suggestioni, di piacevoli sorprese e più in generale di fascino. Dai fasti del decaduto impero Austro-ungarico che finì per adottarla come principale porto marino, alle sciagurate conseguenze delle due grandi guerre del Novecento, la città offre infiniti spunti di interesse storico che si accompagnano a quelli letterari, artistici e architettonici. Non mancano, inoltre, numerosi locali, una certa vitalità e la possibilità di compiere memorabili escursioni nei dintorni. Scoprite insieme a noi 15 mete tra le più e le meno frequentate di Trieste e… Buon viaggio!

1 Il Molo Audace

Servono circa dieci minuti per percorrere i 246 metri di lunghezza del molo posto in prossimità di Piazza Unità d’Italia. Si arriva in fondo e, se il clima lo permette, ci si può sedere su una panchina oppure nelle sue estremità con i piedi a penzoloni sull’Adriatico. Da qui, si può vedere un ampio settore del Golfo di Trieste, il Castello Miramare e, alzando leggermente lo sguardo, il monte Grisa e si capisce che è il monte Grisa perché nella cima c’è uno strano costrutto trapezoidale che non lascia in alcun modo intuire la sua funzione (se volete sapere di cosa si tratta seguite questo link). Poi, guardando indietro, ecco apparire Trieste da uno dei suoi punti di vista più sorprendenti.

Trieste, il Molo Audace

Il lungo corridoio marino in pietra si chiama Molo Audace. Audace perché qui ci si può dichiarare a una ragazza e, con un’elevata probabilità, si può ricevere un “sì”, oppure già un bacio. Almeno, così dicono. Audace, in realtà, perché così si chiamava la prima nave italiana che il 3 novembre del 1918, finita la Grande Guerra, attraccò nel molo che sino a quel momento era denominato Molo San Carlo. Andando ancora più indietro nel tempo, si scopre che il molo originò da una disavventura. Nel 1740, nel porto di Trieste affondò la nave San Carlo il cui relitto non venne rimosso, bensì impiegato come piattaforma per costruire il lungo corridoio che prese il nome della sfortunata imbarcazione. Da molti anni il Molo Audace viene esclusivamente utilizzato per passeggiare e per guardare il mare stando a 246 metri dalla costa e forse, con una audace proposta in mente…

Targa commemorativa dell’attracco della nave Audace

2 Piazza Unità d’Italia

Ci suono luoghi che non vale la pena di descrivere. Bisogna andarci e andandoci si deve sapere che sarà la nostra predisposizione del momento a renderceli o meno accessibili nella pienezza della loro magnificenza. Così vale anche per Piazza Unità d’Italia.

Seduti in un caffè e, magari, proprio nel celebre e storico Caffè degli Specchi, possiamo trovare la situazione ideale per godere appieno di ciò che questa piazza ci può offrire. Da qui, si possono ammirare i palazzi monumentali ottocenteschi con i loro mosaici, le torri, le statue e le molte sculture, oppure, si può volgere lo sguardo al mare dove la Piazza Unità d’Italia si affaccia per intero lungo uno dei suoi quattro lati.

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Trieste, Piazza Unità (CC, Roberto Ferrari)

Tornando ai palazzi, con una certa attenzione, si possono identificare i diversi stili, ma anche quegli aggiustamenti e revisioni determinati dal tortuoso percorso storico compiuto dalla città di Trieste. Ci si può anche dedicare alle elaborate sculture della Fontana dei Quattro Continenti che è posta di fronte al municipio. Quattro continenti perché al tempo della sua realizzazione, nel 1754, non se ne conosceva ancora il quinto… Anche la storia di Piazza Unità di Italia può diventare uno spunto interessante: un episodio, in particolare, andrà menzionato…

Particolare della Fontana dei Quattro Continenti

Durante il Novecento, Piazza Unità d’Italia ebbe un momento di grande visibilità. Proprio qui si raccolsero più di duecentomila persone in attesa di vedere comparire sull’imponente palco costruito davanti al palazzo comunale, il Duce Benito Mussolini. Era il 19 settembre 1938 con l’Europa a un passo dalla Seconda Guerra Mondiale. Il discorso del leader fascista non lasciò nessuno a bocca asciutta. C’erano argomenti sufficienti per dibattere e tremare o fremere per intere settimane. Venne anche dichiarata l’imminente svolta di politica interna e in particolare, venne annunciata la promulgazione delle leggi razziali

La storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime.

Discorso di Benito Mussolini a Trieste, 19 settembre 1938

3 Arte pubblica: le statue degli scrittori

Joyce, Svevo, Saba, ma anche Rilke, Stendhal, Ivo Andric, Magris, Covacich, la Tamaro e Rumiz sono solo alcuni tra gli scrittori che ebbero e tutt’ora hanno uno stretto legame con la città di Trieste. Per questa ragione esiste una Trieste letteraria che è fatta di percorsi, di antiche residenze e di locali divenuti celebri per le antiche e invidiabili presenze. In tempi recenti sono comparse nelle vie cittadine le bronzee statue di alcuni poeti e romanzieri: quella di Italo Svevo in Piazza Hortis, quella di Umberto Saba in via San Nicolò e quella di James Joyce in prossimità del Ponte Rosso sul Canal Grande.

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Statua di James Joyce sul ponte del Canal Grande

Il viaggiatore potrà trovarsi casualmente faccia a faccia con l’autore della Coscienza di Zeno, oppure con quello dell’Ulisse. Se, invece, incontrerà Umberto Saba, potrà decidere di entrare nella curiosa libreria in prossimità della sua statua. Si tratta della Libreria Antiquaria Umberto Saba che il poeta acquistò per semplice investimento nel 1919, ma che finì per diventare la sua seconda casa…

Statua di Umberto Saba in via San Nicolò

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva

Umberto Saba

4 I caffè letterari di Trieste

Per vivere appieno la Trieste letteraria è raccomandabile fare una sosta nei suoi famosi caffè storici. Tra questi, quello che vi suggeriamo di raggiungere è il Caffè San Marco. Per descrivere il locale cito un suo assiduo frequentatore. Si tratta di Claudio Magris che così racconta l’atmosfera del Caffè San Marco:

Un arca di Noè dove c’è posto, senza esclusioni ne precedenze, per tutti

Claudio Magris

L’elegante caffè si trova in via Battisti al numero 18. Malgrado la sua notorietà, i preziosi decori in stile Jugendstil e l’eleganza dell’ambiente, i prezzi sono contenuti e il servizio è impeccabile. Una delle sale è stata di recente trasformata in libreria dove viene esposta una invidiabile selezione di titoli di narrativa e saggistica mitteleuropea.

Interno del Caffè San Marco di Trieste

L’altro celebre caffè storico è il Caffè Tommaseo che si trova fronte mare in Riva Tre Novembre al numero 5. Nuovamente, la suggestione è quella tardo austro-ungarica, suggestione che aumenta se pensiamo ai suoi assidui frequentatori del passato: Umberto Saba, Italo Svevo e James Joyce. I prezzi, in questo caso, sono allineati al prestigio del locale. Ci sono poi il già citato Caffè degli Specchi di Piazza Unità d’Italia e il Caffè Pasticceria Pirona che si trova in Largo della Barriera Vecchia al numero 12 dove andrete se vorrete assaggiare la più nota putizza della città. Quest’ultimo, in particolare, era abitualmente frequentato da Joyce che abitava nella stessa via al numero 32.

5 Il Canal Grande di Trieste

Lungo le rive, a ovest di Piazza Unità d’Italia, troviamo uno dei luoghi più amati dai triestini e dai turisti. Si tratta dell’ampio piazzale attraversato dal Canal Grande, il canale marino che termina nel Piazzale San Antonio. Costruito alla fine del XVIII secolo allo scopo di consentire alle imbarcazioni di scaricare le merci nel centro città, in seguito, il canale è stato parzialmente interrato ed è oggi sormontato da tre ponti, quello stradale (in origine Ponte Verde), lo storico Ponte Rosso e la passerella pedonale titolata a James Joyce che dal 2012 aggiunge un nuovo collegamento tra le due sponde del canale.

Il Canal Grande di Trieste
Il Passaggio Joyce, la passerella pedonale sul Canal Grande di Trieste

Ai lati del canale e del Piazzale San Antonio si trovano molte architetture di pregio come il novecentesco palazzo Aedes detto grattacielo Rosso che fu edificato traendo ispirazione dai coevi grattacieli di New York in mattoni rossi. Troviamo anche il il Tempio serbo-ortodosso di San Spiridione (se ne parlerà più sotto) e la neoclassica chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo il cui ingresso, in origine, era lambito dal canale. A fianco del Ponte Rosso si trova l’omonima piazza Ponterosso, sede del tradizionale mercatino all’aperto di frutta, verdura e fiori.

6 Odilo Globočnik e la Risiera di San Sabba

Oltre ai noti romanzieri, c’è un altro triestino divenuto famoso, anzi, non famoso, famigerato. Si tratta di Odilo Globočnik nato a Trieste nel 1904 ai tempi dell’impero austro-ungarico. Di famiglia slovena, poi tedeschizzata, Odilo compì una folgorante carriera all’interno delle SS diventando supervisore nella costruzione dei campi di sterminio polacchi di Bełżec, Sobibór e Treblinka. Per questa ragione, divenne noto anche come “il boia di Lublino”.

Nel settembre del 1943, a seguito dell’occupazione nazista, il diabolico e brutale personaggio venne trasferito nella “sua” Trieste con il compito di occuparsi dei partigiani, dei dissidenti politici e degli ebrei. Odilo portò con sé i più fidati collaboratori e tra questi anche 92 membri del contingente che si occupava dello sterminio degli ebrei in Polonia. Il luogo simbolo del suo operato è il campo di concentramento e di sterminio della Risiera di San Sabba dove, tra gli altri, venivano raccolti i prigionieri ebrei in attesa dei convogli con destinazione Auschwitz. Molti detenuti furono uccisi all’interno del complesso anche tramite l’atroce pratica di un colpo inferto alla nuca con una mazza chiodata. Le vittime del campo sono stimate tra le 3000 e le 5000 persone per la maggior parte partigiani e ostaggi, sloveni e croati ma anche italiani, oltre ad almeno 28 ebrei.

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L’ingresso al memoriale della Risiera di San Sabba

La Risiera di San Sabba è liberamente visitabile. La trovate ai margini orientali della città in Via Giovanni Palatucci, al numero 5, vicino allo stadio e dietro il supermercato Famila. All’interno del memoriale è stato di recente inaugurato un ben allestito centro documentazione. L’ingresso è libero.

Particolare della Risiera di San Sabba

7 Il Museo Revoltella

A Trieste si trova un museo di grande interesse per gli appassionati di arte moderna. Il museo è ospitato all’interno del Palazzo Revoltella da cui ne trae il nome. Con gli ampliamenti realizzati mirabilmente a fine novecento, il museo ha aumentato la sua estensione comprendendo anche l’adiacente palazzo Brunner. Si tratta di una visita da non mancare anche perché comprende l’accesso al terrazzo panoramico posto al quinto piano che consente una meravigliosa vista dall’alto sulla città.

Museo Revoltella, Trieste
Il Museo Revoltella di Trieste

Nelle sale del museo è possibile ammirare, tra le altre, le opere di Giuseppe de Nittis, Leonor Fini, Glauco Cambon e Franz von Stuck. Eh, la Belle Epoque! Come spesso accade a Trieste, anche questo museo risente di una gestione poco attenta, ma andateci comunque. Trovate il Museo Revoltella in Via Diaz al numero 27 a poco più di dieci minuti a piedi da Piazza Unità d’Italia.

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Trieste, veduta della città dalla terrazza del museo Revoltella

8 Visita guidata alla Sinagoga

Nella città giuliana si trova una delle sinagoghe più imponenti d’Europa, seconda per dimensione solo alla Sinagoga Grande di Budapest. Si tratta della Sinagoga di Trieste o Tempio Israelitico. La sua stazza ci dice molto sull’importanza che la comunità ebraica ebbe in questa città: importanza che per note ragioni storiche è venuta meno nel corso del XX secolo. La sinagoga si trova in Piazza Giotti a due passi dal Caffè San Marco ed è un ottimo luogo per iniziare a esplorare la Trieste ebraica. Prendete nota degli orari e delle modalità per la visita che potrà avvenire esclusivamente la domenica mattina e con l’accompagnamento di una guida.

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Sinagoga di Trieste vista da sud

9 Itinerario tra le religioni

Oltre al Tempio Israelitico, Trieste offre un vero e proprio labirinto religioso ospitando antichi e importanti luoghi di culto dedicati a ben cinque tra religioni e confessioni. Per conoscerli da vicino vi basterà passeggiare nel centro città partendo dalla magnifica Cattedrale di San Giusto posta sull’omonimo colle e con la facciata caratterizzata dall’enorme rosone in pietra carsica. All’interno della cattedrale si trovano gli ammirati mosaici absidali bizantini principale ragione della visita.

A pochi passi dal Canal Grande troverete la ottocentesca Chiesa Serbo Ortodossa di San Spiridione caratterizzata dalle cupole di colore azzurro e il cui interno è interamente ornato da pitture a olio secondo i canoni bizantini. Lungo le rive, a metà strada tra il Canal Grande e Piazza Unità, troverete la Chiesa Greco Ortodossa di San Nicolò costruita a fine Settecento per offrire un luogo di culto alla nutrita comunità di mercanti ellenici. Vi è poi la chiesa anglicana di via San Michele che fu edificata nel 1821 in stile neoclassico per accogliere la piccola ma influente comunità britannica residente nella città portuale asburgica.

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Particolare della facciata della chiesa di San Spiridone

A Trieste troverete anche la basilica romanica di San Silvestro divenuta sede delle Comunità Evangeliche Elvetica e Valdese. Edificata tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo, si tratta della più antica chiesa della città che dalla fine del diciannovesimo secolo accoglie la comunità elvetica insieme a quella valdese. La chiesa si trova in Piazza San Silvestro a pochi passi dalla Piazza Unità d’Italia. Ultima tessera del mosaico religioso triestino è la Chiesa Evangelico Luterana di via Galattico. Progettata in stile neogotico e caratterizzata dalla torre campanaria centrale alta 50 metri, dalla fine del diciottesimo secolo accoglie i luterani provenienti dai territori d’oltralpe. Il labirinto o mosaico religioso di Trieste, tipico delle città portuali, è stato accentuato dalla storica appartenenza della città giuliana all’Impero Austro-ungarico la cui multi-etnicità rimane uno dei caratteri più ammirevoli…

La facciata della Cattedrale di San Giusto

Il termine inglese Unsung significa ignorato, non celebrato. Lo scrivo perché così la Lonely Planet alcuni anni fa ha aggettivato Trieste. La famosa guida turistica lo fece con le migliori intenzioni inserendo la città portuale tra le dieci mete al mondo meno conosciute, ma più meritevoli di essere scoperte. Trieste era la prima dell’elenco. Tra le motivazioni vi erano lo splendore asburgico, James Joyce, i caffè in stile viennese, la cucina centro europea, l’ampio lungomare in stile neo-classico e un’atmosfera caratterizzata all’attraente e elegiaco senso del passato.Per vostra conferma di questo curioso primato, leggete la classifica cliccando su questo link.

10 Edifici in stile liberty a Trieste

Trieste conserva numerose tracce dello stile architettonico che caratterizzò l’inizio del XIX secolo: l’art nouveau o liberty, oppure, come lo avrebbero chiamato all’interno dell’Impero Austro-ungarico, la sezession. Tra le meraviglie di uno stile poco frequentato nella nostra penisola vi è la centrale Casa Terni Smolars riccamente decorata e caratterizzata dal continuo alternarsi di corpi rientranti e sporgenti. Al primo piano, sopra l’ingresso, troviamo l’originale finestrone circolare con affiancate due statue raffiguranti donne audacemente svestite. L’edificio si trova in via Dante Alighieri al numero 6. Appartata in un quartiere raramente raggiunto dal turista, la Casa Valdoni posta lungo via Commerciale a pochi passi dalla Stazione Centrale, è uno straordinario esempio di architettura liberty direttamente riferibile allo stile viennese e all’incomparabile eredità del maestro Otto Wagner. Tra gli ornamenti, di grande fascino sono quelli in stile orientaleggiante perfettamente ambientati un una città con lo sguardo inevitabilmente rivolto a est.

Dettaglio della facciata di Casa Terni Smolars

Tra gli edifici liberty, di interesse anche la recentemente restaurata Casa Bartoli che trovate in Piazza Borsa. Il palazzo fu edificato nel 1906 ed è caratterizzato dagli immaginifici ed eleganti decori floreali e dalle molte avanguardiste soluzioni architettoniche come l’ingresso posto lateralmente per lasciare libera la facciata il cui piano terra era ed è tutt’oggi interamente dedicato alle attività commerciali. Lungo il Viale XX Settembre, non potrete non fare caso al Palazzo Vivanti-Giberti (attualmente ospita il Cinema Ambasciatori) che dal 1907 espone le ammirate e imponenti statue femminili che ne fiancheggiano l’ingresso. Infine, il vostro itinerario nella Trieste liberty, dovrà comprendere anche una sosta presso il Salone degli Incanti (ex Pescheria Centrale) edificato nel 1913 e posto nel lungomare in Riva Nazario Sauro. Si tratta di un’architettura a scopo commerciale progettata per essere moderna e funzionale senza, tuttavia, interrompere il rapporto tra la città e il mare. Per questa ragione, infatti, ne venne limitato lo sviluppo verticale e vi furono inserite le ampie e caratterizzanti vetrate.

11 Il Ghetto di Trieste

Da Piazza Borsa, procedendo in direzione opposta al mare, la strettissima via Portizza vi condurrà direttamente nel cuore dell’antico ghetto ebraico di Triste che fu istituito da Leopoldo I d’Asburgo nel 1696. In origine, il ghetto era circondato da un alto muro con tre soglie d’accesso che venivano vigilate dalle guardie cristiane ventiquattrore su ventiquattro. Dell’antico ghetto, oggi rimane il circoscritto e labirintico dedalo di vie e viuzze dove troverete alcuni antiquari, librerie e numerosi e piacevoli locali. Nel quartiere, è inevitabile una sosta alla Rigatteria Di Laura e Claudio Di Pinto che si trova in Via Malcanton al numero 12. Si tratta di un negozio diviso in cinque stanze collegate da stretti corridoi dove sia le pareti che i banchi sono colmi all’inverosimile di libri, lampade, statuette in ceramica, cornici, quadri, orologi, dischi, vassoi, tazzine, cartoline e quant’altro una vera rigatteria d’altri tempi potrà offrire.

Presso l’antico ghetto ebraico di Trieste

12 La storica gru Ursus

A volte vi sarà capitato di dire a qualcuno che se proprio era intenzionato a buttare un oggetto, quasi quasi l’avreste portato via voi. I triestini hanno fatto la stessa cosa con una enorme gru galleggiante alta 80 metri. Dismessa dalla Fincantieri, la municipalità di Trieste ha deciso di adottare l’immenso impianto portuale che fu varato nel 1914 per costruire le corazzate della marina austro-ungarica. Dal momento dell’acquisizione (si trattò di una donazione fatta dalla celebre azienda della cantieristica nazionale), la gru è rimasta inutilizzata presso il molo IV del Porto Vecchio. L’enorme costrutto metallico ha anche un nome che ben si abbina alla sua mole: Ursus. Attualmente (scrivo a maggio 2018), la gru è in fase di ristrutturazione con l’ambizione di insediarla stabilmente sulle banchine del porto (non sarà più ancorata sulla sua storica piattaforma marina) per trasformarla in un monumento metallico in stile Torre Eiffel che offrirà un nuovo punto di vista rialzato ai visitatori della città giuliana. Qui sotto, trovate un simpatico aneddoto relativo a Ursus e alla sua tentata fuga verso la libertà

Il 2 marzo 2011, forti raffiche di bora, hanno fatto distaccare la piattaforma marina dai suoi ormeggi. Ursus finì in mezzo al mare in balia delle onde e senza alcun controllo intraprendendo la direzione Muggia con una velocità incredibile vista la sua stazza. Con molta fatica, i rimorchiatori sono riusciti a agganciare l’enorme gru e a riportarla indietro nel Porto Vecchio. Si tratta di una vicenda che è contemporaneamente ironica e poetica…

13 Il Quadrilatero di Rozzol Melara

Costruito tra il 1969 e il 1982, l’imponente complesso popolare ATER comunemente chiamato Quadrilatero o Alcatraz, rappresenta una delle costruzioni più discusse e discutibili presenti nel nostro paese. Il complesso si trova a nord est del centro, nel quartiere periferico di Rozzol Melara. Progettato seguendo le idee dell’architetto svizzero Le Corbusier e ispirato alla celebre Unité d’Habitation di Marsiglia, il Quadrilatero nacque per accogliere 2.500 persone offrendo loro non solo una casa, ma anche un’articolata serie di servizi sia commerciali che sociali. L’obiettivo dei progettisti era di creare una vera e propria città nella città. Il lavoro venne realizzato sotto la supervisione dell’architetto Carlo Celli su commissione dello IACP di Trieste. Visitare il Quadrilatero significa prendere atto di quella che oggi viene definita Utopian Architecture, ossia, architettura dell’utopia. Le aspettative dei suoi progettisti e committenti sono state, infatti, drammaticamente tradite dalla realtà di uno spazio decisamente cupo, astruso e decadente.

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Il Quadrilatero (Ater) di Rozzol Melara, Trieste (2016)

Quadrilatero (Ater) di Rezzol Melara a Trieste

La visita può avvenire raggiungendo il complesso da via Louis Pasteur dove è possibile trovare facilmente parcheggio. Possono essere liberamente percorsi i lunghi corridoi interni che seguono la pianta quadrata dell’edificio. Si tratta di una visita insolita che raccomandiamo a tutti gli appassionati di storia dell’architettura moderna.

14 Il Porto Vecchio

Il Porto Vecchio di Trieste è un luogo suggestivo e affascinante. La sua visita può avvenire liberamente e offre la possibilità di passeggiare tra i molti magazzini abbandonati nel placido lungomare che è frequentato solo saltuariamente dagli autoctoni che si dedicano alla pesca o al jogging. Lo stato decadente del porto non deve far dimenticare la sua gloriosa storia che lo rese, durante il diciannovesimo secolo, uno dei più importanti al mondo: il settimo per traffico merci e il secondo in Europa dopo il porto francese di Marsiglia. Fu il collegamento marittimo privilegiato dell’intero Impero austro-ungarico grazie anche alla realizzazione della ferrovia che lo collegava direttamente a Vienna. La nascita del Porto Nuovo e l’incapacità di progettare un futuro per l’immensa seppur centrale area ne hanno segnato il laconico destino.

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Le sole ristrutturazioni sono avvenute nel Magazzino 26 e nell’antica Centrale Idrodinamica convertita in museo di se stessa. Il primo rimane pressoché inutilizzato, ma è comunque un esempio particolarmente interessante di archeologia industriale per la sua architettura, per le soluzioni strutturali e funzionali adottate e per la sua immensa mole con circa 30.000 metri quadrati di superficie. Il museo della Centrale Idrodinamica fa capitolo a sé, ma poco importa: è comunque improbabile riuscire nella missione di trovarlo aperto… Potrete tranquillamente accedere al Porto Vecchio in automobile e parcheggiare gratuitamente al suo interno. La via da impostare nel navigatore è Via Porto Franco Vecchio. A piedi è possibile accedervi dal retro della stazione dei treni, la camminata dalla stazione sino al Magazzino 26 dura circa 20″. Per il 2021 è prevista la completa rigenerazione di questi spazi, ma scommettiamo che tutto resterà esattamente così come è oggi?

15 Il gasometro di Broletto

In via Bartolomeo d’Alviano, alle spalle del porto nuovo di Trieste, è possibile vedere l’enorme e cilindrica struttura dell’antico gasometro di Trieste. Si tratta di un impianto desueto poiché l’uso del gas illuminante o gas di città venne presto superata da nuovi sistemi di immagazzinaggio e trasporto dei gas. L’attività del gasometro di Broletto cessò definitivamente nel 1947 e da quel momento, la sua originale architettura è diventata un curioso e immobile cimelio. Oggi, la si può visitare solo dall’esterno nel suo stato di completo abbandono.

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Realizzato nel 1901, il gasometro di Broletto serviva a immagazzinare il così detto gas di città, una risorsa energetica che veniva richiesta in quantità sempre maggiore da un abitato in forte sviluppo e che l’Impero Austro-ungarico voleva dotare di tutte le infrastrutture necessarie per renderla moderna e funzionale. Per la spiegazione di cosa sia il gas di città, vi affido a questo link: per approfondire l’argomento, seguite questo link. Il visitatore va avvisato che un muro cinge tutto il complesso e non è possibile avvicinarsi alla struttura. Trovate questo cimelio in Via Bartolomeo D’Alviano al numero 20.

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