Unes-Co: ricostruire la quotidianità nelle affollate mete turistiche

Ingenti flussi turistici stanno trasformando molte località in veri e propri parchi tematici dove tutto è predisposto per l’estemporaneo compiacimento del visitatore. Venezia ne è un esempio, ma ciò accade in numerosi altri luoghi. Per ripristinare l’autenticità delle mete turistiche più affollate è nato un curioso e ben strutturato progetto anche se, ahinoi, si tratta solo di una provocazione. C’è comunque da divertirsi (e riflettere) nel conoscerlo e per questa ragione vi invito a leggere oltre…

Ma ci pensate a tutte quelle fotografie che scattiamo a monumenti attorniati da incongruenti folle di turisti? Riguardandole si rimane delusi. Cosa c’è infatti di autentico in un tale caos? Cosa rimane del contesto che giustificava la storica e autorevole immobile presenza? Chiaramente, anche noi compariamo negli scatti di altri visitatori e non possiamo certo ritenerci in qualche modo più degni di presenziare lì rispetto ad altri…

Venezia, Firenze, Assisi, San Marino, Mont Saint-Michel, Bruges, Neuschwanstein, Český Krumlov, per fare solo alcuni esempi, sono luoghi magnifici, ma a tal punto affollati dai turisti da renderli sopratutto “affollati”. Anche i più attenti visitatori infatti, faranno fatica a trovarvi qualcosa di autentico, di normale, di quotidiano. È tuttavia dimostrabile che ciò che più viene apprezzato di una località è proprio la sua “normalità” tanto più se immersa in uno scenario storico-architettonico fortemente attraente.

Abitazioni dove nessuno vive. Negozi di cui nessuno ne ha bisogno. Strade dove le persone non interagiscono, ma si evitano l’un l’altro. Queste cose sono tipiche delle zone di esclusione sociale, ma anche di alcune tra le più belle città divenute patrimonio UNESCO.

In tutti questi luoghi, i residenti hanno abbandonato le abitazioni del centro storico vuoi perché attirati dalle ottime promesse economiche, vuoi perché giunti all’impossibilità di svolgere le quotidiane mansioni (fare la spesa, stendere i panni, giocare in strada, incontrare gli amici, parcheggiare l’automobile…). Negozi, locali per turisti e hotel hanno preso il posto delle abitazioni e delle attività commerciali di prossimità. La vita reale si è spostata in periferia, mentre nel centro ne troviamo una semplicemente “rappresentata” al fine di soddisfare e compiacere il turista…

A occuparsi di questa situazione e delle sue disturbanti conseguenze (ne sono disturbati per primi gli stessi turisti) vi è un’organizzazione dal nome UNES-CO che non va confusa con la più nota UNESCO, ma che proprio nei luoghi divenuti “patrimonio” della seconda intenderà o meglio, intenderebbe, operare.

UNES-CO è l’acronimo di United Nations Real Life Organization (Organizzazione delle Nazioni Unite per la Vita Reale). Si tratta di un’organizzazione fittizia fondata e promossa dalla artista Kateřina Šedá in occasione della partecipazione nazionale della Repubblica Ceca alla Biennale Architettura di Venezia 2018. L’obiettivo è quello di lottare per conservare una sembianza di vita normale tra la popolazione dei centri affetti dal sovraffollamento turistico. La sede estemporanea è quella dello storico padiglione ceco-slovacco all’interno dei Giardini della Biennale.

Per “lanciare” il suo progetto di intervento, la fondatrice di UNES-CO, ha deciso di iniziare dalla sua madrepatria e in particolare dalla città di Český Krumlov che ha visto negli ultimi anni una vera e propria esplosione di visitatori. L’obiettivo sarà quello di riportare i “normali” residenti nel centro storico della località della Boemia. Come realizzarlo? Semplice: offrendo soggiorno gratuito in cambio di comportamenti “quotidiani”. Chiaramente, se mai si realizzerà, sarà un intervento estemporaneo e l’intento sarà sopratutto dimostrativo, ma resta in ogni caso un ottimo piano…

Nel concreto, l’artista Kateřina Šedá propone di offrire un’abitazione centrale per l’arco di tempo di tre mesi. Il nuovo abitante non dovrà pagare alcun affitto, ma dovrà semplicemente “inscenare” comportamenti quotidiani che diventeranno vere e proprie mansioni. Idealmente, il temporaneo residente dovrà ricevere un compenso, ma chissà se mai qualcuno lo riterrà giustificabile. Accadesse, quello proposto diventerà certamente un vero e proprio dream job e non mancheranno di certo numerose candidature.

Kateřina_Šedá, l'autrice del progetto UNES-CO CC Contemporary Art
Kateřina Šedá, l’autrice del progetto UNES-CO | © Contemporary Art

Quali saranno i comportamenti quotidiani da esibire? Kateřina ci offre un dettagliato elenco: dal semplice trasportare lungo la strada una borsa della spesa, al chiacchierare con il vicino sull’uscio della porta di casa, dalla passeggiata con il cane, al bagnare i fiori nella finestra. Tra le più impegnative troveremo il lavaggio dell’automobile in strada, il trasportare una scala lungo le vie del centro, oppure il preparare un barbecue all’aperto con gli amici. Ve ne sono, tuttavia, anche di straordinariamente facili come lo stendere i panni, il portare l’immondizia in strada o il giocare a pallone nella piazza.

Non manca un preciso regolamento: il temporaneo residente, ad esempio, non potrà lasciare la località prima della scadenza del periodo di ingaggio. Dovrà, inoltre, avere cura dei materiali forniti per la sua quotidiana performance (stendino, panni, bicicletta, borsa della spesa…) e dovrà vestirsi in modo tale da risultare “normale” evitando l’eccentrico.

UNES-CO lavora duramente per preservare le attività elencate e messe a rischio di estinzione. Per fare questo ha creato anche nuove figure lavorative.

Qualora realmente a l’esperimento di Český Krumlov troverà realizzazione, la successiva località coinvolta diventerebbe Venezia. In questo caso, non mancherò certamente di sottoporre la mia candidatura offrendomi per le attività di uscire di casa in abito da casa, affrettarmi lungo le strade, guardare fuori dalla finestra e sostare qua e là…

La sede estemporanea UNES-CO presso il padiglione Ceco-slovacchia della Biennale Architettura di Venezia 2018 | © Looking for Europe

Il progetto UNES-CO, seppure destinato a rimanere sulla carta, è fortemente significativo, curioso e solo apparentemente ironico. La sua ragione d’essere (ma chissà se ci sarà) è il moltiplicarsi delle località con ingenti e fugaci flussi turistici. Se la tutela del patrimonio artistico trova nell’UNESCO la sua organizzazione di riferimento, la tutela dei comportamenti quotidiani potrà trovarla nella organizzazione che le fa il verso e che nasce dalla fantasia, ma anche da una dettagliata ricerca sociologica, della giovane Kateřina Šedá.

 

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11 risposte a "Unes-Co: ricostruire la quotidianità nelle affollate mete turistiche"

  1. Ehm. C’è un secondo livello di ironia che forse non si coglie, o è una contraddizione vera e allora andrebbe sottolineata. Prima di farsi invadere dai flussi di turisti/e, questa città erano popolate anche da gente che non aveva cura del proprio stendino, e si vestiva in modo eccentrico. Escluderle a priori è sciocco e non liberante, e sinceramente non credo che preferirei vedere una Venezia performata, in cui qualcuno mette finta merce in una borsa della spesa mentre va al ristorante neonato in cui mangerà

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    1. Oh! Mmmmm… Beh… Si ok, trovarsi attorniati da gente che recita una parte tra le calli veneziane (che poi parleranno il dialetto giusto?) sarebbe straniante, ma io punto al posto fisso con residenza su Canal Grande quindi me la faccio andare bene 😀😀😀… Molte grazie e a presto!

      Piace a 1 persona

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