A Trier (Treviri) tra il sacro e il profano

Siete cristiani e avete una certa propensione al pellegrinaggio? Avete, invece, una irriducibile passione per il materialismo storico e ugualmente una propensione al pellegrinaggio? Riuscite nella formidabile impresa di mantenervi saldi nel delicato equilibrio del cattocomunismo? Per tutti voi, il luogo ideale da raggiungere è Trier o Treviri, città tedesca posta a ovest del paese in prossimità del confine con il Lussemburgo e lungo il fiume Mosella. Qui sono conservate contemporaneamente le memorie di Karl Marx e quelle ancora più straordinarie di Gesù Cristo; non molto per la verità, ma quanto basterà per la vostra più completa soddisfazione …

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Da dove iniziare? Direi dalla grafica dell’autobus dedicato alle visite in modalità city sightseeing dove, le immagini poste sulle fiancate, annunciano le tre mete principali: il Duomo di San Pietro, la Porta Nigra e Karl Marx. Karl Marx, ovviamente, non lo si potrà incontrare per strada, cosa che, in realtà, sarebbe decisamente affascinante: ci si dovrà accontentare di visitare la sua casa natia. Il Duomo di San Pietro, invece, è lì, ancora perfettamente conservato e disponibile nella sua imprevedibile magnificenza. Al suo interno è accuratamente riposta la Sacra Tunica che in lingua tedesca diventa Der Heilige Rock, espressione decisamente accattivante che fa riflettere su come sia possibile che una band musicale non la abbia ancora adottata per denominarsi. Sia chiaro da subito che per Sacra Tunica si intende solo una parte di questa, ma tanto basta. La Porta Nigra, invece, fa storia a sè.

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Indicazioni per la casa natia di Karl Marx, oggi adibita a museo (Foto: Dage 2016)
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Facciata della casa natia di Karl Marx (Foto: Dage 2016)

Raggiungere la casa natia di Karl Marx è semplice: la famiglia Marx, infatti, viveva in prossimità del centro storico dove abitava uno stabile proprio niente male. Disposta su tre piani, dotata di un cortile e di un ampio giardino posto nel retro, l’abitazione fa subito pensare che lì, la vita trascorreva tranquilla e con ogni agio: era decisamente il luogo ideale per studiare, riflettere e scrivere senza troppe distrazioni. Marx vi abitò dalla nascita, nel 1818, sino agli inizi degli anni quaranta. Successivamente, durante gli anni londinesi, Marx dovette affrontare un prolungato periodo di indigenza e, molto probabilmente, proprio in quei giorni si trovò più volte a rimpiangere proprio la casa natia di Trier.

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La casa natia di Karl Marx (Foto: Dage 2016)
Karl Marx Haus, Trier - Germany
Esposizione presso la casa natia di Karl Marx (Foto: Dage 2016)
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Particolare della casa natia di Karl Marx (Foto: Dage 2016)
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Riproduzione degli scritti di Karl Marx esposti presso la casa natia di Trier (Foto: Dage 2016)

All’interno non si trova alcunché di originale: ci sono solo grafiche retro illuminate e meticolosamente disposte lungo tutte le pareti delle molte stanze e corridoi. Dalla nascita alla morte e, poi, seguendo i percorsi dell’eredità storica del pensiero di Marx, viene proposta un’esposizione decisamente didascalica e noiosa. Noiosa perché si racconta ciò che si può trovare ovunque e, in aggiunta, con la doppia fatica di doverlo leggere nei pannelli e ascoltare nell’audioguida in inglese. Il solo oggetto originale esposto in bacheca è un coltello da tasca che, tuttavia, apparteneva a Engels che non entrò mai in quella casa; in ogni caso, proprio con quel coltello, Engels si fece alcuni panini …

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La casa natia di Karl Marx vista dal giardino (Foto: Dage 2016)
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Busto di Karl Marx posto nel giardino della casa-museo di Treviri (Foto: Dage 2016)

Il giardino è decisamente piacevole ed è attentamente sorvegliato da un serioso busto di Marx che, tuttavia, finisce inesorabilmente per invogliare i visitatori a scattare fantasiose fotografie: alcuni solleticano la barba metallica, altri, quelli più irriverenti, gli tappano la bocca. Per la verità, in visita quel giorno,  eravamo soli e quei visitatori mi sa proprio che eravamo noi …

La guida che ci deve soccorrere nella scelta d’una condizione è il bene dell’umanità e la nostra propria perfezione. Non si obietti che i due interessi potrebbero contrapporsi l’un l’altro […] la natura dell’uomo è tale che egli può raggiungere la propria perfezione individuale solo agendo per il perfezionamento e il bene

Tratto da uno degli scritti del giovane liceale Karl Marx

Conoscendo già molto di questo personaggio abbiamo focalizzato l’attenzione su tre curiosità. La prima è che la madre di Marx, Henriette Pressburg era la zia di Anton e Gerard Philips fondatori della omonima gloriosa ditta: ne è seguito il nostro elenco dei prodotti Philips che abbiamo in casa scoprendo, ma non so se la cosa possa avere un qualsiasi interesse per chi mi legge, che sono ben cinque. La seconda è l’evoluzione della barba di Marx che è stata lenta, ma inesorabile sino al raggiungimento della sua più nota e imponente conformazione. Infine, il fatto che nessun altro pensiero politico ha avuto una diffusione così ampia e improvvisa come quello che Marx contribuì a formulare. A tal proposito, nella pavimentazione di una delle sale è posta una grande placca metallica dove sono evidenziate le molte nazioni che si sono lasciate guidare dai principi enunciati dal barbuto trevirense. La placca è laconicamente denominata “Un mondo diviso”.

Karl Marx Haus, Trier - Germany
Sezione della placca “Un Mondo diviso” presso la casa-museo di Trier (Foto: Dage 2016)
Karl Marx Haus, giftshop - Trier, Germany
Memorabilia presso il museum shop della casa museo di Karl Marx a Treviri (Foto: Dage 2016)

La casa fu costruita in stile barocco nel 1727 e venne più volte trasformata e ampliata. Nel 1904 fu riconosciuto il suo valore storico e nel 1928 fu acquistata dal partito socialdemocratico tedesco, la SPD, oggi parte della Große Koalition guidata da Angela Merkel. Durante gli anni del nazionalsocialismo venne espropriata e successivamente, nel 1945, venne restituita alla SPD che la trasformò in museo nel 1968. Oggi è di proprietà della fondazione Friedrich Ebert.

A Trier, come in ogni città tedesca, le librerie sono moltissime. Curiosamente, in questo caso, tutte espongono numerose copie de Il Capitale o di altri scritti di Karl Marx. Questi testi sono presentati in varie edizioni, da quelle più economiche a quelle più pregiate. Chi passasse per Trier e non fosse informato sul suo illustre natio, potrebbe pensare che lì sia presente una nutrita comunità di irriducibili comunisti. Accanto a questi testi, tuttavia, ci sono quelli che riguardano Cristo e sono anch’essi molti. Insomma, chi passasse di lì per puro caso, potrebbe veramente pensare a una comunità di persone poco coerenti.

Il Duomo di San Pietro e l’adiacente e comunicante Chiesa di Nostra Signora compongono una delle architetture religiose più imponenti e illustri del paese. In origine, durante l’impero di Costantino, il Duomo di San Pietro fu il più grande realizzato in Europa. Dalla sua fondazione (329 d.c.) sino alla fine del XIX secolo, il complesso è stato più volte rimaneggiato, ristrutturato, modificato, decorato e ampliato in una tensione continua a farne un’opera ammirevole. Nel 1227 ebbe inizio la costruzione della Chiesa di Nostra Signora che è la più antica chiesa gotica tedesca e uno dei capolavori del gotico tedesco.

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Esterno del Duomo di San Pietro a Trier, a sinistra la Chiesa di Nostra Signora (Foto: Dage 2016)

Percorrere l’evoluzione dei due edifici religiosi è estremamente interessante perché entrambi sono stati coinvolti negli infiniti passaggi stilistici e storici delle molte epoche che ce li hanno, alla fine, consegnati.

Se ci fossero dubbi sulla abilità di coloro che si occuparono della edificazione delle due chiese, basterà dire che questi riuscirono a coinvolgere persino il diavolo, almeno così vuole la leggenda, ovviamente ingannandolo e facendosi beffa di lui. Il diavolo si accorse troppo tardi e inutilmente di cosa finì per fare …

Fortunatamente, i danni prodotti dai bombardamenti alleati nel corso della seconda guerra mondiale furono di modesta entità e la ricostruzione fu rapida e ben eseguita.

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Il Duomo di San Pietro visto dal chiostro (Foto: Dage 2016)
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Interno del Duomo di San Pietro di Treviri visto dal coro occidentale (Foto: Dage 2016)
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I decori posti nel coro occidentale del Duomo di San Pietro a Treviri (Foto: Dage 2016)

Nel Duomo, la Sacra Tunica è inserita all’interno della Cappella della Sacra Veste posta al centro del coro orientale: non può essere vista poiché contenuta in una cassa lignea che la nasconde. Si fa fatica anche a riconoscere la cassa perché la finestrella che dà sull’interno della cappella è piccola e molto poco trasparente. In ogni caso è li che viene conservata.

Come ogni reliquia che si rispetti si discute molto se sia l’originale o se si tratta semplicemente di un abbaglio. Le analisi scientifiche non possono né confermare e neppure smentire, lasciandoci tutti sospesi, ma comunque fiduciosi.

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cucitura, tessuta tutto d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca.» Così si adempiva la Scrittura: «Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte». E i soldati fecero proprio così. »

Vangelo secondo Giovanni, 19, 24

La storia della Sacra Tunica è molto interessante e, come prevedibile, ricca di fascino e incertezza. I soldati romani che si spartirono le vesti di Gesù la lasciarono integra poiché era un capo considerato di un certo pregio e con la caratteristica di non presentare cuciture proprio come voleva lo “stile galileico” anni trenta. Scelsero invece di giocarsela ai dadi. La leggenda vuole che a farla arrivare a Trier sia stata Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, primo imperatore romano a abbracciare il cristianesimo. Non è dato sapere come accadde che Sant’Elena riuscì a metterci le mani. Per saperne di più, seguite questo link.

Ogni tanto avvengono delle esposizioni pubbliche della preziosa reliquia. La Sacra Tunica viene tirata fuori, sballata, e messa in una speciale teca. Non c’è pericolo che i tessuti finiscano per rovinarsi poiché quelli originali sono stati successivamente ricoperti con altri tessuti; di conseguenza, quello che si può vedere è solo quanto ricopre l’originale. Uffa! Le pubbliche esposizioni sono denominate ostensioni: l’ultima avvenne nel 2012, impossibile capire se e quando avverrà la prossima.

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La Porta Nigra di Treviri (Foto: Dage 2016)

E la Porta Nigra? Beh, si tratta di un’antica porta romana indubbiamente suggestiva per la sua colorazione scura, la porta fu, infatti, edificata in pietra arenaria grigia, e per la sua architettura che rimase incompleta per ragioni ancora sconosciute: misteriosa e tetra. Tetra anche in una giornata di sole.

La sua storia è relativamente lineare: costruita tra il 180 e il 200 d.C., faceva parte di una composizione di quattro porte e tra queste c’era anche la Porta Alba (Porta Bianca) che le faceva da perfetto pendant; solo quella “nigra”, tuttavia, ha superato le molte prove di questi due ultimi millenni.

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Particolare della Porta Nigra di Treviri (Foto: Dage 2016)

La storia della Porta Nigra finì per incrociare anche quella di Napoleone Bonaparte che passò per Trier nel 1804 e che, dopo aver scoperto che era stata impiegata come monastero e che per questa ragione erano stati fatti alcuni aggiustamenti, ordinò che ne venisse ripristinata la sua forma originale. Detto fatto, almeno, per quanto fu possibile.

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La Piazza del Mercato, Hauptmarkt, di Treviri (Foto: Dage 2016)
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Croce del 958 posta nella Piazza del Mercato, Hauptmarkt, di Treviri (Foto: Dage 2016)

C’è molto altro da visitare a Treviri, dimenticavo, infatti, di dire che siamo in una città magnifica, solare, con numerose e pregiate architetture barocche che affiancano quelle più recenti in stile art nouveau. Siamo in una città vivace e attiva dove anche il turismo che è prevalentemente nazionale, si muove con energia e determinazione.

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Turiste teutoniche a Treviri (Foto: Dage 2016)

Letture suggerite

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Marx di Anne Simon

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Dopo “Freud”, Anne Simon e Corinne Maier ci raccontano la vita di un’altra grande personalità del passato: Karl Marx, l’autore del Manifesto del partito comunista e de Il Capitale …

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Germania, Lonely Planet

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Editore: EDT; 6 edizione (12 dicembre 2013)
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Foto suggestive, i consigli degli autori e la vera essenza dei luoghi. Gli strumenti e gli itinerari per pianificare il viaggio che preferisci. I luoghi più famosi e quelli meno noti per rendere unico il tuo viaggio …

 

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Sacre reliquie. Dalle origini del cristianesimo alla Controriforma di Charles Freeman

Copertina flessibile: 361 pagine
Editore: Einaudi (28 febbraio 2012)
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6 thoughts on “A Trier (Treviri) tra il sacro e il profano

  1. Divertente. Per la precisione la Fondazione proprietaria della casa di Marx è Friedrich Ebert non Elbert. Il che spiega la placca! E non ci sono nazioni che si sono fatte guidare dai principi esposti da Marx altrimenti il mondo sarebbe cambiato da un pezzo.

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    1. Ops! Ebert, mannaggia! C’era una “l” di troppo, corretto … grazie infinite della visita e del commento … di nazioni che si sono fatte guidare dai principi di Marx, invece, c’è ne sono state molte, moltissime, tutte, ovviamente, secondo la più libera interpretazione. Quella placca era proprio da fotografare per intero … a presto!

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