A Trier (Treviri) tra il sacro e il profano

Siete cristiani e avete una certa propensione al pellegrinaggio? Avete, invece, una irriducibile passione per il materialismo storico? Riuscite nella formidabile impresa di mantenervi saldi nel delicato equilibrio del cattocomunismo? Per tutti voi, il luogo ideale da raggiungere è Trier o Treviri, la città tedesca posta a ovest del paese in prossimità del confine con il Lussemburgo e lungo le rive del fiume Mosella. Qui sono conservate le memorie di Karl Marx insieme a quelle ancora più straordinarie di Gesù Cristo. Non molto per la verità, ma quanto basterà per la vostra più completa soddisfazione…

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Da dove iniziare? Direi dalla grafica dell’autobus dedicato alle visite in modalità city sightseeing dove le immagini poste sulle fiancate annunciano le tre mete principali: il Duomo di San Pietro, la Porta Nigra e Karl Marx.

Karl Marx, ovviamente, non lo si potrà incontrare per strada, cosa che, in realtà, sarebbe decisamente affascinante: ci si dovrà quindi accontentare di visitarne la casa natia.

Il Duomo di San Pietro è perfettamente conservato e disponibile nella sua imprevedibile magnificenza. Al suo interno è accuratamente conservata la Sacra Tunica che in lingua tedesca diventa Der Heilige Rock, espressione decisamente accattivante che fa riflettere su come sia possibile che una band musicale non la abbia ancora adottata per denominarsi. Sia chiaro da subito che per Sacra Tunica si intende solo una parte di questa, ma tanto basta.

La Porta Nigra fa storia a se…

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Indicazioni per la casa natia di Karl Marx
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Facciata della casa natia di Karl Marx

Visita a casa Marx

Raggiungere la casa natia di Karl Marx è semplice: la famiglia Marx, infatti, viveva in prossimità del centro storico dove abitava uno stabile proprio niente male. Disposta su tre piani, dotata di un cortile e di ampio giardino retrostante, l’abitazione fa subito pensare che lì, la vita trascorreva tranquilla e con ogni agio. Marx vi abitò dalla nascita (1818) sino agli inizi degli anni quaranta. Successivamente, durante gli anni londinesi, dovette affrontare un prolungato periodo di indigenza e molto probabilmente, in quei giorni, si trovò più volte a rimpiangere la casa natia…

Karl Marx Haus, Trier - Germany
La casa natia di Karl Marx
Karl Marx Haus, Trier - Germany
Esposizione presso la casa natia di Karl Marx
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Particolare della casa natia di Karl Marx
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Riproduzione degli scritti di Karl Marx esposti presso la casa natia di Trier

All’interno della casa museo non si trova alcunché di originale: ci sono solo grafiche retro illuminate e meticolosamente disposte lungo tutte le pareti delle stanze e corridoi. Dalla nascita alla morte e, poi, seguendo i percorsi dell’eredità storica del pensiero di Marx, viene proposta un’esposizione didascalica e anche un po’ noiosa. Noiosa perché si racconta ciò che si può trovare ovunque e, in aggiunta, con l’ulteriore impegno di doverlo leggere in inglese (o in tedesco). Il solo oggetto originale esposto è un coltello da tasca che, tuttavia, apparteneva a Engels il quale non entrò mai in quella casa; in ogni caso, proprio con quel coltello, Engels si fece alcuni panini…

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La casa natia di Karl Marx vista dal giardino
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Busto di Karl Marx posto nel giardino della casa-museo di Treviri

Il giardino è piacevole ed è attentamente sorvegliato dal serioso busto di Marx che, tuttavia, finisce inesorabilmente per invogliare i visitatori a scattare fantasiose e amichevoli fotografie: alcuni solleticano la barba metallica, altri gli tappano la bocca.

La guida che ci deve soccorrere nella scelta d’una condizione è il bene dell’umanità e la nostra propria perfezione. Non si obietti che i due interessi potrebbero contrapporsi l’un l’altro […] la natura dell’uomo è tale che egli può raggiungere la propria perfezione individuale solo agendo per il perfezionamento e il bene

Tratto da uno degli scritti del giovane liceale Karl Marx

Conoscendo già molto del personaggio descritto, abbiamo focalizzato l’attenzione su tre curiosità. La prima è che la madre di Marx, Henriette Pressburg era la zia di Anton e Gerard Philips fondatori della omonima gloriosa ditta: ne è seguito il nostro elenco dei prodotti Philips che abbiamo in casa scoprendo, ma non so se la cosa possa interessare per chi mi legge, che sono ben cinque.

La seconda è l’evoluzione della barba di Marx che è stata lenta, ma inesorabile sino al raggiungimento della sua più nota e imponente conformazione.

Infine, il fatto che nessun altro pensiero politico ha avuto una diffusione geografica così ampia e improvvisa come quello che Marx contribuì a formulare. A tal proposito, nella pavimentazione di una delle sale è posta una grande placca metallica dove sono evidenziate le molte nazioni che hanno avuto governi (regimi più che altro) ispirati ai principi enunciati dal barbuto trevirense. La placca è laconicamente denominata “Un mondo diviso”…

Karl Marx Haus, Trier - Germany
Sezione della placca “Un Mondo diviso” presso la casa-museo di Trier
Karl Marx Haus, giftshop - Trier, Germany
Memorabilia presso il museum shop della casa museo di Karl Marx a Treviri

La casa fu costruita in stile barocco nel 1727 e venne più volte trasformata e ampliata. Nel 1904 fu riconosciuto il suo valore storico e nel 1928 fu acquistata dal partito socialdemocratico tedesco, la SPD, oggi (scrivo nel 2016) parte della Große Koalition guidata da Angela Merkel. Durante gli anni del nazionalsocialismo venne espropriata e successivamente, nel 1945, venne restituita alla SPD che la trasformò in museo nel 1968. Oggi è di proprietà della fondazione Friedrich Ebert.

Usciamo ora da casa Marx e raggiungiamo il Duomo di San Pietro.

Prima, però, ci fermiamo per sfogliare qualche libro… A Trier, come in ogni città tedesca, le librerie sono moltissime. Qui, tuttavia, c’è il curioso fatto che tutte espongono numerose copie de Il Capitale e di altri scritti di Karl Marx. I testi sono presentati in varie edizioni, da quelle più economiche a quelle più pregiate. Chi transitasse per Trier e non fosse informato sul suo illustre natio, potrebbe pensare che lì sia presente una nutrita comunità di irriducibili comunisti (o almeno marxisti). Accanto a questi testi, tuttavia, ci sono quelli che riguardano Cristo e sono anch’essi molti. Insomma, chi passasse di lì per puro caso, potrebbe veramente pensare a una comunità di persone poco coerenti…

Il Duomo di San Pietro e l’adiacente e comunicante Chiesa di Nostra Signora compongono uno dei complessi religiosi più imponenti e illustri del paese. In origine, durante l’impero di Costantino, il Duomo di San Pietro fu il più grande realizzato in Europa. Dalla sua fondazione (329 d.c.) sino alla fine del XIX secolo, l’edificio è stato più volte rimaneggiato, ristrutturato, modificato, decorato e ampliato in una tensione continua per farne un’opera ammirevole. Nel 1227 ebbe inizio la costruzione della Chiesa di Nostra Signora che è la più antica chiesa gotica tedesca e uno dei capolavori del gotico tedesco.

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Esterno del Duomo di San Pietro a Trier, a sinistra la Chiesa di Nostra Signora

Percorrere l’evoluzione dei due edifici religiosi è estremamente interessante perché entrambi sono stati coinvolti negli infiniti passaggi stilistici e storici delle molte epoche che ce li hanno, alla fine, consegnati. Fortunatamente, i danni prodotti dai bombardamenti alleati nel corso della seconda guerra mondiale furono di modesta entità e la ricostruzione fu rapida e ben eseguita.

Se ci fossero dubbi sulla abilità di coloro che si occuparono della edificazione delle due chiese, basterà dire che questi riuscirono a coinvolgere persino il diavolo o almeno così vuole la leggenda. Ovviamente, il diavolo fu ingannato e si accorse troppo tardi e inutilmente di cosa finì per fare…

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Il Duomo di San Pietro visto dal chiostro
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Interno del Duomo di San Pietro di Treviri visto dal coro occidentale
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I decori posti nel coro occidentale del Duomo di San Pietro a Treviri

Nel Duomo, la Sacra Tunica è inserita all’interno della Cappella della Sacra Veste posta al centro del coro orientale: non può essere vista poiché contenuta in una cassa lignea che la nasconde. Si fa fatica anche a riconoscere la cassa perché la finestrella che dà sull’interno della cappella è piccola e molto poco trasparente. In ogni caso è li che viene conservata.

Come ogni reliquia che si rispetti, si discute molto se sia l’originale o se si tratta semplicemente di un abbaglio. Le analisi scientifiche non possono né confermare e neppure smentire, lasciandoci tutti sospesi, ma comunque fiduciosi…

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cucitura, tessuta tutto d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca.» Così si adempiva la Scrittura: «Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte». E i soldati fecero proprio così. »

Vangelo secondo Giovanni, 19, 24

La storia della Sacra Tunica è molto interessante e, come prevedibile, ricca di fascino e incertezza. I soldati romani che si spartirono le vesti di Gesù la lasciarono integra poiché era un capo considerato di pregio e con la caratteristica di non presentare cuciture proprio come voleva lo “stile galileico” anni trenta. Scelsero invece di giocarsela ai dadi. La leggenda vuole che a farla arrivare a Trier sia stata Santa Elena, madre dell’Imperatore Costantino, primo imperatore romano a abbracciare il cristianesimo. Non è dato sapere come accadde che Sant’Elena riuscì a metterci le mani. Per saperne di più, seguite questo link

Ogni tanto avvengono delle esposizioni pubbliche della preziosa reliquia. La Sacra Tunica viene tirata fuori, sballata, e messa in una speciale teca. Non c’è pericolo che i tessuti finiscano per rovinarsi poiché quelli originali sono stati successivamente ricoperti con altri tessuti; di conseguenza, quello che si può vedere è solo quanto ricopre l’originale. Uffa! Le pubbliche esposizioni sono denominate ostensioni: l’ultima avvenne nel 2012, impossibile capire se e quando avverrà la prossima.

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La Porta Nigra di Treviri (Foto: Dage 2016)

E la Porta Nigra? Beh, si tratta di un’antica porta romana resa suggestiva dalla sua caratteristica colorazione scura (fu edificata in pietra arenaria grigia) e dalla sua architettura che rimase incompleta per ragioni ancora sconosciute: misteriosa e tetra. Tetra anche in una giornata di sole…

La sua storia è relativamente lineare: costruita tra il 180 e il 200 d.C., faceva parte di una composizione di quattro porte e tra queste c’era anche la Porta Alba (Porta Bianca) che le faceva da perfetto pendant; solo quella “nigra”, tuttavia, ha superato le molte prove di questi due ultimi millenni.

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Particolare della Porta Nigra di Treviri

La storia della Porta Nigra finì per incrociare anche quella di Napoleone Bonaparte che passò per Trier nel 1804 e che, dopo aver scoperto che era stata impiegata come monastero e che per questa ragione erano stati fatti alcuni maldestri aggiustamenti, ordinò che ne venisse ripristinata la sua forma originale. Detto fatto, almeno, per quanto fu possibile…

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La Piazza del Mercato, Hauptmarkt, di Treviri
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Croce del 958 posta nella Piazza del Mercato, Hauptmarkt, di Treviri

C’è molto altro da visitare a Treviri, dimenticavo, infatti, di dire che siamo in una città magnifica, solare, con numerose e pregiate architetture barocche che affiancano quelle più recenti in stile art nouveau. Siamo anche in una città vivace e attiva dove anche il turismo che è prevalentemente nazionale, si muove con energia e determinazione.

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Turiste teutoniche a Treviri

 

 

 

 

 

 

 

 

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6 thoughts on “A Trier (Treviri) tra il sacro e il profano

  1. Divertente. Per la precisione la Fondazione proprietaria della casa di Marx è Friedrich Ebert non Elbert. Il che spiega la placca! E non ci sono nazioni che si sono fatte guidare dai principi esposti da Marx altrimenti il mondo sarebbe cambiato da un pezzo.

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    1. Ops! Ebert, mannaggia! C’era una “l” di troppo, corretto … grazie infinite della visita e del commento … di nazioni che si sono fatte guidare dai principi di Marx, invece, c’è ne sono state molte, moltissime, tutte, ovviamente, secondo la più libera interpretazione. Quella placca era proprio da fotografare per intero … a presto!

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