Weimar, Germania – Il Monumento ai Caduti di Marzo

A Weimar, in Germania, un monumento particolarmente “rigido” e frastagliato nel suo controverso “nuovo moto” ci offre un’irrinunciabile occasione per riflettere sull’arte, sull’architettura e sulla storia. Si tratta del Monumento ai Caduti di Marzo progettato dal fondatore e primo direttore dell’istituto del Bauhaus, Walter Gropius. Leggete oltre per conoscerne il significato, le caratteristiche e la storia…

il monumento ai caduti di marzo di walter gropius di weimar
Il Monumento ai Caduti di Marzo di Weimar | © looking for europe 2109

Il monumento rappresenta proprio un grandioso cristallo, un simbolo incisivo e efficace che ci spiega in termini religiosi e di fede quel processo misterioso ed eterno che porta alla nuova vita

Dal saggio di Johannes Schlaf tratto da Gli anni dell’Avanguardia Architettonica in Germania

Introduzione al Monumento ai Caduti di Marzo

Il Monumento ai Caduti di Marzo (Denkmal der Märzgefallenen) fu progettato dal celeberrimo architetto, designer e urbanista tedesco Walter Gropius e venne completato nel 1922 all’interno del Cimitero Storico di Weimar a poca distanza dalla Cripta dei Principi dove sono conservate le spoglie, tra gli altri, di Johann Wolfgang von Goethe. Secondo il progetto, il monumento doveva essere realizzato in pietra arenaria ma per gli elevati costi di realizzazione si decise di impiegare il più economico cemento armato.

La notorietà dell’opera deriva dall’essere considerata il primo esempio di monumento anti-monumentale poiché adotta un linguaggio concettuale e non figurativo. L’opera è anche uno dei rari esempi di espressionismo astratto applicato all’arte pubblica.

Commissionato dalla Weimar Gewerkschaftskartell (Unione dei Sindacati di Weimar), il Monumento ai Caduti di Marzo commemora i civili che persero la vita durante la resistenza al putsch di Kapp (si legga oltre). In particolare, ricorda il sacrificio dei nove cittadini della città di Weimar rimasti uccisi durante gli scontri di piazza. Dei nove, sette furono sepolti dove esso sorge. Il riferimento storico è confermato dalla asciutta iscrizione che possiamo leggere nel basamento: Den Maerzgefallenen 1920, ai caduti del marzo 1920.

Il Monumento ai Caduti di Marzo di Weimar
Particolare dell’iscrizione del Monumento ai Caduti di Marzo di Weimar | © looking for europe 2019

Il riferimento storico del Monumento ai Caduti di Marzo

Il putsch o colpo di stato di Kapp fu posto in atto nell’immediato dopoguerra quando la Germania era alle prese con un conflitto civile che vedeva contrapposti i rivoluzionari della sinistra internazionalista ai nazionalisti di destra. Il diffuso timore di una possibile svolta politica che facesse precipitare lo stato europeo negli “abissi del bolscevismo” scatenò numerose reazioni e tra queste vi fu anche il tentato colpo di stato di Kapp.

La rocambolesca azione sovversiva fu messa in atto il 12 marzo del 1920 quando Wolfgang Kapp, funzionario della Prussia orientale e fondatore del Partito della Patria Tedesca, si pose, insieme al generale Walther von Lüttwitzvera anima delle azioni ribelli, a capo di una sollevazione che per alcuni giorni impegnò strenuamente le forze controrivoluzionarie.

L’azione fu animata da un gruppo di truppe delle Freikorps (corpi franchi), organizzazioni paramilitari che sorsero in Germania dopo la fine della prima guerra mondiale. Decisiva fu la mobilitazione controrivoluzionaria delle masse che avvenne nella forma di sciopero generale proclamato a partire dal 15 marzo. Scarsamente appoggiato sia in ambito militare che civile, Kapp dovette desistere e rifugiarsi nella vicina Svezia. Anche Lüttwitz riuscì a fuggire.

il putsch di kapp del 1920
I Freikorps della Brigata navale Ehrhardt durante il tentato putsch di Kapp del 1920 | Das Bundesarchiv
il putsch di kapp del 1920
Cartello “Stop! Chi va avanti viene colpito” esposto dalle forze rivoluzionarie a Berlino durante il putsch di Kapp del 1920 | Das Bundesarchiv
il putsch di kapp
Truppe governative durante il colpo di stato di Kapp del 1920 | Das Bundesarchiv

Durante le convulse manovre rivoluzionarie vi furono dei tafferugli e anche dei morti che nell’insieme furono circa duemila. Il putsch si svolse prevalentemente a Berlino il 13 marzo 1920. Wolfgang Kapp riuscì a autoproclamarsi cancelliere, ma la sollevazione e la presa del potere dei rivoluzionari durò solamente 4 giorni.

H: Lüttwitz ha mandato avanti un uomo di paglia di nome Kapp. Un burocrate insignificante e grassoccio con il prince-nez e il colletto rigido, che si era avvicinato a Ludendorf, anche lui un fallito, peraltro … Lüttwitz aveva assunto il comando supremo della Reichswehr, voleva costituire un regime militare. Ovviamente i soldati non collaborarono. E men che meno i civili. Anzi, organizzarono lo sciopero generale

Da Hammerstein o Dell’ostinazione di Hans Magnus Enzesberger

Tra i cittadini di Weimar, le vittime furono nove. Morirono sotto i colpi di arma da fuoco dei soldati golpisti il 15 marzo durante un raduno di protesta svoltosi alla Casa del Popolo. Dei nove defunti, sette furono sepolti nel cimitero di Weimar. L’anno successivo, le loro spoglie furono spostate nel sito dove sarebbe sorto il monumento di Gropius.

Il Monumento ai Caduti di Marzo di Weimar è una delle rare testimonianze a memoria dei tragici eventi del putsch o colpo di stato di Kapp.

Le caratteristiche e il significato del monumento

Due sono le versioni della scultura progettata da Walter Gropius: quella originale che venne demolita durante gli anni del governo nazista e quella frutto della sua ricostruzione avvenuta nel 1946. La seconda versione la possiamo vedere esposta nei giardini del Cimitero storico di Weimar. Entrambi i monumenti furono realizzati in cemento armato e a differenziarli è principalmente la dimensione poiché la ricostruzione fatta nell’immediato secondo dopoguerra è in scala ridotta rispetto all’originale.

il monumento ai caduti di marzo di gropius a weimar
Il Monumento ai Caduti di Marzo di Weimar | © looking for europe 2109
il monumento concettuale
Particolare del Monumento ai Caduti di Marzo di Weimar | © looking for europe 2109

Il risultato fu una scultura in cemento assai astratta … intorno a uno spazio interno calpestabile si eleva su tre lati una forma spigolosa e frammentata che, stando al patrimonio formale prettamente espressionistico, pare scaturire dalla terra o abbattersi su di essa

Da Gropius di Gilbert Lupfer e Paul Sigel (ed. Taschen, fuori catalogo)

Il monumento segue in modo esemplare le linee guida dell’espressionismo architettonico e artistico e segnò un passaggio importante nell’evoluzione dello stile del suo illustre progettista e più in generale della scuola da lui fondata e diretta, il Bauhaus.

Nei primissimi anni del Bauhaus, infatti, nelle opere degli studenti e dei maestri prevalse il linguaggio espressionista in continuità con il movimento artistico sviluppatosi in Germania prima della Grande Guerra. Questa fase terminò nel 1923 trovando nel Monumento ai Caduti di Marzo l’espressione più citata e celebrata.

L’opera adotta un linguaggio anti-monumentale: è priva di iscrizioni salvo la semplice titolazione, non comprende apparati decorativi o figurativi che ne svelino le ragioni fondanti e non comprende elementi dichiaratamente celebrativi o di ammonimento. Il Monumento ai Caduti di Marzo è sobrio, cupo, anonimo e di apparente modesta elaborazione artistica e progettuale. Tutto ciò a confermare che i tragici eventi commemorati potrebbero, nella loro non eccezionalità, ripetersi ovunque coinvolgendo chiunque. Discutibile sul piano della capacità di evocare il dolore e il lutto, è privo di retorica e induce il pubblico a un necessario approfondimento…

Il monumento è anche una scultura originale, nuova, visionaria, ibrida, espressiva e simbolica che invita chi lo osserva a indagare sulle molte possibili associazioni di significato.

Osservandolo, possiamo vedere un prisma che ci ricorda un “grandioso cristallo” immobilizzato nel suo elevarsi “verso un nuovo moto, con una nuova direzione”. La complessa irregolarità del basamento trova giustificazione proprio nella tensione verticale del “cristallo” i cui bordi sporgenti e aguzzi sembrano anelare verso il cielo.

Per la sua interpretazione ci viene incontro lo stesso Gropius che descrisse il progetto come “un fulmine dal fondo del tomba”.

Possiamo associarlo a una saetta o un fulmine scaturito dal sacrificio dei nove antirivoluzionari come metafora della rapida risposta del popolo alle convulse e tragiche trasformazioni della storia. Possiamo anche darne un’interpretazione opposta guardando il fulmine della storia colpire e turbare lo stato di quiete dei martiri (questo spiegherebbe l’orientamento “a caduta” del “cristallo”).

Alcuni vedono nella dinamica dell’opera e nelle rotazioni e intersecazioni dei volumi che la compongono un richiamo alla cristallizzazione e alla formazione delle rocce. In questo caso, interpretiamo il sacrificio dei commemorati come l’innesco per una trasformazione che produce una nuova situazione o una “nuova vita”.

Non possiamo immaginare il passaggio dalla rigida quiete della morte ad una nuova vita come qualcosa di diverso dal tendere verso un nuovo moto, con una nuova direzione

Dal saggio di Johannes Schlaf tratto da “Gli anni dell’Avanguardia Architettonica in Germania”

Nel monumento ai caduti di marzo il puro fatto plastico è già pensato come un coagularsi e precipitare dello spazio per effetto del movimento: un movimento che, come si intende, non può essere azione o tragitto in uno spazio dato, ma soltanto rottura di una condizione di equilibrio,  deviazione da certe costanti, franare di piani obliqui e di slittanti pendenze.

Da Walter Gropius e la Bauhaus di Giulio Carlo Argan (ed. Einaudi)

Troviamo un ulteriore significato seguendo il riferimento pittorico più volte citato in relazione al Monumento ai Caduti di Marzo. Si tratta di una tra le più celebri opere pittoriche dell’artista tedesco esponente dell’arte romantica Caspar David Friedrich (1774 – 1840). L’opera è intitolata Mare di Ghiaccio (1823-1824 – Hamburger Kunsthalle) ed è conosciuta anche come Il naufragio della speranza.

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Caspar David FriedrichMare di Ghiaccio 1823 – 1824 | Wikimedia Commons

Ugualmente al monumento di Gropius vediamo rappresentato il “moto ascendente dei cristalli” causato dal naufragio del veliero che scorgiamo parzialmente sommerso a destra nel dipinto. L’evento tragico ha così determinato la frastagliata composizione delle lastre di ghiaccio che diventano simbolo del “naufragio della speranza” a cui non è possibile riferire alcun significato di “nuovo stato di quiete” o di “nuova vita”. Di conseguenza, l’affondamento del veliero così come le tragiche conseguenze del Putsch di Kapp non avrebbero lasciato altro che un segno-monito della irreparabilità delle “forze della storia” intese allo stesso modo delle “forze (distruttive) della natura”…

Qualsiasi sia l’interpretazione resta univoca l’associazione al fenomeno naturale, tema assai ricorrente nell’ambito dell’espressionismo astratto.

La storia del Monumento ai Caduti di Marzo

A Weimar, tra il 1919 e il 1925, si insediò l’istituto superiore per le arti creative Staatliches Bauhaus fondato e diretto dal giovane architetto tedesco Walter Gropius. Dopo aver goduto dell’iniziale sostegno politico ed economico che consentì alla scuola di attirare numerosi studenti e illustri maestri, dal 1924 la situazione si fece precaria sino a diventare insostenibile. L’anno successivo, il Bauhaus si spostò a Dessau lasciandosi alle spalle la storica sede e rare opere tra cui il Monumento ai Caduti di Marzo.

Bisogna ricordare che nello stato della Turingia di cui Weimar dal 1920 era la capitale, vi fu il primo governo tedesco a guida nazionalsocialista che da subito non gradì l’istituto del Bauhaus poiché ne riteneva metodi, criteri e risultati politicamente orientati e affini alla sinistra massimalista.  Senza successo, Gropius dedicò molta attenzione nell’evitare che l’operato del Bauhaus venisse così interpretato cercando di mantenerlo equidistante dalle distinte parti. Non mancarono tentativi di “collaborazione” con il nuovo governo mentre assai rare furono le iniziative politicamente orientate; tra queste vi fu certamente la progettazione del Monumento ai Caduti di Marzo.

il monumento ai caduti di marzo di weimar e il background storico
La grande parata dei nazionalsocialisti guidata da Adolf Hitler a Weimar nel 1930 | Das Bundesarchiv
la storia dei weimar attraverso il monumento ai caduti di marzo
La grande parata dei nazionalsocialisti guidata da Adolf Hitler a Weimar nel 1930 | Das Bundesarchiv

Nel febbraio del 1936 i nazisti distrussero il monumento facendo uso di cariche dinamitarde. La sua rimozione anticipò di un anno l’epurazione posta in atto su tutto il territorio tedesco delle opere pubbliche della così detta arte degenerata (entartete Kunst). Curiosamente, Hitler era un ammiratore dell’opera di Caspar David Friedrich al cui dipinto Mare di Ghiaccio, con tutta probabilità, Gropius ispirò il suo Monumento ai Caduti di Marzo.

Chiunque ad esempio volesse giustificare i disegni o le sculture dei nostri dadaisti, cubisti, futuristi o di quei malati espressionisti, sostenendo lo stile primitivista, non capisce che il compito dell’arte non è quello di richiamare segni di degenerazione, ma quello di trasmettere benessere e bellezza. Se tale sorta di rovina artistica pretende di portare all’espressione del “primitivo” nel sentimento del popolo, allora il nostro popolo è cresciuto oltre la primitività di tali “barbari”.

Dal discorso di Adolf Hitler durante il congresso sulla cultura tedesca, 1935

Oltre all’aspetto stilistico, a determinare l’urgenza della sua demolizione vi fu anche il significato politico dell’opera poiché eretta per commemorare i nove martiri di una resistenza che il nuovo regime interpretava come “filo bolscevica”.

Il monumento che oggi possiamo osservare è la ricostruzione in scala ridotta (e con alcune imprecisioni) dell’originale avvenuta nel 1946. L’inaugurazione dell’opera ripristinata coincise con il primo anniversario della liberazione del famigerato campo di concentramento di Buchenwald posto a poca distanza dalla città di Weimar. L’attuale dimensione non supera alla base i dieci metri per lato.

L’eredità del Monumento ai Caduti di Marzo

Alla esperienza progettuale del Monumento ai Caduti di Marzo possiamo riferire innumerevoli opere di testimonianza storica che ne adottano il medesimo linguaggio “anti-monumentale”. Tra queste va citato il coevo monumento progettato dall’eminente architetto modernista Mies Van der Rohe, divenuto anch’egli direttore dal 1930 e sino alla chiusura avvenuta nel 1933 del Bauhaus (fu il terzo direttore dopo Walter Gropius e Hannes Meyer).

Si tratta del Monumento a Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg o Monumento alla Rivoluzione (Revolutionsdenkmal) eretto nel 1926 presso il cimitero centrale di Friedrichsfelde a Berlino. Oltre alla commemorazione del fondatore del Partito Comunista di Germania (Kommunistische Partei DeutschlandsKarl Liebknecht e dei morti durante la rivolta spartachista del gennaio 1919, il monumento fu dedicato anche alle vittime delle agitazioni contro-rivoluzionarie del 1920.

monumenti anti-monumentali
Il Monumento a Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht (Revolutionsdenkmal)

Ugualmente al Monumento ai Caduti di Marzo, l’opera di Van der Rohe sorgeva in corrispondenza del luogo di sepoltura dei rivoltosi (e dello stesso Liebknecht) e allo stesso modo venne distrutta dai nazisti nel 1935. Il monumento che consisteva nell’elemento unico e fondamentale costituito da una parte muraria con volumi rientranti e avanzanti, non fu più ricostruito.

Le due opere rappresentano le prime espressioni monumentali di natura concettuale a cui, nei decenni successivi, numerosi altri “progettisti della memoria” si sarebbero riferiti. Tra questi, il più noto diverrà Peter Eisenman con le sue 2.711 stele in calcestruzzo di colore grigio che compongono il faraonico (ma solo per dimensione) Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa inaugurato a Berlino nel 2005.

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Particolare del Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa di Berlino

Tra le rare citazioni fatte al Monumento ai Caduti di Marzo, ne troviamo una di particolare interesse. Nel film Metropolis di Fritz Lang del 1927, gli spettatori più attenti possono notare la somiglianza del basamento che sostiene un gigante gong d’allarme utilizzato dal personaggio di Maria per allertare i bambini della città sotterranea all’opera commemorativa di Gropius.

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Dal film Metropolis di Fritz Lang | Wikimedia Commons