Riga, Lettonia – Oh Riga!

Riga è una capitale magnifica e sorprendente. Visitandola, si resta innanzitutto colpiti dalla sua dimensione poiché, al contrario delle altre due capitali baltiche, Riga ha la statura di una grande città con un centro molto esteso e molto frequentato. Colpisce anche il numero di attrazioni che la città offre e che il viaggiatore trova disseminate in tutti i suoi quartieri…

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Foto: Looking for Europe 2015

Visitare Riga è in ogni caso piacevole: il traffico è sotto controllo e l’area pedonale del centro storico è molto estesa. Il mezzo pubblico più efficiente è la tranvia che ha sempre un non so che di romantico. L’ufficio informazioni che si trova nella centralissima piazza Rātslaukums, offre ogni indicazione, oltre a decine di brochure e mappe tematiche. Noi abbiamo scelto di affidarci, tra le altre, alla mappa Like a Local che anche qui, a Riga, è stata realizzata in modo ineccepibile. Scopri di più su queste mappe seguendo questo link. Esploriamo insieme alcune mete della città.

Art nouveau a Riga e Ejzenstejn padre

A Riga gli amanti dell’art nouveau corrono il rischio di sbattere contro un palo o di riportare grossi dolori alle cervicali. Qui, ci sono interi quartieri con palazzi decorati secondo questo stile e spesso con soluzioni decisamente sorprendenti. Si cammina guardando all’insù e si scoprono forme sempre più curiose, originali e complesse.

Nella città, c’è anche un vero e proprio distretto della art nouveau, dove si raggiunge l’apoteosi in termini sia quantitativi che qualitativi: in quest’area si può visitare anche un museo e un negozio dedicati all’art nouveau. Il distretto si snoda in particolare lungo le vie Elizabeth Iela e Alberta Iela che, poste a poca distanza dal centro storico, sono tranquillamente raggiungibili a piedi.

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Il distretto della art nouveau tra i consigli delle mappe use-it (Foto: Looking for Europe)

Il consiglio è quello di dedicare la giusta attenzione a tutti i particolari, maniglie comprese. Perché, oltre all’effetto complessivo, queste architetture sono anche espressione di una cura maniacale per ogni dettaglio che non è mai realizzato in serie, ma sempre disegnato in modo da rendere ogni elemento unico e quanto più fantasioso possibile.

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Facciata presso il distretto art nouveau di Riga lungo Elizabeth Iela (Foto: CC, autore: Jean-Pierre Dalbéra)

Dimenticavo Ejzenstejn, ma non il famoso regista, suo padre, l’architetto Michail. La maggior parte dei palazzi che vedrete in via Elizabeth e poi in via Alberta, sono stati, infatti, progettati da Michail Osipovič Ėjzenštejn nato a San Pietroburgo e poi trasferitosi a Riga. Nella capitale lettone, nei primi anni del ‘900, Michail ricevette l’incarico da parte di alcuni notabili della città di aggiungere prestigio alle proprie residenze decorandole in modo dovizioso, appariscente e secondo i moderni canoni dell’art nouveau o jugendstil. Con passione, inventiva e un certo coraggio, Ejzenstein disegnò sulle facciate ghirlande, elmi, aquile, teste di Medusa e corpi di donne seducenti e conturbanti così come le potremmo riconoscere solo nei dipinti di Gustav Klimt. Ejzenstein progettò ogni singolo elemento seguendo anche tutte le fasi della realizzazione.

Michail Ėjzenštejn era l’Otto Wagner di Riga, l’architetto che fece della città sulla Daugava la rivale di Vienna, l’ideatore di diciannove progetti architettonici, di cui sedici in Jugendstil, tutti nello stesso quartiere, alcuni attigui tra loro.

Da Anime Baltiche  (ed. Iperborea) di Jan Brokken

Oggi Michail è più conosciuto come il padre di Sergej Ėjzenštejn, il regista di La corazzata Potëmkin, Ottobre, Sciopero! e Que viva Mexico!. Sergej, che ripudiò il padre perché detestava il suo lavoro inutilmente pannoso e al servizio dell’alta e da lui detestata borghesia.

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Dettaglio lungo la Alberta Iela (Foto: CC, autore: Jean-Pierre Dalbéra)
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Art nouveau a Riga (Foto: CC, autore: Jean-Pierre Dalbéra)

Visitare questo quartiere è d’obbligo, ma mi raccomando, attenzione alle cervicali!

Non c’è miglior lettura per chi vuole entrare “nell’anima” dei paesi baltici del libro Anime baltiche (ed. Iperborea). Scritto dall’olandese Jan Brokken, il testo è una miniera di informazioni, citazioni e curiosità relative agli illustri personaggi delle tre nazioni nordiche che diventano la chiave di lettura ideale per conoscerle seguendone le evoluzioni storiche, artistiche e sociali. Tra i personaggi raccontati c’è anche Michail Ėjzenštejn 

Una storia complicata

La storia moderna lettone è una storia densa di accadimenti e per lo più drammatica e il ricordo delle sue recenti fasi cruciali è ancora ben impresso nella memoria collettiva del popolo baltico. Qui sotto ve ne faccio un rapidissimo riassunto:

La Lettonia era parte della Russia imperiale; dopo la prima guerra mondiale, diventò indipendente, ma solo sino alla successiva occupazione dei russi. Con la seconda guerra mondiale arrivarono i tedeschi e con loro la Shoah. Nuovamente tornarono i russi e iniziò la lunga occupazione sovietica che terminò grazie alla prodigiosa Rivoluzione Cantata (1987 – 1991). Tutto questo in meno di un secolo!

Per capire il desiderio di libertà dei lettoni, vi basterà volgere lo sguardo al monumento simbolo della città, il Brīvības Piemineklis, ossia il Monumento alla Libertà. Questa torre, sormontata da una figura femminile è un simbolo particolarmente amato dagli abitanti della città che continuano a portare fiori posandoli nella sua base. Progettata dallo scultore Kārlis Zāle, fu eretta nel 1935 in onore all’indipendenza conquistata dopo la prima guerra mondiale (1918 – 1920). Poi, il monumento, rimase lì dov’era perché anche i sovietici non osarono toccarlo durante la lunga occupazione che iniziò nel 1944 e si concluse, finalmente, nel 1991. In questi anni, in ogni caso, era proibito portare fiori al monumento.

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Riga, Lettonia, Monumento alla Libertà (Foto Looking for Europe 2014)

Le tre stelle d’oro che l’immobile donna rappresentata nella sommità dell’alta stele solleva, simboleggiano le tre regioni della Lettonia: la Curlandia, la Livonia e la Letgallia. Questo personaggio viene affettuosamente chiamato Milda, l’antica dea lettone dell’amore e della libertà. Davanti alla statua, due guardie presenziano ventiquattro ore su ventiquattro facendoci capire che qui, con la libertà, non c’è alcuna voglia di scherzare.

L’occupazione sovietica, il terrore, le deportazioni, gli interrogatori, le uccisioni, quelle fatte con un colpo alla nuca, sono il soggetto di un’esposizione particolarmente efficace. Si tratta del Museo dell’Occupazione della Lettonia, (Latvijas Okupācijas Muzejs). Trovate il museo nel centro storico di Riga, a due passi dalla centralissima Rātslaukums. L’ingresso è gratuito e nell’ampio spazio espositivo si possono conoscere tutti i lati oscuri dell’occupazione sovietica insieme a quelli ancora più truculenti dell’occupazione nazista.

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Riga, Museo dell’Occupazione (Foto Looking for Europe 2014)

Prima della sua trasformazione in Museo dell’Occupazione (1993), in poca sovietica, il severo edificio ospitava il museo dedicato ai Fucilieri Rossi Lettoni ricordandone il ruolo durante la Guerra Civile Russa (1917 – 1923). Ancora oggi, al suo esterno, è presente la statua che li commemora malgrado il controverso ruolo di questi uomini.

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Statua dedicata ai Fucilieri Rossi Lettoni (Foto: CC, autore: Dirk Hofmann)

A Riga, si possono visitare gli uffici della centrale operativa del KGB che da pochi anni sono stati aperti al pubblico. Li trovate presso il famigerato palazzo Stūra māja posto all’incrocio tra la Stabu Iela e la Brīvības Iela (l’ingresso è in Brīvības iela 61). In Lettonia, quando si menziona via Stabu, scorre ancora un brivido di terrore lungo la schiena delle persone e visitando questo museo scoprirete il perché …

L’occupazione nazista ha nuovamente lasciato un segno indelebile nella città. Anche nella capitale lettone, gli ebrei furono privati della loro sinagoga, della loro dignità e infine, per la maggior parte, furono deportati e uccisiPer conoscere questa vicenda suggerisco di visitare il piccolo, ma significativo Museo Ebraico che racconta la storia della comunità ebraica locale, il Museo del Ghetto Ebraico che si trova vicino al mercato di Riga e, infine, il magnifico memoriale dedicato a Žanis Lipke.

Pranzo al mercato

Il più grande mercato al coperto d’Europa si trova a Riga dietro la stazione dei treni. È impossibile non notarlo perché è situato all’interno di cinque enormi capannoni affiancati. che furono costruiti dai tedeschi come hangar per i dirigibili. All’interno vi sono chilometri di bancarelle di frutta, verdura, cibarie varie e oggettistica, tutta rigorosamente made in china. Dichiarato patrimonio UNESCO, questo mercato merita comunque una visita anche perché, all’interno dei capannoni, ci sono alcune gastronomie dove si possono mangiare i piatti della tradizione lettone; non quelli pregiati, quelli quotidiani che sono semplici, ma efficaci.

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Riga, Lettonia, i capannoni del Mercato Centrale visti dalla terrazza del Palazzo delle Scienze (Foto: CC, autore: Jean-Pierre Dalbéra)

La torta di compleanno di Stalin

Dietro il Mercato di Riga si trova un grattacielo che certamente non passa inosservato. La sua architettura monumentale di matrice socialista, infatti, lo distingue da ogni altro edificio della capitale. Le guide lo menzionano, ma come meta trascurabile, noi, invece, vi invitiamo a visitarlo, a conoscerne la storia e a entrarci dentro.

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Riga, il Palazzo dell’Accademia delle Scienze visto dai margini del Mercato di Riga (Foto: Looking for Europe 2014)

Il grattacielo alto 108 metri fu costruito dopo la seconda guerra mondiale (1961) per diventare il palazzo dei kolchoziani. Per questa ragione, i fondi per la sua realizzazione furono raccolti proprio presso gli agricoltori dei kolchoz lettoni. Si fece anche ricorso alle “donazioni volontarie”, che avvennero tramite un prelievo forzoso sui salari. Volontà e imposizione, infatti, ai tempi dell’Unione Sovietica, andavano sempre e misteriosamente d’accordo. L’opera di costruzione fu impegnativa, in fondo, si trattava dell’edificio realizzato in cemento armato più alto al mondo. Nella cima svettava la stella socialista a cinque punte che fu immediatamente rimossa nel 1991, quando la Lettonia divenne indipendente.

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Riga, la città vista dalla terrazza del Palazzo delle Scienze (Foto Looking for Europe 2014)

Alcuni, vedendo il grattacielo, potrebbero trovarsi un po’ spaesati perché questo edificio è identico a altri due grattacieli: quello moscovita dell’Università di Stato Lomonosov e quello della capitale polacca del Palazzo della Cultura e della Scienza. Oggi, gli abitanti del luogo lo chiamano scherzosamente “la torta di Stalin”, oppure il “dente di Stalin”.

Il visitatore che decide di entrare dall’ampio portone centrale viene premiato con la scoperta che si può accedere alla terrazza panoramica posta al diciassettesimo piano del grattacielo. A un costo relativamente accettabile si può acquistare il biglietto per godere del panorama più suggestivo della capitale.

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La hall di ingresso del Palazzo delle Scienze di Riga (Foto: CC, autore: Jean-Pierre Dalbéra)

La salita avviene tramite un ascensore che vi porterà a uno o due piani sotto la terrazza che raggiungerete attraverso un intricato percorso fatto di stretti corridoi che svoltano di qua e di là secondo una logica impenetrabile. Se avete paura degli ascensori, oppure, se la tecnologia sovietica non vi ispira un’incondizionata fiducia, il consiglio è di farvi forza e di salire comunque …

Al di là del fiume Daugava

Ci sono molte buone ragioni per attraversare il fiume Daugava. La prima è certamente il pittoresco quartiere di Kipsala. Qui, nel lungo fiume, si può passeggiare placidamente tra le molte case tradizionali lettoni in legno, ora perfettamente restaurate. Si tratta di antiche abitazioni che risalgono alla seconda metà dell’Ottocento recentemente inserite tra i siti patrimonio dell’UNESCO.

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Riga, casa in legno presso il quartiere di Kipsala (Foto Looking for Europe 2014)

Oltre il fiume Daugava, c’è anche il piacevole parco Izvara. Qui ci si può rilassare passeggiando nel verde lungo i due torrenti che lo attraversano. Nel parco è posto il Monumento della Vittoria Sovietica caratterizzato da uno slanciato obelisco alto di 79 metri che nella sommità espone il simbolo sovietico della stella a cinque punte. Alla base sono inserite due statue disposte nell’enorme e desolante piazzale. Una rappresenta i vittoriosi soldati dell’Armata Rossa, l’altra, una donna che simboleggia la conquistata vittoria contro l’invasore nazista. Il memoriale è stato eretto nel 1985, quarant’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. I lettoni se ne liberebbero volentieri, ma la minoranza russa non ne sarebbe per niente contenta. Per il semplice quieto vivere, l’opera resta lì dov’è e annualmente accoglie le manifestazioni della minoranza russa della città in memoria dei caduti della seconda guerra mondiale.

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Particolare del Monumento alla Vittoria Sovietica del parco Izvara (Foto: CC, autore: jaime.silva)

Il mercatino delle pulci

Se cercate un autentico cimelio sovietico, oppure, se semplicemente vi piace frugare tra vecchie cartoline, poster, dischi, telefoni, abiti e cimeli di ogni genere, il Latgalite Flea Market fa per voi! Non è molto grande, anzi, ma è ugualmente curioso e qualcosa da portare a casa a un ottimo prezzo sicuramente la troverete. Durante la nostra visita abbiamo visto una coppia di tedeschi che acquistavano una medaglia militare nazista. Il venditore, un simpatico anziano, ha imbustato il controverso cimelio ai suoi acquirenti e dopo avere ricevuto il compenso si è premurato di confermargli che “Hitler is Kaput!”.
Al contrario di altri mercatini delle pulci, il Latgalite Flea Market è stabile e i venditori si conoscono molto bene tra di loro. Per passare il tempo scherzano sulle improbabili scelte dei visitatori stranieri, anche se, sono proprio i cimeli di guerra a assicurargli le entrate più consistenti. Questo, è anche il luogo rassegnatamente raggiunto gli abitanti della capitale per ritrovare la bicicletta rubata …

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Cimeli di guerra presso il mercatino delle pulci di Latgalite (Foto: Looking for Europe)

Il gattino che tutti fotografano

Nel centro storico della città, in via Meistaru al numero 10, c’è un edificio con la statua di un gattino sul tetto e tanto basta per riempire la piazzetta sottostante di turisti. Ma perché? Ci sono tanti palazzi molto più belli, caratteristici, suggestivi, colorati e decorati; perché tutti lì alle prese con questo gattino? Per capire il fenomeno mi sono letto la storia del palazzo e il simpatico aneddoto che sta all’origine del decoro felino. In estrema sintesi, il gattino, in origine, volgeva la coda e di conseguenza il “culo”, alla sede dell’associazione dei commercianti, la Camera di Commercio Maggiore di Riga, che non concesse l’ammissione tra i soci al proprietario del palazzo. La statuetta fu, pertanto, la curiosa espressione di un gesto di stizza che sarebbe, in futuro, diventato quasi leggendario. In ogni momento della giornata, arrivano nutriti gruppi di viaggiatori che istruiti su questa storiella dalle loro guide, sorridono e poi fanno la foto di rito.

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Riga, dettaglio della Casa del Gatto (Foto: CC, autore: MIkele)

Una lettura suggerita per conoscere più in profondità la capitale lettone è il libro monografico Riga magica. Cronache dal Baltico di Massimiliano Di Pasquale (ed. Il Sirente). Il libro, con uno stile originale, ci accompagna attraverso il quartiere di Maskavas, i vicoli della Città Vecchia e i luoghi tragici dell’Ebraismo lettone; ci racconta i capolavori dello Jugendstil baltico, le spiagge bianche di Jurmala e gli aneddoti legati a personaggi vissuti nella capitale lettone come Richard Wagner e Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

La chiesa ortodossa della Natività di Cristo

La più grande chiesa ortodossa dei paesi baltici si trova a Riga nella centrale Brīvības bulvāris. Progettata dall’architetto Robert Pflug, fu costruita tra il 1876 e il 1884 integrando lo stile neo bizantino con peculiari elementi eclettici. L’edificio ha cinque cupole compresa la torre campanaria alta 43 metri. Durante l’occupazione sovietica, nel 1963, la chiesa venne chiusa e successivamente trasformata in un planetario con all’interno un caffè informalmente conosciuto come l’Orecchio di Dio che era diventò il luogo di ritrovo privilegiato degli intellettuali bohemien della città. Nel 1991, dopo l’indipendenza, iniziarono i lavori di restauro che terminarono nel 2006 quando la chiesa tornò al suo precedente splendore.

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Le cupole della Chiesa della Natività di Cristo di Riga (Foto: CC, autore: Chris Barnes)

La Biblioteca Nazionale: il Castello della Luce

Tra le non molte architetture contemporanee che dominano lo skyline della città, la più caratteristica e ammirevole è quella della Biblioteca Nazionale (2012) posta lungo il fiume Daugava, nel lato opposto al centro cittadino. L’edificio è stato progettato dall’architetto americano di discendenza lettone Gunars Birkerts ed è stato da subito oggetto di accesi dibattiti tra i suoi molti sostenitori e gli immancabili detrattori. I primi mettono in luce la straordinaria coerenza del progetto che ripropone le tradizionali linee architettoniche lettoni in una combinazione moderna, essenziale e semplificata. I detrattori, invece, vedono questo imponente edificio come un elemento irrimediabilmente estraneo alle architetture storiche del quartiere. Comunemente chiamata Castello della Luce, questa costruzione, in ogni caso, è subito diventata uno dei simboli della città alla pari del Teatro dell’Opera di Sidney o della Torre Eiffel di Parigi.

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La Biblioteca Nazionale Lettone, il Castello della Luca (Foto: CC, autore: Bernt Rostad)

Non si possono contare i locali della città che offrono atmosfere curiose e insolite. Tra questi vi suggerisco il minuscolo bar Café Gauja interamente arredato secondo lo stile sovietico degli anni sessanta e settanta. Se riuscirete a trovare spazio nei soli tre tavolini disposti all’interno, sarà questo il luogo ideale per rilassarvi, magari sfogliando un magazine d’annata. Lo trovate nella centrale Terbatas Iela al numero 56.

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