Space age, utopia sociale e amore libero: 10 edifici europei ispirati a un futuro improbabile, ma fantastico

Anni sessanta, settanta e anche ottanta, ma non oltre il 1989: il futuro appariva più che magnifico, mirabolante. Appariva in questo modo in tutto il mondo occidentale e persino in quello sovietico. Anche l’architettura ne fu contagiata e in particolare quella d’oltre oceano. Nella più “riflessiva” Europa iniziarono comunque a innalzarsi eccentrici edifici ispirati alla space age e al cinema di fantascienza. Il futuro, inoltre, era anche il tempo ideale per “architettare” improbabili utopie sociali. Non mancò, infine, l’intrigante questione dell’amore libero…

Atomium, Bruxelles

L’Atomium (1958) di Bruxelles è l’architettura europea che più eloquentemente esprime una fiducia incondizionata, erano gli anni cinquanta, nelle promesse della scienza. Da poco iniziava l’era atomica e il futuro ne sarebbe stato profondamente e magnificamente condizionato. Per questa ragione, fu possibile concepire una struttura alta 102 metri composta da nove sfere interconnesse ciascuna del diametro di 18 metri: un gigantesco e futuribile monumento metallico alla molecola.

space age e architettura
L’Atomium di Bruxelles | © Daniel Mesas Atero

L’Atomium fu progettato dall’ingegnere e architetto André Waterkeyn con l’aiuto dell’architetto Jean Polak. Interamente realizzato in acciaio e vetro, a esclusione della tre sfere superiori, è possibile risalirne la struttura anche attraverso scale elettriche poste nei tubi connettori. Il monumento rappresenta i nove atomi del cristallo di ferro. L’atomium fu realizzato in occasione dell’Esposizione Universale di Bruxelles del 1958 e in seguito è diventato l’indiscutibile e futuribile landmark della capitale belga.

Les Choux de Créteil, Parigi

La località di Créteil, nell’hinterland di Parigi, un tempo era campagna e lì si coltivavano, non solo, ma per lo più, cavoli. Vi sorgeva anche un importante e storico impianto industriale per la produzione di crauti, il glorioso Chroucruoterie Beinost. Dieci palazzi, uno la copia dell’altro, tutti a forma cilindrica e alti quindici piani, ci ricordano il passato dell’area attraverso i loro singolari balconi scultorei realizzati in cemento e dalla forma futuribile, organica, vegetale… petalosa! Il complesso che comprende nel suo immenso basamento una vasta area funzionale, venne completato nel 1974 e seguì il progetto del fantasioso architetto francese Gerard Grandval. Social utopia? In questo caso, la funzionalità è stata più volte ripristinata attraverso vari interventi di restauro e, soprattutto, di controllo dell’ordine sociale messo in serio pericolo da un complesso residenziale decisamente densificante (possono risiedervi 2.500 persone). Non mancano alcune caratteristiche interessanti come lo sviluppo radiale degli appartamenti a partire dal cavedio centrale, l’ampia fenestratura e l’altezza crescente degli originali balconi che consentiva una certa privacy vista la stretta vicinanza di palazzi.

Palais Bulles, Tourrettes Sur Loup (Francia)

Palais Bulles, letteralmente il Palazzo delle Bolle, è un edificio sensazionale che dai dintorni della mondana Cannes si affaccia sul Mediterraneo. Icona dell’architettura futurista (ma non del futurismo del nostrano Marinetti) è quanto di più insolito si possa incontrare di edificato lungo le coste europee. L’abitazione è suddivisa in 28 stanze intercomunicanti di diversa grandezza e tutte a forma di cupola ellissoidale. Le finestre sono tonde o ellittiche e per lo più orientate verso il mare. All’esterno ci sono piscine di varie grandezze e anch’esse dalla forma organica. La superficie del complesso è molto ampia superando i 1.200 metri quadrati e comprende un anfiteatro che può ospitare sino a 350 persone.

Il Palais Bulles è una dimora esclusiva ad è anche il luogo ideale per organizzare party, ricevimenti e sfilate di moda, ma soprattutto altre cose che qui non si possono dire. Progettata dall’architetto ungherese Antti Lovag, la residenza Palais Bulles è lì per farci immaginare un futuro del tutto improbabile, ma strabiliante. Realizzata tra il 1975 e il 1989, fu successivamente acquistata e abitata per diversi anni da Pierre Cardin (per questa ragione viene chiamata anche Maison Cardin) e oggi è in vendita alla modica cifra di 350 milioni di dollari…

Kubuswoning, Rotterdam (Olanda)

Immaginate come un insieme di alberi in un bosco, le surreali Kubuswoning, letteralmente le case cubiche ci mettono nella curiosa situazione di dover immaginare la nostra quotidianità all’interno di un parallelepipedo rovesciato con un’inclinazione tale da confonderci irrimediabilmente le idee. Le case furono progettate dall’architetto olandese Piet Blom (1934 – 1999) e sono state realizzate nelle città olandesi di Helmond e Rotterdam, rispettivamente tra il 1975 e il 1977 e tra il 1982 e il 1984. Dopo la prima versione di prova, a Rotterdam ne furono “piantate” 38 lungo le rive del Porto Vecchio. I cubi sono sorretti da severi e alti basamenti di pianta esagonale e al loro interno offrono uno spazio suddiviso in tre livelli con soluzioni d’arredo particolarmente elaborate.

Rotterdam, Olanda 2010
Le Kubuswoning o Case Cubiche di Rotterdam | ©  Looking for Europe

516gppqzcslL’architettura futurista internazionale è il soggetto del libro fotografico The Tale of Tomorrow (Gestalten, 2016). Oltre a una estesa galleria di immagini dedicate alle realizzazioni più significative, sono presentati con dettagliate schede monografiche gli studi di architettura che hanno con maggior impegno sviluppato uno stile visionario, controverso, ma pur sempre strabiliante. Da Le Corbusier a Ricardo Bofill, dagli Stati Uniti alla Francia, dai grandi esperimenti di densificazione urbana alle isolate abitazioni “spaziali”, The Tale of Tomorrow è un racconto coinvolgente corredato da superbe immagini. Il testo è stato curato dagli autori Robert Klanten e Sofia Borges. Unica nota dolente, il libro è disponibile solo in lingua inglese.

Hotel Salyut (Salute Hotel), Kiev

Non solo l’Occidente, ma anche l’incupito mondo sovietico finì per lasciarsi andare all’euforia per il futuro e alcuni edifici ce lo dimostrano in modo esemplare. Prendiamo ad esempio, il magnifico Salyut o Salute Hotel di Kiev. Costruttivista, futurista (in senso marinettiano), tecnologico, ma con uno sguardo rivolto anche alla space age e più nello specifico alle navicelle spaziali durante la delicata fase di distacco. Frutto dell’ingegno dell’architetto ucraino Abraham Miletsky (autore anche del memorabile e alienante progetto per il crematorio di Kiev), l’edificio fu completato nel 1984 dopo che si decise di limitarne lo sviluppo a soli cinque dei diciotto piani inizialmente previsti. L’Hotel Saluyt offriva e tutt’ora offre, 100 tra camere e suite diventando un sicuro riferimento per gli appassionati di architettura sovietica che si fermano nella città ucraina.

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Kiev, Ucraina – il Salyut Hotel | ©  Oleksandr Burlaka

Nový Most (Ponte Nuovo), Bratislava

Il landmark della capitale slovacca è una immobile navicella spaziale destinata a rimanere irrimediabilmente “sospesa” sopra la città e più precisamente sopra l’unica torre dell’avveniristico ponte Nový Most Ponte Nuovo. Costruito tra il 1967 e il 1972, il ponte sul Danubio fu un’opera di grande rilievo che si decise di corredare di un elemento futuribile inserito alla ragguardevole altezza di 95 metri. Al suo interno troviamo un ristorante che tutt’oggi è attivo proponendosi con l’intrigante motto pubblicitario: UFO watch, taste groove. Il ristorante ha una superficie di 400 metri quadri e può essere raggiunto tramite un ascensore inserito all’interno di uno dei due piloni. Nella sua sommità si trova anche una propizia terrazza panoramica. Il Nový Most è stato progettato dai poco noti A. Tesár, J. Lacko, e I. Slameň.

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Il ristorante posto sul pilone del Nový Most Ponte Nuovo di Bratislava | ©  Looking for Europe

Più comunemente conosciuto come UFO Bridge, il Nový Most, consentiva di collegare la città all’area di Petržalka, l’immenso sobborgo interamente edificato con severi e monotoni edifici popolari. Dalla “navicella spaziale”, la nomenclatura socialista poteva osservare le masse restando comodamente seduta nel più esclusivo ristorante della città. Da parte loro, le masse potevano sperare che la navicella prendesse finalmente il volo trasportando con sé i sempre più invisi leader del partito unico.

51ORQVmfE8LNon solo futuribili, molte architetture moderniste sovietiche sono state anche espressione del più improbabile, astruso, fantasioso, utopico e spesso delirante stile architettonico mai concepito. Colonie, hotel, sanatori, palazzi dei Soviet, monumenti commemorativi, palazzi dello sport, musei, crematori, centri per lo studio sul marxismo-leninismo, teatri, circhi stabili e ponti sono stati mirabilmente dettagliati nel libro fotografico edito dalla TaschenCCCP: Cosmic Communist Constructions Photographed. Opera del fotografo Frédéric Chaubin, il testo illustra 90 edifici distribuiti in 14 stati dell’ex Unione Sovietica.

Futuro House, varie località

Lo chalet di montagna ideale viene direttamente dal mondo alieno. Così, almeno, la pensò l’architetto finlandese Matti Suuronen quando nel 1968 ideò e progettò la sua mirabolante Futuro House. Non solo futuribile, ma anche ricca di innovazione nelle funzionalità e nei materiali costruttivi, la Futuro House era “facilmente” trasportabile in elicottero e poteva persino essere smontata e rimontata in loco. Poteva, inoltre, essere prodotta in serie e infatti, ne vennero realizzati circa 100 esemplari sia in Europa che negli Stati Uniti. Con diametro di otto metri, l’abitazione offriva ogni comfort grazie a un arredamento appositamente studiato e in grado di ottimizzarne la ristretta superficie. L’accesso alla Futuro House avveniva tramite una scaletta estraibile e ogni volta che qualcuno vi usciva si poteva immaginare un vero e proprio incontro ravvicinato del terzo tipo.

La Futuro House veniva realizzata in pannelli di vetroresina agganciati su una struttura in acciaio. La “navicella” era ancorata al terreno aggiungendo alla base quattro piloni in cemento. Tra Francia, Inghilterra, Russia, Norvegia, Germania e non solo, in Europa ce ne sono 26 delle 65 (per lo più in stato di abbandono) rimaste nel nostro pianeta (volete individuarle? Seguite questo link).

Bolwoningen, ’s-Hertogenbosch (Olanda)

’s-Hertogenbosch, nel distretto residenziale di Maasport, sorgono 50 abitazioni unifamiliari tutte uguali e tutte provenienti dallo stesso immaginifico “futuro”. Surreali quanto le Kubuswoning di Piet Blom, le Bolwoningen, letteralmente le “case bulbo”, si differenziano dalle prime poiché sono “corner free” (niente angoli) e semplicemente composte da una sfera poggiata sopra una base cilindrica. Realizzate nel 1984 (?), tutt’oggi ospitano divertiti inquilini che si destreggiano in uno spazio estremamente ottimizzato (il diametro, infatti, non supera i 5,5 metri) e suddiviso in tre piani. Punto di forza sono le ampie finestre dal diametro di 1,5 metri che assicurano un’invidiabile illuminazione e una vista a 360° sul paesaggio naturale circostante.

Le Bolwoningen di ’s-Hertogenbosch | ©  Steven Vance

L’artista e architetto olandese Dries Kreijkamp progettò le Bolwoningen con lo scopo di individuare l’abitazione ideale, vuoi per la forma, vuoi per la funzionalità e vuoi per la sua capacità di integrarsi nell’ambiente naturale. La loro applicazione, tuttavia, non andò oltre la prima esperienza di Maasport. Set ideale per un film sci-fi stile anni’50, le Bolwoningen sono ancora impiegate come vere e proprie abitazioni con una ritrovata dignità funzionale a seguito di un restauro eseguito nel corso degli anni ’90. Ve ne sono alcune in vendita e il prezzo è realmente d’occasione: 30.000 euro.

Maison Bulle, varie località (Francia)

Non solo il Palais Bulle, altre “case a bolle” sorsero qua e là nel territorio francese e finirono per definire un vero e proprio genere, il maison bulle. Nacque anche un’associazione, la Habitat Évolutif che promuoveva lo stile visionario, utopico e radicalmente organico. Bolle e non stanze, niente angoli, via anche l’arredamento non essenziale: un vero e proprio ritorno alle primordiali residenze cavernicole. Il movimento fu animato in particolare da Antti Lovag (suo il progetto del Palais Bulles e della Maison Gaudet 1968) e da Claude Costy e Pascal Häusermann (i progettisti della Maison Unal 1978-2008, del Museumotel 1989 e della Maison Minzier 1968).

Le Maison Bulle sono opere uniche e irripetibili che hanno impegnato i rispettivi costruttori in vere e proprie imprese titaniche. Basterà ricordare che i lavori per la Maison Unal iniziarono nel 1972 e terminarono solamente nel 2008. La tecnica costruttiva, infatti, era particolarmente complessa e richiedeva di stendere a mano il calcestruzzo su un’armatura metallica: si tratta di vere e proprie architetture scultoree. Organiche, ma non nell’accezione di Frank Lloyd Wright, poiché le Maison Bulle si ispirano direttamente agli organi biologici ripudiando le tradizionali forme dell’architettura moderna. Elevati costi di manutenzione e l’oggettiva impossibilità di viverci comodamente dentro, hanno, almeno per ora, posto fine a un genere architettonico oltremisura visionario e per questa ragione memorabile.

La torre della televisione, Berlino (Germania)

Iconica e onnipresente, la Torre della Televisione (Fernsehturm) insieme alla Porta di Brandeburgo è il più noto landmark non solo di Berlino, ma della intera Germania. Nella capitale la si vede da ovunque perché i suoi 368 metri di altezza non trovano alcun rivale in una città dove lo sviluppo in altezza degli edifici è sottoposto a un persistente vincolo urbanistico. Edificata all’interno della ampia Alexanderplatz nel 1969, la torre è l’opera di cui i socialisti della Repubblica Democratica Tedesca ne fecero maggiore vanto. L’alta colonna è interrotta da una sfera con pareti in metallo borchiato che ci ricorda le straordinarie avventure spaziali dei sovietici ai tempi dello Sputnik. La torre è il più alto edificio della Germania e il secondo più alto d’Europa. Al suo interno è ospitato un ristorante “girevole” e un ambito punto panoramico che richiama molti turisti anche se, ciò che non vedono da lassù, è proprio la celebre torre…

edifici retro futuristi, space age
La Torre della Televisione di Berlino | © kraen

 

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14 risposte a "Space age, utopia sociale e amore libero: 10 edifici europei ispirati a un futuro improbabile, ma fantastico"

  1. Uh, che mi hai ricordato! Un rapido giro a Rotterdam nel 2008 con amici. Stavamo in macchina, ci siamo ritrovati le case cubiche davanti, all’improvviso. Una sorpresa indescrivibile. Molto interessanti anche altri edifici di cui parli. Non li conoscevo tutti. Complimenti 🙂

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  2. Favoloso il Novy Most, sono salito alcune volte e cenato una volta al ristorante. Da segnalare a Bratislava anche la torre della tv in collina che ospita un ristorante con tavoli poggiati su una base rotante.

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  3. Le Kubuswoning di Rotterdam sono tra le cose che ricordo di piu’ del mio primo viaggio in Olanda. Me le sono trovate davanti mentre gironzolavo senza mappa per la citta’, una piacevole quanto surreale sorpresa… 🙂

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  4. Penso davvero che quella dell’architetto sia la professione più bella del mondo. Il privilegio di trasformare una idea di spazio da pensiero a sostanza deve dare una scossa di adrenalinica soddisfazione senza precedenti.
    L’Atomium mi lasciò a bocca aperta anni fa. Ora mi auguro di vedere presto quelle case a Rotterdam😍

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